Terre di Levanto, tra le Cinque Terre e il paese di Levanto (La Spezia)

Terre di Levanto, un’ultima tappa ligure, tra il vigneto di proprietà con vista su Monterosso e il punto degustazione, Fuori Porta, alle porte di Levanto

08 Luglio 2023

Un weekend ligure che si conclude assieme a Roberto, un appassionato di vino che, grazie al DNA di famiglia e la tradizione che da sempre li ha caratterizzati nella conduzione della vigna e nella produzione di vino per autoconsumo, ha fondato Terre di Levanto.

Un tour che parte dal vigneto di duemila metri, che domina la cittadina di Monterosso, a circa trecentocinquanta metri sul livello del mare, nel quale sono piantate Albarola, Bosco e Vermentino, uve per lo più dedicate alla produzione dello Sciacchetrà. Questo fa parte dei sei diversi appezzamenti di Roberto, di cui quattro sono esposti verso il mare e due “lo sentono e basta”, per un totale di tre ettari vitati. Qui abbiamo modo di approfondire anche la sua mentalità di conduzione della vigna, che vede il solo utilizzo di rame e zolfo, oltre a concimi organici se necessario, evitando sistemici, pesticidi o diserbanti. Peculiarità di questo vigneto, piantato sette anni fa, è che si è dovuto recintare a causa dei numerosi ospiti del mondo animale che tendono a fargli visita, tra cui cinghiali e caprioli.

Una particolare tecnica di concimazione, che viene effettuata tra le vigne di Levanto, è quella con la ginestra; si sfruttano i fiori di quest’albero interrandoli ai lati della vigna o nell’interfila, per dare vitalità alla terra.

Il substrato in questa zona è prevalentemente argilloso, terreno che si trova anche nelle vigne più basse posizionate nella zona di Levanto, anche se qui troviamo principalmente più scheletro e pietre, essendo le vigne piantate sui crinali delle colline.

Tuffandoci nella storia di Terre di Levanto troviamo come primo protagonista nonno Emilio, che possedeva più di tre ettari vitati e vendeva alle trattorie locali il vino in damigiane da cinquantaquattro litri. Un vino che veniva prodotto senza troppe regole, in maniera spontanea e genuina, con l’aiuto di amici e parenti che non si tiravano indietro né per lavorare né per celebrare i momenti in cui le attività terminavano. Un lavoro proseguito da papà Narciso, che si è avvalso di qualche tecnologia in più, cercando di trasmettere la passione a Roberto, il quale racconta onestamente il suo malumore quando a sedici/diciotto anni gli si chiedeva di andare a vendemmiare. Mancato il padre è scattata, però, in lui una molla, quella di poter portare avanti l’attività di famiglia volendo dedicarsi alla produzione di vino in bottiglia.

Oggi le bottiglie prodotte sono circa quindicimila per anno e si dividono in otto etichette. Per scoprirle ci dirigiamo all’enoteca aperta da Roberto, Fuori Porta, appena fuori di una delle porte principali che permettono l’accesso a Levanto. Partiamo con un VermentinoOltre Mare”, a base delle uve di Vermentino dislocate nei vari appezzamenti di Levanto; “Gianco”, il vino bianco della tradizione, a base di uve Vermentino e qualche piccola percentuale di altre uve a bacca bianca, tutte provenienti da piante di settanta/ottant’anni; “Giaè”, uvaggio di Vermentino in percentuale maggiore, Bosco, Albarola ed infine un’Albarola in purezza, chiamata “0 Anima Bianca”. Passando alle bacche rosse troviamo: “Rosso di Mare”, vinaggio di Sangiovese, Merlot, Ciliegiolo; “’U Brassu”, Ciliegiolo in purezza, che si narra essere prodotto a Levanto fin dal diciottesimo secolo. Troviamo poi un Rosato di Ciliegiolo denominato “Rosa di Mare” e anche un Metodo Classico Nature, affinato venti mesi sui lieviti, a base di uve 55% Pinot Nero, acquistato da un’azienda terza e 45% Vermentino. Per non farsi mancare nulla Terre di Levanto produce anche una Grappa e un Limoncino, mentre lo Sciacchetrà è ancora in fase di affinamento.

La cantina si trova in località San Gottardo e le vinificazioni sono gestite in maniera molto classica, con lieviti selezionati per le fermentazioni e affinamenti veloci in acciaio, anche per i vini rossi. Come afferma Roberto “in cantina io non ho il legno!” Solo sul “Giaè” si effettua una macerazione a freddo di tre o quattro giorni, ma il concetto di base dei vini Terre di Levanto è quello di essere prodotti di beva, rappresentativi del varietale e del territorio.

Seduti nel plateatico esterno del Fuori Porta assaggiamo alcune delle etichette partendo da “Oltre Mare” 2022 e i suoi sentori di pesca, erbe aromatiche, gelsomino, tè verde, mentuccia, leggera mandorla amara in sottofondo. Al palato presenta una buona sapidità, entra fresco, con un discreto corpo, buona mineralità, discreta spalla acida e persistenza.

Il secondo assaggio è di Albarola 2021 in purezza, vino che al naso presenta note semi-aromatiche con spunti di pesca bianca, litchi, ginestra, tè alla pesca, note verdi, peperone, tocco erbaceo, basilico, origano. In bocca ha una grande freschezza, considerando i due anni d’età, sapidità, buona acidità, discreta mineralità e un po’ meno persistenza rispetto al primo vino.

Una conclusione sempre in bianco con “Giaè”, la prima bottiglia prodotta da Terre di Levanto che si esprime al naso con note di mela golden, mentuccia, macchia mediterranea, tiglio, albicocca, salvia, timo, uno spunto iodato, per un gusto ben equilibrato, dalla buona acidità, sapidità, un tocco minerale, fresco e di beva ma con un buon corpo e discreta persistenza.

Prima dei saluti uno sguardo al paese di Levanto, in un periodo dove i turisti e i locali non mancano a riempire le strade e le spiagge. Un tempo questa cittadina era ancora più gettonata, potendo godere della “bella vita del levante ligure”, con luoghi come l’Hotel Excelsior, in cui c’era il Casinò gestito da Mina e Gino Paoli. La storia non manca, numerose sono anche le chiese, ma nella nostra veloce visita ci soffermiamo in piazza Cavour, dove un tempo vi era la sede del tribunale e non mancavano i giustiziati in pubblica piazza. Sicuramente sarà da tornare con calma a visitare Levanto e magari trovare un po’ di relax fronte mare, dove ci sono le case di alcuni vip e famiglie importanti come gli Agnelli.

D’obbligo il ritorno anche a Terre di Levanto e nel locale Fuori Porta per portare la maglietta a Roberto.

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