Prima tappa etnea nell’azienda di Frank Cornelissen, Castiglione di Sicilia (Catania)

Una prima tappa etnea nell’azienda Frank Cornelissen in località Castiglione di Sicilia a Passopisciaro tra cantina, vigneti e assaggi

21 Luglio 2023

Dopo un viaggio travagliato a causa della chiusura dell’aeroporto di Catania, finalmente raggiungiamo il versante nord dell’Etna, precisamente in località Castiglione di Sicilia, dove è situato il cuore pulsante dell’azienda Frank Cornelissen. Il racconto di questa iconica realtà è narrato da Giacomo, toscano di origine innestato in Sicilia, il quale si occupa da sei anni di comunicazione e ospitalità per l’azienda. Ci troviamo in uno dei punti di riferimento della zona dell’Etna, che deve le sue origini a Frank Cornelissen, un belga che si è innamorato dei vini e di questo territorio all’inizio del nuovo millennio.

Figlio di un amante e collezionista di vino, Frank ha ereditato i geni del padre tanto da comprarsi, all’età di quattordici anni, con i primi risparmi, una cassa mista di bottiglie di una delle più grandi, blasonate e costose aziende della Borgogna (quando erano ancora accessibili e più facilmente acquistabili). Nella prima parte della sua vita si dedicò al commercio di vino, mantenendo e incrementando una grande passione per questo settore. Già con l’idea di provare a fare un suo vino, in una vacanza siciliana, ebbe l’occasione di assaggiare alla cieca un Nerello Mascalese proveniente dal versante nord dell’Etna, capendo fin da subito la qualità che poteva offrire questo territorio. Un territorio nel qualche in quegli anni pochi vignaioli imbottigliavano e si vendeva per lo più vino sfuso. Nell’inverno del 2000 Frank ha venduto la macchina per poter affittare due vecchie vigne ed iniziare una prima produzione, di mille bottiglie, nel successivo 2001. Un percorso in salita, non essendo a quei tempi l’Etna una zona vocata ed essendo una nuova azienda che doveva farsi conoscere nel mercato. I primi anni Frank faceva spola tra Belgio ed Etna, vinificando in un garage e mantenendo sempre un’idea di integrità nel suo modo di fare vino.

Per capire questo passaggio è necessario tornare al suo background e a quello di suo padre, grandi amanti di Langa e Borgogna che, negli anni ’90 si trovarono di fronte a vini troppo artefatti, eccessivamente affinati in legno, con caratteristiche che non riconoscevano più. Partendo da questo malessere di beva, la filosofia adottata fin da subito nelle vinificazioni, pur non avendo esperienza in questo ambito, è stata quella di produrre una sorta di “antivino”, che andasse controcorrente alle tendenze degli anni ’90 che prevedevano l’utilizzo di tecnologie innovative, lieviti selezionati, vasi vinari come le barrique o altri schemi enologici che snaturavano l’essenza del prodotto finale. D’ispirazione è stato un viaggio in Georgia proprio poche settimane prima di iniziare questa nuova esperienza, Paese in cui ha trovato grandi vini, prodotti con il minor impatto possibile, accompagnando le uve nel percorso di trasformazione in vino. Una frase che ripete Giacomo riassume al meglio le idee di Frank: “se fossi stato enologo non avrei mai fatto il vino che ho fatto!”.

Negli anni l’azienda Frank Cornelissen ha avuto un’evoluzione in termini di qualità e di posizionamento sul mercato, incrementando il numero di ettari vitati e le bottiglie prodotte. Oggi troviamo ventiquattro ettari, tra proprietà ed affitto, che si espandono tutti su terreni vulcanici (tranne per la vigna sul Monte Colla, piantata su terreno argilloso) compresi tra i seicento e i mille metri sul livello del mare. Tra le aree dove sono posizionate le vigne troviamo Tartaraci, Scimonetta, Campo Re, Calderara, Sciaranuova, Calderara Sottana, Feudo di Mezzo Porcaria, Feudo di Mezzo Sottana, Rampante Sottana, Rampante Soprana, Barbabecchi, Muganazzi, Monte Dolce, Zucconero Sottana, Pettinociarelle Soprana, Malpasso, Zottorinoto Chiusa Spagnolo, Piano dei Daini, Crasa, Picciolo, Zacchino Pietre, Monte Colla, Ciapparotto (quest’ultimo solo per la produzione delle olive). La conduzione è biologica, con rame e zolfo per i trattamenti, circa sei/sette per anno. In questa annata particolare anche nella zona dell’Etna la peronospora ha avuto un impatto sulle piante, riducendo la produzione d’uva.

Facendo un giro nella vigna di Contrada Barbabecchi, a novecento metri sul livello del mare, appena sopra a Solicchiata, si può toccare con mano parte della proprietà di Frank Cornelissen, circa due ettari. Terrazzamenti ricchi di piante ad alberello etneo, diecimila per ettaro, esposte a trecentosessanta gradi in una sorta di anfiteatro naturale. Il substrato vulcanico ha raggiunto uno stato ormai sabbioso; il terreno viene mosso due volte l’anno, a seconda delle esigenze della terra, lasciando poi che venga inerbito spontaneamente dopo l’estate. Le varietà coltivate qui sono Nerello Mascalese, Alicante Bouschet, le ultime da vendemmiare, Nerello Cappuccio, Minnella e Carricante, le prime ad essere vendemmiate. Di fronte alla catena dei Nebrodi e quella dei Peloritani i quasi quaranta gradi di temperatura vengono percepiti in maniera più tenue, grazie anche alla costante ventilazione di questa zona.

Tornando a parlare di cantina, qui si utilizzano solo vasche in vetroresina per le fermentazioni ed affinamenti dei vini, preferendo questo materiale sia all’acciaio sia al cemento, essendo più inerte, statico e in grado di “aprire” maggiormente i vini, soprattutto nel caso dei rossi dove, al contrario dei bianchi, non ci si orienta a “giocare” con le riduzioni. Nelle fasi iniziali, quando le quantità d’uva lo permettevano, e si parlava di micro-vinificazioni, venivano utilizzate anfore spagnole interrate, ancora presenti in cantina, oggi rivalutate per micro-vinificazioni e progetti paralleli. Rispetto ai primi anni ci sono stati alcuni aggiustamenti anche per quanto riguarda metodo e stile di vinificazione, adottando gas come l’argon, filtrazioni (seppur blande) e, dal 2018, l’introduzione di una minima parte di solforosa. Le fermentazioni avvengono direttamente in vetroresina o in mastelli di plastica alimentare (per i vini di contrada), per poi, alla fine del processo, lasciare o trasferire il vino in affinamento nelle vasche di vetroresina stesse, evitando il più possibile agenti terzi che impattino sulle caratteristiche di ogni varietà, territorio e annata.

Lo stabile che oggi rappresenta il cuore dell’azienda Frank Cornelissen è in realtà in affitto dal 2009, essendoci il progetto di costruire una cantina di proprietà tra qualche anno, avendo puntato più sulla realizzazione di un vicino magazzino sotterraneo nel quale stoccare le bottiglie, oltre alle riserve storiche, terminato nel 2022.

Considerato uno dei pionieri della Regione, oggi le bottiglie prodotte per anno sono di media centocinquanta/centosessanta mila e si dividono in diverse etichette. Troviamo una linea che copre poco più della metà della produzione “Susucaru” in versione Rosato e Rosso. Il termine “Susucaru” in siciliano significa “se lo sono bevuto”, ma anche “se lo sono fregato”; un chiaro riferimento sia alla beva che vuole garantire questa tipologia di vino, sia all’episodio di qualche anno fa, nel quale hanno rubato le uve di un vigneto a Frank e uno dei suoi collaboratori, per indicare cosa fosse successo, ha risposto con questa parola in dialetto. Il Rosato è ottenuto da uve Moscadella (vigneto di Mascali) e Nerello Mascalese, mentre il Rosso è a base di Alicante Bouschet e Minnella Bianca. Passando alla linea “Munjebel” troviamo il Rosso, il Bianco e tutti i vini provenienti dai singoli vigneti, con le bottiglie contrassegnate dalle lettere iniziali della vigna stessa. “Munjebel” è l’antico nome dell’Etna e significa letteralmente “montagna”, dal latino “Mun” e dall’arabo “Jebel”.

Il Bianco è ottenuto con uve di Carricante e Grecanico Dorato, mentre il Rosso è a base di Nerello Mascalese e rappresentano rispettivamente una produzione di dieci/quindici mila bottiglie il primo e venti/venticinque mila bottiglie il secondo. Nelle annate migliori si producono i vini di Contrada, con numeri che possono oscillare da qualche centinaio a due/tremila per referenza. Infine il “Magma”, un Nerello Mascalese in purezza, ottenuto con sole uve provenienti dall’omonima vigna.

Dopo aver scoperto le diverse sfaccettature di Frank Cornelissen passiamo agli assaggi, che iniziano con il “MunjebelBianco 2022, prelevato direttamente dalla vasca (il quale sarà imbottigliato a febbraio). Ispirato ai vini francesi della Loira, viene effettuata una macerazione delle uve di Grecanico Dorato e Carricante per circa due giorni e l’affinamento in sola vetroresina, per un vino che sprigiona note di pesca gialla matura, albicocca, ginestra, un tocco di zenzero, spunti che richiamano alla mineralità. Al palato è già equilibrato, aprendosi dopo una leggerissima riduzione, entra con un’ottima beva, freschezza, discreta acidità, ottima sapidità e mineralità, un leggerissimo tannino e discreta persistenza.

Dopo un ingresso al mondo dei vini di Frank Cornelissen in bianco, andiamo ad approfondire tre delle sue etichette di maggior importanza, i rossi a base di Nerello Mascalese della linea “Mujebel”, nello specifico “Campo Re”, “Chiusa Spagnolo” e “Vigne Alte” tutti imbottigliati in anteprima della loro uscita in commercio, annata 2020.

Le uve del primo vino vengono coltivate ad un’altitudine di settecentocinquanta metri all’entrata di Randazzo, con vigne che spaziano dai venticinque agli ottant’anni. Il più scarico di colore tra i tre, presenta note di piccoli frutti rossi, sovrastati da un sentore fumè, torbatura, profumi che riportano alla frutta secca, come la castagna e spezie. In bocca è delicato, con una buona acidità, tannino vellutato, ritorna il sentore fumè, oltre alla sapidità, mineralità e discreta persistenza.

Passiamo a “Chiusa Sapagnolo”, frutto di uve prodotte da piante del 1925, allevate a seicentocinquanta metri sul livello del mare, in Contrada Zottorinoto. Qui emergono più le note di erbe aromatiche, un velo di balsamicità, piccoli frutti rossi, spunti di sottobosco, una tendenza al sotto spirito, ma anche note di cipria e rossetto. In questo vino aumenta il corpo, mantenendo freschezza e verticalità, con una maggiore trama tannica, che potrebbe richiedere un ulteriore riposo in bottiglia.

Finiamo con “Vigne Alte”, una cuvée di uve Nerello Mascalese proveniente dai vigneti più alti dell’azienda, nelle zone di Tartaraci, Rampante Soprana, Barbabecchi, comprese tra gli ottocentosettanta e i mille metri sul livello del mare. Al naso emerge la frutta rossa, ma anche i fiori rossi, note di lampone, un tocco ematico e di rabarbaro per un palato che anche in questo caso presenta un buon corpo, ma mantiene la verticalità, per un buon equilibrio, importante trama tannica e buona persistenza.

Tutti i vini assaggiati oltre a fermentare con un pied de cuve ottenuto da lieviti indigeni, affinare in vetroresina e bottiglia diciotto più diciotto mesi, presentano un grado alcolico compreso tra i quattordici e mezzo e quindici, ma, grazie ad un’ottima freschezza e l’ottimo equilibrio con “le parti dure”, non viene percepito tale tenore, facilitando la beva ed invitando a sorseggiare un secondo o terzo calice.

In attesa di conoscere di persona Frank Cornelissen, a Venezia o di nuovo in cantina, un ringraziamento a Giacomo!

 

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