Domaine Les Grandes Vignes, con Jean Francois Vaillant, La Roche Aubry (Francia)

Prima tappa tra le aziende dei Castelli della Loira assieme a Jean Francois Vaillant che porta avanti l’azienda di famiglia Domaine Les Grandes Vignes

14 Agosto 2023

Un viaggio verso la Bretagna che comincia con una prima tappa alla scoperta di un’azienda biodinamica a La Roche Aubry località di Bellevigne-en-Layon, dove ad accoglierci c’è Jean Francois Vaillant, titolare dell’azienda che porta il nome della sua famiglia Famille Vaillant, seguito da quello di una delle parcelle di proprietà: Les Grandes Vignes.

Accomodandoci in cantina, in un tavolone che accoglie degustazioni, ma anche svariati stappi di bottiglie con gli amici vignaioli, scopriamo che le prime tracce di storia della Famille Vaillant risalgono all’inizio del diciassettesimo secolo, con alcuni scritti del 1626, nei quali si possono vedere le attività dell’azienda che non erano legate alla viticoltura, bensì focalizzate sulla produzione di latte, cereali e solo in minima parte alla produzione di uva per ottenere un vino da auto-consumare. Fino alla generazione di papà, si è mantenuta la policoltura, abbandonata in seguito dai figli Laurance, Dominique e Jean Francois, che oggi conducono l’azienda, concentrandosi sulla vigna, con i ruoli diversi.

I primi anni erano dettati da una conduzione convenzionale, principalmente a causa della provenienza scolastica in agraria, dove l’insegnamento era influenzato dal consumismo. Ci si accorse quasi subito che lavorare con la chimica non corrispondeva a quanto la Famille Vaillant voleva portare avanti nel loro progetto Domaine Les Grand Vignes (che nel tempo, per loro volontà, ha perso il nome Domaine). La fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio sono stati dettati da uno stravolgimento nei metodi di lavorazione, soprattutto in campagna, dove viene applicato il disciplinare biologico e quello biodinamico, con tanto di certificazione Demeter.

Gli ettari di proprietà sono cinquantasei e Jean Francois ammette che talvolta possono essere visti come eccessivi, dagli occhi del pubblico, per un’azienda biodinamica, ma questa è stata una delle sfide vinte, dimostrando che questa filosofia non è applicabile solo per le aziende di piccola portata, diventando così un punto di riferimento nel mondo dei vini prodotti con minore impatto possibile, sia in Loira, ma anche in tutto il mondo. Fortunatamente i terreni sono dislocati per lo più in un’area di due/tre chilometri e tali tipologie di lavorazione sono sostenute da una squadra di quindici persone, altrimenti, senza manodopera non sarebbe possibile condurre Les Grandes Vignes in maniera biologia e biodinamica.
In campagna si utilizza sia la poltiglia bordolese, ma anche tisane a base di ortica, achillea, camomilla, mentre per quanto riguarda i preparati biodinamici si utilizza il corno letame a primavera ed autunno, mentre il corno silicio tra le due e le quattro volte all’anno, dipendentemente dal meteo, ma solitamente in primavera e prima della raccolta.

Le aree dove sono piantati i vigneti sono baciate da una brezza oceanica e la pioggia è limitata, con una media di seicento millimetri per anno, così da non avere grossi problemi fungini o di malattie.
Il terreno, come in molte zone della Loira è ricco di scisti (soprattutto dove l’azienda ha le piante di Chenin), ma troviamo anche zone sedimentarie e ricche di calcare.
Oltre allo Chenin sono presenti anche altre varietà autoctone come il Groslot Bianco e Rosso, Pineaut D’Aunis, ma anche lo Chardonnay.

In cantina le fermentazioni sono spontanee e si vuole impattare il meno possibile con la solforosa. Gli ambienti principali di Les Grand Vignes sono, oltre alla sala degustazioni, un’area dedicata agli acciai, la barricaia e l’ambiente più magico costituito da un tunnel, scavato nella roccia negli anni sessanta. Immergendosi in questo cunicolo si possono trovare delle insenature in cui riposano orci di terracotta, cocciopesto con varie forme: ovali, sferiche, ma anche anfore più grandi e “longilinee”. Oltre a fungere da grotta di affinamento dei vini qui si possono trovare le vecchie annate dell’azienda, ordinatamente disposte, ma intaccate da un misto di polvere, ragnatele e muffa, caratteristiche che solo nelle cantine francesi si possono trovare.

Le bottiglie prodotte dall’azienda spaziano tra le duecento e le duecentocinquanta mila e si dividono in venti etichette diverse, che Jean Francois ci spiega minuziosamente:

  • Petit Vaillant Blanc”, vinificazione in bianco di Cabernet Franc e Groslot Noir, pressate direttamente, a grappolo intero;
  • Grolslot Blanc”, un vitigno autoctono molto raro, mutazione del Groslot Noir, con un 20% che macera per tre mesi un affinamento di sei mesi in barrique;
  • Pin’Eau de Loère” (storpiatura del nome Loira in dialetto), l’unico vino filtrato a base di Chenin Blanc, con sette grammi di zucchero residuo;
  • La Varenne Du Poirier”, Chenin proveniente da un terreno scistoso, affinato in barrique da quattro ettolitri per un anno circa (vigneto situato sulla sponda sinistra della Loira);
  • Les Mailles A L’Endroit”, Chenin proveniente da terre di scisto grigio e affinamento pari al precedente (vigneto situato sulla sponda destra della Loira);
  • La Varenne de Combre”, Chenin proveniente da terre di scisto nero affinato dodici mesi in anfore di gres (vigneto situato sulla sponda sinistra della Loira);
  • Le Malabé”, uno Chenin che proviene dalla sponda destra in un terreno misto di scisto nero e roccia vulcanica, affinato per dodici mesi in barrique e dodici in anfore di porcellana;
  • la gamma dei bianchi si conclude con “Etceterra”, Chenin che affina quindici mesi in piccole anfore di argilla, da centocinquanta litri, proveniente dallo scisto nero presente sulla riva sinistra.

Troviamo poi tre bollicine Pet Nat, “Bulle Nature” in bianco a base di Chenin per il 40%, un 30% di Cabernet Franc e un 30% di Grolost Gris; la sua versione in Rosè con uve 50% Cabernet Franc e 50% Groslot Noir ed infine “Musemé”, un Metodo Ancestrale Brut Nature con uve Chenin che provengono dallo scisto nero della riva sinistra. In questo caso la fermentazione avviene in barrique per otto mesi e successivamente viene messo in bottiglia, dove resta dieci anni prima della sboccatura.

Prima di passare ai rossi troviamo due vini liquorosi: “Le Pont MartinCoteaux du Layon, uno Chenin della riva sinistra che viene vendemmiato dopo essere botritizzazione e “Le Malabé Bonnezeaux”, Chenin dalla riva destra.

Prima di passare ai vini rossi troviamo un rosato a base di 100% Groslot con uve pressate direttamente e affinamento in solo acciaio. Le etichette dei rossi sono altre otto:

  • Le P’Tit Vaillant” a base di un 80% Cabernet Franc e 20% Groslot, che affina in solo acciaio;
  • un 100% “Pineau d’Aunis” con piante basate su scisto e calcare e uve che effettuano una macerazione semi-carbonica per poi passare otto mesi in barrique di terzo/quarto passaggio;
  • 100% Groslot, anche in questo caso su scisto e calcare, macerazione carbonica e di dodici giorni, questo vino non subisce alcuna filtrazione e non avviene aggiunta di solforosa;
  • 100% Cabernet Breton, da terreni calcarei, ottenuto da una macerazione di sei giorni a grappolo intero per un vino che affina otto mesi in barrique e vasche di cemento per altri sei;
  • L’Aubinaie”, dal nome della parcella, un Cabernet Franc che macera otto giorni a grappolo intero per poi affinare sedici mesi, metà in barrique, metà in acciaio;
  • Les Cocainelles”, anche in questo caso dalla parcella che si trova su un terreno ricco di scisto e calcare fossile; Cabernet Franc che macera due mesi e resta in affinamento quindici mesi in barrique;
  • Les Mailles A L’Envers”, alto Cabernet Franc in un’altra particella ricca di scisto grigio, qui i mesi di macerazione sono due e l’affinamento è di trentasei mesi di barrique;
  • infine troviamo “Etceterra” in versione rosso, un Cabernet Sauvignon, che affina in giare di argilla da trecento litri per due mesi e un affinamento nello stesso vaso vinario.

Dopo aver approfondito l’ampia gamma dei vini dell’azienda Les Grandes Vignes; grazie alla gentilezza di Jean Francois tutte le referenze sono tutti a disposizione per essere assaggiate, ma ci vorrebbe un’intera giornata per degustarli al meglio. Così la scelta ricade sui più insoliti, gli autoctoni e ovviamente qualche Chenin.

Cominciamo con il Groslot 2021 che esprime al naso sentori di rosmarino, alloro, note balsamiche, di buccia di limone cotto, lime, erbe di campo, incenso per un sorso caratterizzato dalla buona acidità, minerale, sapido, di beva, con una discreta persistenza.

Ci tuffiamo nel mondo degli Chenin Blanc con “La Varebbe du Poirier” e “Les Mailles A L’Endroit” 2021, per ritrovare nel primo una maggiore pienezza al naso, con note di limone, cedro, sambuco e un leggero idrocarburo, mentre nel secondo i sentori sono più verticali e delicati, con note di pompelmo, spunti erbacei, più mentolato. In entrambi l’acidità non manca, ma anche buona sapidità e mineralità, il secondo vino si mantiene anche al palato più verticale, dritto e fresco, al contrario del primo che ha un maggiore corpo e “vince” anche in persistenza.

Un assaggio anche dei rossi più autoctoni, partendo da “Le P’tit Vaillant”, che si esprime al naso con sentori di peperone, note erbacee, spunto sanguineo, ferroso e di terra, per un sorso dalla buona freschezza e acidità, con buona beva e un sottofondo minerale e sapido, non troppo persistente.

Passando al “Pineau d’ Aunis” 2022 si trovano spunti di chiodi garofano, pepe, note balsamiche, mentolate, eucalipto per una buona beva, fresco, buona acidità, mineralità e discreta sapidità, con un tannino molto leggero a chiudere.

Assaggio anche dell’autoctono Groslot 2022, nel quale troviamo sentori di rosa, bacche di goji, uno spunto incensato e di pietra bagnata; anche in questo caso è di ottima beva e con una buona freschezza; discreta mineralità e sapidità e un tannino molto leggero.

I due ultimi vini presentano rispettivamente undici e dieci e mezzo gradi alcol, una caratteristica che si ritrova nei vini dell’azienda Les Grandes Vignes, che non vogliono mai essere troppo corposi e “irruenti”.

Una conclusione con lo Chenin 2015 “Le Malabé”, con uve che vengono vendemmiate ad ottobre, quando sono intaccate dalla botrite. Vinificazione e affinamento avvengono in barrique per circa dodici mesi, momento in cui viene filtrato e si aggiunge un minimo di solforosa per evitare rifermentazioni. Al naso si presenta con sentori di mela cotogna, miele d’acacia, albicocca disidratata, frutta secca, noci, origano e una nota erbacea di sottofondo. Cento ottantacinque grammi zucchero che sono ben equilibrati al palato, dove entra comunque fresco, ha una ottima beva, buona spalla acidità, discreta mineralità, undici gradi alcol e buona persistenza.

Un ottimo inizio per tuffarsi nel mondo delle aziende dei Castelli della Loira grazie a Les Grandes Vignes e Jean Francois che merita la maglietta numero 274.

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