Podere Casaccia, assieme al dottor Moretti, scortati dai numerosi animali, nella sua proprietà che si estende a pochi chilometri da Firenze
28 Gennaio 2022
Dopo aver lasciato Alessandro e la sua Podere Fornace Prima, a circa quaranta minuti di auto, sulle colline di Scandicci, provincia di Firenze, si trova Podere Casaccia, di proprietà del dottor Roberto Moretti.
Un medico specialista in flebologia, con quarantaquattro anni di carriera alle spalle che da qualche tempo ha deciso di cessare “piano piano sto smettendo, è meglio smettere quando ancora si lavora bene e ci si diverte, piuttosto che arrivare al limite”.
L’accoglienza in azienda anche da altri due padroni di casa, un’oca solitaria “Okino” e un gatto con manie di protagonismo “Toppino”. All’interno del podere i gatti che scorazzano liberi sono circa una decina mentre oche, piccioni, anatre egiziane vivono in un recinto adiacente con tanto di laghetto personale.
La storia di Podere Casaccia comincia nel 1999 quando Roberto ha acquistato la proprietà principalmente per il bisogno di tornare a quelle che sono le sue origini, affermando di essere nato in campagna ed aver partecipato alla sua prima vendemmia all’età di quattro anni. Gli appezzamenti erano ormai allo stato boschivo e negli anni si è iniziata un’opera di ripristino, che ha portato oggi l’azienda ad avere sei ettari vitati e sei di oliveto, mantenendo ancora dei vecchi vigneti di circa cinquanta/sessant’anni.
Passeggiando tra le vigne si può godere a pieno della proprietà che alterna vigneti ed ulivi, anche tra i diversi filari, come si era soliti fare un tempo, lasciando gli spazi tra un filare ed un altro per potervi coltivare foraggi, grano o piantare viti. La vista, dalla parte più alta, fa scoprire la periferia di Firenze e affinando un po’ lo sguardo si arriva ad intravedere anche la cupola del Duomo.
La conduzione dei vigneti è legata ai principi della biodinamica e la mentalità medico-scientifica che ha caratterizzato la vita di Roberto, ha agevolato il suo percorso di viticoltore, facendogli approfondire anche l’enologia più classica e, se vogliamo, chimica, per poi prendere un netto distacco da tali pratiche. I trattamenti sono effettuati con rame e zolfo, oltre all’utilizzo dei preparati biodinamici 500 e 501 e la pratica del sovescio a filari alterni, piantando una ventina di tipologie di piante, tra cui trifoglio, fleolo, pisello, loglietto, lupino, lupinella, favino e altre ancora. Non vengono mai effettuate cimature e sfogliature, l’unica attività è quella, in primavera, di togliere le femminelle, in vigneti sostenuti esclusivamente da pali in legno e fili in nylon. Gli impianti spaziano da un’età di sessant’anni agli ultimi dello scorso anno, 2021, con cloni di Sangiovese, Malvasia Nera e Canaiolo, recuperati dalle vecchie vigne ed innestati nelle nuove, che producono grappoli spargoli e di dimensioni ridotte, oltre alle altre varietà tra cui Malvasia Bianca, Vermentino, Trebbiano e due uve autoctone a bacca rossa chiamate Pugnitello e Foglia Tonda, entrambe vinificate in purezza.
I terreni sono caratterizzati da un 35-40% di argilla, 30-35% di limo e un 20% di sabbia, con diverse tracce di scheletro che affiorano tra la terra. Un territorio non estremamente stabile dal punto di vista geologico, con una paleofrana presente in una parte del substrato, caratteristica che impatta anche sulla stabilità della casa, di cui carteggi del 1500 la identificavano come “La Casaccia”, da cui è stato ricavato il nome Podere Casaccia.
Tornando a parlare delle origini di Roberto, sono stati da lui recuperati dei documenti custoditi nella chiesa del paese, in cui si testimonia che i Moretti sono sempre stati una famiglia contadina e, oltre alle coltivazioni di grano ed ortaggi, fin dal 1400 producevano vino.

La famiglia possedeva un’azienda a Montespertoli, a pochi chilometri di distanza e, alla decisione di Roberto di mettersi a fare il vino per contro proprio e di non entrare nella realtà famigliare, il padre si propose come conduttore dell’azienda e produttore per conto del figlio e, ricevedone un netto rifiuto per qualche giorno non gli rivolse più la parola; chiaramente questa soluzione non fu mai intrapresa!
Dopo aver esplorato la parte esterna di Podere Casaccia diamo uno sguardo alla cantina, dove sono contenute in due principali ambienti sia vasche in acciaio, sia in cemento e una piccola barriccaia con botti ormai di diversi passaggi, dove i vini affinano, senza essere inficiati dalle cessioni del legno. Da sottolineare che tutte le uve vengono raccolte a mano ed arrivano in cantina in cassettine, inoltre le fermentazioni sono esclusivamente spontanee, mediante lieviti indigeni.
Ormai da più di qualche anno ci sono i progetti di ampliamento degli spazi divenuti oggi molto ridotti, anche se si procede a rilento a causa della burocrazia.
Proprio in cantina, nei lavori di restauro, è stato trovato un vecchio timbro rappresentante un’aquila e la scritta “Sine Felle”, frase che si trova nei libri di Cornelio Celso, un medico del primo secolo dopo Cristo. Il significato è letteralmente “Senza Fiele” e con una vista più ampia “Senza amarezza”, associabile alla morbidezza, rotondità e non aggressività dei vini dell’azienda Podere Casaccia.
Giunto il momento degli assaggi ci spostiamo nella veranda che da accesso all’abitazione, dove, oltre alle piante di agrumi, spiccano le affascinanti porte recuperate nei viaggi nel mondo di Roberto.
La degustazione delle circa ventimila bottiglie prodotte per anno comincia con il “Sine Felle Rosato” 2020 di casa che viene prodotto da uve Sangiovese, le cui piante sono contrassegnate in vigna da un piccolo fiocco rosso.
Un Rosato ottenuto da circa sei ore di contatto con le bucce, per donargli un po’ di colore; i sentori che emergono sono di piccoli frutti rossi, agrumi, arancio, rosa rossa, leggere note di erbe aromatiche e spunti di erba verde, con una buona finezza al palato, minerale, fresco, con una discreta acidità e persistenza.
Passiamo all’unico “bianco” assaggiato, “Sine Felle Ambrato” 2020, prodotto con le uve Malvasia (40%), Vermentino (40%), Trebbiano Toscano (20%), provenienti tutti da vecchi vitigni e vinificate assieme, partendo da una macerazione sulle bucce di circa sette mesi, in acciaio, per poi affinare tra gli otto e i nove mesi in barrique.
Al naso sentori agrumati, scorza di limone, ma anche tropicali, con frutti esotici, litchi, pesca bianca, fiore dell’arancio, erbe aromatiche, spezie per un palato pieno e minerale, con una buona sapidità, avvolgenza e buona persistenza.
L’esordio nel mondo dei rossi con “Priscus”, Sangiovese 100%, ottenuto da vecchi cloni di sangiovese provenienti dalle vigne più vecchie e reinnestate nelle nuove vigne. Fermentazione in tini da trenta/quaranta ettolitri, per poi passare in botti da mille litri ed affinare per circa un anno. Vino dai sentori di frutti neri, sottofondo balsamico, spunti erbacei, note tostate, leggera liquirizia per un palato fresco e verticale, discreta acidità, tannino setoso e buona persistenza.
Un assaggio del Canaiolo in purezza 2018, affinato in acciaio (dall’annata 2021 sarà fatto affinare anche in legno), il quale sprigiona note di frutti di bosco, mora, erbe aromatiche, rosmarino ed alcuni sentori di foxy, poco invadenti e non fastidiosi. Al palato buona beva, con una discreta mineralità, fresco, discreta acidità e croccantezza, tannino abbastanza morbido e media persistenza.
Di nuovo un richiamo al latino, dopo il “vecchio” Priscus, l’uvaggio di vitigni antichi senza il Sangiovese “Ut Bibendum”, letteralmente “Da bere”, per richiamare la convivialità che vuole donare questo vino. Canaiolo, Malvasia Nera, Pugnitello, Foglia Tonda, che affinano tra legno ed acciaio per ottenere un vino dai sentori di piccoli frutti neri, note erbacee, richiami al rosmarino, fiori rossi secchi, liquirizia, per un gusto caratterizzato dalla buona acidità e mineralità, ben equilibrato, abbastanza persistenza e con il tannino che in tutti i vini si trova ben integrato.
Il sesto vino di Podere Casaccia è un’evoluzione del “Priscus”, il “Priscus Plus” 2018, che affina un anno il più in botte del primo, con uve di Sangiovese provenienti dalle migliori annate. Al naso più complesso, con una frutta nera e marasca, spezie, leggera vaniglia, sentori erbacei, di tabacco, per un palato pieno, fresco, con una discreta acidità, minerale, più morbido degli altri e di buona persistenza.
Passiamo al “Sine Felle Vecchie Vigne” 2018, ottenuto da uve dei vigneti che sfiorano i sessant’anni, vino che di anno in anno si decide se essere destinato ad un Chianti Riserva o ad un Rosso IGT; affinato tre anni in legno esprime sentori di frutta sotto spirito, marasca, note tostate, tabacco dolce, una leggera vaniglia per presentarsi al palato pieno, morbido, con una buona acidità, vino ricco e persistente, dal tannino più presente, ma non invadente.
Prima di concludere due assaggi dei vitigni in purezza, rispettivamente di Malvasia Nera 2018 e Pugnitello 2018, entrambi i vini affinano tra legno ed acciaio ed esprimono note di frutti neri, frutti di bosco; mirtilli nella Malvasia e tabacco, note tostate; con una speziatura leggermente più marcata nel Pugnitello e alcune note ematiche.
In bocca entrambi hanno una buona struttura, sono verticali, buona mineralità e discreta acidità, persistenti e con un tannino presente, ma composto.
Il tocco finale a questa degustazione con un Vermuth prodotto un po’ per gioco e un po’ per passione, con uve di Canaiolo e Malvasia Nera arricchite di innumerevoli componenti che Roberto mi elenca. Estremamente piacevole sia al naso sia al palato, ma mi limito a descriverlo così non avendo competenze in merito!
Tutte le etichette richiamano il nome dell’azienda, oltre al timbro “Sine Felle” e sono state pensate e realizzate da Roberto, con il supporto di un grafico “che le mette in bella copia”.
Roberto è inoltre supportato da due ragazzi che lo seguono nel condurre l’azienda Podere Casaccia, imparando, da neofiti questa attività, con l’obiettivo di sgravarlo dal costante impegno di sette giorni su sette per condurre vigneti e vari processi di cantina. La volontà del produttore sarebbe quella di poter trovare nuovi spazi vitati o creare nuovi impianti, tenuto a freno dalla moglie, che riporta l’attenzione sulle già numerose attività dell’attuale proprietà.
Un’altra visita a tutto tondo, dalla campagna, alla cantina agli assaggi e per Roberto maglietta numero 136


