Con i ragazzi Ruggeri, Andrea e Ruggeri nell’azienda Ruge di Valdobbiadene (Treviso)

Appena sotto al paese di Santo Stefano, nel cuore di Valdobbiadene con i vignaioli indipendenti Andrea e Ruggero Ruggeri dell’azienda Ruge

05 Agosto 2023

Ci troviamo a Valdobbiadene, con vista dal basso sul paese di Santo Stefano, nell’azienda di Andrea e Ruggero Ruggeri, Ruge. Un cognome ben noto in questa zona, essendo il nonno dei due, fratello del più famoso Ruggeri, fondatore dell’omonima azienda. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un’azienda piuttosto giovane nel mondo del Prosecco, avendo iniziato questo progetto nel 2010, facendo uscire sul mercato le prime etichette nel 2011. Un’azienda che si è formata dalle ceneri di quella che un tempo era la realtà condivisa tra papà Vittore e lo zio, che oggi conta cinque ettari vitati, principalmente a corpo, tranne quello situato a Cartizze e un altro nella zona di Miane. La conduzione dell’azienda viene interamente portata avanti in famiglia, con Andrea che si occupa principalmente della vigna, oltre a fare lo stesso mestiere come consulente per aziende terze e Ruggero che gestisce gli aspetti di cantina e quelli amministrativi.

Per quanto riguarda i trattamenti che vengono effettuati, si cerca di essere il meno impattanti possibile, ritenendo però che il rispetto del disciplinare BIO in questa zona non sia praticabile, soprattutto in questo periodo dove i vigneti in zona sono fortemente colpiti dalla flavescenza dorata. Non si utilizzano diserbanti e i sottofila vengono rigorosamente lavorati a mano. Come anticipato, Andrea si occupa anche di consulenza per alcune aziende che hanno intrapreso la strada dell’allevamento di vitigni resistenti e, pertanto, è sempre alla ricerca di quella che può essere una strada futura per diminuire gli interventi, anche se questa tipologia sta iniziando a dimostrare le prime debolezze ed è necessario intervenire per salvaguardarle.

Nel 2022, che ricorderemo tutti per la sua siccità sono stati effettuati cinque trattamenti, mentre la problematica principale del 2023, che non ha lasciato molto scampo, è stata la grandine caduta a luglio.

In vigna si possono vedere piante che spaziano da un’età di vent’anni, fino a vigne dal tronco bello spesso che superano i cent’anni. Un’altra cosa che si può notare è la composizione dei filari, molto larga, come si era soliti fare un tempo, per coltivare nel mezzo qualche ortaggio o per produrre il fieno che serviva a nutrire gli animali. Il terreno nella zona circostante di Ruge è prettamente argilloso, ma, spostandosi a Miane, a quattrocento metri d’altitudine, si trova un substrato più magro e sabbioso.

Dando uno sguardo alla cantina, scavata sotto terra nel 2013, si possono trovare le autoclavi per la spumantizzazione, oltre che le vasche in acciaio per contenere le basi atte ad essere spumantizzate e due vasche di vetroresina, ereditate dal padre, ormai in fase di pensionamento. Qui l’uva arriva dopo essere stata vendemmiata a mano ed inserita in una tramoggia che la trasferisce direttamente in pressa, senza diraspatura. Le fermentazioni avvengono con lieviti selezionati (ormai quarant’anni fa proprio nella zona di Valdobbiadene) o spontanee, dipendentemente dall’annata e dalla sanità delle uve. La base tendenzialmente non si filtra, ma si preferisce una decantazione statica, prima di procedere alle seconde fermentazioni in autoclave che possono spaziare dai sessanta giorni, fino agli otto mesi per l’Extra Brut.

Una produzione di circa cinquantamila bottiglia per anno che si divide in: Verdiso fermo, poco meno di mille bottiglie; Prosecco DOCG Extra Brut, “Ruzero”, ottenuto da una selezione di uve di vecchie piante, duemila bottiglie circa di un zero grammi zucchero; BrutAnnuale”, anche in questo caso con uve da vecchie vigne, sei grammi zucchero; il più prodotto Extra DryPrimario”, circa trenta/trentacinque mila bottiglie, dodici grammi zucchero; Cartizze Dry, con diciassette grammi zucchero; un Metodo Classico, prodotto solo nelle migliori annate ed infine il Colfondo Essenziale IGT, poco meno di ottomila bottiglie. Il Colfondo è stato declassato ad IGT poiché nella DOC e DOCG non è possibile utilizzare il tappo a corona, un episodio che non ha intaccato negativamente le vendite, al contrario forse le ha fatte aumentare, grazie al trend positivo di questo vino, alla maggior curiosità del consumatore, essendo l’azienda Ruge anche parte dell’associazione “Colfondo Agricolo”.

Spostandoci nella sala degustazioni iniziamo ad assaggiare i vini Ruge, notando che il simbolo dell’azienda rappresenta due calici che incrociandosi formano una doppia lettera “G”, per richiamare il cognome Ruggeri. Direttamente dall’autoclave il DOCG Extra Brut, poiché le poco più di duemila bottiglie sono terminate e la nuova produzione è in imbottigliamento due giorni dopo la visita. Vino dai sentori di mela gialla, che si intrecciano con le erbe aromatiche, di mentuccia, note erbacee, di sambuco e una leggera nota ammandorlata. In bocca è fresco e diretto, con una buona mineralità, sapidità e discreta acidità; non ancora in perfetto equilibrio fa comunque trasparire la sua essenza in bottiglia.

L’unico vino Ruge che ha un’etichetta diversa è il ColfondoEssenziale”, che trova nella parte frontale la volpe del Piccolo Principe, mentre nella retro una frase dello stesso libro: “L’essenziale è invisibile agli occhi non si vede bene che col cuore”. Un 2021 che si apre al naso con una mela gialla, emerge il lievito, fiori bianchi secchi, delicati sentori di pasticceria e anche in questo caso le erbe aromatiche, la mentuccia e una nota di mandorla. Al palato entra pieno, ricco, con un buon corpo, minerale e abbastanza sapido, più persistente del precedente, ma comunque di beva. Si percepisce che è stata fatta la fermentazione malolattica, che Andrea precisa essere stata svolta in maniera spontanea e non indotta.

Una conclusione con un ospite d’eccezione, il Metodo Classico, prodotto nelle migliori annate (solo tre volte in dieci anni), con una base di uve della vendemmia 2013. Rimasto sui lieviti per centosei/centootto mesi, senza liqueur e rabboccato con lo stesso vino dopo la sboccatura si presenta con sentori di goccia d’oro, frutta gialla molto matura, note di miele, fieno, crema pasticcera. Al palato mantiene la spalla acida, presenta note salmastre, minerali, discretamente sapide, con un discreto corpo e discreta persistenza.

Con l’augurio di poter salvare la vendemmia 2023 e assaggiarne i frutti, maglietta numero 273 per Andrea e Ruggero.

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