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martedì, 24 maggio, 2022

Quattro giorni tra le meraviglie della Piana Rotaliana

Quattro giorni tra le meraviglie della Piana Rotaliana, in compagnia del Consorzio Dolomiti Paganella e del team di Yallers

16-19 Settembre 2021

Piana Rotaliana

Non mi sono lasciato scappare l’occasione di poter tornare in Trentino per qualche giorno e nello specifico di poter approfondire la Piana Rotaliana, assieme al consorzio turistico Piana Rotaliana Königsberg e al team di Yallers Italia.

Con me in questa avventura altri amici legati al mondo della comunicazione, social network, fotografia e colleghi amanti del mondo del vino: Helen, Camilla, Sara, Federico, Giovanni. Il team Piana Rotaliana capitanato da Giulia ed Alessandro, mentre Yallers, azienda che si occupa dello scouting di comunicatori ed influencers, da Veronica, Giorgio ed il piccolo Luigi.

Un tour che comincia alla scoperta della Cantina Martinelli (leggi l’articolo dedicato), tra giochi, degustazioni e la storia del vino simbolo della Piana Rotaliana, il Teroldego. L’azienda si trova proprio sotto alle rovine di Castel San Gottardo, il luogo dove una leggenda racconta che lì ha trovato i suoi natali il Teroldego.

Una leggenda che narra la storia di un Basilisco, creatura mitologica nota anche per essere “il re dei serpenti”, il quale si impossessò del castello e iniziò dall’alto a terrorizzare il paese di Mezzocorona ed i popoli che vi abitavano, portando morte e distruzione. Un valoroso cavaliere, il Conte Firmian, ribattezzato anche “Om de Fer”, per la sua armatura di ferro, si avventurò in cima al monte con in testa un ingegnoso stratagemma per attirare l’animale fuori dal suo covo ed ucciderlo. L’idea prevedeva di posizionare al di fuori del castello una ciotola di latte, bevanda di cui il basilisco era ghiotto, e uno specchio, così da fargli vedere la propria immagine riflessa, suscitando una certa perplessità nella mente della bestia. Le cose andarono proprio così e il cavaliere, nascosto in attesa del momento di esitazione del basilisco, balzò fuori dal nascondiglio infilzando a morte il pericoloso animale.

Piana Rotaliana

In quell’istante una goccia di sangue scese dalla spada ed entrò nell’armatura del povero eroe, che prese fuoco all’istante e morì. Il sangue della bestia inondò la Piana Rotaliana e fu così che nacque il Teroldego.

Il Teroldego Rotaliano rappresenta la più vecchia DOC del Trentino con un nome che ben identifica le sue origini provenienti dall’impero Austroungarico. Questa era infatti l’area più a sud dell’impero, vocata alla produzione del vino rosso denominato appunto Tiroler Gold, l’Oro del Tirolo.

Oggi per la valorizzazione del Teroldego è stato creato il gruppo “Teroldego Evolution” al cui interno ci sono nove produttori, che hanno lo scopo di comunicare il valore del Teroldego a livello non solo nazionale, ma anche mondiale.

La seconda tappa nella cantina urbana Dorigati nel centro del paese di Mezzocorona, dove, oltre alla visita ci è stata proposta una degustazione all’insegna del vino e della musica, con quattro vini abbinati a quattro brani musicali eseguiti da un duo chitarra-violino (leggi l’articolo dedicato).

Cena e un po’ di relax alla Locanda Camorz, accompagnati da manicaretti legati alla cucina moderna, rivisitando prodotti tipici e non e vini locali; per poi trovare un po’ di riposo coccolati dalle fresche temperature trentine presso Maso Grener.

Piana RotalianaLa Piana Rotaliana Königsberg non si fa mancare le aziende vitivinicole, che negli anni stanno incrementando. Oggi sono circa una cinquantina e si estendono nei sei comuni che fanno parte del territorio: Mezzocorona, Mezzolombardo, Lavis, San Michele all’Adige, Roverè Della Luna, Terre d’Adige.

Il giorno seguente si è aperto con un’esperienza nel paese di Lavis, che, nella prima parte ha visto la scoperta delle parti più nascoste della cantina Monfort e l’assaggio delle uve in fermentazione e delle nuove basi spumante e di alcuni vini fermi (leggi l’articolo dedicato), ed è proseguita con un tour del paese che ci ha portati fino alla cima del Giardino dei Ciucioi.

Piana RotalianaImmersi nel paese di Lavis, assieme a Stefano, agro-ecologo guida dell’ecomuseo dell’Argentario di Civezzano, abbiamo potuto notare le sue parti più storiche, quali una chiesa che fungeva da abitazione di mutuo aiuto per persone in difficoltà, un vecchio palazzo con un affresco che rappresenta l’essenza del torrente Avisio, fino ad arrivare ad un edificio di color rosso, ex sede del podestà, una sorta di sindaco dell’epoca, figura che trovò il pensionamento alla fine del Regno d’Italia.

Piana RotalianaVerso la fine del paese si arriva all’ingresso del Giardino dei Ciucioi, un’opera architettonica verticale che svetta imperante racchiudendo cinque stili architettonici, tra cui: il moro rinascimentale, romantico, ecclesiastico, austro-ungarico e contemporaneo.

Il suo realizzatore fu un certo Tomaso Bortolotti, un autoctono trentino nato nel 1796.

Piana RotalianaDi lui si hanno pochissime testimonianze, ma si narra che nacque durante la notte in cui i Francesi scacciarono l’ultimo principato vescovile, conquistando una parte del Trentino, ma trovando come punto d’arresto proprio il paese di Lavis, definendo il torrente Avisio come confine territoriale.

Le truppe del vescovo di Trento impedirono in tutti i modi l’avanzata dei francesi e questi decisero di bruciare l’intero paese di Lavis, salvando unicamente la casa natale di Tomaso, ancora presente e facilmente individuabile per il suo colore verde. Un risparmio non casuale, ma dettato dalle conoscenze del padre, lo stesso che lo abbandonò all’età di cinque anni, mandandolo ad “imparare a vivere” dagli amici agiati in giro per il mondo.

Il giovane dovette fare ritorno a in Trentino quando, a vent’anni, i genitori furono accusati di giacobinismo e fucilati nella piazza del paese.

Piana Rotaliana

Tomaso trovò come eredità una fortuna tra terreni, abitazioni ed altri possedimenti.

La sua vena folle e visionaria lo portò a voler realizzare qualcosa di unico e maestoso, così iniziò di sua spontanea volontà e progetto, di cui non esiste alcuna traccia scritta, la realizzazione del Giardino dei Ciucioi.

Un’installazione racchiusa all’interno di una cava di porfido, a pensiero del suo realizzatore una ferita nella montagna, guarita dall’opera d’arte da lui realizzata.

La scoperta del giardino comincia da una rampa elicoidale che si avvita su sé stessa, dove si passa vicino al capanno degli attrezzi in stile veneziano. Nel primo terrazzo si possono notare dei moderni sistemi di irrigazione con l’acqua che veniva raccolta direttamente dalla montagna in vasche decisamente ingegnose per l’epoca.

Qui sorge ancora l’aranciaia e limonaia, coltivazioni che un tempo nessuno in quelle zone si era mai sognato di portare avanti, con una parte esterna e delle serre riscaldate nei mesi invernali, grazie ad un moderno sistema di riscaldamento, ricavato in una stanza sottostante denominata “dei fuochi”. Salendo al piano superiore si possono notare, inoltre, dei fori sulle scale al cui interno si inserivano i carboni ardenti, creando una sorta di antenato del riscaldamento a pavimento.

Un giardino che dei nove esistenti in Italia è l’unico totalmente verticale, simbolo di ostentazione, agiatezza, con una visione ingegneristica moderna ed innovativa, considerando la sua realizzazione nella prima parte del diciannovesimo secolo.
Proseguendo il percorso verso la vetta, si trova una grotta che fungeva come pensatoio, realizzata all’età di sessant’anni, un’età che andava ben oltre la soglia di vita media dell’epoca, “benzina markettara” che aumentava i miti degli agrumi e delle essenze, elisir di longevità.

Piana Rotaliana

Ancora più su una loggia per le riunioni con gli amici, che si narra appartenessero all’ordine dei templari, ma non avendo alcuna testimonianza scritta, non ci sono certezze sulle dicerie che identificavano Tomaso come un massone.

L’opera più scenografica è stata la realizzazione di una finta chiesa, abbracciando un lato esoterico, solo per creare scompiglio e discussione tra le persone.

A più di sessant’anni un’altra opera di ingegneria fu la costruzione di una galleria del vento, un criptoportico, che convogliava il vento della famosa ora del Garda permettendo un innalzamento della temperatura in tutta la struttura architettonica, di almeno sei/sette gradi.

Piana RotalianaGiungendo alla vetta e superati i settant’anni d’età di Tomaso troviamo una seconda galleria del vento in un’ambientazione che sembra quella di un castello volutamente diroccato, una costruzione simbolo di protesta contro la tassa sui castelli che era stata imposta all’epoca.

La vista sulla Piana Rotaliana da qui è incantevole e la nostra visita si è conclusa con una Nosiola 2018 dell’azienda Monfort, così da tracciare una linea di continuità in un percorso iniziato in una delle parti più basse del paese e terminato in una di quelle più alte.

La cosa più incredibile è che alla realizzazione del giardino ci hanno lavorato circa settecento persone, ma le idee sono state tutto frutto di quel Tomaso, di cui resta solo una firma in una vecchia cartolina e un ricordo di lui che si aggirava con cilindro e mantello.

Il territorio della Piana Rotaliana Königsberg ricopre una superficie complessiva ridotta. Una zona che un tempo era caratterizzata da molte varietà tra alberi da frutto e ortaggi principalmente, la quale ha visto negli anni ’60 un boom della viticoltura, diventando sempre più terra coltivata a monovarietà, pur mantenendo alcuni appezzamenti dedicati alla produzione di mele.  Quattrocentotrentacinque ettari vitati che si estendono tra la zona più pianeggiante alle colline, con sottosuoli che variano da diversi tipi di argilla, più grigiastra, gialla, fino alla terra rossa, presenza di dolomia, calcare e qualche sedimento alternato a terreno limoso e ciottoloso nella parte più bassa. Uno dei valori aggiunti di questa zona è la brezza proveniente dal Lago di Garda che prima di pranzo arriva a coccolare la Piana, ribattezzata “Ora del Garda”, un toccasana per la corretta salubrità della vigna.

La Piana Rotaliana trova uno dei suoi protagonisti anche nel fiume Noce, un affluente dell’Adige. Ad ogni piena del fiume Adige, un tempo, il Noce esondava, inondando gran parte dei terreni; così nel 1852, durante l’Impero Austroungarico fu deciso di deviare il suo corso, consentendo un flusso più regolare. Non solo vino e mele, ma anche grappa, birra artigianale e prodotti gastronomici d’eccellenza, uno su tutti l’asparago bianco di Zambana.

Il nostro viaggio è proseguito con un veloce pranzo al ristorante La Cacciatora, per poi smaltire il tutto con il wine trekking proposto dalla Cantina Endrizzi (leggi l’articolo dedicato) raggiungendo il vigneto di Piancastello, che supera i quattrocento metri sul livello del mare. Anche qui siamo stati coccolati con una visita nei luoghi salienti della cantina e una degustazione sotto la pergola trentina, fino a quasi il tramonto.

Dopo le visite verticali, un po’ di relax a base di grappa in compagnia di Mauro nella distilleria di famiglia Villa de Varda (leggi l’articolo dedicato) a Mezzolombardo per poi cenare nel ristorante Perbacco, a pochi passi dalla distilleria, e riposare sempre nell’accogliente Maso Grener.

Un risveglio immersi nel mondo dei vini naturali nella cantina Foradori, che ci ha deliziati anche dei formaggi di Elisabetta oltre agli assaggi di verdure rifermentate e siero del latte anch’esso rifermentato, prodotti dalla figlia Myrtha (leggi l’articolo dedicato).

Piana RotalianaUn altro pranzo veloce, questa volta nel ristorante da Pino, per poi smaltire nuovamente il tutto in quasi due ore di camminata assieme ad Umberto, produttore dell’azienda di famiglia, Klinger (leggi l’articolo dedicato). A conclusione di tutte le camminate c’è sempre stato un lieto fine, con degustazione di vino formaggi e salumi, in questo caso nella cantina-grotta della giovane azienda Klinger.

Il pomeriggio si è concluso all’insegna della cultura, con la visita di Palazzo Martini nel cuore del paese di Mezzocorona, assieme a Margherita Faes, responsabile della biblioteca comunale del paese.

Piana RotalianaPrima dell’ingresso uno sguardo all’imponente “Quercia del Fagiano”, un albero con una circonferenza di quattro metri, nato da una ghianda contenuta nel gozzo di un fagiano, donato ai Martini dalla Boemia.

Il palazzo sorge sulle ceneri di un antico maso medioevale: Maso Baumgartnerhof e il suo aspetto attuale risale al diciassettesimo secolo, per volere della famiglia De Vescovi. La struttura, per successione ereditaria, passò nelle mani della famiglia Martini di Calliano nel 1801 e dal 2003 ceduta dagli ultimi eredi alla Cassa Rurale di Mezzocorona.

Piana RotalianaEntrando nella struttura, con un calice di Teroldego alla mano, abbiamo potuto scorgere le principali sale che sono state adoperate fino alla cessione. L’occhio è ricaduto, oltre che sugli arredamenti, sulle imponenti stufe in maiolica, potenzialmente ancora funzionanti. Proseguendo al piano superiore le maestose stanze: il salone degli stucchi; la stanza dell’abate con tanto di cappella privata; la biblioteca; fino ad arrivare al salone delle feste, una stanza molto sontuosa, con alcuni quadri, decine di decori e una pittura su tela applicata al soffitto. Nella porta che delimita questo ambiente con l’uscita è raffigurato il motto e dedica della stanza alla bellezza, arte, saggezza e natura.

Piana RotalianaUna curiosità che ci svela Margherita è che nelle stanze del palazzo sono state girate alcune scene di due film di recente produzione: “La dama velata” e “Una buona stagione”.

Piana RotalianaMolto interessante anche la mostra al piano inferiore, dove i soggetti protagonisti sono i quadri raffiguranti tigri indiane (realizzate per un progetto inerente all’estinzione di questi animali), opere d’arte dei due artisti trentini Maurizio Boscheri ed il talento emergente Daniel Calovi.

Piana RotalianaIn quella stessa giornata si stava svolgendo la Mostra del Teroldego, ma causa il tempo tiranno siamo dovuti scappare verso la Funivia di Mezzocorona, per raggiungere la vetta dell’omonimo monte.

Dopo i tre minuti di brivido abbiamo goduto di una splendida cornice sia in termini di panorama, sia in termini enogastronomici al ristorante Tre Cime.

Piana RotalianaLa notte è stata trascorsa nell’hotel, di recente restauro, Ai Spiazzi coccolati dalla pioggia.

Dopo una ricca colazione discesa in seggiovia per raggiungere Maso Grener (leggi l’articolo dedicato), una tappa dettata dalla pioggia, che ci ha impedito di svolgere il trekking previsto a Malga Kraun, tra i monti trentini. Sicuramente un altrettanto bella esperienza in compagnia di Fausto nella realtà che ha fondato assieme alla moglie, dopo una lunga carriera ed esperienza come enologo.

Piana Rotaliana

Un’avventura alla scoperta della Piana Rotaliana Königsberg che si è conclusa con un pranzo finale e i saluti ad un gruppo di persone fantastiche, dalle mille sfumature, esperienze, competenze e passioni.

La Piana Rotaliana Königsberg è di certo un territorio emozionante che va vissuto nei suoi minimi particolari, senza tralasciare i dettagli, dove c’è sempre qualche angolo nascosto e cantina d’eccellenza da scoprire.

Piana Rotaliana

Alla prossima Trentino!

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