Una mattinata in vigna assieme ai produttori Rado Kocjancic e Martin Merlak per scoprire un altro volto del Friuli Venezia Giulia
01 Luglio 2023
Iniziamo il mese di luglio in vigna assieme ai produttori Rado Kocjancic e Martin Merlak, al confine tra Italia e Slovenia, in località Dolina, a San Dorligo della Valle. Dopo aver passato la città di Trieste e attraversato un grande oleodotto che rifornisce Austria, Germania e Repubblica Ceca, si arriva ad una collina vitata, che domina sul capoluogo della Regione.
Siamo nel cuore del Breg, con vista sulla Val Rosandra e il Monte Carso, dove a farla da padrone è il flysch, ossia la ponca che si ritrova sul Collio e Colli Orientali, marna e arenaria che infonde la tipica sapidità e mineralità nei vini. Qui tre produttori, Rado Kocjancic, Martin Merlak e Devan Sancin condividono, in affitto, un terreno di proprietà del demanio pubblico, di cento ettari, bosco compreso.
Parlando del primo protagonista, Rado, scopriamo che la sua famiglia ha da sempre prodotto vino e si è dedicata all’agricoltura, come molte altre di queste zone, che fondavano la loro attività nei pressi del fiume Rosandra, a metà delle colline che circondano la vigna. Un’attività che è durata fino ai tempi dell’industrializzazione, quando le campagne si sono svuotate, fare l’agricoltore era visto come un mestiere di serie B e la Regione cominciava ad espropriare alcuni terreni al fine di costruire fabbriche e industrie. A quei tempi il nonno di Rado, Romano, si è trasferito a Buenos Aires, per trovare miglior fortuna, come molti italiani. Tornati in Friuli, papà Vojko, si dedicò alla carriera di commercialista e, sulle sue orme, il figlio si è iscritto alla facoltà di economia.
Una strada che non gli apparteneva, volendo dedicarsi ad altro. Così nel 2000 c’è stata la possibilità di prendere in affitto i terreni dove ci troviamo, nei quali precedentemente c’era una stalla sociale dedicata all’allevamento di vacche da latte. Dopo aver lavorato due anni sul Collio e un anno in California, al fine di approfondire il mondo vitivinicolo, una partenza da zero, con i primi impianti di Malvasia e Vitovska, fino ad arrivare oggi ad avere circa cinque ettari vitati, di cui quattro in questo corpo unico e un altro tra San Giuseppe e Dolina, oltre a tre ettari di uliveto. La fortuna e talvolta sfortuna di quest’area è decisamente la bora che, nel primo caso aiuta la sanità in vigna, ma, se soffia in primavera c’è il rischio che possa “cimare naturalmente” le piante, non ancora così resistenti.
L’azienda Rado Kocjancic è certificata BIO e per quanto riguarda i trattamenti si utilizzano rame, zolfo ed alcune tisane a base di erbe officinali. Questa zona è soggetta alla problematica dell’oidio e da quest’anno a minacciare le vigne si è presentata anche la peronospora, malattia che non era di casa. Vengono effettuati anche dei sovesci periodici e, per le concimazioni, si utilizza solo letame di cavallo. È stato creato anche un impianto di irrigazione, essendo un terreno molto drenante che può causare uno stress idrico per le piante.
In vigna si può scorgere la Vitovska con i suoi grappoli spargoli e la sua capacità di adattamento alla bora grazie ai suoi numerosi viticci, che la fanno attaccare in maniera salda ai supporti.
La cantina è a pochi chilometri di distanza e, come per la vigna, anche nei processi di trasformazione delle uve si vuole essere il meno impattanti possibile, con fermentazioni spontanee, affinamenti che non vadano ad inficiare troppo sulla varietà e un giusto periodo di riposo del vino in bottiglia prima di commercializzarlo.
Le bottiglie prodotte sono circa ventimila per anno e si dividono in: “Brika”, che significa ragazza del Brda e toponimo della collina, una piccola produzione di Metodo Ancestrale a base Vitovska per due terzi e un terzo di Malvasia, rifermentate in bottiglia con l’aggiunta del solo mosto dell’anno successivo; Malvasia in purezza, Vitovska in purezza; “Brezanka”, un blend di diverse vigne a bacca bianca (che poi vedremo nello specifico); “Krogle”, vino rosso che prende il nome dal paese natale di Rado, a base di Refosco all’85%, 10% Merlot e 5% Piccola Nera, vino che matura per due anni in tonneau usati; “Pasik”, anche in questo caso toponimo del vigneto a Log, sotto San Giuseppe, un Moscato Giallo frutto di una surmaturazione dell’uva in pianta e un affinamento per due anni in barrique usate.
In mezzo alla natura, con vista su Trieste e sui monti nei quali si trovano diverse grotte sfruttate come rifugio durante la seconda guerra mondiale, assaggiamo due delle etichette prodotte da Rado Kocjancic. Una Malvasia Istriana 2021 le cui uve effettuano una macerazione di quattro giorni fermentando con lieviti indigeni per poi svinare e lasciare il vino per due terzi in affinamento in botti di rovere di slavonia e un altro terzo in acciaio. Un periodico battonage per poi andare in bottiglia prima della vendemmia dell’anno successivo. Al naso sentori di albicocca, pesca gialla, tiglio, note erbacee, spunto di mandorla e leggero confetto, miele, spunto speziato per entrare in bocca deciso nella sua sapidità, pieno, ben equilibrato, di buona beva, minerale, fresco e con una discreta persistenza.
Dal 2006 viene prodotto “Brezanska”, un vino ottenuto dalle uve di un vigneto centenario allevato a Malvasia, Vitovska e Glera, rispettivamente per infondere aromaticità, spalla acida e anche quantità con la produzione dell’ultima varietà. Testimone della produzione di un tempo che non puntava sul monovarietale, si vanta di avere un nome coniato nel 1700 dopo l’espugnazione dei francesi da questa vallata, celebrata probabilmente con un antenato di questo vino. Oltre alle tre varietà citate troviamo più di una decina di altre varietà quali: Friulano, Riesling, Sauvignon, Pinot Bianco, Ribolla, Klarnca, Pinela, Poljsakica, Malvasia del Chianti, Auxerrois e due varietà sconosciute, a piede franco, mai state censite e non certificate nella Banca Mondiale del DNA.
Le uve vengono vendemmiate in una sola volta, diraspate e lasciate macerare per una settimana per poi fermentare in maniera spontanea. Dopo un riposo di due anni in botte grande e tonneau troviamo un vino dai sentori di tiglio, gelsomino, ma anche pesca, miele, camomilla, per un sorso deciso, ricco di sapidità, buona acidità, minerale, fresco, con un buon equilibrio e persistenza.
Ringraziando Rado Kocjancic e passando la parola a Martin Merlak, maglietta numero 266!


