In località Pradis, frazione di Cormons, per scoprire il mondo di Paolo e Veronica, nell’azienda che porta nome e cognome del primo protagonista Paolo Caccese
11 Marzo 2023
Un pomeriggio con Paolo Caccese e Veronica, con cui porta avanti l’omonima azienda fondata ufficialmente negli anni ’70 del secolo scorso.
Ci troviamo sul cucuzzolo di una collinetta in località Pradis, frazione di Cormons, con una vista a trecentosessanta gradi sulle bellezze friulane. Il contesto è quello di una vecchia casa colonica del ‘700 restaurata con tecnologie moderne per ottimizzare aspetti energetici o idrici, senza snaturare quella che era la conformazione originaria della casa. Un luogo dal fascino dell’epoca, immerso tra le vigne, che racchiude non poca storia e, per ascoltarne i dettagli narrati da Paolo Caccese, ci rilassiamo all’interno della sala degustazioni, ricavata nella vecchia stalla
Un racconto che comincia nel 1885, anno di nascita di papà Francesco, originario di Montecalvo Irpino, cittadina in provincia di Avellino, il quale a trent’anni fu mandato a combattere “per onor di patria” sul Carso friulano. Dopo il primo conflitto mondiale Francesco ebbe alcune esperienze politiche, “negli anni in cui i deputati prendevano solamente un rimborso spese per i viaggi verso Roma e non onerosi stipendi”. In seguito alla seconda guerra mondiale si stabilì in Friuli, innamorato di queste terre e nel 1952, viste le pregresse esperienze politiche venne chiamato dal prefetto di Gorizia come incaricato come commissario prefettizio per la gestione di Villa Russiz, abitazione che ospitava persone meno fortunate, come disabili, orfani, ammalati. Nel 1954 è stata acquistata la collinetta in cui ci troviamo oggi, con la casa che un tempo era pericolante, iniziando fin da subito un percorso di restauro e piantando qualche vigna nei terreni circostanti. Dopo la sua scomparsa nel 1969 il figlio Paolo, allora ventunenne studente di giurisprudenza, iniziò ad alternare il suo lavoro in uno studio legale a quello della coltivazione della vigna, attività che svolgeva fin da ragazzino, supportando il padre in campagna.
Dopo soli tre anni di carriera togata, capendo che la viticoltura lo appassionava molto di più, la decisione di dedicarsi all’attività vitivinicola a tempo pieno. Un inizio dettato dalla vendita delle uve, fino alle prime vinificazioni e la commercializzazione di vino in damigiana. Le prime bottiglie, imbottigliate con un centro mobile, nel 1976, sono state precisamente di Tocai, Malvasia, Merlot e Cabernet Franc. I due ettari e mezzo raddoppiarono nei primi anni ’90 con l’acquisto di altri tre ettari vitati da un vicino di casa, nei quali si trovavano già piantati Riesling, Traminer, Merlot, Pinot Grigio e Pinot Bianco. Oggi, con poco più di cinque ettari l’azienda Paolo Caccese, oltre alle appena citate varietà, coltiva anche Tocai, Müller Thurgau, Cabernet Franc e Verduzzo producendo circa venti/venticinque mila bottiglie.
Il terreno è caratterizzato dalla tipica ponca e in vigneto “meno aggiungo e meno tolgo più contento sono”, non credendo al biologico, ma ad un’agricoltura e a trattamenti che possano essere i minori possibili, senza entrare troppe volte tra i filari e di conseguenza inquinare maggiormente. La sanità in vigna è agevolata dalla ventilazione che è costante in questa zona.
Paolo tiene a sottolineare che un tempo la vendemmia veniva sempre effettuata dopo il Gran Premio di Formula 1 di Monza, che era programmato sempre per la prima settimana di settembre, mentre oggi si comincia quasi sempre attorno al venti di agosto.
Per quanto riguarda i processi di cantina si pressano le uve a bacca bianca senza lasciarle a contatto per poi far decantare in acciaio il mosto fiore circa ventiquattro ore e avviare le fermentazioni con lieviti aggiunti e con un controllo puntuale delle temperature, principalmente nel Sauvignon, al fine di impedire un’eventuale fermentazione malolattica. Per quanto riguarda le uve rosse si lavora il grappolo diraspato, con macerazioni per il tempo necessario in cemento e fermentazioni anche in questo caso avviate con lieviti selezionati.
Le etichette prodotte sono diverse, a partire dai bianchi: Friulano, Malvasia, Sauvignon, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Riesling e Traminer, che si completano con due rossi a base rispettivamente di Merlot e di Cabernet Sauvignon, oltre ad un Passito di Verduzzo.
Non abbiamo parlato di Veronica, ma il suo ruolo è stato fondamentale per apportare innovazione all’azienda, come punto di rottura degli aspetti conservatori di Paolo, battendosi per inserire nuove tecnologie al fine di migliorare ed automatizzare i processi di lavorazione in vigna e in cantina, ottimizzando gli impianti, gestendo i vari ambienti, introducendo il controllo delle temperature e non da ultimo adoperandosi per la parte commerciale, amministrativa e in negli aspetti di accoglienza.
Dopo una lunga chiacchierata una bolla per iniziare ad esplorare il mondo dei vini Paolo Caccese è d’obbligo. Cominciamo la nostra degustazione con la Ribolla Gialla spumantizzata con Metodo Martinotti 2020, dai sentori delicati di pesca bianca, ma anche note tropicali, di ananas, limone, gelsomino. Un palato dalla bolla fine ed elegante, buona acidità, abbastanza minerale e fresco, con un ritorno dei sentori di ananas.
Da notare le etichette con il simbolo aziendale dei tre cipressi, piantati dalla mamma di Paolo, morti qualche anno fa, dopo una malattia che li ha colpiti. Oggi sono stati ripiantati per mantenere la tradizione che ha accompagnato la storia dell’azienda.
Come primo vino bianco non poteva mancare il Friulano 2021, con fermentazione ed affinamento in acciaio, come per gli altri bianchi assaggiati successivamente. Un po’ timido al naso, dove emergono sentori di pera, camomilla, salvia, leggere note di frutta secca, con un palato “morbido”, avvolgente, strutturato, con una buona mineralità e sapidità, un ritorno ammandorlato e buona persistenza.

Un assaggio di Malvasia 2021, dalle sue note erbacee e balsamiche, con un tocco tropicale e di pepe bianco, per un palato in cui emerge una buona spalla acida, buona sapidità, mineralità e freschezza.

Passiamo poi al Sauvignon della stessa annata, che ricorda al naso la pesca bianca, mentuccia, spunti anche in questo caso balsamici, note mentolate, sambuco, leggero peperone verde. Al palato ottima spalla acida, verticale, con i sentori del territorio che emergono e una buona persistenza.
Una carrellata di vini bianchi che si conclude con il Riesling 2021, ottenuto da vigne di settantasei anni, quattro vecchi filari che vengono vendemmiati tardivamente in seguito ad una dimenticanza dell’uva in pianta di qualche anno fa, che ha fatto scoprire una nuova e più piacevole interpretazione di questa varietà. “Quando lo tiravo giù crudino e sapeva da idrocarburo non mi piaceva”. Un vino dai sentori di mela gialla ben matura, tiglio, miele d’acacia, con un buon corpo, ma ben equilibrato, di larga struttura supportata da una buona mineralità, sapidità e discreta acidità, sicuramente di buona persistenza.
Come sempre il tempo è tiranno e i rossi e il passito verranno assaggiati tra le mura domestiche avendo portato a casa una bottiglia per tipo, solo dopo aver consegnato la maglietta numero 233 a Paolo Caccese e Veronica.


