Molino dei Lèssi, un lunedì passato in compagnia di Emma Clauser, Lavis (Trento)

Molino dei Lèssi, un lunedì passato in compagnia di Emma Clauser, tra storia e assaggi dei vini prodotti in questa piccolissima nicchia trentina

18 Ottobre 2021

Molino dei LessiUn tardo pomeriggio di un lunedì di ottobre mi porta a conoscere Emma Clauser nella sua azienda Molino dei Lèssi in località Sorni, frazione del paese di Lavis.

La Paganella che svetta facilmente riconoscibile con le sue antenne ha pian piano “rubato” gli ultimi spiragli di sole della giornata, ma c’è stato comunque il tempo di dare uno sguardo all’unico filare di vigna adiacente all’abitazione e cantina. Emma mi racconta che un tempo i filari erano quattro, tutte piante di Chardonnay, poi sostituite dal Lagrein ed infine re-innestate con piante resistenti di Johanniter.

Gli appezzamenti che oggi compongono Molino dei Lèssi sono principalmente in due zone, Val di Cembra e nelle colline sopra Sorni, per un totale di circa un ettaro. Rispetto allo Chardonnay e al Cabernet, che un tempo erano i protagonisti, oggi gli appezzamenti si dividono in Johanniter, nella valle, mentre in collina è in atto un sovrainnesto di uve rosse resistenti.

Molino dei LessiUno sguardo anche alla cantina, ricavata sotto all’abitazione, dove la produzione è sospesa dal 2018 in attesa di riprendere i processi e ripopolare gli ambienti di cantina e bottaia riscaldata, ambiente ideale anche per fare cene e degustazioni. Molto curioso trovare un albero di corbezzolo proprio al di fuori della cantina, una pianta sicuramente più tipica del sud Italia, indicatore di un clima che si avvicina a quello mediterraneo.

La storia di questa piccola realtà nasce nei primi anni ’80 quando Emma ed il marito Enzo hanno deciso di cercare una casa per le vacanze nel relax delle colline trentine, volendo passare dei momenti di tranquillità rispetto alla vita frenetica che conducevano nella città di Bolzano.
Un tempo la strada che oggi si vede asfaltata e ben percorribile per arrivare alla cantina non esisteva e si interrompeva al vicino Maso Poli, dopo di che cominciava una strada impervia e sterrata con un cartello che indicava il nome Valle dei Morti.

Molino dei LessiLa prima uscita della coppia per visionare la casa non andò proprio a buon fine, fermandosi al cartello dal nome poco rassicurante.
Superato questo scoglio l’acquisto del Maso Rosabeno fu, in seguito, portato a termine e il restauro avvenuto in maniera graduale, anche a causa delle concessioni comunali che si sbloccavano anno dopo anno.
La casa per le vacanze si è trasformata dopo poco tempo nell’abitazione principale, grazie all’amore per il posto, l’ospitalità delle persone e il clima più rilassante del caos cittadino.

Il luogo, attorniato dai vigneti, fece iniziare anche Emma a coltivare questa passione, recuperando i già citati quattro filari vicino il maso, condotti assieme all’aiuto di un vicino di casa che la supportava nelle lavorazioni.

La voglia di imparare le tecniche di questo lavoro l’hanno portata a San Michele all’Adige, dove ha potuto seguire le lezioni più pratiche (assieme ai ragazzini) dell’istituto enologico.

Lasciavo mia figlia a scuola, correvo a San Michele, poi finivo le lezioni e andavo a recuperare mia figlia

Molino dei LessiGli studi non si sono fermati con l’ottenimento del diploma, ma a cinquant’anni è stata anche conseguita la laurea in enologia nella stessa scuola, con due semestri svolti anche nella prestigiosa scuola tedesca di Geisenheim.

La conduzione delle vigne, ampliate con l’acquisto degli appezzamenti nelle due zone già citate, cominciò quasi da subito con l’idea del biologico che, a quei tempi, era quasi un tabù e non si studiava di certo sui libri di scuola. La conoscenza con un vignaiolo atesino, fratello del Loacker dei biscotti e patron dell’azienda Santa Maddalena, ha fatto esplorare ad Emma alcune tecniche innovative nella conduzione della vigna e nella produzione del vino.

“Ricordo che sono stata con lui tutta una giornata a lavorare incessantemente e non mi ha dato né da mangiare né da bere, ma sicuramente la spinta giusta per portare avanti una nuova strada nella produzione del vino”.

Il lavoro, tutto svolto a mano, prevedeva trattamenti di rame e zolfo con un inerbimento spontaneo che negli anni ha trovato dimora per diversi fiori e botaniche.

Parlando di botanica Emma, ha acquisito dalla famiglia la passione per la raccolta di erbe spontanee, che destina a cene e degustazioni con cuochi del territorio e non, organizzando escursioni dedicate al riconoscimento delle erbe selvatiche commestibili. Grazie a questa passione ha scritto anche un libro che porto a casa con estremo piacere “Le Erbe dei Nostri Campi”.

Oggi con l’innesto di vitigni resistenti i trattamenti si sono ridotti a zero, mentre gli aspetti legati alla biodinamica, intrapresi in via sperimentale, sono stati abbandonati quasi in partenza, a causa dell’enorme dispendio di energie, che non giustificava i risultati.

Nel mettere insieme le varie tecniche di conduzione della vigna Emma è arrivata a concretizzare un approccio legato alla permacultura. Un modo diverso di concepire la viticoltura, dando spazio a tutti gli esseri favorevoli alla pianta e giovandone il più possibile il naturale ciclo di vita. Trattamenti limitati (portati a zero con i nuovi impianti resistenti), solo potatura secca, nessuna sfogliatura e cimatura, questa la principale ricetta per non dominare la vigna, ma per favorire il suo decorso.

Un percorso fatto di esperimenti e diversi errori, mettendosi in discussione e avendo sempre l’umiltà di tornare indietro per non ripetere gli sbagli. Un investimento di tempo nel vivere la pianta e la natura, così da capire quando è ora di intervenire, in un approccio armonico con la natura.

Dalla pianta alla cantina con una vendemmia nella quale le uve venivano raccolte manualmente e portate di mattina presto in cantina per essere lavorate in un clima in più fresco possibile.

Il vino bianco prodotto da Molino dei Lèssi un tempo era un blend di Riesling, Incrocio Manzoni e Joannitter, mentre dal 2014 si è scelto di vinificare solamente il Johannitter in purezza. Le uve venivano messe in pressa intere, lasciate ossidare e fatte fermentare con le fecce più grosse in contenitori d’acciaio. Dopo un primo travaso un risposo sulle fecce fine, con alcuni battonage, fino all’ultimo travaso e un pizzico di solforosa (definita effetto placebo), una leggera filtrazione, per poi andare in bottiglia ad agosto dell’anno successivo alla vendemmia.

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Le uve a bacca rossa, che un tempo erano principalmente di Cabernet Sauvignon venivano diraspate e lasciate a contatto con le bucce quanto necessario, dipendentemente dalla qualità dell’uva, alcune follature manuali e rimontaggi. Dopo la svinatura l’affinamento in legno misto nella barricaia dove svolgevano una fermentazione malolattica spontanea. Dopo almeno due anni di riposo un lungo affinamento in bottiglia.

La lunghezza dell’affinamento è sempre stata decisa dagli assaggi: l’anno scorso per esempio, è stato immesso nel mercato il Cabernet 2005, dopo aver venduto le annate 2009, 2010, 2011.

Il Cabernet Sauvignon in purezza ha lasciato lo spazio ad un taglio di quest’uva con il Lagrein, nel vino dal nome “Due Rubini”, con delle percentuali di quest’ultima uva che sono aumentate via via nel tempo assestandosi ad una percentuale del 20%.

Per un paio di anni è stato prodotto anche un Rosato di Cabernet Sauvignon, un vino longevo e ben riuscito, di cui, ahimè, non ne è rimasta più una bottiglia.

Approfondendo il nome dell’azienda, questo agli inizi era Torresella, riprendendo il nome della vecchia via che conduce alla zona dei Sorni, cambiato poi in Molino dei Lèssi, dopo aver acquistato un vecchio mulino in Val di Cembra. Il nome Lèssi proviene dal capostipite della famiglia che ne possedeva la proprietà, Alessandro.

Molino dei LessiDopo una lunga chiacchierata apriamo due bottiglie, rispettivamente di Johanniter 2017 e Cabernet Sauvignon 2005. La produzione negli anni era tra le cinque e le sette mila bottiglie.

Il Johanniter 2017 Molino dei Lèssi si presenta al naso con sentori di frutta matura, mela, albicocca, ma anche fiori di biancospino, leggero fiore di sambuco, timo e note di pietra focaia che fanno tendere ad un principio di idrocarburo.

Molino dei LessiIn bocca un’ottima acidità, sapido, ricco di mineralità, elegante e con una discreta persistenza; un bicchiere invita al successivo, nella sua “semplicità di beva. L’etichetta è stata disegnata dal marito Enzo che, oltre alla carriera di pilota di aerei ed elicotteri si diletta come caricaturista. La scelta è ricaduta su due gatti stilizzati, in clima di festa, gatti che si riuniscono all’interno degli spazi del maso e sono diventati il simbolo di Molino dei Lèssi.

Un salto indietro nel tempo di ben sedici anni ci ha portato a stappare un Cabernet Sauvignon del 2005, vestito da un’etichetta più classica, opera di Gustavo Dorè che raffigura due persone intente anche in questo caso a brindare allegramente.
In perfetta forma nel duo colore rosso rubino, senza alcuna nota aranciata, sprigiona sentori di frutta rossa matura, mora, gelso, con una tendenza a sentori verdi, di peperone, alloro, note speziate di pepe nero, fino ad arrivare a sentori terziari di tabacco, cuoio, smalto e note eteree.
In bocca è fresco, verticale e teso, pieno, minerale, ricco di acidità e decisamente persistente, con un tannino ancora ben presente, che però trova il suo equilibrio e piacevolezza.

Il segreto della straordinaria durata dei vini viene individuato da Emma nelle tecniche di coltivazione e non di certo nei processi enologici di cantina, un ambiente ed attività a cui non si è mai legata particolarmente.

Molino dei LessiMolino dei Lessi è un’azienda che sta cercando il suo futuro, per continuare a produrre i vini nella modalità in cui ha preso vita e si è consolidata negli anni. Una ripartenza dopo lo stop dettato dalla pandemia che vuole individuare qualche giovane volenteroso e innamorato di questo mestiere.

Sicuramente ci sarà l’occasione di ritrovare Emma e la sua azienda, organizzando magari qualche degustazione di vecchie annate. Per il momento un grazie di cuore per la bella chiacchierata e gli assaggi; per lei maglietta numero 95!

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