Valdangius, assieme alla famiglia di Danilo alla scoperta della realtà tramandata da nonno Fortunato, ufficialmente nata nel 2010
11 Giugno 2022
Dopo una scorpacciata di formaggi e salumi, nel caseificio La Redola Verde, in compagnia del suo titolare Marco, a pancia piena, si va a scoprire l’azienda Valdangius, in località San Marco a Montefalco.
Ad accogliermi è Danilo, che fa parte della quinta generazione di questa realtà, tramandata dal ramo famigliare di sua nonna e il marito Fortunato. Nonno Fortunato ha sempre prodotto vino utilizzando il garage di casa come cantina di vinificazione e vendendo il prodotto finale sfuso.
Danilo ha da sempre avuto la passione per questo mestiere, pur non bevendo vino fino all’età di venticinque anni, anni in cui ha iniziato a cimentarsi con la sua produzione. La volontà di stare assieme al nonno, la propensione per produrre qualcosa di proprio e la voglia di avere un lavoro che gli permettesse di stare a contatto con la natura sono stati gli elementi della ricetta che ha innescato la scintilla per iniziare a dedicarsi al mondo del vino. “Con il vino non puoi dire mai di aver raggiunto l’apice, puoi fare sempre qualcosa di meglio e questo ti dà la carica..e poi il contatto con la natura è la cosa più bella!”
L’azienda Valdangius è nata ufficialmente nel 2010 con tre ettari vitati e la produzione di cinquemila bottiglie. Il nome è stato ottenuto dall’insieme di alcune delle prime lettere dei nomi e cognomi dei protagonisti della famiglia Antonelli, tra cui Danilo, la sorella Sandra e papà Giuseppe.
Con l’inizio dell’attività di azienda vitivinicola a pieno regime è venuta meno un’altra attività predominante, quella di allevamento di bestiame per la produzione di carne di chianina; la vecchia stalla è in attesa di essere trasformata nella nuova cantina. Oggi Valdangius conta sei ettari vitati, in continuo ampliamento, oltre a sette ettari ad uliveto. La produzione di bottiglie di vino è di circa ventimila per anno, ma a tendere si vuole arrivare a trentacinque/quarantamila.
Negli ultimi anni sono stati acquisiti anche alcuni appezzamenti a Colcimino, nel comune di Bevagna, dove gli alberi di ulivo la fanno da padroni e, nella parte più bassa, risiedono alcune vigne a bacca bianca.
I vigneti da cordone speronato sono stati portati oggi tutti a guyot, non per aumentare la produzione ma per avere una maggior comodità a livello lavorativo, pur scartando a malincuore qualche grappolo. Dal 2000 si lavora in biologico, principalmente sugli ulivi, processo trasferito anche nella coltivazione della vite, iniziando qualche anno fa la certificazione. Per i trattamenti si utilizzando rame e zolfo, mentre il terreno viene integrato con un sovescio a base di favino. Un terreno che è per lo più argilloso, con una buona parte di scheletro e sassi. Si sta sperimentando un inerbimento totale, così da evitare il risultato di avere una gradazione troppo alta nei vini. “Non abbiamo ancora capito che se la spremiamo in maniera intensiva la natura si ribella”.
La cantina ad oggi è sotto all’abitazione di famiglia e si divide in due aree, quella dove risiedono le vasche in acciaio dove avvengono le fermentazioni, tutte spontanee, e una barricaia dove si incontrano botti grandi, tonneau, e barrique (in dismissione).
La materia prima arriva in cantina in cassette bucate, per evitare micro-fermentazioni e, di media, le uve stanno a contatto trentasei/quarantotto ore, nel caso di uve a bacca bianca, mentre un contatto più prolungato per quelle a bacca rossa, dopo ventiquattro ore di macerazione a freddo. In cantina si cerca di effettuare il minor lavoro possibile prediligendo quanto si fa in vigna, per portare “a casa” un chicco salubre, con una bella e compatta buccia che possa sprigionare ottimi sentori e profumi.
Seduti nella ventilata terrazza della sala degustazioni è il momento di assaggiare i vini Valdangius, partendo dall’Ancestrale di Trebbiano Spoletino “Ventibolle” 2021. Un vino dal cui nome si evince che innanzitutto è una bollicina e il suo primo anno di produzione è stato nel 2020.
Sentori di agrume, pompelmo, pesca bianca, spunti di fieno, note di fiori gialli, ginestra, gelsomino per un palato dalla bocca fine e non aggressiva, vino di beva, fresco, minerale, con una buona acidità, abbastanza persistente. Ottimo per questa giornata di sole e per iniziare la degustazione.
Passiamo poi ad altri due Trebbiano Spoletino: “Campo di Pico” e “Filium”, entrambi 2020. Il primo è frutto di una raccolta tardiva delle uve che restano a contatto per circa trentasei ore e fermentano spontaneamente; sei mesi di battonage in acciaio e nessuna filtrazione prima di essere imbottigliato.
Al naso spunta la frutta gialla, pesca, ginestra, erbe aromatiche, rosmarino, camomilla per un sorso pieno, minerale e ben equilibrato, persistente, dalla buona acidità, un vino con corpo ed eleganza.
Il secondo svolge un processo simile, ma in un vaso vinario diverso, tonneau o barrique arricchendosi di sentori di legno, burrosi, vaniglia, pepe bianco e frutta tropicale. Più ricco anche al palato, corposo, ma con una buona spalla acida e mineralità che sostengono il sorso.
In azienda partecipano anche la moglie di Danilo, Francesca, oltre alla figlia che sta muovendo i primi passi, pur essendo ancora studentessa all’istituto alberghiero, e la mascotte, il cane Leone (non troppo impavido e coraggioso).
Passando ai vini rossi troviamo il Rosso di Montefalco 2017, 65% Sangiovese, 15% Sagrantino, 10% Cabernet Sauvignon e 10% Merlot, che svolgono un affinamento in botti grandi da dieci ettolitri per circa quindici mesi. Il suo nome è Pipinello, soprannome del papà di Danilo, il quale esprime sentori di frutti neri, pepe nero, tabacco, sottobosco, graffite, chiodi di garofano per un gusto fresco, dalla buona acidità, tannino presente ma non invadente, di corpo ma verticale e piacevole nella beva.
Passiamo poi al Sagrantino Montefalco Valdangius 2016 che affina tra barrique di secondo passaggio per quindici mesi e acciaio per altri quindici mesi, per poi restare a riposare in bottiglia altri trentasei mesi circa. Al naso emergono frutti neri, frutti di bosco, frutta sotto spirito, confettura, liquirizia, tabacco, goudron, note eteree, sottobosco. In bocca il tannino è ben presente ma già ammorbidito, ritorna la frutta, lascia una sensazione dolciastra, è ben equilibrato, con una buona spalla acida e mineralità.
La conclusione con il Passito 2016 (prodotto solo in alcune annate), le cui uve vengono vendemmiate a settembre e restano tre mesi in appassimento; l’affinamento avviene tra vecchie barrique e acciaio. Vino dai cento grammi zucchero per litro, sentori di frutta appassita, prugna, fichi, grafite, con un ingresso in bocca dolce, fresco, buona spalla acida che contrasta un tannino presente in una diatriba tra la moderata dolcezza e l’astringenza.
Per il futuro Valdangius vuole ampliare i propri spazi al fine di proporre sul mercato vini che possano avere qualche mese o anno di affinamento in più e godere di un maggior equilibrio. Lo scorso anno è stato piantato anche un piccolo vigneto di Trebbiano Spoletino, centoventi piante, maritate a settanta aceri.
Sarà sicuramente d’obbligo tornare a vedere i risultati di questo impianto, ma nel frattempo maglietta numero 166 per Danilo!


