La Castellada, una mattina di pioggia assieme a Stefano Bensa, che assieme al fratello rappresenta l’ultima generazione di questa azienda di Oslavia
06 Giugno 2021
Una giornata che si apre piovosa mi porta nuovamente ad Oslavia, nell’azienda La Castellada, dove ad accogliermi è Stefano, che assieme al fratello Matteo, sono l’ultima generazione di questa realtà.
Un’azienda che si tramanda di generazione in generazione, dai nonni di Stefano che producevano vino sfuso e conducevano un agriturismo, a suo padre e suo zio che dal 1985 iniziarono i primi imbottigliamenti e sperimentazioni. Un percorso dalle vinificazioni classiche in bianco, con affinamenti in acciaio e cemento, fino ad iniziare ad intraprendere il percorso dei vicini di casa Radikon e Gravner con la tecnica delle macerazioni e gli invecchiamenti in legno.
Un’evoluzione sia in cantina sia in vigna, dove sono stati abbandonati i fertilizzanti chimici e diminuite le produzioni al fine di ottenere uve più mature, più sane e vini più importanti.
Un concetto di naturalità del vino sempre più predominante, abbandonando anche i lieviti selezionati, le filtrazioni e allungando i tempi tra raccolta delle uve e vendita.
La Castellada è certificata BIO da quattro, cinque anni, anche se le pratiche in direzione naturale sono state intraprese ormai da più di trent’anni.
I trattamenti sono principalmente a base di ossido di rame, che crea una protezione più lunga della pianta, e zolfo, in combinazione con estratti a base di tannino di castagno, propoli e altre essenze che possano aiutare a proteggere la vigna nel modo più naturale possibile.
Non vengono assolutamente fatti diserbi e i vigneti vengono mantenuti inerbiti, sfalciando periodicamente l’erba; inoltre, non vi è l’utilizzo di alcun tipo di concimazione.

Parlando dell’evoluzione dei processi di cantina, come anticipato, a metà degli anni novanta si è riscoperta la tecnica della macerazione per le uve a bacca bianca e, a differenza delle altre aziende già citate che uscirono con macerazioni molto lunghe, il percorso de La Castellada è stato più graduale, con macerazioni di qualche giorno in tini aperti, per vedere man mano i risultati di questa pratica.
Una continua sperimentazione, per verificare i risultati della macerazione soprattutto sulla Ribolla Gialla, con lo scopo di arricchirne la struttura e complessità. Oggi vengono fatte macerazioni più lunghe, fino a sei mesi, ed altre più moderate, mantenendo, inoltre, le vinificazioni in bianco.
L’azienda è composta da dieci ettari tutti ad Oslavia, dove a farla da padrona è la ponca, che in alcuni punti presenta più tracce di argilla ed in altri sono presenti più tracce di scheletro. La presenza di scheletro è più favorevole alla Ribolla Gialla, la quale sviluppa acini più spargoli, con meno uva e più concentrazione. Il Pinot Grigio per esempio è posizionato più a valle, in zone più caratterizzate da argilla e quindi più fertili, mentre il sauvignon è esposto a nord, nord/est in una zona meno soleggiata, ma comunque incline a questa varietà.
I vigneti, per quasi il 50%, sono composti da vecchie vigne e le rese non superano i cinquanta quintali ettaro.
Sicuramente la zona di Oslavia è molto ventilata, con l’influsso del Mare Adriatico da un lato e delle Alpi Giulie dall’alto, favorendo una sanità in vigneto e riducendo così drasticamente i trattamenti.
Dalla casa, azienda, si può vedere l’appezzamento più vicino, mentre gli altri sono dislocati nella collina dopo Oslavia, nella collina de La Castellada , da cui prende il nome questa realtà e i rimanenti tra le località di Hrib e Vrh.

Ci spostiamo all’interno della cantina dove si trova il magazzino per lo stoccaggio, la linea per l’imbottigliamento, alcune vasche in acciaio e i tini troncoconici per le macerazioni. Le uve bianche che vengono macerate sono Ribolla Gialla e Pinot Grigio, mentre Chardonnay, Tocai, Sauvignon, restano a contatto con le bucce di media quattro giorni.
Al piano inferiore, dove la temperatura scende almeno di dieci gradi è presente la barricaia, uno spazio ricavato nel 1800 dove sono custoditi tonneau e barrique principalmente usate. L’età media del legno che viene usato è di quindici anni e anche nelle barrique più nuove le doghe sono state piegate a vapore, non subendo tostature, che potrebbero invadere il gusto del vino.
Le fermentazioni vengono innestate con un pied de cuve ottenuto da una pre-vendemmia di circa dieci cassette di uva diraspata e lasciata fermentare spontaneamente.
Tendenzialmente si cerca di vinificare le uve separatamente, ma si decide di volta in volta in base alle similitudini o diversità che presentano i frutti di ogni appezzamento.
La Ribolla Gialla viene lasciata macerare per quarantacinque, sessanta giorni circa, effettuando fermentazione alcolica e malolattica nei tini aperti dove macera.
Il Pinot Grigio, che macera quindici giorni sulle bucce, effettua solo la fermentazione alcolica nei tini.
Questi due vini affinano poi in botte grande per circa tre anni, al contrario di quelli vinificati in bianco dove vengono utilizzate barrique usate. Anche per il Cabernet e il Merlot si preferisce l’affinamento nelle botti più piccole, dove riposano per almeno cinque anni.

Dopo gli affinamenti in legno, i vini passano in acciaio, per una decantazione naturale, con un travaso all’anno e nessuna filtrazione o in casi estremi una filtrazione blanda prima di andare in bottiglia, dove affinano almeno un altro anno prima di essere venduti.
E’ il momento degli assaggi, partendo proprio dalla Ribolla Gialla che macera sessanta giorni, nella sua annata 2015. I profumi al naso sono di agrumi canditi, albicocca disidratata, frutta secca, miele, note balsamiche, spezie dolci con un gusto pieno, minerale, sapido e un leggero tannino in chiusura.

Passiamo poi ad un uvaggio, il “Bianco della Castallada” 2015, con uve 50% Pinot Grigio, 30% Chardonnay, 20% Sauvignon. Le uve di Pinot Grigio vengono vinificate in bianco, mentre le altre due fanno una macerazione di quattro giorni per metà e per l’altra parte sono vinificate in bianco.
Dopo un anno di barrique il vino viene assemblato in acciaio, dove riposa per tre anni prima di essere imbottigliato. Una frutta più fresca al naso, a polpa gialla, frutta tropicale, note vegetali e di erbe aromatiche, più fresco, “rotondo” con una costante mineralità e sapidità, oltre ad una maggiore acidità.
Notando questa costante mineralità Stefano afferma: “scrivo Collio in etichetta ed è fondamentale che la presenza del territorio si senta!”

Un internazionale che da sempre viene prodotto in Friuli e nel Collio è il Pinot Grigio, sempre annata 2015, dal colore ramato intenso e la macerazione inferiore alla Ribolla Gialla, svolta per circa quindici giorni.
I profumi spaziano da sentori floreali, di fiori appassiti, frutta secca, alla scorza d’agrume candita, a note leggermente tostate alla parte più speziata, con un pepe bianco. In bocca è fresco, avvolgente, con una buona mineralità ed acidità, oltre a presentare una ricca persistenza e un tannino finale più dolce della Ribolla.

Concludiamo i bianchi con un Friulano 2015, che macera sulle bucce circa quattro giorni, per poi affinare un anno in barrique e tre in bottiglia. Al naso è un’esplosione di profumi di erbe aromatiche, tra cui salvia, mentuccia, sambuco, dragoncello, piante officinali, leggere note floreali e di frutta secca. Il Friulano non è solo caratterizzato da sentori di mandorla amara, ma, grazie a questo leggero contatto con le bucce e il terroir di Oslavia esprime un tripudio di sentori di erbe aromatiche ed officinali.
In bocca è fresco, strutturato, avvolgente ed elegante, con un’ottima mineralità e lunghezza.
L’unico rosso prodotto è il “Rosso de La Castellada”, un bordolese 85% Merlot 15% Cabernet Sauvignon, assaggiato della calda annata 2011.
La macerazione è di quindici giorni, dove viene svolta la fermentazione alcolica, per poi affinare due anni in vecchie barrique, altri due anni in botti grandi, un anno in acciaio e almeno cinque anni in bottiglia.
Al naso emergono la frutta rossa e nera, frutti di bosco, prugna, ma anche note di caffè, tabacco, liquirizia e spezie. Avvolgente al palato, morbido, con una buona mineralità, tannino moderato e persistenza intrigante.
La Castellada è una piccola realtà che produce una media di venticinque, trentamila bottiglie per anno, dove tutti i protagonisti fanno un po’ di tutto, rimanendo immersi nei vigneti fino a ottobre circa, per poi concentrare le energie sulla cantina e dedicarsi tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera alla promozione commerciale.

La domanda con cui ci lasciamo, parlando di enologia è la seguente: “è stata l’enologia ad imporre vini convenzionali negli anni, o il consumatore a preferire questa tipologia di vino?”. E’ come ragionare su chi è nato prima tra uovo e gallina, ma forse in questo caso è l’enologia che ha dettato le regole di produzione e cercato di uniformare i gusti e la produzione nella convenzionalità.
Un regalo speciale da parte di Stefano de La Castellada , il libro “Ribolla Gialla Oslavia”, mentre da parte mia la maglia Winetelling numero 50.


