Possa, tra le vigne affacciate sul mare delle Cinque Terre assieme a Samuele Heydi Bonanini che ha realizzato il sogno di ricostruire l’area in cui è nato
08 Luglio 2023
Siamo all’interno di uno dei corpi vitati più estesi delle Cinque Terre, tre ettari di vigna raggruppati in circa venticinque anni da Samuele Heydi Bonanini, fondatore dell’azienda Possa. Un progetto nato quasi per gioco e passatempo, con la volontà di recuperare un territorio che piano piano stava per essere ripreso da madre natura e le sue piante e boschi che lentamente cominciavano a predominare sulla vigna.
Ufficialmente Possa nasce nel 2004, quando il gioco si è trasformato in professione, grazie anche alla spinta di fiducia di un famoso produttore di Barolo, Elio Altare. L’obiettivo è diventato quello di poter sostentarsi e vivere di sola viticultura in una zona come le Cinque Terre, dove i vigneti sono letteralmente frazionati e il lavoro di gestione è a dir poco estremo. Circa dodici anni per arrivare a questo risultato, ripristinando tre ettari nel corpo unico di Riomaggiore, oltre ad altri due ettari divisi in dodici micro-appezzamenti.
Da qualche anno è stato piantato mezzo ettaro all’interno dell’Isola Palmaria, di fronte a Portovenere, caratterizzata da un sottosuolo di pietra bianca, un tempo utilizzata dai Romani per la costruzione delle colonne dei templi. Un terreno diverso da quello che troviamo nell’area principale, che vede una pietra arenaria, abbastanza ostica alle piante, che vanno in produzione dopo quattro/cinque anni da quando sono state piantate. Il nome Possa deriva dalla zona in cui ci troviamo, chiamata Possaitara, diventata sottozona della DOC.
Tornando agli albori di questa realtà, unica nel suo genere, è necessario fare un tuffo nel passato quando un Heydi ragazzino, a sedici anni giocando con il fratello, si è rotto una gamba a causa di un muretto a secco dissestato. La sua caparbietà e l’idea di poter vincere su quel muretto ormai distrutto che impediva di arrivare agevolmente all’abitazione di famiglia e causa dell’incidente, ha fatto sì che si occupasse in prima persona della ricostruzione, semplicemente prendendo spunto da un anziano del posto che lo faceva come professione a tempo perso. Notato da questo signore è stato incoraggiato a continuare l’attività anche in altre zone avendo “il dono di questo mestiere nel sangue”. Così, ancora prima della vigna il lavoro è stato dedicato al ripristino dei terrazzamenti.
Viste le proprietà di famiglia che comprendevano qualche vigneto con un’età media abbastanza avanzata, la decisione di puntare anche su questa attività, raggruppando in una fase iniziale cinquemila metri vitati, imparando il mestiere direttamente sul campo, senza aver svolto studi specifici.
Le varietà allevate, sempre nell’ottica del recupero e mantenimento della tradizione, sono oggi in parte quelle più conosciute, come il Vermentino, l’Albarola e il Bosco (uvaggio dello Sciacchetrà), ma anche diciannove varietà autoctone o tipiche, non più così frequenti: Rossese Bianca, Picabon, Barbaros, Frapelao, due cloni di Moscato, Alba Nera, Frate Pelato, Brucia Pagliai, due varietà di Galletta, Canaiolo, Bonamico, Pollera, Regina Bianca e Nera, Caricalasino (caratterizzata da una ricca capacità produttiva). Queste, soprattutto in una fase iniziale, sono state micro vinificate per capirne i risultati finali in vasca e bottiglia e selezionare quelle che si esprimevano in maniera più efficace per creare dei vini in purezza, che nessuno produceva più.
All’ingresso della proprietà è presente un cartello a rappresentare un progetto sociale in atto dal 2016: “Fanti Enti Cian” (Bimbi nei campi). Due delle terrazze vitate sono dedicate ad un progetto che coinvolge i bambini del posto ed ognuno di essi ha in gestione tre viti nel corso di un anno, fino alla vendemmia, potando, curando le piante, tagliando l’erba raccogliendo poi l’uva per fare il vino. Il concetto di base è quello di far riavvicinare alla terra una generazione i cui nonni hanno talvolta saltato il lavoro nei campi, a causa dell’industrializzazione.
Il panorama è mozzafiato, con terrazzamenti che arrivano fino ad una piccola spiaggetta sul mare grazie ad un vecchio sentiero ripristinato proprio da Heydi e il suo team. Non solo vigne ma una sinergia tra piante aromatiche tipiche della macchia mediterranea, piante grasse, agrumi, lavanda, riprese nel lavoro di rivalutazione di quest’area. Adiacente alla vigna un orto nel quale troviamo undici tipologie di pomodori, sei di melanzane, cinque di zucchine, meloni, angurie, ma anche dodici tipologie di fragole.
I prodotti ottenuti, oltre ad un autoconsumo, sono dedicati alla piccola struttura nel mezzo della proprietà in cui oggi vengono svolte delle cooking school assieme ad appassionati o semplici turisti che voglio avvicinarsi a questo mondo e passare una giornata immersi nella natura.
Oltre alla flora troviamo anche qualche gallina con uova di cinque colori diversi (un tempo tenute libere in vigna, ma a causa dell’arrivo della volpe, oggi vengono protette nel pollaio) e quindici famiglie di api, motivo per cui si è investito anche su piante che possono fiorire non solo nel periodo primaverile/estivo, come il rosmarino che fiorisce tra dicembre e febbraio.
La conduzione di Possa è certificata BIO con un occhio particolare all’equilibrio naturale, con trattamenti a base di rame e zolfo, puntando negli anni ad arrivare ad un “impatto zero” soprattutto nel caso del rame. Per fare ciò si stanno sperimentando alcuni prodotti sostitutivi, quali il propoli delle api, alghe, zeolite, ma anche un sottoprodotto dell’acqua, che aiuta ad ossidare le formazioni fungine. Lo scopo è quello di rendere le piante sempre più resistenti, aiutandole a rafforzare le capacità di difendersi dalle varie malattie o insetti negativi. Sicuramente il mare e la sua brezza sono alleati favorevoli per mantenere una sanità in vigna. Ovviamente è scontato dire che i trattamenti sono fatti tutti a mano, vista la conformazione di quest’area che è già difficile percorrere per una semplice passeggiata.
Da cinque anni il frutto della vendemmia non viene portato nella parte superiore delle terrazze, dove si trova la strada principale, ma, grazie al sentiero ripristinato, si carica in barca così da arrivare nella cantina situata nel centro di Riomaggiore, via mare. Le cantine di Possa in realtà sono due, una dedicata ai vini secchi ed una per lo Sciacchetrà, dove avviene la vinificazione dopo un appassimento delle uve direttamente in una fruttaia all’interno della vigna.
Le bottiglie prodotte sono circa venticinquemila, con l’idea di arrivare ad un target di trenta/trentacinque mila nel futuro più prossimo.
Grazie al lavoro che è stato portato avanti negli anni, di valorizzazione delle varietà meno conosciute e più legate a questo territorio, le etichette sono ad oggi dodici, anche se a rappresentare il 70% della produzione sono quattro: il Cinque Terre Bianco, un secondo bianco ottenuto dalle uve delle zone più alte “Ugiancu”, “Rosè d’Amor” a base di 80% Bonamico e 20% Moscato Rosso vinificato in bianco e “U’Negru”, un blend di vini ottenuti da uve a bacca rossa. Nelle fila di Possa troviamo anche un Rossese Bianco in purezza, due ancestrali in versione bianco e rosa e ovviamente lo Sciacchetrà.
Questo vino è diventato uno dei simboli delle Cinque Terre e per unire la tradizione alla sperimentazione Heydi nel 2020 ha deciso di dedicare una parte della sua produzione ad un affinamento sottomarino, a cinquantadue metri di profondità. Un esperimento ben riuscito e ripetuto anche nel 2021 su tutta la produzione di quello che è considerato il suo Sciacchetrà migliore di sempre. Il risultato ottenuto da questa tipologia di affinamento è quello di avere un vino che spicca in profumi e sentori freschi tipici della varietà, con un equilibrio che si ottiene dopo una decina di anni in bottiglia. Questa tipologia di vino tende a disperdere i profumi freschi dopo due/tre anni, conquistando complessità ed equilibrio, ma grazie alla sosta sottomarina si hanno entrambe le caratteristiche fin da subito. Oggi questo processo avviene a Portofino, ma è già stata fatta richiesta per avere una “cantina nel mare” davanti al vigneto, così da poter effettuare il processo in maniera più immediata e limitrofa.
Accennando ai processi di cantina, le fermentazioni partono spontaneamente, pur preparando, per sicurezza, un pied de cuve. Alcuni vini restano più sulle proprie fecce fini, altri direttamente sfecciati, non si effettuano filtrazioni o chiarifiche. Non vengono utilizzate per gli affinamenti botti di rovere, bensì vasi vinari in acacia o castagno, oltre a ciliegio e pero per lo Sciacchetrà. Si ricerca decisamente la tipicità di ogni annata; un esempio lo si può trovare nel Rosato che negli ultimi tre anni presenta sfumature di rosa più o meno intense!
Per degustare alcuni dei vini prodotti da Possa ci rechiamo nel vicino paese di Riomaggiore dove, tra una stretta viuzza e l’altra, si nasconde la cantina dedicata allo Sciacchetrà. Prima della degustazione un bicchiere d’acqua versato da una simpatica confezione in tetrapak, decorata con alcune casette colorate, tipiche dei paesi delle Cinque Terre. Tetrapak che è considerato un materiale molto più sostenibile e riciclabile della plastica o del vetro.
Gli assaggi partono con il “Giancu” (bianco), 100% Albarola che effettua una macerazione sulle bucce di circa venticinque giorni e un affinamento in acciaio, per circa sei mesi. Un 2021 dai sentori di macchia mediterranea, salvia, rosmarino, capperi, note mentolate e balsamiche, per un sorso ricco in sapidità, buona spalla acida, con un buon corpo, ma di beva, fresco e abbastanza persistente.
Il secondo vino è il re di casa, lo Sciacchetrà 2021, a base di un 80% Bosco e il restante 20% di Rossese Bianca, uve che macerano ventotto giorni per poi ottenere un vino affinato per un anno in caratelli di ciliegio o pero e concludere l’assemblaggio in acciaio prima di riposare in bottiglia. Vino che si lascia decantare staticamente per la sua “pulizia” e, per tale motivo, in bottiglia troviamo il 2019, 2020 e 2021, mentre il 2018 è ancora in vasca. Un nettare dai sentori di albicocca disidrata, fico secco, leggero sotto spirito, anche qui emerge la macchia mediterranea, il miele di castagno e la frutta secca. Un grado zuccherino di centosessantotto grammi per litro, ben bilanciato dalla spalla acida, una buona sapidità, mineralità e estrema e piacevole lunghezza al palato.
Ci sarà sicuramente modo di tornare con più calma ad assaggiare anche gli altri vini Possa e godere del relax, con vista mare, tra le vigne, oltre a consegnare la maglia dimenticata ad Heydi.


