Assieme a Denise e Gabriele a Montefalco, in località Casale, alla scoperta dell’azienda Perticaia, che dal 2018 ha un nuovo volto
11 Giugno 2022
In una ventilata mattina tra i dolci sali e scendi di Montefalco, in località Casale, si va alla scoperta dell’azienda Perticaia. Ad accogliermi è Denise, che, dopo un’esperienza in un’altra azienda simbolo del territorio di Montefalco e gli studi in marketing, da pochi mesi, si occupa di accoglienza ed ospitalità in Perticaia.
La storia di questa realtà nasce poco più di vent’anni fa quando Guido Guardigli, enologo di Forlì che ha girato in lungo e in largo l’Italia, si innamora del territorio di Montefalco e, nel 1998, acquista i primi terreni, piantando vigneti principalmente a bacca rossa: Sagrantino, Sangiovese, Colorino; essendo un appassionato rossista. Nel 2000 nasce ufficialmente Perticaia! Tre anni più tardi, nel 2003, l’ingresso sul mercato delle prime bottiglie, che, fin da subito, conquistano il territorio nazionale ed internazionale.
Un successo che però richiedeva non solo vini rossi, ma anche alcune referenze prodotte con uve a bacca bianca. Questa necessità ha portato Perticaia, come fatto per i vini rossi, a cercare qualità ed unicità nella regione. La ricerca ha condotto al Trebbiano Spoletino, vitigno all’epoca poco conosciuto. Oggi questo è il marchio di fabbrica di Perticaia: un patrimonio genetico unico.
Perticaia ha raggiunto negli anni sedici ettari vitati, praticamente tutti attorno a quella che è l’attuale cantina. Nel 2016, visto l’avanzare dell’età del suo fondatore e nessun erede che prendesse il suo posto, la decisione di vendere.
Nel 2018 l’azienda passò in mano alla famiglia Becca, originaria dell’Umbria, ma da diversi anni in Lussemburgo, dove svolge delle attività imprenditoriali, tra cui quella di importazione di vino; ovviamente tra le etichette del portfolio c’era e c’è Perticaia!
La nuova proprietà, oltre ad aver acquistato il vicino Castello di Gallano, patrimonio dell’Unesco, ha cominciato ad ampliare l’azienda, con nuovi impianti a corpo e sei nuovi ettari nei pressi di Bevagna, così da arrivare a trentacinque ettari vitati. Dal 2018 è cominciata anche la conversione al biologico, ottenuta nel 2021, con il marchio che oggi si può trovare sull’etichetta di Rosato di Sagrantino.
In vigna si tratta con rame e zolfo negli impianti che spaziano tra il cordone speronato e il guyot. Il terreno dei filari è lavorato in maniera alterna, viene effettuato del sovescio, per lo più con favino e, come racconta l’agronomo Gabriele (uno dei più anziani in azienda, con i suoi quarant’anni) è previsto un piano di ripristino di alcuni vigneti, già cominciato, che durerà per alcuni anni.
I terreni sono a medio impasto, calcarei-argillosi, con presenza anche di scheletro e una particolarità di tutti i vigneti è l’orientamento a sud o sud-ovest.
Andando a toccare con mano gli appezzamenti più vicini alla cantina, si possono notare le piante di Sangiovese che contano poco più di vent’anni, con vigne ben radicate. Nell’impianto limitrofo il Trebbiano Spoletino, da cui viene prodotto il Cru “Del Posto”, il quale è stato ampliato nel corso degli ultimi due anni e la cui particolarità è che non invaia mai e viene vendemmiato, di norma, tra la prima e la seconda settimana di ottobre. Tra le altre vigne piantate troviamo ovviamente il simbolo dell’azienda: Sagrantino, ma anche gli internazionali Merlot e Cabernet Franc.
Spostandoci nella cantina, concepita dal vecchio titolare come casa padronale e ormai stretta per le attuali lavorazioni, si trova una prima sala caratterizzata dalla presenza di vasche in acciaio, finalizzate alle fermentazioni. Tutti gli ambienti sono a temperatura controllata e le fermentazioni avvengono tramite l’uso di lieviti neutri.
Nella vicina barricaia, invece, troviamo tre formati di botti di legno: barrique, tonneau e botti da venticinque ettolitri, tutte di rovere di legno francese. Queste sono dedicate all’affinamento del Sagrantino Montefalco, il RossoRiserva e il Sagrantino Passito, quando viene prodotto (in uscita il 2018, mentre i precedenti sono stati 2014 e 2016). Le botti dei primi due formati, acquistate in Francia, sono utilizzate per una media di tre o quattro passaggi per poi essere dismessi, mentre quelle più grandi, di manifattura italiana, almeno sei o sette, per poi essere rigenerate.
Non c’è uno standard per gli affinamenti, ma si segue l’andamento delle annate e la qualità dell’uva.
Le bottiglie ad oggi prodotte sono centotrentamila per anno e l’obiettivo è quello di arrivare a duecento/duecentotrentamila, con l’introduzione di nuove referenze, come una bollicina Metodo Martinotti, presentata sul mercato proprio a giugno 2022.
Prima di assaggiare i vini nella terrazza panoramica che svetta sui vigneti, un approfondimento sul nome Perticaia, il quale è un modo comune per dire aratro, simbolo dell’agricoltura, che ha caratterizzato la civiltà. Il simbolo raffigurante le due “P”, invece, rappresenta rappresenta il “Podere Perticaia”. Di fatto la cantina viene costruita con l’idea di ricordare la vecchia casa colonica.
Cominciamo con il Rosato di Sagrantino, le cui uve vengono pressate direttamente con il raspo e il contatto con le bucce è pressocchè inesistente, così da donare con colore rosa non troppo acceso. Un 2021 affinato solo in acciaio e bottiglia, per un totale di sei mesi; dai sentori di frutti rossi non troppo maturi, melograno, albicocca, rosa bianca, delicato sia al naso sia al palato, dove entra fresco, minerale, sapido, con una buona acidità, ottimo per accompagnare la giornata di sole umbra.
Passando al Trebbiano Spoletino 2021, della linea più classica, si possono apprezzare le note agrumate che alternano quelle tropicali, tra un pompelmo, litchi, mango, ma anche un gelsomino predominante e spunti di erbe aromatiche tra cui il rosmarino. Anche in questo caso tre mesi di affinamento in acciaio e tre in bottiglia, per un vino dall’ottima beva, con il fiore bianco che torna al palato, dove entra minerale, sapido, con una buona acidità, buona complessità e persistenza.
Oltre ai vini alcuni crostini di pane con l’olio prodotto dall’ettaro di uliveto, proprietà dell’azienda Perticaia, utilizzato per le degustazioni e la vendita interna.
Il primo dei due rossi degustati è il Montefalco Rosso 2017, blend di 70% Sangiovese, 20% Sagrantino, 10% Cabernet Franc. In questo caso l’affinamento avviene tra acciaio e un 5/8% di legno. I principali sentori che emergono sono di frutti rossi, frutti di bosco, ciliegia, spezie dolci, rosa rossa, note vegetali, spunti di graffite, leggero tabacco dolce, note di sottobosco. In bocca è fresco, verticale, con una buona mineralità, sapidità e spalla acida; il tannino è vivido, ma non invadente, con una buona persistenza.
Il più rappresentativo della zona e cavallo di battaglia Perticaia è il Montefalco Sagrantino, che nel 2015 è stato affinato per circa due anni e mezzo nei diversi formati di botti presenti in barricaia e per altri due anni e mezzo in bottiglia. Un vino dai sentori di frutti rossi disidratati, ma anche prugna, rosa rossa appassita, tabacco, liquirizia, vaniglia, note di sottobosco, foglie bagnate. In bocca emerge un tannino già abbastanza domato, gode di un buon equilibrio, mineralità e sapidità, che sono una costante ritrovata in tutti i vini Perticaia, oltre all’ottima persistenza.
Curioso di provare il Trebbiano Spoletino “Del Posto” prelevato in cantina, un saluto ai ragazzi che mi hanno gentilmente accompagnato in questa avventura e maglietta numero 165 per Denise. Tornerò a consegnare una XL a Gabriele nella prossima avventura umbra!


