Con Lefiole, nella giovane azienda vitivinicola che ha svoltato la vita alle due sorelle, Elisa e Silvia Piaggi, rivalutando parte dell’azienda di famiglia
12 Febbraio 2023
A quattrocento metri sul livello del mare, nel comune di Montalto Pavese, con vista Castello di Montalto e più in profondità il Monte Rosa, incontriamo Elisa, una delle due sorelle del team Lefiole. Vista la bella giornata di sole ci immergiamo subito nei vigneti che circondano l’azienda, circa dodici ettari allevati a Pinot Nero, Pinot Grigio, Chardonnay, Riesling Italico, Croatina, Barbera, Moscato; più un nuovo impianto di Pinot Nero, non ancora in produzione.
Le origini di Lefiole risalgono agli anni ’30 del secolo scorso, quando nonno Guglielmo iniziò a piantare parte dei vigneti che ancora oggi troviamo, oltre a coltivare orto e seminativi, per autosostentamento, come la maggior parte delle aziende che troviamo da queste parti. Ad ampliare gli ettari vitati è stato papà Enzo, che assieme a Guglielmo vinificava una parte delle uve, per vendere il vino sfuso, anche se la maggior parte della produzione d’uva, dagli anni ’80, era destinata al conferimento.
Enzo ha avuto due figlie femmine: Elisa e Silvia, nessuna delle due intenzionata a portare aventi questa attività ed entrambe, fin da giovani, trasferitesi in altri luoghi per studiare, rispettivamente economia e turismo (settore che ha portato Silvia a Londra per cinque anni). Nella loro vita meneghina Elisa e Silvia hanno avuto modo di frequentare un corso sommelier ed avvicinarsi al mondo del vino, conoscendo anche un enologo che ha acceso in entrambe l’idea di provare a vinificare una parte della produzione delle uve di famiglia nel vicino Oltrepò.
Così nel 2017 sono state prodotte le prime due etichette di Pinot Grigio e Pinot Nero, circa settemila bottiglie, presentate al mercato nel 2018.
Oggi Lefiole è diventata la prima attività di Elisa e Silvia, che producono circa diecimila bottiglie per anno, avendo introdotto anche due nuove etichette: una bollicina Metodo Classico e un secondo Pinot Nero, più strutturato. Un nome che è facilmente deducibile, chiaro richiamo al femminile oltre che al territorio e all’aspetto famigliare di questa azienda; termine che, in dialetto, significa “le ragazze”, forgiato in una serata a “pane, salame” e brainstorming con alcuni amici.
Del totale della produzione di uva viene vinificato circa un ettaro e mezzo e la conduzione della campagna, in mano a papà Enzo, è orientata alla lotta integrata, con trattamenti a base di rame e zolfo, non impedendosi di intervenire in altro modo, qualora fosse indispensabile. In un terreno prevalentemente calcareo/argilloso, con qualche vena di gesso, le concimazioni sono a base di concime organico, si lasciano i filari inerbiti e viene lavorato il sotto fila.
Le vinificazioni sono svolte in un’azienda limitrofa con un enologo dedicato e un’idea ben precisa di trasformazione delle uve, che ricalca la mentalità delle sorelle. Si tende a far maturare molto bene le uve e ricercare una morbidezza in tutti i vini, punto in comune onnipresente in tutte le etichette Lefiole. Le fermentazioni sono innescate da lieviti selezionati con temperature che vengono controllate, soprattutto nel caso dei vini bianchi.
Essendo un’azienda neonata, gran parte del lavoro è orientato verso il futuro, essendoci la volontà di investire sempre di più su accoglienza e sull’enoturismo, avendo già introdotto, tra il 2021 e il 2022, attività come lo yoga in vigna, i tour con le E-bike, vendemmia didattica, “caccia al pianto” (nel periodo primaverile di “pianto della vigna”), soft-trekking e un progetto che coinvolge appassionati di questo mondo che possono vivere la propria esperienza da vignaioli. Il progetto “vino in vigna” della durata di un anno e mezzo permette di affiancare Elisa e Silvia nella conduzione di alcuni filari dedicati, per poi produrre i propri vini, a scelta se sessanta o centoventi bottiglie, con etichetta personalizzata. L’obiettivo della produzione di bottiglie, pur avendo un margine elevato, è quello di potersi assestare alle venti/venticinque mila per anno.
Non da ultimo, il sogno di poter restaurare i vecchi ambienti come la stalla e la casa del nonno, utilizzati oggi come ricovero attrezzi, ricavandone una struttura ricettiva, per permettere agli ospiti di godere del panorama sui vigneti.
Dopo uno sguardo al futuro non ci resta che assaggiare i vini de Lefiole, partendo proprio dalla bollicina Metodo Classico a base di Pinot Nero, millecinquecento bottiglie che riposano sui lieviti ventiquattro mesi, con lo scopo di ottenere un prodotto non troppo complesso, che possa far avvicinare il consumatore abituato a bere Metodo Martinotti, a qualcosa di diverso, senza esasperare l’affinamento. Il suo nome è “Isabèl”, dal nome della figlia di Silvia, nata nel 2018 come questo vino, per un Brut dai sei grammi zucchero per litro e sentori che richiamano la frutta, mela matura, spunti floreali, di pasticceria, zucchero filato. In bocca la bolla è fine, abbastanza minerale, quasi “morbido”, con una discreta persistenza.
Il logo scelto per rappresentare l’azienda è un profilo stilizzato, con l’occhio che richiama un accento, che si ritrova in tutti i nomi dei vini; anche se le persone vedono le cose più disparate, senza far invidia ai migliori risultati del test di Rorschach!
Passiamo al Pinot Grigio 2020 “Elivià”, blend dei nomi Elisa e Silvia, con uve che vengono subito pressate e lasciate tre/quattro mesi sulle proprie fecce fini e ulteriori sei mesi in acciaio. Si ritrovano note tropicali di ananas, leggeri sentori di fiori bianchi e spunti erbacei, per un vino dalla buona freschezza, sapidità e moderata persistenza.
Il primo Pinot Nero “Alené” 2020 è dedicato a mamma Angela e papà Enzo; vino che affina in solo acciaio e si esprime al naso con sentori di ciliegia, violetta, chinotto, rosa rossa, un leggero rabarbaro e spezie dolci, per un palato dalla moderata acidità, fresco, fragrante, buona sapidità e mineralità, un tannino discreto e una buona persistenza.
Il fratello maggiore Pinot Nero “Amadì” 2019, che in questo caso riprende il nome delle nonne di Elisa e Silvia, Ida e Maria. Vino che affina in barrique di secondo e terzo passaggio per circa un anno e si esprime con note di frutti rossi più maturi, prugna, note di sotto spirito, tabacco, noce moscata, vaniglia, leggera china, per un vino dalla moderata acidità anche in questo caso, una buona struttura, discreta sapidità, tannino delicato e buona persistenza.
Le etichette sono state pensate in un’ottica il più possibile lineare, con Pinot Grigio e Pinot Nero che portano colori più sgargianti, mentre la bollicina e la riserva di Pinot Nero, vestono colori neutri. La parte inferiore dei disegni per i primi tre vini richiama il terreno ondulato, ma anche diversificato dell’Oltrepò; nell’ultimo vino, invece, si sono rappresentati dei cerchi, a simboleggiare le barrique, usate per l’affinamento.
“Manca solo un vino dedicato ai nostri mariti, ma probabilmente arriverà!”
Nelle battute finali Elisa mi svela che in affinamento c’è anche un Metodo Classico Rosè e probabilmente si vorrà introdurre un Riesling, senza esagerare con il numero di etichette proposte.
E anche in questo caso in attesa di scoprire le novità, per Lefiole maglietta numero 228.


