Martin Merlak, un altro giovane vignaiolo nelle terre di Dolina, San Dorligo della Valle (Trieste)

Dopo aver scoperto la realtà di Rado Kocjancic un’altra piccola e giovane azienda vitivinicola rappresentata da Martin Merlak, nello stesso territorio di Dolina

01 Luglio 2023

Siamo sempre nella zona del Breg e, dopo una chiacchierata con il produttore Rado Kocjancic, passiamo la parola ad un altro giovane ed emergente vignaiolo, Martin Merlak.

Una storia che comincia dalle generazioni precedenti, nelle quali si è sempre prodotto vino per autoconsumo, infatti nonno Dimitri negli anni ’70 coltivava la vigna nella periferia di Trieste, a Servola, dove, per qualche anno, ha anche tenuto aperto anche l’osmiza. Negli anni 2000 papà Denis ingrandì l’area viticola con alcune vigne di proprietà ed in affitto, vendendo l’uva ad aziende terze. Solo dal 2010 la decisione di provare a vinificare per sé stessi. Oltre all’investimento riguardante la vigna, è stata riaperta l’osmiza, ricordando che per legge è possibile svolgere l’attività un giorno per ogni sessanta litri di vino prodotto, fino ad un massimo di sessanta giorni. Al contrario di un tempo, ai tempi nostri i prodotti che vengono venduti qui sono tassati.

Oggi troviamo alcuni vigneti sparsi “l’unico vantaggio è quello in cui dovesse grandinare, in questo modo si riuscirebbe a salvare parte della produzione”, per un totale di due ettari e mezzo, tra Sant’Antonio in Bosco, Bagnoli, una parte nella collina dove ci troviamo e vicino alla cantina, situata a Dolina, accomunati dalla presenza di flysch. Qualche anno fa è stato preso in affitto anche un terreno oltre confine, in Slovenia, precisamente ad Ospo, dove è piantata principalmente Malvasia. Oltre alle vigne, l’azienda di Martin Merlak possiede anche quattrocento piante di ulivo, di varietà Bianchera. L’idea è comunque quella di poter ampliare gli appezzamenti vitati; la settimana successiva alla visita è in programma un nuovo impianto di tremila metri a base di Malvasia e Refosco.

La conduzione dei vigneti rispetta quelli che sono i parametri del biologico, con rame e zolfo, lasciando tutto inerbito e lavorando solo il sotto fila. Non è ancora stata fatta la certificazione per un motivo semplicemente burocratico e di energie da dedicare a tutte le documentazioni e processi che ne conseguono.

In cantina si è cominciato a vinificare nel 2012 con l’aiuto di un enologo, per poi, dal 2017, interpretare questo processo con una mentalità che più apparteneva a Martin Merlak. Pur provenendo da un percorso di studi legato alla ragioneria ed economia, si è appassionato al mondo del vino e grazie ad alcuni corsi e all’avvicinamento ad alcuni produttori, “a basso impatto”, ha deciso di portare avanti una filosofia diversa da quella dei primi tempi. Le fermentazioni avvengono in maniera spontanea e la solforosa utilizzata è quella minima, indispensabile per mantenere una stabilità nel prodotto finale.

Se mi portavi a vendemmiare a sedici, diciotto anni lo vedevo come una rottura di scatole, ma dopo un anno chiuso a lavorare in ufficio, ho capito che non era quella la mia strada, ma preferivo stare in vigna”.

Oggi si producono circa tremila bottiglie per anno, anche se con la vendemmia 2022 si è arrivati a circa cinquemila. Le referenze sono tre, rappresentando le autoctone del territorio: Vitovska, Malvasia, Refosco. Per quanto riguarda i vini bianchi la macerazione è di cinque/sei giorni, talvolta anche di meno, dipendentemente dall’annata, mentre per il Refosco la media è di circa due settimane. Le fermentazioni sono spontanee, in tini aperti, quasi sempre senza il controllo della temperatura, anche se Martin ripete più volte che dipende dall’annata e dalla qualità delle uve. Fino a qualche anno fa per gli affinamenti si utilizzavano anche botti di legno usate, pensionate da due anni, preferendo l’acciaio. Ultimamente è stata acquistata anche un’anfora, bisognerà testarne i risultati!

Un territorio dove è da quasi mille anni che si produce vino, avendo trovato alcune testimonianze scritte datate 1270 che parlano di viticoltura nella zona del Breg.

Un assaggio in vigna della Malvasia 2020 di Martin Merlak, prodotta con uve che effettuano una macerazione di sei giorni in tini aperti di legno, fermentando in maniera spontanea. Il vino resta in affinamento un paio di anni tra barrique usate e acciaio, non subendo mai né filtrazioni né chiarifiche. Naso piacevole dai sentori di frutta disidratata, tra cui spicca l’albicocca, miele d’acacia, macchia mediterranea, spezie dolci, note iodate e uno spunto di foglia bagnata. In bocca entra sapido, fresco, abbastanza minerale, un’alcolicità bilanciata dalle parti dure che gli regalano una buona beva, sicuramente persistente.

Un veloce tuffo nel mondo di Martin Merlak a cui va la maglietta 267, curiosi di capire come saranno le evoluzioni di questa piccola realtà famigliare.

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