Gaierhof, assieme alla vulcanica Romina alla scoperta della realtà di famiglia che conduce assieme alle sorelle Martina e Valentina
29 Settembre 2021
Un pomeriggio assieme alla vulcanica Romina, per scoprire la storia della sua famiglia che si divide ad oggi in due realtà vitivinicole, Gaierhof e Maso Poli.
L’incontro avviene proprio a Maso Poli, ma di questo ve ne parlerò in un articolo dedicato, concentrando in alcune righe il racconto sulla storia dell’azienda vitivinicola Gaierhof ed i suoi vini.
La famiglia di Romina, che di cognome non si chiama né Gaierhof né Poli, ma Togn, è originaria di Roverè della Luna, l’ultimo paese in provincia di Trento, lì dove è segnato il confine linguistico tra gli abitanti del Trentino e dell’Alto Adige; il luogo dove la cultura mediterranea comincia a fondersi con quella mitteleuropea.
Fino alla metà del 1800 la conformazione geografica era totalmente diversa, dettata dal fiume Noce, che in Piana Rotaliana incontrava l’Adige, e nelle stagioni di piena con il suo corso isolava ancor di più i piccoli centri abitati della Bassa Atesina. Un sali e scendi continuo tra i monti, da cui si poteva vedere il paese di Roverè della Luna con i suoi roveri e l’ansa a mezzaluna che l’Adige faceva di fronte al paesino.
Il nonno di Romina, Germano, si occupava di mediazione commerciale, definito nel dialetto locale “Sensar”. La sua occupazione lo vedeva protagonista nella compra vendita di terreni agricoli, di uva e vini.
In seguito ha l’occasione di affittare una casa con una piccola cantina, cominciando a vinificare in proprio le uve del territorio, destinate ad una vendita sfusa in piccole botti.
Grazie ad un cliente tedesco, che lo spinse a comprare delle presse, inizia ad avventurarsi nella vinificazione di uve a bacca bianca, incrementando così il business verso la Germania.
Nel corso degli anni l’attività di Germano si amplia, comprendendo anche la Cantina Weiss di Bolzano, che verrà ceduta dopo una serie di spiacevoli vicissitudini, subito dopo l’ingresso di Luigi nell’attività di famiglia ed è così che comincia la sua avventura nel panorama vitivinicolo del Trentino.
Dopo i primi anni passati esclusivamente ad occuparsi del vino sfuso, grazie all’incoraggiamento di un cugino, Adriano, inizia a pensare alla commercializzazione del vino in bottiglia. Gaierhof nasce così nel 1975 ed il nome scelto proviene dal monte Geier (che si trova di fronte all’azienda), con l’aggiunta di “hof”, per indicarne la vicinanza. La scelta di un nome di matrice germanica, serve a ricordare il punto di unione con l’Alto Adige.
Fin da subito, Luigi ha orientato l’azienda all’export e già nel 1986 l’azienda esportava i propri vini nel mercato americano, che al momento è ancora il secondo mercato per importanza, subito dopo quello italiano.
I Togn nascono come una famiglia vitivinicola, questo significa che vinificano uve di conferenti, collaborando con un centinaio di famiglie locali, che dalla Bassa Atesina coprono tutto il Trentino. Una parte delle uve conferite, accuratamente selezionata, viene commercializzata con il marchio Gaierhof, mentre il restante della produzione è venduto ad altre cantine in Italia e all’estero. Un lavoro che viene definito sartoriale, al fine di ottenere un prodotto finale su misura delle aziende committenti.
La filosofia di Gaierhof è di produrre con le migliori uve dei conferenti vini rappresentativi del territorio trentino, che siano immediati, “easy to drink”.
Dal 1991 è un susseguirsi di ingressi di quote rosa, con l’arrivo di Romina, che presidia la parte finanziaria e commerciale, seguita poi da Valentina, per quanto riguarda tutta la parte produttiva, fino a Martina, che è l’Amministratore delle aziende.

Dopo l’introduzione di Romina, un momento di relax per assaggiare tre delle etichette che compongono le quasi settecentomila bottiglie prodotte ogni anno.
La degustazione dei vini Gaierhof si apre con un Trento DOC ottenuto da uve di Chardonnay provenienti dalle Colline Avisiane e dalla collina di Roverè della Luna. Trentasei mesi sui lieviti, per un vino dai sentori freschi, floreali e fruttati, principalmente emergono agrumi e fiori bianchi, una leggera crosta di pane, note di pietra bagnata e una delicatezza percepibile al naso. In bocca è verticale, con una bolla abbastanza fine, scorrevole, dalla buona acidità e discreta mineralità.
Il secondo vino assaggiato è il Müller Thurgau 2020, ottenuto da uve provenienti dalla Val di Cembra. Tripudio di profumi, dal tropicale, passion fruit, pesca, fiori, miele, erbe aromatiche. In bocca è pieno ma ben equilibrato, con le note retro olfattive che ricordano i sentori percepiti al naso; fresco, minerale, con una discreta acidità e persistenza.
Infine non poteva mancare il Teroldego Rotaliano 2019, le cui uve provengono principalmente da conferenti di Mezzocorona e solo in minima parte Mezzolombardo. Fermentato in acciaio affina per il 50% tra barrique e tonneau tra i sei e i nove mesi per poi essere imbottigliato. Al naso esplosione di frutti rossi, lamponi principalmente, sentori di violette, pepe bianco, note di liquirizia e una discreta balsamicità. Al Palato si fa notare l’acidità; è un vino di corpo, pieno e persistente, con una buona mineralità e un tannino setoso.
Un’avventura che non finisce qui, ma continua in un secondo articolo dedicato all’approfondimento su Maso Poli e i vigneti di proprietà della Famiglia Togn.


