Una serata in compagnia di Florian Gojer, quinta generazione dell’azienda di famiglia che prende il nome di papà Franz Gojer
29 Novembre 2024
Una serata passata a Cornedo all’Isarco, località che si trova ad una decina di minuti dal centro di Bolzano, dopo qualche curva e tornante, dove ha sede il corpo principale dell’azienda Franz Gojer Glögglhof. Qui incontriamo Florian Gojer, per approfondire la storia della sua famiglia, che da cinque generazioni produce vino e da pochi anni ha cambiato il suo volto e sede.
Le origini di questa realtà, per come la vediamo oggi si possono attestare a papà Franz Gojer, da cui prende il nome l’azienda, il quale è stato il primo ad imbottigliare i vini, che fino alla generazione di suo padre, nonno Toni, venivano venduti come sfusi. Correva il 1970 e la decisione è stata quella di poter proporre i propri vini in bottiglia, dimostrandosi una delle prime aziende della zona, che fino a qualche anno fa, trovava la sua sede principale a Santa Maddalena, zona collinare limitrofa a Bolzano, presso il Maso Glögglhof, struttura risalente al quattordicesimo secolo. Piccola parentesi il termine “Glög” significa “campanile”, simbolo che è stato scelto per rappresentare l’azienda.
La scelta di imbottigliare ha sicuramente premiato l’azienda nel corso degli anni, ricordando come l’inizio degli anni Ottanta è stato un periodo molto difficile per la zona. Le produzioni di Schiava, uva che predominava circa al 70%, ha avuto una grande impennata, a fronte del calo delle richieste degli importatori. Questi compratori un tempo governavano il mercato, soprattutto da Austria e Svizzera, i quali si recavano nelle cantine dell’Alto Adige e acquistavano tutte le masse sfuse, facendo così monetizzare i produttori entro fino anno, svuotando totalmente le cantine. In quegli anni di crisi Franz Gojer aveva già intrapreso una strada rivolta alla qualità, abbassando le rese, talvolta diradando di nascosto, essendo un sacrilegio per il padre, e dedicandosi ad una produzione di nicchia quasi tutta in bottiglia.
I primi anni si producevano solo vini rossi: il tipico taglio Santa Maddalena (a base di Schiava e Lagrein); Lagrein sia base che riserva e un Merlot, per poi integrare anche i vini provenienti da uve a bacca bianca, con l’acquisto del Maso in cui ci troviamo, avvenuto nel 2007. Un passo importante per l’azienda e il suo ampliamento, vendendo tutti i frutteti che si possedevano, oltre ad una vigna di Merlot, per acquistare tale Maso (dal nome impronunciabile e non sponsorizzato in rappresentanza dell’azienda) a seicento metri sul livello del mare e i tre ettari di vigna a corpo, successivamente reimpiantati con vitigni a bacca bianca, tra cui Kerner, Sauvignon e Pinot Bianco. In una prima fase è stato restaurato anche il vecchio fienile con la stalla e successivamente la cantina, dividendo la produzione dei vini bianchi all’interno del nuovo Maso e quella dei rossi a Santa Maddalena nel Maso Glögglhof.
Nel corso degli anni, essendo cresciuto in azienda e imparando il mestiere fin da bambino, dopo aver studiato agraria ad Ora e frequentato un paio di anni l’università di San Michele, anche Florian Gojer si è sempre più interessato al mondo del vino. Interrompendo il percorso universitario, visto come troppo teorico, si è traferito in California per lavorare in due aziende dallo stile francese, la prima produttrice di Pinot Nero e Chardonnay, mentre la seconda più focalizzata sui vitigni della Valle del Rodano, come Syrah, Viogner, Grenache. Finita quell’esperienza, Florian era pronto per trasferirsi in Cile, ma purtroppo è saltato tutto all’ultimo, ritrasferendosi in Europa, precisamente in Germania, dove ha intrapreso un percorso, questa volta molto più pratico, alla scuola di specializzazione di Weinsberg.
Così, con un bagaglio più ricco, è ritornato in azienda, nel 2009, e oggi troviamo una realtà di quasi nove ettari, di cui tre in affitto, che produce vini sia rossi che bianchi in un’unica sede, avendo terminato tre anni fa la nuova cantina, oltre al magazzino e la sala degustazioni. Papà e mamma vivono ancora a Glögglhof, mentre Florian e la sua famiglia si sono trasferiti tra le colline di Cornedo, dove si sono ricavati anche tre appartamenti dedicati all’affitto per gli ospiti che vogliono trovare un punto strategico per visitare Bolzano e dintorni.
Gli appezzamenti vitati si dividono in tre zone principali, a Santa Maddalena, a Caldaro e a corpo in località Cornedo. Nella prima zona sono presenti per lo più vecchi impianti a pergola in aree collinari, ad alta pendenza, con terreni di due tipologie, sia di origine glaciale, molto leggeri e ricchi di ghiaia formata da diversi tipi di roccia, sia di origine vulcanica, ricchi di porfido e parzialmente più argillosi.
A corpo il terreno cambia, nella parte centrale si presenta un’area più morenica, mentre ai lati è principalmente porfido disgregato. Infine, a Caldaro nel vigneto di Pinot Nero, appartenente alla sorella Anna, che vive in Germania, si trova un substrato a base di calcare ed argilla.
La conduzione è integrata, soprattutto per il fatto che le vigne sono abbastanza dislocate tra loro e la pendenza non agevola i trattamenti, aumentando il livello di rischio per le persone. In annate definite “facili” si rispettano quasi al 100% i parametri del biologico, ma in altri anni si deve per forza ricorrere a trattamenti sistemici. La varietà più difficile è decisamente la Schiava, molto sensibile a oidio e peronospora, oltre alla Drosophila Suzukii che imperversa nei vicini boschi, dovendo avere sempre maggiori attenzioni per creare il suo ambiente più favorevole. Fino al 2024 era presente anche a corpo, estirpata e sostituita con varietà a bacca bianca.
Se necessario si adotta il sovescio, piantato dopo la vendemmia, e non interrato in primavera, ma appiattito affinché possa depositarsi sul terreno, creando materia organica, aumentando l’umidità e favorendo la biodiversità. A volte si arricchisce il terreno con compost organico o letame.
La produzione si attesta sulle sessantamila bottiglie per anno, con protagonisti i tre bianchi: Kerner, Sauvignon e Pinot Bianco e i rossi: Schiava “Vigne Vecchie” in purezza; tre Santa Maddalena, il “Classico”, il “Vigna Rondell” e il “Vigna Rondell Riserva”; due Lagrein “Granat” e “Riserva”; Pinot Nero; Syrah e Pipa, un vino liquoroso a base di Lagrein, fortificato con brandy.
Come anticipato, la cantina è stata trasferita tutta presso il nuovo Maso e, dandogli uno sguardo, si può notare come la parte più nuova si sia integrata con quella più storica, dove un tempo i vecchi proprietari svolgevano alcune trasformazioni.
Qui sono presenti sia vasche di acciaio sia botti di legno di diverso formato, da quelle più grandi a barrique e tonneau, principalmente nella parte più vecchia, dove incontriamo anche alcune vecchie vasche in cemento, restaurate e vetrificate.
Quasi tutti i vini dell’azienda Franz Gojer effettuano un passaggio in legno, di diverso formato, ad eccezione del Kerner e, dipendentemente dall’annata, la Schiava “Vigne Vecchie”.
Ritornati in cantina, cominciamo gli assaggi proprio dal Kerner 2023, affinato in solo acciaio, con uve che crescono vicino al Maso a seicento metri sul livello del mare, esposte ad ovest, e uve di un secondo vigneto, a settecento metri, esposte a sud.
Al naso emergono sentori di pesca bianca, melone bianco, note verdi, di foglia di pomodoro, tocco di peperone, leggero pepe bianco, note mentolate, e, scaldandosi, emerge un tocco ammandorlato e di confetto. In bocca entra dritto, verticale, con una buona mineralità, abbastanza sapido, con un buon corpo e persistenza.
Ci immergiamo subito nel mondo dei rossi Franz Gojer con il Santa Maddalena Classico 2023, che affina tra cemento e acciaio e presenta un 95% di Schiava e un 5% di Lagrein. Al naso esplodono i sentori di frutti rossi, concentrandosi sui primari, fragola, lampone, ma anche mirtillo e rosa rossa. In bocca entra fresco, di beva, con un tannino già morbido e delicato, una discreta mineralità e sapidità e moderata persistenza.
Il fratello maggiore è il “Vigna Rondell” 2023 che proviene da un unico vigneto storico a quattrocentocinquanta metri sul livello del mare, posizionato dietro al Maso Glögglhof e allevato a pergola. In questo caso l’affinamento è di dieci mesi in botti di legno, tra botti grandi e barrique, oltre al cemento. I sentori al naso si caricano, ma rimangono comunque piacevoli e delicati, con una frutta un po’ più scura, prugna, note ematiche, di rossetto, una rosa anche in questo caso più scura e intensa, un tocco più erbaceo e terroso. In bocca si mantiene delicato, di beva, con una buona acidità, sempre diretto, con una maggiore sapidità e buona mineralità, oltre ad una discreta persistenza.
Passiamo al Pinot Nero 2022, prodotto con uve che crescono a Caldaro, in una zona fredda verso il monte, in un vigneto esposto a nord a quattrocentocinquanta metri sul livello del mare. Un secondo passo per Florian nel mondo del Pinot Nero, giunto alla seconda annata. L’affinamento in questo caso è di dodici mesi in barrique, con una buona parte di legno nuovo e al naso si sente la sua estrazione, con note di vaniglia, spezia, che si alternano anche ai primari frutti rossi, ciliegia, fragola, amarena, oltre a note ferrose e leggermente ematiche per un sorso abbastanza dritto, che presenta una discreta acidità, abbastanza sapido e minerale, tannino percettibile ma non irruento e una discreta persistenza. Dal 2024 Florian ammette che “si sono fatti passi da gigante” nella vinificazione ed affinamento di questa varietà, puntando a buone maturazioni, una maggiore, ma sempre equilibrata estrazione, criomacerazione e un più moderato impatto del legno.
Curiosità rispetto alle etichette è che quelle bianche vestono la linea più classica e di beva, mentre quelle nere le riserve. Se vengono messe in ordine si rappresenta l’intero panorama delle montagne di Bolzano, con la prima che raffigura la zona di Santa Maddalena, la parte di mezzo l’area più pianeggiante dove cresce il Lagrein ed infine la parte conclusiva della vallata, dove si trova il Maso e la cantina, oltre ai vitigni a bacca bianca. Il tutto è collegato da una linea nera che simboleggia il cammino della famiglia Gojer, da Santa Maddalena al punto in cui sorge oggi il suo cuore pulsante.
Concludiamo gli assaggi con il Lagrein 2023, affinato tra botte grande e barrique, ottenuto con uve sia della parte pianeggiante di Bolzano, sia di quelle del vigneto ad Ora. Al naso si presenta con note di frutti di bosco, frutti a bacca scura, mirtillo, mora, un sottofondo erbaceo, di cioccolato e violetta. Al palato entra con un corpo deciso ma non irruento, una buona freschezza, discreta sapidità e buona mineralità, un tannino che si fa sentire e una buona persistenza.
Una serata conclusa nel migliore dei modi con una cena assieme a Florian e la notte in uno degli appartamenti della struttura adiacente.
La struttura ricettiva offre un punto strategico per poter visitare Bolzano e i paesi limitrofi, oltre ai mercatini di Natale, presenti proprio nei giorni della nostra visita.
Un arrivederci a Florian che merita la maglia numero 376!


