Giacomo Conterno, una mattina nelle Langhe per scoprire una delle più iconiche aziende del territorio attraverso gli occhi della sua terza generazione
07 Novembre 2025
Partenza di prima mattina come di consuetudine, per raggiungere il Barolo e coronare il desiderio di poter toccare con mano una delle aziende più rinomate ed importanti di questa zona, Giacomo Conterno.
Ci troviamo in Località Ornati, a Monforte d’Alba e ad accoglierci in azienda c’è la terza generazione, Roberto Conterno, assieme alle collaboratrici Erin e Stephanie, con cui abbiamo preso l’appuntamento.
Roberto tiene molto ad essere presente in prima persona con i vari ospiti, trovando anche solo qualche minuto per accoglierli e per farli entrare nel suo mondo, pur avendo una copiosità di attività da gestire in prima persona. Apriamo subito una piccola parentesi poiché il protagonista di questo racconto è sia impegnato nella conduzione della cantina di famiglia, da qualche anno assieme al figlio Gabriele, sia il titolare di un’altra realtà acquisita nel 2018, la cantina Nervi e il fondatore di un’azienda di mezzi agricoli a guida autonoma.
Parentesi che ci porta a scoprire le origini di questa iconica azienda storica, dal punto di vista della produzione delle bottiglie, che risalgono agli anni ’20 dello scorso secolo, essendoci ancora la testimonianza di una bottiglia vuota che porta la data 1924. Giacomo Conterno, è stato il primo a mettere il vino in bottiglia, pur non essendo stato il primo a dedicarsi alla viticoltura, essendo un tempo un mestiere diffuso in quasi tutte le famiglie di queste terre, nella forma dell’autosostentamento. La famiglia Conterno possedeva una trattoria a Monforte d’Alba e il vino, principalmente sfuso, era consumato all’interno del locale. Le fondamenta aziendali, per come possiamo vedere oggi questa realtà, sono state gettate dal padre di Roberto, Giovanni e dallo zio Aldo, che ha successivamente fondato una sua azienda. Roberto, entrato a tempo pieno in azienda dal 1988 è così la terza generazione, e, come abbiamo capito, non si è limitato al solo consolidamento e sviluppo dell’azienda di famiglia, ma ha investito anche in altre attività.
Come anticipato, nel 2018 è stata acquistata la storica cantina Nervi, la prima a Gattinara (fondata nel 1906), composta da una superficie di ventotto ettari e “ridisegnata” ad immagine e somiglianza dell’azienda madre, al fine di produrre sempre più grandi vini. Questi, ad oggi, si possono individuare in due Gattinara, rispettivamente Molsino e Valferana, tre Nebbioli e uno Metodo Classico rosato a base di uve Nebbiolo, categorizzato come VSQ.
L’ultimo progetto nato, in ordine di tempo, è quello dell’apertura del ristorante Belsit in Langa, nel comune di La Morra, precisamente ad ottobre del 2024.
Pur essendo oberato di attività, assieme a lui andiamo a scoprire la cantina di produzione, appena al di là della sala degustazioni, dove siamo stati accolti. Qui troviamo una sala che contiene l’area di imbottigliamento, che avviene solitamente avviene nei mesi di maggio o giugno, per tre/quattro giorni, per poi far riposare il vino in bottiglia e procedere, quando necessario, al confezionamento.
Passiamo alla cantina di affinamento, dove sono presenti esclusivamente botti grandi, di cui le più vecchie, di un’azienda italiana, hanno settantacinque anni mentre le più recenti, introdotte da poco meno di trent’anni provengono da un’azienda austriaca.
La Barbera riposa qui per circa due anni, mentre il Barolo per tre e il Barolo Riserva tra i cinque e i sei anni, dopo aver svolto la prima fermentazione alcolica in tini troncoconici senza alcuna filtrazione e chiarifica, disposti in un terzo ambiente.
Qui sono presenti anche le vasche in acciaio, utili per gli eventuali travasi e a far decantare qualche ora, o al massimo un giorno, il vino prima di essere imbottigliato oltre ai, già citati, tini da sessantacinque e settanta ettolitri dove avviene la fermentazione, indotta con due ceppi di lieviti selezionati dai vigneti di Giacomo Conterno. Tendenzialmente le uve di Barbera macerano per circa due settimane, mentre quelle di Nebbiolo sia atte all’omonimo vino sia atte a Barolo, restano a contatto per tre settimane.
Una parte della cantina è stata ultimata nel 1985 e, successivamente, ultimata nel 2015, trasferendo la produzione da un altro ambiente situato sempre nel paese di Monforte d’Alba, ottimizzando così la gestione delle lavorazioni, portando negli anni una produzione di un numero più elevato di bottiglie, che si attesta sulle ottanta/ottantacinque mila per anno.
Oggi Giacomo Conterno trova la sua base a Monforte d’Alba, pur non essendoci alcun vigneto di proprietà in quest’area, collocandosi nel comune di Serralunga. I ventitré ettari si dividono in tre menzioni geografiche, di cui il cuore originario nella zona di Francia, con quattordici ettari, altri tre sono stati acquisiti nel 2008 a Cerretta ed infine gli ultimi sei ad Arione, dal 2015.
Un patrimonio vitato che si estende ad una media di quattrocento metri sul livello del mare, dove si incontrano sottosuoli diversificati: Francia e Arione si contraddistinguono per un substrato principalmente calcareo e un’esposizione rispettivamente a sud e a ovest-sud-ovest, dove generalmente è più caldo mentre Cerretta è esposto ad ovest e le radici delle sue vigne godono di un terreno più argilloso.
Le varietà coltivate sono Nebbiolo e Barbera, incontrando nove ettari della prima e cinque della seconda a Francia; due di Nebbiolo e uno di Barbera a Cerretta ed infine esclusivamente Nebbiolo ad Arione. È presente anche un appezzamento che esce dalla denominazione, pur mantenendosi nella zona di Arione, appena sotto a Serralunga, nel comune di Roddino, dove sono allevati poco più di due ettari di Nebbiolo d’Alba.
Per definire il lavoro in vigna, Roberto risponde con una sola parola, ossia “intelligente!”. Non ci sono certificazioni specifiche, ma si cerca di utilizzare sempre meno prodotti, in maniera ragionata, al fine di ottenere i migliori risultati, anche in base alle varie aree vitate e varietà.
Le etichette Giacomo Conterno sono in totale sei, con due Barbera, rispettivamente Cerretta e Francia, il Nebbiolo d’Alba Arione, prodotto dal 2020 e i tre Baroli: Arione, Francia e Riserva Monfortino (che viene prodotto solo in alcune annate).
Tornati alla sala degustazioni, ci sediamo al grande tavolo dedicato agli assaggi, in compagnia di Erin, una ragazza californiana, precisamente dalla Napa Valley, che lavora in azienda da poco più di due anni. È lei a guidarci nella degustazione di alcuni dei vini dell’azienda Giacomo Conterno, cominciando con la Barbera “Vigna Francia” 2023, definita una buona annata, rispetto alla precedente 2022. Si presenta con sentori di frutti rossi freschi al naso, ciliegia, ma anche lampone e un tocco di frutti di bosco, una punta speziata, per poi passare alla violetta ed un inizio di sentori di sottobosco. In bocca entra dritta, con una buona acidità, sapida, minerale, un discreto tannino e una chiusura persistente, con una nota leggermente amarotica.
Passiamo ad un assaggio dei vini Nervi con il Gattinara 2022 che affina per trentasei mesi in botti grandi di rovere. Un’annata che ricordiamo essere stata calda e asciutta per un vino dal colore abbastanza scarico, note delicate di frutti rossi, fragola, ciliegia, ma anche sentori di foglia bagnata e uno spunto di anice stellato. In bocca entra diretto ed elegante, con una discreta spalla acida, buona sapidità e mineralità, un tannino presente ma già abbastanza delicato e una buona persistenza.
Tra gli assaggi dei vini emerge una curiosità sui tappi utilizzati: questi provengono da circa cinque/sei fornitori differenti e arrivano in azienda in maniera “grezza”. Uno per uno vengono pesati e riscaldati ad una temperatura di cinquecento gradi per essere successivamente serigrafati con un laser che disegna le informazioni e indica la data di vendemmia sulla parte più “segnata” (da alcune piccole righe) del tappo, così da lasciare la parte più integra nel lato interno della bottiglia. Proprio in questa fase emergono gli eventuali difetti e circa il 3% di media viene scartato.
Gli assaggi continuano con il Barolo Cerretta 2021, che riposa per tre anni in botte grande e almeno un anno in bottiglia, presentato sul mercato nell’ottobre 2025, poco prima del nostro incontro. Al naso i sentori si caricano, con una ciliegia matura, ma anche un tocco di sanguinella, rossetto, un leggero sottobosco, per un sorso fresco, con una buona acidità e sapidità, abbastanza minerale, un tannino che si fa sentire e una buona persistenza.
Concludiamo nel migliore dei modi con il Barolo Riserva Monfortino, un vino il cui nome richiama le origini della famiglia, di Monforte d’Alba. Questo vino, passato alla storia e diventato uno dei più iconici vini d’Italia e del mondo, veniva prodotto con le uve della sola vigna, di Nebbiolo atto a Barolo, di Francia, mentre dal 2015 è frutto di un assemblaggio con il vino proveniente dagli appezzamenti di Arione. Nel 2019, per esempio, si sono prodotte quasi esclusivamente bottiglie di Barolo Riserva Monfortino da questi due appezzamenti, raggiungendo per la prima volta le circa venticinquemila bottiglie.
Per la produzione del Monfortino, Roberto analizza in maniera molto pignola le uve dei suoi vigneti di Nebbiolo atte a Barolo, sia in laboratorio, ma anche con numerosi assaggi, al fine di capire quali e se possono essere dedicate alla produzione di questo vino. Dopo la vinificazione si passa all’affinamento, tra i cinque e sei anni in botte grande, periodo durante il quale, anche in questo caso, gli assaggi non mancano al fine di testare se la qualità del vino è coerente per essere vestita con l’etichetta del Monfortino. In caso contrario verrà imbottigliato come Barolo della rispettiva menzione geografica.
Un vino che nella sua annata 2019, proposta anche in questo caso sul mercato da ottobre 2025, si presenta con sentori al naso che regalano note di frutti rossi maturi, note erbacee e vegetali, sentori ematici, un tocco di tabacco dolce, cuoio e liquirizia in sottofondo, una buona speziatura e sentori balsamici. In bocca entra con un buon corpo, sostenuto da una buona spalla acida e freschezza, pieno ma bilanciato, con una buona sapidità, mineralità e un tannino presente ma già abbastanza integrato, oltre ad una ricca persistenza.
Finalmente siamo riusciti a toccare con mano il mondo Giacomo Conterno, avendo la fortuna di assaggiare i suoi vini, uno su tutti il Barolo Riserva Monfortino. Un ringraziamento a Roberto e ad Erin, che merita la maglia numero 418!


