Alla scoperta dell’Osmiza di Igor e Tanja Grgič, in località Padriciano, a tre chilometri in linea d’aria dalla città di Trieste
27 Agosto 2021
Ormai per scendere in terra istriana è diventata tradizione fissa una tappa nelle tipiche Osmize presenti nel Carso e questa volta la scelta è ricaduta sull’Osmiza/Agriturismo Grgič, in località Padriciano.
Ci troviamo nella parte più ad est del Carso, a circa trecentosessanta metri sul livello del mare, dove Igor e Tanja Grgič ci accolgono nel loro ecosistema, tra Osmiza, Agriturismo, cantina e maneggio con ben quattordici cavalli americani.
Per approfondire la storia dell’azienda Grgič, prendiamo posto assieme ad Igor nella parte esterna del locale, con una temperatura che via via inizia a calare fino a raggiungere nel corso della serata i quattordici gradi.
Questa realtà sorge, come quasi tutte le altre presenti sul Carso, dalle generazioni precedenti, in questo caso trisavoli, bisnonni e nonni di Igor, che da sempre hanno portato avanti un’agricoltura di sostentamento e l’allevamento di bestiame, soprattutto vacche da latte.
Nel 1992 anche Igor entra attivamente nel contesto famigliare decidendo di investire anche nella produzione di vino, dapprima con alcuni ettari in affitto, per poi man mano acquistare degli appezzamenti vitati. Altre due annate sono salienti per capire al meglio dove ci troviamo: il 1996, anno nel quale è stata aperta l’Osmiza Grgič e il 2004 in cui si è deciso di trasformare l’Osmiza in Agriturismo, puntando alla valorizzazione dei prodotti locali, producendo la maggior parte degli alimenti serviti direttamente in azienda.
Parlando di vino e vigneti oggi troviamo quattro ettari vitati, che si estendono nei territori vicini di Dolina, verso Muggia, dove la temperatura è più mite, vi è una maggior esposizione al sole e una piovosità inferiore. La coltivazione delle vigne a corpo è stata un’attività florida fino alla grande gelata del 1929, che ne ha decretato l’abbandono definitivo.
In queste zone agli estremi del Carso la terra non è più di conformazione rossa, ma la prevalenza è di marna e terra arenaria.
Le etichette prodotte sono tre: Vitovska, Malvasia e un Rosso (a base di uve di Refosco dal Peduncolo Verde), ma Igor ci svela che le sperimentazioni non mancano e nei prossimi anni ci potrebbero essere delle novità dal carattere macerato.
Inizialmente la produzione seguiva il filone più convenzionale, senza però esagerare con i trattamenti e l’utilizzo esasperato di agenti chimici. Da circa sette anni il metodo di lavorazione sia in vigna sia in cantina è stato rivoluzionato, sposando la filosofia dei “Vini di Luce” di Alessandro Filippi. Una strada che vuole eliminare il più possibile l’utilizzo della chimica sia in vigna sia in cantina, adoperando bassi contenuti di rame e solo zolfo di miniera, in aggiunta a tisane ed elementi naturali che possano favorire le piante. Vini di Luce, oltre alle lavorazioni naturali e biodinamiche promuove un’agricoltura legata alla luce, carbonio, microorganismi del bosco, nutrizione e rigenerazione energetica (ci sarà sicuramente modo di approfondire con un articolo dedicato queste pratiche).

Igor, per scelta, non vuole intraprendere la strada della certificazione biologica ritenendo che sia solo un aiuto commerciale, ma quello che conta realmente è come vengono effettuate le lavorazioni dalla pianta all’imbottigliamento.
Come già anticipato i vigneti sono a qualche chilometro di distanza, ma la cantina è appena sotto all’agriturismo, così andiamo a curiosarne gli ambienti. Un luogo minimale, ma con tutti gli strumenti per le vinificazioni ed affinamenti del vino; principalmente i contenitori sono in acciaio, ma sono presenti anche alcune botti di diverso formato per il riposo del vino rosso e della malvasia macerata. Le fermentazioni ad oggi vengono innescate con l’utilizzo di lieviti neutri selezionati, tutti i vini svolgono la fermentazione malolattica e i livelli di solforosa sono sempre contenuti.
L’agriturismo non si limita alla produzione del vino e alla ristorazione, ma nella parte esterna si trova un maneggio con circa quattordici cavalli di razza americana, con i quali vengono organizzate lezioni, tour, gare. Non possiamo non andare a conoscere questi fantastici ed eleganti animali.
Finito di esplorare i principali ambienti della cantina Grgič ci sediamo ad assaggiarne i vini, cicchettando con alcuni affettati, quasi tutti di produzione propria.
Le bottiglie prodotte ogni anno ad oggi sono circa seimila, oltre al vino sfuso, e la prima etichetta assaggiata è la Vitovska 2019. Le uve dedicate a questo vino, come la Malvasia, dopo essere state raccolte manualmente effettuano una macerazione con ghiaccio secco per circa dodici ore, prima della fermentazione e un affinamento in acciaio di circa dieci mesi. Ci troviamo davanti ad una Vitovska fresca, dai sentori erbacei, di frutta bianca, mentuccia e note floreali; verticale e delicata con la tipica mineralità infusa dal terreno, una discreta acidità e buona persistenza.

Passando alla mamma Malvasia 2019, il grado alcolico si alza, e anche i profumi si caricano e si avvicinano alle erbe aromatiche, con salvia, timo, ma anche frutta più matura. In bocca il gusto è più pieno e marcato, con una sorta di grassezza, che però non la rende pesante, esprimendo un buon equilibrio e, anche in questo caso, la mineralità la fa da padrona, con un’acidità sempre moderata.
Per il prossimo anno è prevista anche una Malvasia, vendemmia 2018, che ha effettuato una macerazione e fermentazione sulle bucce di cinque giorni, e sta finendo l’affinamento in due barrique esauste.
Le etichette sono semplici e lineari e si differenziano per la scelta del colore che identifica ogni vino: verde per la Vitovska, Arancione per la Malvasia e Porpora per il Rosso.
L’unico rosso di casa è a base di uve di Refosco dal Peduncolo Verde che viene lasciato macerare per almeno sei giorni ed affinato circa un anno in vecchie botti di rovere di slavonia, sia tonneau che barrique.
Un vino rosso, vendemmia 2018, accompagnato dal pollo “di casada” cotto a bassa temperatura e poi grigliato, che presenta note fresche di frutta a bacca rossa, ribes, lampone, una leggera speziatura, e ricordi di liquirizia. In bocca è fresco e diretto, con una buona acidità, minerale e con un leggero tannino in chiusura.
Per il futuro nell’azienda Grgič sono in previsione sia un ampliamento della cantina, ma anche dei vigneti, con l’investimento sul cavallo da battaglia del Carso, la Vitovska!
Prima di rimetterci in strada, maglietta numero 76 per Igor Grgič!


