Dal versante nord est a Linguaglossa, in Contrada Petto Dragone, una visita con degustazione assieme al team Gambino
21 Luglio 2023
Una pausa pranzo alternativa, nel versante nord est dell’Etna, precisamente in Contrada Petto Dragone, a Linguaglossa, in compagnia del giovane team dell’azienda Gambino. Un’azienda che punta fortemente sulla promozione del territorio, integrando nella propria offerta degustativa vari prodotti tipici e sull’accoglienza, caratteristica imprescindibile dell’azienda, dove nonostante i suoi trentacinquemila passaggi l’anno, riesce a far respirare un’aria confortevole e ospitale mantenendo una forte identità familiare.
Ci immergiamo subito nel cuore di Gambino per capirne i suoi diversi volti, che la dividono in due macro-aree vitate: la prima intorno all’area vulcanica nel versante nord-est dell’Etna con venticinque ettari di estensione, anche se sull’Etna alcune vigne sono frutto di nuovi impianti e pertanto non ancora in produzione e la seconda nella parte centrale dell’isola, a Riesi, vicino Caltanissetta, con altri venticinque ettari.
Terreni diversificati: l’uno sabbioso vulcanico a circa ottocentocinquanta metri sopra il livello del mare, e l’altro calcareo e argilloso tipico dell’entroterra siciliano favorevole per le uve prodotte in quella zona.
Un’azienda nata per passione, la passione di Maria Gambino e Vittorio Raciti, che anche se provenienti da un diverso ambiente professionale, quello delle costruzioni edili, hanno sempre tenuto fermo il sogno di produrre vino nella propria cantina. L’azienda è stata avviata nel 1978, quando Vittorio ha riunito alcuni appezzamenti, circa otto ettari, acquistandoli da diversi proprietari e, fin da subito, ha cominciato a produrre semplice vino da tavola. Nei primi anni duemila anche i figli: Maria Grazia, Filadelfo e Francesco hanno iniziato a sentire forte il richiamo dell’azienda e, specializzandosi ognuno in attività diverse e coprendo tutte le aree nevralgiche, hanno permesso la sua espansione. Con l’espansione di quella che era una piccola realtà familiare, e con un sempre maggiore incremento nella produzione, la vecchia cantina, adiacente all’abitazione, diventa una realtà sempre più limitante, si decide così, nel 2008, di costruire un nuovo ambiente, completato poi nel 2011 e conforme a quelle che sono le nuove esigenze dell’azienda in termini di spazi per il numero sempre crescente di visitatori e in termini di macchinari per la produzione.
Con la nuova struttura e grazie alla lungimiranza di Francesco e di tutta la famiglia Raciti, l’azienda Gambino acquisisce sempre più popolarità e con essa anche i suoi vini, registrando un incoming di quarantamila persone solo nel 2022 e una produzione che supera per la prima volta le duecentomila bottiglie. La vecchia struttura dove era situata la cantina originaria, a circa cento metri di distanza, è oggi utilizzata solo per eventi privati ed esclusivi, mentre la nuova struttura si divide in tre ambienti, dove è possibile assaporare i vini prodotti nelle due diverse aree, una siciliana e l’altra vulcanica, accompagnati da abbinamenti gastronomici studiati in modo da esaltare e apprezzare tutte le caratteristiche dei vini stessi sia nelle annate correnti che in quelle passate.
Il processo di vinificazione e affinamento delle diverse tipologie di uve, avviene nel piano sottostante a quello adibito per le degustazioni, la nuova cantina a circa undici metri di profondità. Tutte le fasi di produzione avvengono all’interno della cantina, comprese l’imbottigliamento, l’etichettatura ai fini della distribuzione e della vendita. Oltre alle vasche in acciaio dove avvengono le fermentazioni, è possibile apprezzare una nicchia esclusiva contenente alcune decine di barrique e tonneau coccolate dall’ambiente fresco della cantina.
Tornati nella parte superiore, si può godere della meravigliosa vista sulla costa ionica, con uno scorcio su Castel Mola e Taormina sulla sinistra, che nelle giornate più limpide arriva a mostrare il profilo della Calabria oltre lo stretto. Tale posizione ha designato la cantina Gambino come una delle cantine sull’Etna con la migliore vista da parte di National Geographic. A completare il panorama, distese di vigneti preservati da una filosofia di carattere biologico, sfruttando i tempi e le quantità di acqua piovana della zona; senza operare trattamenti a base di rame e zolfo, e utilizzando metodologie come la confusione sessuale per combattere la tignola a dispetto dell’uso sistemico di diserbanti. Qui lo staff Gambino dedicato al welcome guida i visitatori in un tour di curiosità, parlando delle diversità riguardo le due aree produttive come i tempi di raccolta/vendemmia o le caratteristiche del suolo e delle uve prodotte.
Per toccare con mano il lavoro di Gambino ci accomodiamo nella sala principale, all’interno della quale la prima cosa che si nota è la copiosità di giovani che vi lavorano. L’azienda è infatti composta da una squadra di circa sessanta persone, con un’età media inferiore ai trent’anni d’età, tutti parte dello stesso progetto che porta avanti in armonia l’azienda Gambino. Ognuno con un ruolo specifico ma allo stesso tempo in grado di mutare la propria figura all’occorrenza e secondo le esigenze della sala. Lo staff degustazioni è a disposizione degli ospiti per raccontare cuore a cuore la storia, la filosofia e le caratteristiche dei vini in un clima rilassato, informale e senza alcuna ostentazione. Gli incontri quotidiani con gli ospiti provenienti da tutte le parti del mondo, diverse culture ed estrazioni sociali, rappresentano fonte inesauribile di stimoli per l’apprendimento personale e motivo di crescita professionale. Non è difficile immaginare come una semplice degustazione possa diventare un’esperienza unica che porta ad empatizzare con il cliente fino a lasciare un segno che si traduce ora in una recensione, ora in una promessa a ritornare.
La degustazione, guidata da Roberto, che tra le altre cose produce musica elettronica da abbinare come base all’hip hop, comincia con il “Feudo” Bianco 2022, Grillo 100%, proveniente dai vigneti “non etnei”. Vino fresco dai sapori agrumati, di frutta gialla, gelsomino, ideale per un aperitivo e per iniziare a scoprire il mondo Gambino. In bocca ha una buona beva e richiama i concetti di freschezza, per una discreta acidità, moderata sapidità e mineralità e non troppa persistenza.
Giocando in casa assaggiamo il “Tifeo” Bianco 2022, a base di uve 70% Carricante e 30% Catarratto, allevate ad ottocento metri sul livello del mare. Qui i sentori si concentrano, sia al naso sia al palato, con una nota sia agrumata ma anche di frutta più tropicale, mango, glicine, note di iodio e di mandorla, per un sorso più verticale, con concentrazione di sapidità e mineralità, maggiore spalla acida e più lunga la persistenza.
L’etichetta “Tifeo” rappresenta la produzione dei vini sull’Etna, troviamo: oltre al bianco già descritto (Carricante e Cataratto), il rosato a base di Nerello Mascalese e il rosso anche questo un blend di due uve autoctone dell’area vulcanica (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio). Nella mitologia greca, Tifeo era il titano costretto da Zeus, in posizione supina a tenere con i suoi arti: braccia e gambe le punte dell’isola; con la mano destra tiene su capo Peloro, con la sinistra Capo Passero, con le gambe sorregge Capo Lilibeo, e con la testa l’Etna, agitandosi spesso e buttando fuori fiamme dalla bocca. Quando Tifeo si agita per cercare di liberarsi la terra trema.
L’annata corrente servita attualmente in degustazione del “Tifeo” Rosso è 2019, 90% Nerello Mascalese e 10% Nerello Cappuccio, che affina per nove mesi in acciaio e un anno in barrique di diverse capienze. Dopo un ulteriore riposo in bottiglia per sei, nove mesi si presenta al calice con sentori di prugna, frutti rossi, ciliegia sotto spirito, pepe nero, cuoio, tabacco. Al palato è fresco, di beva, ma comunque con un buon corpo, tannino amalgamato, buona mineralità discreta sapidità e persistenza.
Ottenuto dalle migliori uve di Contrada Petto Dragone l’omonimo Rosso, annata 2020, 100% Nerello Mascalese. Anche in questo caso un chiaro riferimento al Vulcano, nelle vesti di un dragone che sputa fuoco. Un vino che affina un anno in acciaio e un anno in rovere francese e un anno in bottiglia. Vino che non viene prodotto tutti gli anni perché rispondente a requisiti ben precisi, dai sentori più tenui, con note di piccoli frutti rossi ribes, ciliegia, spunti di erbe aromatiche, basilico ma anche lavanda, funghi, leggero cuoio, un tocco balsamico e sottofondo fumè. In bocca ha una beva maggiore del precedente, con una buona freschezza, spalla acida, minerale, sapido, un tannino delicato e di buona lunghezza.
Ad accompagnare il vino, gli assaggi di alcune chicche quali: affettati, formaggi, olive e le verdure di produzione locale. Immancabili le uova, che un tempo erano il “cicchetto” di ogni osteria, poiché facevano un po’ di fondo nello stomaco evitando repentine ubriacature. Le uova, grazie alla salatura delle acciughe che venivano aggiunte a corredo, avevano anche la funzione di aumentare la sete dei vari clienti e consumare più bicchieri di vino.
Fiore all’occhiello dell’azienda Gambino è sicuramente la bollicina prodotta con Metodo Classico, un Blanc de Noir ottenuto da uve 100% Nerello Mascalese. In questo caso il vino base è del 2017 e i mesi di affinamento sui lieviti sono quarantotto, per un vino dai sentori di leggera pasticceria, mela golden, note iodate, un tocco di frutta secca, fiore di sambuco e un sottofondo mentolato. In bocca la bolla è fina e tagliente, gusto pieno, ma abbastanza verticale, discreta mineralità, sapidità e persistenza.
Un viaggio nell’ospitalità di Gambino, accompagnati da un team giovane, professionale, che ti fa sentire a casa, mantenendo una puntuale attenzione ad ogni dettaglio per far vivere un’esperienza a tutto tondo e portar con sé un po’ della famiglia Raciti e di questo territorio meraviglioso.


