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mercoledì, 17 Aprile, 2024

A Maso Salengo con La dinamica Donna del Vino Giuseppina, Volano (Trento)

Maso Salengo, assieme a Giuseppina, donna del vino del Trentino Alto Adige, nella sua realtà famigliare nel paese di Volano

26 Marzo 2022

In piena Vallagarina, nel paese di Volano, finalmente a Maso Salengo in compagnia di Giuseppina, conosciuta lo scorso anno ad una masterclass delle Donne del vino Trentino Alto Adige.

Maso SalengoLa nostra chiacchierata comincia subito con gli aspetti più storici di questa realtà che trova le sue origini dal bisnonno di Giuseppina, il quale, già dagli inizi del ‘900, vendeva vino sfuso, principalmente Marzemino, che possiamo definire uno dei simboli di questa zona. La clientela allora era molta, grazie al ramo di edera che si posizionava sopra alla cantina, biglietto da visita della vendita del “vino fatto in casa”, ma forse anche attratta dalle sue sei figlie femmine.

Fu nonno Luigi ad ampliare l’attività, nel primo dopo guerra, sempre con la vendita dello sfuso concentrandosi anche su varietà come Cabernet, Pinot Grigio, Chardonnay, Merlot oltre al Marzemino. In quei tempi veniva prodotta qualche bottiglia da portare alle mostre, ma la svolta commerciale avvenne tra gli anni settanta e ottanta, con i primi imbottigliamenti nel ’69, e al timone dell’azienda il papà di Giuseppina, Beppino, con i fratelli. Fino a metà anni ’80 Maso Salengo era chiamata Raffaeli Luigi e Figli, ribattezzandola con l’attuale nome grazie al vicino maso nella zona dei Salenghi.

Maso SalengoOggi troviamo una realtà sempre di stampo famigliare, condotta da Giuseppina e dal fratello Paolo, che si dividono i compiti rispettivamente di campagna e cantina il primo e parte commerciale, accoglienza e burocratica la seconda, anche se, essendo una piccola realtà, ognuno è chiamato a gestire un po’ tutte le attività.

La nostra donna del vino proviene dal mondo della ragioneria e la passione per questo settore si è infusa nel DNA semplicemente stando a contatto con il padre e vivendo tutti i giorni questo ambiente, prettamente maschile. “Ricordo che a quattro/cinque anni andavo con orgoglio a consegnare il vino nei locali con mio papà!”. Il suo ingresso in azienda è stato quasi casuale, dopo la mancanza dello zio e la necessità di aiuto del padre nelle operazioni di campagna e cantina.

Nel mondo del vino un tempo c’erano praticamente solo uomini e lo spazio che si è ricava Giuseppina è stato tutto in salita, creandosi le proprie soddisfazioni, diventando il simbolo della parte commerciale e non di Maso Salengo.

Il lavoro mi ha formata a diventare quello che sono e far emergere quell’indole di stare a contatto con le persone, andare alle fiere, accompagnare gli ospiti nelle visite in cantina, anche se devo dire che oggi la burocrazia è diventata infinita e la parte di ufficio mi piace sempre meno”.

Gli ettari vitati sono sei, tutti nel comune di Volano, anche se in diverse zone quali sotto la ferrovia, con terreni più magri; nella parte più alta del paese con più presenza di ciottoli e scheletro; nella storica zona dei Ziresi (in dialetto ciliegi) dove a farla da padrona è una buona dose di argilla.

Gli impianti sono tutti a pergola, pur provando negli anni a tramutare alcuni appezzamenti a guyot, con risultati meno equilibrati, facendo tornare ad una forma di allevamento a “pergola spezzata”. Per quanto riguarda le lavorazioni in vigna si è scelto di non certificarsi BIO, essendo circondati da aziende che non seguono questo disciplinare, anche se a tendere la strada può essere quella della certificazione, pur essendo questa ancora lunga e non sapendo quando potrà essere portata a termine.

In Maso Salengo si crede fortemente nella lotta integrata: “Bisogna ricordare che il contadino è il primo a giovare dei trattamenti”.

Maso SalengoLa cantina è stata costruita negli anni ’80, sotto all’abitazione di famiglia, e conta principalmente tre diversi spazi: la zona degli acciai, dove affinano i vini della linea più classica nel quale si vogliono enfatizzare i profumi dell’uva e della sua fermentazione; la zona di vinificazione nella quale le uve vengono diraspate (tranne il Pinot Grigio) e, a seconda della varietà, pressate o lasciate macerare sulle bucce. Qui le fermentazioni si innescano tramite lieviti selezionati, per garantire la massima sicurezza del processo e si utilizza un ossigenatore se necessario, per evitare travasi superflui e l’eccessiva movimentazione del vino. In tutti i processi c’è un’accurata attenzione alle temperature e la curiosità, riguardante la fermentazione delle uve a bacca rossa, è che macerano e fermentano all’interno di vasche orizzontali con delle pale che ruotano più volte al giorno, al fine di estrarre tutte le componenti, dal colore, ai profumi, tannini e corpo. Il terzo ambiente è la barricaia, nella quale si trovano alcune barrique, botti grandi e botti da dieci ettolitri. Il legno conta diversi passaggi e non si vuole mai essere troppo invasivi e inficiare sulle caratteristiche naturali del vino, lasciando i quattro rossi che vi fanno un passaggio non più di un anno.

Maso Salengo negli anni si è dotata anche di una linea di imbottigliamento così da concludere tutto il processo in azienda.

La produzione è principalmente di vini rossi e il Marzemino è rimasto il simbolo che contraddistingue questa realtà oltre che della Vallagarina, producendolo in due versioni e non ci resta che assaggiarli entrambi.

Maso SalengoCominciamo con il Marzemino Classico 2019 che affina per quasi un anno in acciaio e almeno un anno in bottiglia, sottolineando la tendenza dell’azienda a lasciare i vini in bottiglia il più possibile, anche quelli ottenuti da uve a bacca bianca. Al naso spicca la parte floreale, con la viola mammola, i frutti rossi, lampone, frutti di bosco, note ematiche, un leggero pepe bianco, cioccolato; per una buona beva, minerale, fresco, con un leggero spunto amaro nel finale, attenuato dall’affinamento prolungato.

Un anno più anziano il fratello maggiore Marzemino dei Ziresi 2018, con uve provenienti dalla vecchia zona dell’Adige, toponimo dominato dalle piante di ciliegi che delimitavano gli appezzamenti, nome frequente nelle vecchie carte catastali.

Un po’ più timido al naso, la frutta in questo caso è più scura, frutti di bosco, confettura, liquirizia, tabacco; in bocca è minerale, aumenta l’acidità rispetto al primo, ma entrambi si distinguono per un tannino dalle caratteristiche estremamente delicate; non per niente una volta veniva chiamato Marzemino Gentile. Un 2018 che di certo può avere delle ottime prospettive.

Questo vitigno che rappresenta l’azienda e l’inizio della sua produzione viticola trova diverse interpretazioni a seconda del terreno in cui viene coltivato e dalle caratteristiche pedoclimatiche dei vari appezzamenti.

Uno spunto di storia del Trentino si ha con il terzo vino, il Rebo, che prende il nome da Rebo Rigotti, agronomo e genetista che nel 1948 ha dichiarato di aver preso il polline del Marzemino sui fiori del Merlot e piantando i vinaccioli delle uve impollinate per ottenere una nuova varietà. Dichiarazione che negli anni ’90 è stata sfatata, constatando che il padre non fosse il Marzemino, ma il Teroldego.

Per diciotto anni sono state coltivate diverse piante per poi scegliere il miglior incrocio, individuato nel 107/3, denominato, dopo la sua morte, con il nome di Rebo.

Maso SalengoUn vino che Maso Salengo lascia affinare per quasi un anno in tonneau e il 2018 aperto esprime sentori di frutti di bosco, fiori rossi, rosa rossa, violetta, leggero tabacco dolce, cacao, spezie dolci, spunti erbacei e di cuoio. Pieno in bocca, con una buona spalla acida, più minerale dei precedenti, avvolgente e di buona persistenza.

Dalle varie piante ottenute da Rebo Rigotti, ne fu successivamente selezionata un’altra, (incrocio 107/2), il cui nome questa volta è stato attribuito a suo fratello, Sennen. Dal 2007 Maso Salengo è l’unica realtà che lo vinifica e commercializza in purezza come IGT; un assaggio che porto a casa così da constatare quanto mi racconta Giuseppina: “consiglierei il Sennen per un consumo più immediato, essendo un vino che si esprime fin da subito, mentre il Rebo è per un consumatore più paziente, che aspetta che il vino esca un po’ alla volta nel bicchiere”.

Prima dei saluti il taglio bordolese, blend di Cabernet Franc, proveniente da viti di circa settant’anni, Cabernet Sauvignon e Merlot, anch’esse non troppo giovani. Queste sono tutte vinificate ed affinate singolarmente in vecchie barrique e ogni anno si decidono le percentuali per formare il blend da imbottigliare.

I principali sentori sono di frutta sotto spirito, mora, prugna, rosa essiccata, frutta passa, note terrose, sottobosco, chiodi di garofano, tabacco da pipa, bastone di liquirizia, pepe, goudron, note eteree. In bocca è pieno, corposo, ricco di mineralità, discreta spalla acida, con un finale tannico, buona mineralità.

Maso Salengo

Curioso di assaggiare l’accattivante Sennen per Giuseppina maglietta numero 156!

 

 

 

 

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