Ultima tappa Etnea immersi in Contrada Feudo, tra le vigne e la casa di Girolamo Russo, nel nuovo volto che oggi gli ha donato il figlio Giovanni Russo
21 Luglio 2023
Il vino si osserva, si odora, si assapora, ma in Contrada Feudo nell’azienda Girolamo Russo il vino ha un suono e un piacevole ascolto che ne esalta la percezione del gusto. Un piacevole ascolto quello del racconto da parte di Alessandro, Chef de cave padovano, e Luciana, friulana innestata a Londra e grande amica di Giuseppe Russo, proprietario della cantina.
Siamo vicino a Passopisciaro sul versante nord dell’Etna e la storia di Giuseppe è radicata al 100% in questo territorio, una delle poche persone che oggi hanno reso grande il mondo del vino etneo. Nato e cresciuto in questo lembo di terra mediterraneo, come un direttore d’orchestra, con grande amore e passione ne dirige armonicamente ogni spartito.
C’è da sottolineare che il motivo della connessione tra vino e musica è dovuto dalla scelta di vita di Giuseppe, che nel 2003 ha abbandonato una probabile promettente carriera da pianista per dedicare anima e corpo all’attività di vignaiolo.
Come la madre e la sorella, anche lui ha svolto studi classici: letteratura, filosofia e musica e a questo si dedicò fino al giorno in cui papà Girolamo, se ne andò. La musica a questo punto cambiò e, nel 2003, prese in mano le redini dell’azienda di famiglia, rinnovandola e ribattezzandola con il nome del padre, trasformando le vigne nella sua personale sinfonia ed iniziando a produrre vino in bottiglia (prima si produceva solo vino sfuso venduto, talvolta, sotto prezzo). Certamente il padre gli aveva lasciato una grande eredità, un ricco patrimonio di antichi vigneti, alcuni centenari, tutti impiantati ad alberello, che si estendono oggi per circa diciotto ettari di proprietà e due in affitto, a un’altitudine compresa tra i cinquecento e i settecento ottanta metri sul livello del mare, dove sono condotti in regime biologico, certificato.
Alessandro e Luciana ci accolgono nella casa privata di Giuseppe, centro pulsante dell’azienda, dove non troviamo nè produzione nè affinamento, ma la parte più emblematica di questa realtà al centro dei vigneti. La sala al primo piano, rivalutata come sala degustazioni, un tempo era il deposito di nocciole, noci e castagne; lo testimoniano i numeri scritti sul muro, lasciati appositamente per far capire la sua originale funzione. Una storia caratterizzata da dinamismo vocato alla qualità, alla crescita, alla capacità d’interagire con la situazione attuale e di guardare avanti ponendosi nuovi traguardi. Alessandro, che ha realizzato il sogno di lavorare in terra etnea è occupato da un anno in cantina, dopo una precedente esperienza da Frank Cornelissen. Luciana, friulana di nascita, fa base a Londra e conosce Giuseppe fin dall’inizio della sua avventura, dando una mano nei mercati oltre manica, ma anche per la prima volta supportandolo nella stagione estiva in cantina, dopo molte richieste del produttore, amico. Il suo racconto fa ribalzare indietro a vent’anni fa, con i primi passi di un Giuseppe neofita del mondo vitivinicolo, il quale non aveva consapevolezza del valore, se non affettivo, di possedere questi importati vigneti.
Dopo la morte del padre, alcune persone locali, consapevoli del patrimonio ereditato, speravano che queste terre venissero messe in vendita perché, come anticipato, prima di quel momento, Giuseppe non si era mai interessato alla campagna. Grazie anche ai consigli di grandi personaggi del mondo del vino etneo come Andrea Franchetti e Marc de Grazia, capì che aveva un vero e proprio tesoro. C’è anche da sottolineare che quelli erano gli anni in cui ci si rendeva sempre più conto delle grandi potenzialità dell’area etnea ed il momento era sicuramente favorevole per dare una svolta alla realtà di famiglia, ma anche una svolta di vita.
Tra i diciotto ettari vitati domina il Nerello Mascalese, affiancato dal Nerello Cappuccio e da alcune uve a bacca bianca, quali Catarratto, Grecanico, Inzolia, Minnella, Coda di Volpe.
I vigneti sono suddivisi su diverse Contrade: San Lorenzo, contrada storica, una delle più pregiate con circa sei ettari, Feudo di otto ettari e Feudo di Mezzo con circa tre ettari, appezzamento diviso in due poichè ha subito alcuni eventi eruttivi che lo hanno diviso.
Infine troviamo anche qualche ettaro in affitto a Calderara Sottana. Ogni Contrada, oltre ad identificare il terroir di provenienza, dona anche il nome ad alcuni dei vini più importanti della cantina Girolamo Russo, segnati da eleganza e territorialità, vantando la caratteristica di identificare la migliore espressione che la vigna può dare.
La gestione è totalmente artigianale: in vigna si seguono i dettami dell’agricoltura biologica, con trattamenti a base di rame e zolfo, anche se non indicato in etichetta per la volontà di non categorizzarsi. Le lavorazioni sono manuali e i grappoli vengono selezionati rigorosamente, per poi essere trasferiti nella vicina cantina di Passopisciaro dove si procede con le vinificazioni, separatamente per ogni appezzamento, al fine di sottolineare ogni minima sfumatura organolettica nei vini prodotti. Le fermentazioni avvengono tutte con pied de cuve, prodotto di volta in volta per ogni singola partita, in acciaio o, per i vini di Contrada, in piccoli tini aperti di plastica alimentare da mille litri. Non si effettuano filtrazioni se non necessarie, nessuna chiarifica e l’uso di solforosa è estremamente limitato.
Le etichette di Etna DOC prodotte da Girolamo Russo in totale sono nove, partendo dal vino dedicato alla mamma, sempre presente nei vari processi e nelle scelte aziendali, il Bianco “Nerina”. 75% Carricante e 25% di uve a bacca bianca tra cui Grecanico, Coda di Volpe (piante molto vecchie), Inzolia, Minnella, che vengono vinificate assieme e restano in macerazione una ventiquattro/quarantotto ore.
Troviamo poi un Etna Rosato, frutto della pressatura diretta delle uve 100% Nerello Mascalese provenienti dalla parte più bassa di Contrada San Lorenzo e affinamento in solo acciaio.
Tra i vini “d’ingresso” al mondo Girolamo Russo “A’Rina”, un rosso a base di Nerello Mascalese al 90% e Nerello Cappuccio il restante 10%, provenienti da una selezione di una serie di particelle. Affinato parte in legno di tonneau e barrique esauste e una parte in cemento.
Un secondo bianco è il “San Lorenzo” Bianco, vino di Contrada 100% Carricante, affinato in legno esausto di barrique e tonneau, per sei mesi. “San Lorenzo” che viene prodotto anche in Rosso, il primo vinificato nella storia dell’azienda assieme ad “Arina”, 97%/98% Nerello Mascalese e, dipendentemente dalle annate, un 3%/2% di Nerello Cappuccio, da piante situate a settecentocinquanta metri di altitudine. Vino che effettua un affinamento di circa diciotto mesi in legno di barrique e legno grande da ventisei ettolitri.
Un secondo vino di contrada è il “Feudo”, con uve 95% Nerello Mascalese e un circa 5% di Nerello Cappuccio, cresciuto ad un’altezza di seicento metri. Processo di vinificazione simile, ma affinamento in botti da dieci ettolitri. “Feudo di Mezzo”, invece proviene da una delle Contrade più vocate, dal terreno che permette un drenaggio profondo e fa ottenere vini di una maggior struttura. Anche in questo caso il Nerello Mascalese la fa da padrone, quai sempre al 100% e l’affinamento avviene tra botte grande da ventisei ettolitri e barrique.
Ulteriore chicca il “Calderara Sottana”, milleottocento bottiglie circa per anno di un ulteriore vino di Contrada a base di Nerello Mascalese a cinquecento metri d’altitudine. Vino di ancor maggiore struttura, con uve che provengono da cinquecento metri di altitudine.
Il prodotto di punta dell’azienda Girolamo Russo è il “Piano delle Colombe”, una piccola parcella che dona circa millecinquecento bottiglie per anno. Parliamo sempre di Nerello Mascalese questa volta affinato per lo più in barrique.
Non ci sono ancora anticipazioni, ma forse dalla vendemmia 2023 uscirà una nuova etichetta!
Iniziamo la degustazione, sempre in compagnia di Luciana ed Alessandro, scoprendo che la produzione media di Girolamo Russo si attesta sulle novantacinquemila bottiglie per anno. Le danze cominciano con l’assaggio è di “Nerina”, un vino che si esprime con sentori di agrume maturo, spunto di zagara, spezie, pepe bianco, leggero miele, note di erbe officinali, origano, mentuccia e il costante ritorno fumè. In bocca è di buona beva, discreta spalla acida, fresco, sapido, con una buona mineralità, leggerissimo tannino e persistenza.
Prima dei vini rossi un assaggio dell’Etna Rosato 2022 che si apre al naso con spunti fumè, minerali, note fruttate di albicocca, piccoli frutti rossi, ribes, sanguinella, tiglio, rosmarino. Al palato presenta un buon corpo supportato da un’ottima freschezza, minerale, di buona sapidità e discreta persistenza.
La degustazione si conclude con due chicche, i vini Etna Rosso di Contrada DOC “San Lorenzo” 2021 e “Feudo” 2020.

Il primo si presenta al naso con note di rosa rossa, fresche, ematiche, leggero rabarbaro, spunta speziata, pepe, chiodo di garofano; vino più caldo e ricco, dalla buona sapidità, un tocco minerale, persistente e più tondo del secondo. Sicuramente un anno in più di bottiglia ha giovato la sua maturazione.
“Feudo” 2020 appare già allo sguardo leggermente più scarico in colore (solitamente è il contrario, ma l’annata ha decretato questo risultato); al naso esprime note di ciliegia, fiori rossi, un tocco più terroso, di sottobosco, note ematiche; floreale. In bocca forse deve ancora trovare il suo pieno equilibrio, ma ha già una buona beva, minerale, sapida, con un tannino abbastanza integrato e buona persistenza.
Da evidenziare le etichette, che ben rappresentano il territorio dove ci troviamo, mettendo in primo piano la casa natale di Giovanni e Girolamo Russo, con un’immagine stilizzata, ma di estrema immediatezza.
Parliamo di vini che sanno di Etna, impattanti e dotati di una personalità forte, che ben rappresenta il produttore, facendone trasparire le sue caratteristiche, nell’attesa di conoscerlo di persona. Si vuole valorizzare il territorio e il varietale per ottenere eleganza, freschezza e profondità.
Da un percorso di vita già tracciato nel mondo dell’insegnamento e della musica, ad essere uno dei punti di riferimento di vignaioli del nord dell’Etna. Una sinfonia diversa che è in grado di esprimere attraverso il vino un concerto di stati d’animo, emozioni, affetti, atmosfere.


