Pizzo Coca, nell’ecosistema di Lorenzo e del socio Alessandro, una realtà a quasi tutto tondo che guarda l’omonimo monte da cui prende il nome l’azienda
03 Dicembre 2021
Un incontro con Lorenzo nella piazza del paesino di Ponte in Valtellina, lì dove, se si alza lo sguardo si può vedere la montagna (innevata) del Pizzo Coca che divide la vallata dal bergamasco.
Se si fa attenzione si può notare il volto di un uomo con la barba, con la punta più alta della montagna che ne va a formare il naso.
Siamo a cinquecento metri sul livello del mare, in uno dei borghi più importanti di un tempo, paese natale di politici, scrittori, pittori, astrologi, i cui busti sono rappresentati nel centro del paese con delle statue.
Fino al secolo scorso Ponte era popolata da una copiosità di famiglie comasche benestanti che si occupavano di agricoltura ed allevamento, costruendo palazzi nobiliari che vedevano stalle e cantine scavate in profondità.
Si tratta proprio di un ex palazzo nobiliare, a poche decine di metri dalla piazza, quello che gestisce ed è stato adibito a cantina da Lorenzo assieme al socio Alessandro.
Dagli inizi del ‘900 fino al 2005 la residenza era divenuta la sede della latteria del paese, di cui ancora c’è l’insegna a testimonianza. Oggi sorge il negozio auto-gestito dei due giovani, al cui interno si possono trovare i prodotti dell’azienda Pizzo Coca. Non solo vino, ma anche farine e derivati da queste, miele, biscotti…I clienti entrano e prendono quanto necessita loro, lasciando nella cassa il corrispettivo in denaro.
Al di là del negozio alcune vasche d’acciaio per le vinificazioni, che anticipano un laboratorio per la smielatura e le varie analisi, spazio atto anche a magazzino di stoccaggio sia delle bottiglie sia degli altri prodotti.
La storia di Pizzo Coca nasce dalla volontà di Lorenzo di creare una sua realtà vitivinicola e non solo. Bergamasco di origine, discendente da una famiglia di apicoltori, si è dedicato agli studi in viticultura ed enologia e alla pratica di questo mestiere sia in Italia, con esperienze in Toscana e Franciacorta, sia nel mondo, con una vendemmia in Bosnia e una in Nuova Zelanda, per poi “atterrare” in Valtellina, prima lavorando in una cantina per poi avviare il suo progetto personale.
L’amico Alessandro, valtellinese d’origine, svolgeva tutt’altra attività, nell’edilizia, settore che ha abbandonato nel 2016 per dedicarsi in maniera professionale alla sua passione, condividendo il progetto di Lorenzo.
Oggi troviamo un ettaro e seimila metri vitati diviso in otto appezzamenti ed altri due ettari e mezzo dedicati all’allevamento di pecore ed asini (che d’inverno pascolano tra le vigne), oltre ai campi di seminativi e circa cento alveari.
L’azienda Pizzo Coca è in conversione biologica, processo che sarà terminato il prossimo anno.
Vengono prodotte di media tra le undici e le quindicimila bottiglie per anno, acquistando una parte delle uve. Quelle di proprietà vengono vendemmiate per appezzamento, di norma uno al giorno e le fermentazioni attivate con un pied de cuve qualora sia necessario. Le macerazioni sono mediamente lunghe e tutti i vini effettuano la fermentazione malolattica, mentre gli affinamenti possono variare dai sei mesi ai ventitrè della riserva.
Per scoprire gli altri ambienti della cantina è necessario scendere le scale e ad ogni piano sono situate delle stanze scavate nella roccia, fino ad arrivare alla cantina di affinamento, nella quale riposano alcune barrique. Questi ambienti risalgono al 1400 e trovano una temperatura costante di tre/quattro gradi, con un ottimo tasso di umidità.
E’ dalle barrique, che vengono acquistate nuove, non tostate, e si utilizzano per più passaggi, che rubiamo qualche assaggio, cominciando dal Valtellina Superiore “Rino” della vendemmia 2020 (annata nella quale è stato perso il 60% delle uve). Il nome è dedicato ad Otorino, un anziano ex vivaista post-fillossera del psoto, il quale possedeva il mezzo ettaro vitato, da cui provengono queste uve. Nell’ultimo periodo di vita Rino non deambulava più e la figlia lo accompagnava quasi quotidianamente a vedere la sua vigna. Un giorno la figlia non lo trovò in casa e dopo qualche minuto di ricerca vide il padre in vigna, che si rivolse a lei esclamando “sono venuto a salutare la vigna”. Una settimana dopo Rino espirò.
Un vino dai sentori freschi, di ciliegia, note ematiche, ciclamino, per un palato caratterizzato dalla buona acidità, un tannino ancora verde. Vino che rimane in affinamento per circa un anno.
Della stessa vendemmia un furto dell’Inferno, con vigneti che si trovano all’inizio di quella che è la zona chiamata “Calvario”. Vino con un grado alcol in più del precedente, una frutta più matura al naso, fragola e rosa rossa oltre ad una maggior rotondità e morbidezza in bocca.
Nelle varie lavorazioni la filosofia è quella di essere poco interventisti, dosando la solforosa e lavorando in ambienti di cantina sempre puliti e costantemente sanificati, pur trattandosi di una roccia scavata più di cinque secoli fa.
Prima di risalire un ultimo furto, questa volta di Grumello 2020, con uve provenienti dalla vigna “Dossi Salati”, di cui, causa grandine, ne è stata prodotta una sola barrique. Vino più “scarico” del precedente, ma con una maggior verticalità e finezza. Il più sapido dei tre e quello che fa emergere una maggior nota speziata. Un Valtellina Superiore che resta almeno due anni e due mesi in affinamento ed è destinato ad uscire dopo il primo dicembre dei due anni successivi alla vendemmia, come vuole il disciplinare.
Prima di lasciare la cantina stappiamo una bottiglia di “Rino” 2018, che in quell’annata ha visto un affinamento per il 70% in barrique nuove. Esplosione di frutta rossa, confettura, una leggera spezia e tabacco dolce al naso, mentre al palato si presenta con una buona acidità, sapidità, morbidezza e persistenza.
Pizzo Coca è sicuramente una cantina con uno sguardo al passato e alla volontà di poter creare un ecosistema a ciclo unico, ma si vuole puntare anche a consolidare quanto già in essere per il prossimo futuro, guardando anche a nuove attività complementari come la produzione di formaggio o la creazione di un uliveto.
Nella speranza di poter toccare con mano gli sviluppi futuri, maglietta 118 per Lorenzo.


