Masot, una giovane azienda situata a Sarmède, a pochi chilometri dal Bosco del Cansiglio
20 Febbraio 2021
Il prezioso consiglio di Alessandro, dell’azienda Boschera Winkler, mi porta a conoscere Andrea e la sua realtà vitivinicola: Masot.
Il giovane Andrea, laureato in enologia a Conegliano, mi accoglie nella sala degustazioni e mi racconta la storia dell’azienda che conduce assieme al fratello Daniele e alla sua famiglia.

Una realtà, che come molte altre, ha da sempre prodotto uva e vino da vendere sfuso; il nonno di Andrea infatti produceva circa 200 ettolitri ogni anno e li vendeva casa per casa.
Dai racconti del nonno in quegli anni la famiglia riusciva a sostentarsi autonomamente, con dieci vacche, la produzione di vino e mais, mantenendo e “mandando a studiare” quattro figli.
L’unico a dare una discontinuità alla produzione del vino è stato il padre di Andrea, nato ai tempi dell’industrializzazione, tempi in cui l’idea di sostenersi con l’agricoltura era sempre più difficile da immaginare.
Nel 2015 la trasformazione e l’inizio dell’imbottigliamento, prima tre etichette di prosecco ed ora in evoluzione con l’aggiunta di nuove referenze.
Oggi troviamo una realtà che conta circa venti ettari nell’arco di qualche chilometro e produce 35.000 bottiglie per anno, con un potenziale di crescita elevato, anche se non si vuole bruciare le tappe.
Dal 2018 è stata creata la nuova cantina e tutte le lavorazioni sono interne, dal 2020 inoltre è stata ottenuta la certificazione BIO.
Il terreno nella parte più collinare è prevalentemente argilloso con un fondo di roccia calcarea, mentre verso il centro del paese, di origine alluvionale, è più limoso con una maggior presenza di depositi.
Circa venti metri di argilla e, dopo i primi tre, questa prende delle tonalità che si avvicinano al grigio/blu; non ricevendo ossigeno l’argilla subisce, infatti, una riduzione, come il vino, e cambia colore e conformazione: una terra con cui si possono fare mattoni.
I trattamenti sono a base di rame e zolfo, viene effettuato moltissimo sovescio e dalla prima volta in cui è stato effettuato, circa sette anni fa, il terreno ha cambiato identità, arricchendosi di sostanza organica e batteri che lavorano in maniera più favorevole alla vigna. Quando necessario viene distribuita della sostanza organica proveniente da vacche da latte, del cugino allevatore. Una gestione dei vigneti sicuramente più elaborata e dispendiosa soprattutto in tempo ed energie, che però porta a dei risultati migliori e ad una soddisfazione maggiore nel produrre vini di qualità.
Il nome Masot è il soprannome di famiglia; a Sarmède, infatti, vi erano principalmente due cognomi e per distinguere le famiglie venivano attribuiti dei soprannomi identificativi: Masot, per l’appunto, significa piccolo proprietario terriero.

A farla da padrone nella produzione è il prosecco, con i suoi nove ettari di Glera, a seguire le varietà internazionali come Pinot Grigio e Chardonnay, che però non vengono imbottigliate. Molto interessante il lavoro di recupero delle varietà autoctone Boschera e Verdiso, che dal 2018 trovano spazio tra le etichette dell’azienda.
Oltre alla rivalutazione delle uve di territorio, uno sguardo ai vitigni resistenti Piwi: Souvignier Gris, una scelta dettata anche dalla poca altitudine compresa tra i 100 e i 180 metri, non favorevole al Solaris.
I tre prosecchi prodotti spaziano da un Extra Brut ad un Brut all’Extra Dry, tutti a base Glera. Il Verdiso, invece, lo troviamo in versione sia ferma sia frizzante; un vino ritenuto esile da molti, ma è proprio questa la caratteristica principale che lo fa distinguere dalla massa, un vino dalla spiccata acidità e i sentori floreali che lo rendono unico nella sua semplicità.
La Boschera, riposa per un 50% in legno di acacia per un anno e per la restante metà in acciaio, per poi essere assemblata e messa in bottiglia.
Una varietà dalla buccia spessa e con una pianta che deve essere bilanciata nella sua vigoria, cercando di non lasciar troppa vegetazione e troppi grappoli altrimenti il rischio è quello di perdere il controllo del corretto grado di maturazione.
Un rosato di Manzoni, prima di passare all’unico rosso disponibile da quest’anno. Uno charmat prodotto con il Manzoni Moscato o Incrocio Manzoni 13025, un incrocio tra Raboso Piave e Moscato d’Amburgo, una varietà che va aspettata finchè il Moscato non attenua la sua aromaticità e diventa più balsamo e speziato, equilibrandosi con i sentori tipici del Raboso.
Passando all’unico rosso di casa troviamo un Taglio Bordolese da uve Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e l’aggiunta di Marzemino, uve ripiantate per la produzione di questo vino appartenente alla DOCG Colli di Conegliano.
Un vino che, secondo disciplinare, deve riposare almeno 24 mesi tra legno e bottiglia prima di essere commercializzato.
Una curiosità che riguarda le etichette; queste prendono spunto dallo stile dell’artista Stepan Zavrel, un rifugiato politico Ceco che ha trovato dimora proprio a Sarmède. Un artista che per costruirsi la casa, dal cui bagno nelle giornate limpide si vede Venezia, chiedeva la manodopera degli amici in cambio di alloggio.
Lo stile di Zavrel era quello di riprendere le fiabe e le storie fantastiche che si raccontavano ai bambini ed immortalarle affrescando mura e tele, da qui una frase che identifica l’azienda Masot in “Fiabe di Vino“.
A Sarmède, ogni anno, viene organizzata una mostra d’arte dove i primi anni venivano esposte le opere dell’artista mentre, da qualche tempo, ospita opere artisti da tutto il mondo.

Un giretto in cantina, dove trovano posto le autoclavi, oltre ad alcune barrique ed il magazzino. Una cantina moderna e dalle capacità di vinificazione elevate che farà sicuramente parlare di sè negli anni, con etichette già consolidate e le sperimentazioni che Andrea continuerà a fare, sperimentazioni che sono il motore per andare avanti in questo lavoro.
Una ricarica di alcune bottiglie dell’azienda così da poterne assaggiare i vini e si riparte, solo dopo aver regalato la maglia numero 14 ad Andrea.



