Monte dei Ragni, chiacchierata Vis a Vis con Zeno Zignoli, Fumane (Verona)

Monte dei Ragni, assieme a Zeno Zignoli tra realtà, filosofia e la scoperta della sua piccola azienda in Località Marega di Fumane

22 Gennaio 2022

L’incontro con Zeno Zignoli, che conduce l’azienda Monte dei Ragni, dopo le presentazioni si apre subito con una frase emblematica, che fa capire fin dalle prime battute l’entità filosofica della chiacchierata “l’agroindustria fa merci, ma il lavoro del contadino è fare cibo”.

Monte dei RagniIl ritrovo è nella sala degustazioni adiacente alla cantina, all’interno di un piccolo borgo in località Marega di Fiumane, in Valpolicella, un territorio dove negli ultimi tre anni sono nate più di cento nuove aziende.

Nato come perito agrario il percorso di studio di Zeno non si è mai fermato, un percorso personale che è cominciato con l’avvicinamento alle pratiche biologiche nel 1987, per poi, nel 1991 avvicinarsi ai primi rudimenti della biodinamica, volendone sperimentare e toccare con mano i risultati.

Il protagonista di questa storia è stato uno dei fondatori di una delle prime aziende agricole BIO nel Veneto, assieme ad alcuni amici, con i quali si decise di “occupare” le terre agricole abbandonate o mai coltivate, appartenute al demanio (grazie ad una legge regionale che lo consentiva). Progetto nel quale ha partecipato tra i dodici e i tredici anni, quando il concetto del BIO non era ancora cosa conosciuta e le persone scappavano in cerca di lavori, dal loro punto di vista, migliori, che coltivare la terra o pascolare le capre.

La storia di Monte dei Ragni supera, ormai, i vent’anni e l’anno di arrivo di Zeno in questa località è il 1997, condividendo il progetto con la moglie Antonella, che proprio lì vi è nata e cresciuta.

Il nome evoca il cognome della famiglia di Antonella, “Ragno” e le ricerche su queste terre hanno dato luce ad alcune mappe napoleoniche in cui sorgeva la vite; terre rese lavorabili dai padri, nonni, bisnonni e avi che hanno costruito, con non pochi sacrifici, quelli che sono i terrazzamenti che troviamo oggi, con muretti di pietra definiti “marogne”.

Monte dei Ragni ha cominciato fin da subito a vinificare, grazie ai frutti dei due ettari vitati della proprietà, producendo circa cinquemila bottiglie per anno, numero che non ha visto mutamenti al rialzo, per la volontà di non crescere e poiché: “non credo nel signor mercato, tutti ne parlano, ma nessuno l’ha mai visto, pur avendo più richieste della disponibilità di bottiglie che produco”.

Monte dei RagniUn viaggio fatto di sforzi, prove, tentativi e nell’applicare diversi approcci, capendo quello che può essere migliore, dedicando tempo sia alla vigna sia in cantina, prevenendo eventuali problematiche, evitando di correggerle.

La partenza di questo percorso è stata segnata dall’umiltà dalla famiglia natale di Zeno, la quale non aveva niente, neanche la terra e “quando si impara a non avere niente non si necessita di niente”. “Parto dal concetto che quello che hai lo puoi perdere, ti può venire rubato o può sparire a causa di un cataclisma. Non avere, ma sapere! Quello che sai non te lo porta via nessuno e questa è l’unica cosa che per me vale la pena…Quello che dico io è giusto per me”.

Lo studio è una costante nella vita di Zeno, il quale si trova distante dallo stile scolastico attuale, dove ti viene imposto di imparare concetti per un giudizio, ma dal suo punto di vista dovrebbero essere insegnati metodi che possano sviluppare un senso critico e di conseguenza delle menti pensanti.

La stessa filosofia viene trasmessa ai figli, ritenendo corretto che dopo i cinquanta/sessant’anni le persone debbano farsi da parte per lasciare il posto ai giovani, permettendogli di sognare, emozionarsi e di poter apprendere più nozioni possibili.

Monte dei Ragni commercialmente ha trovato il suo riconoscimento iniziale all’estero, per poi consolidare il mercato italiano e non avere le bottiglie necessarie per soddisfare le richieste, che avvengono di anno in anno ormai su prenotazione. Un aneddoto per sottolineare le attenzioni rivolte dal mercato estero è stato l’arrivo, qualche anno fa, di una macchina di importatori cinesi a Fumane e, chiedendo informazioni di dove fosse l’azienda al benzinaio del paese, questo non ha saputo rispondergli. Un vino arrivato in Cina, non si sa in quale modo non facendo pubblicità o fiere, che nei primi anni era sconosciuto anche alle persone locali.

Il vino qui non viene fatto per crescere o arricchirsi, ma come modo di vivere che entusiasma ed interessa Zeno, nelle sue sfaccettature e come risultato di un percorso lungo più di vent’anni e assolutamente non giunto al termine.

Oggi l’azienda Monte dei Ragni è composta da sei ettari di cui due di vigneto (compreso tra i duecento e i quattrocento metri s.l.m.) due con alberi di ulivo, uno di ciliegi e altri alberi da frutto misti tra cui: mele, pere, cachi, fichi, melograni, susine, prugne, noci, noccioline; “tutte varietà antiche e poco performanti; le mie ciliegie sono ciliegie no albicocche e le mele sono mele no meloni”.

Oltre al vino, vengono prodotte marmellate, ortaggi, succhi, giardiniere nell’ottica di ottenere una produzione cinque volte maggiore di quanto è necessario alla famiglia, per poi vendere quello che non serve alla famiglia per sfamarsi e vivere. Se dai guadagni avanza qualcosa vengono comprate parti di bosco, già presente tra le proprietà e considerato la forma di vita più performante in assoluto su tutto il pianeta. Un ecosistema energetico che non trova rivali nella sua crescita ed equilibrio, basato tutto sulla fotosintesi, e luogo di armonia tra più specie animali e vegetali. “Partendo dal concetto di non volerci ampliare, riteniamo che in agricoltura sia necessario fare il meglio nel posto giusto e non ha senso piantare la vigna dove vuoi tu, per poter sfruttare la terra e ampliare la produzione, magari dove c’è molta umidità, che di conseguenza necessita un maggior impatto in termini di trattamenti”.

Dal 2008 in vigna vengono usati cavalli e asini per le principali lavorazioni, mentre i trattamenti si effettuano con il trattore, cercando di consumare il meno possibile, ma neanche di “scassare” i cavalli, oltre al fatto che con un mezzo meccanico si garantisce un trattamento più uniforme. I bassi dosaggi di rame e zolfo sono compensati da prodotti come achillea, tarassaco, camomilla, oltre ai preparati biodinamici da cumulo e da spruzzo ed altri composti tra cui l’ortica macerata, in dosi limitate.

Nell’ottica di inseguite le tecniche di fitoterapia ci si scontra con i fattori burocratici che non permettono l’omeopatia sulle piante. “E’ corretto che ci siano degli impedimenti legali, per proteggere le persone dai danni che creano gli abusi di trattamenti, ma non è possibile che se fai qualcosa di migliorativo ti becchi una multa; per difendere l’incolumità generale si entra nel paradosso”.

Tutti quelli che adoperano il veleno per trattare non sono mai andati a vedere come si fa senza, non è una critica dettata dalla cattiveria, ma una questione culturale, poiché informandosi e studiando è possibile capire come evitare alcuni impatti dannosi”.

I vigneti, che si dividono in quindici appezzamenti, sono ben protetti dai boschi, almeno per il 70%, mentre la produzione del restante 30% non si utilizza nelle vinificazioni di Monte dei Ragni, essendo piante di confine e più esposte ai vicini di vigna.

Tutti i terreni sono “promiscui” e non trovano una monocoltura, ma un minimo di tre colture diverse, con diverse altezze, dimensioni, radici e dando importanza anche al fattore cromatico. Tra le proprietà sono presenti alcuni appezzamenti di prato, per cui Zeno è stato da sempre deriso, non avendo piantato vigneti, fonte maggiore di reddito. “Il prato bilancia l’ecosistema e trova la sua spiegazione in un concetto legato all’equilibrio delle proprietà di un tempo: nelle vecchie masserie vi era una mucca ogni ettaro, oppure dieci pecore, o quindici capre, o quaranta conigli o cento galline, ma era necessario lasciare un terzo dell’ettaro con l’erba che serviva da nutrimento per gli animali”.

Anche oggi, oltre ad asini e cavalli vengono allevati anche conigli e galline.

Il ricordo va alla mamma di Zeno che ogni tanto gli ripeteva: “già siamo poveri, perché dobbiamo mangiare anche male? E sulla base di questa interrogazione ho scelto di produrre cibo e non merce per soddisfare una comunità, soddisfo il fabbisogno della mia famiglia e poco più. Voglio mettermi in condizione di poter scegliere e conoscere le cose che mangio e non passare metà della vita a curarmi!

Monte dei RagniL’agricoltura convenzionale secondo Zeno non esiste, perché non c’è stata convenzione alcuna tra agricoltori e consumatori, mentre considera la biodinamica nel suo significato di equilibrio, non è una lotta né una difesa, ma un semplice andare d’accordo tra le specie presenti in un ecosistema.

Si studia per uscire dall’ergastolo dell’ignoranza e quando hai un problema con l’ignoranza non sai neanche da dove partire per uscirne, mentre con la conoscenza puoi analizzarlo dal punto di vista critico e tentare di risolverlo. Chi lavora per il denaro magari non sa neanche la differenza tra denaro, banconota, carta moneta, oppure tra salario o stipendio. Sono convinto altresì che se solo l’1% della popolazione mondiale è considerata ricca, qualcosa nel sistema non funziona. Forse sarebbe il caso di imporre un limite alla ricchezza!”

Dopo una lunga chiacchierata andiamo ad esplorare la cantina sottostante, dove sono presenti contenitori ricavati da elementi naturali come il legno e la terracotta, dove il vino fermenta ed affina, e alcune vasche in acciaio. I vini prodotti sono quattro, un Amarone, Valpolicella, un Bianco, un Rosato, oltre ad un’etichetta particolare che esce dopo vent’anni (le prime bottiglie saranno disponibili dal 2028).

Le uve macerano, fermentano ed affinano in legno o terracotta e in questi contenitori si stabilizza naturalmente grazie al tempo, con i giusti travasi, senza l’ausilio di pompe; “ho l’impressione che anche da uve buone se si usano le pompe si ottengono vini mediocri, questa categoria si divide in quelle che non vanno bene e quelle che vanno male”.

Nel processo di vinificazione si parte dal concetto di prevenire eventuali problematiche, senza dover poi trovarsi a correggerle, sostenendo che il vino difettoso non sia più vino e non è di certo un indice di naturalezza.

Monte dei RagniIn cantina c’è stato un percorso durato anni per arrivare ad affinare sempre più le tecniche che portano l’uva in bottiglia, pur con sbagli e tentativi falliti, ma mai con pressapochismo e sempre studiando con dedizione.

Non mi impedisco l’uso moderato della solforosa, pur utilizzando solo uve sane!

Il vino in Monte dei Ragni viene prodotto con molta manodopera, tempo e senza l’uso di tecnologia, studiando continuamente perché “il vino si fa con il naso e con le mani, non con i pulsanti!

Una piccola digressione porta alla mente “il paradosso del pescatore” e questa storia è sicuramente affine alla filosofia di Zeno: il famoso racconto narra di un pescatore che avrebbe potuto prendere una barca, assumere dei dipendenti ed arricchirsi, ma ha preferito pescare ogni giorno i pesci per soddisfare il suo fabbisogno e quello della sua famiglia, anche perché quella era la cosa che gli piaceva fare, lo appassionava, lo divertiva.

Fare vino non è un lavoro è un modo di vivere, è entusiasmante, è una figata”. “A me diverte vedere il culo del cavallo quando lavoro!”.

Anche il figlio di Zeno supporta il padre in azienda, pur incentivato a viaggiare e scoprire il mondo, arricchendosi di conoscenze utili al suo percorso e a suoi sogni. Un giorno l’azienda potrà essere condotta da lui e sicuramente il padre non vuole che ne venga fatta una bella o brutta copia, ma piuttosto vuole favorire un progetto personale, che possa identificare la filosofia e personalità del figlio.

Monte dei RagniAhimè purtroppo il vino in azienda è esaurito, tema preannunciato, e non c’è stato modo di assaggiare neanche un goccio di questa filosofia, ma prima o poi capiterà il momento.

Con la promessa di conservare una bottiglia Monte dei Ragni che andrò a prendere in cantina, maglietta numero 133 per Zeno!

 

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