Ritterhof, prima tappa di un weekend altoatesino a Caldaro (Bolzano)

Ritterhof, prima tappa di un weekend di dicembre in Alto Adige, ormai diventato tradizione costante di ogni anno

12 Dicembre 2025

RitterhofPrima tappa di un weekend altoatesino a Caldaro, sulla Strada del Vino dell’Alto Adige, al civico numero 1, dove si trova Weingut Ritterhof.

Ad accoglierci Eva, al timone di questa realtà famigliare giunta alla sua quarta generazione, pur trovando le sue origini non nel mondo del vino, ma in quello dei distillati. La famiglia Roner è, infatti, la fondatrice dell’omonima distilleria, situata a pochi chilometri di distanza dal Maso dove ci troviamo, acquistato nel 1999, grazie alla passione per il mondo del vino. La proprietà era di un signore svizzero, diventato ormai anziano, il quale, prima dell’arrivo dei Roner, produceva vino sfuso.

Dal 1999 si è data vita alla produzione delle prime bottiglie, riprendendo il nome originario della Tenuta Ritterhof, e lavorando sia sul tema della qualità, ma anche sulla comunicazione di questa realtà. Eva racconta che l’azienda tiene molto a valorizzare tre pilastri, strettamente legati al luogo di appartenenza, l’Alto Adige, che copre l’1% della produzione di vino in Italia e di cui Ritterhof rappresenta l’1% della produzione della Regione. Il terzo numero uno lo abbiamo già citato ed è quello del civico dove si trova la Tenuta, a completamento di questa triade ricorrente che introduce al mondo di questa realtà, piuttosto giovane, ma che negli anni ha costruito un brand forte e riconoscibile.

RitterhofIn una splendida giornata di sole, assieme ad Eva, scopriamo il decorso della storia aziendale partendo dal lavoro in salita che ha visto un incremento di ettari, dai quattro a corpo, ai quaranta di oggi, dislocati in più aree, con lo scopo di poter valorizzare ogni vitigno nel suo luogo ideale, pur essendoci qualche eccezione, come una vigna di Pinot Nero a Santa Maddalena.
Vigne che si estendono dai duecento agli ottocento metri d’altitudine, da Salorno a Santa Maddalena, incontrando, per esempio il Gewürtztraminer a Termeno, il Pinot Nero a Egna, la Schiava a Caldaro o il Pinot Grigio a Salorno.

Oltre alle vigne di proprietà sono presenti diversi partner per il conferimento delle uve, con cui si ha un rapporto famigliare da molti anni. RitterhofLe proprietà dei conferitori sono di media inferiori ad un ettaro vitato, con la più piccola che è addirittura di millecinquecento metri. Ritterhof non impone metodologie particolari di conduzione, ma, trattandosi più che altro di giardini vitati adiacenti alle abitazioni di chi le possiede, questi vigneti vengono trattati con rispetto e il massimo della sostenibilità.
Tale concetto è quello che si applica anche alle vigne di proprietà, lavorando con un sistema di lotta integrata finalizzato a sostenere la natura, cercando di equilibrare i trattamenti, prevenendo le varie malattie principalmente causate da pioggia e umidità. Negli ultimi anni ci si sta sempre di più orientando all’allevamento di varietà PiWi, abbassando in questo caso i trattamenti di circa un terzo rispetto alla media degli altri vitigni.

RitterhofDopo un approfondimento sui vigneti tocchiamo con mano la cantina, che è stata ricavata in un’area del vecchio Maso, restaurato tra il 2011 e il 2014, in ottica conservativa, al fine di mantenere la sua conformazione originaria.

RitterhofDopo i cassettoni dedicati alla vendemmia, tutta svolta a mano e con una meticolosa selezione già in vigna, possiamo vedere un primo ambiente dove l’uva arriva per caduta (dopo essere stata raffreddata in una cella per qualche ora), al cui interno sono presenti pressa e diraspatrice. Tutte le uve vengono diraspate e il processo di pressatura è saturato dall’azoto, autoprodotto, al fine di evitare possibili ossidazioni; gas che si utilizza anche nei vari travasi, fino all’imbottigliamento, diminuendo così le dosi di solforosa aggiunta.

RitterhofIl cuore della cantina, sotto alla Tenuta, è dedicato all’acciaio, oltre a qualche vecchia vasca in cemento, le quali sono state ridotte in misura, vetrificate e utilizzate sia nelle fermentazioni che negli affinamenti. Per quanto riguarda l’acciaio, troviamo contenitori di diversi formati, al fine di vinificare singolarmente le uve provenienti dai singoli appezzamenti. RitterhofUna buona quantità delle etichette prodotte affina prevalentemente in acciaio o cemento e viene imbottigliata, in loco, solo dopo il giusto periodo di riposo, non volendo affrettare i tempi. Come le persone devono essere “educate” prima di essere presentate al mondo ed esprimere i propri valori, anche il vino necessita del giusto processo “formativo”, prima di uscire sul mercato.

RitterhofSpostandoci in una sala, che in controtendenza ad altre barricaie, è in questo caso, al piano superiore, troviamo il luogo dedicato al legno, dove sono presenti barrique di rovere francese, utilizzate per lo più nei vini rossi, oltre ad uno dei Pinot Grigio. Non si può non notare il soffitto che riprende un dipinto presente in un castello situato in Germania, il quale pone al centro un uomo e una donna, uomo che prende decisioni “illuminate” solo se c’è una donna al suo fianco. Maestoso anche il lampadario che assomiglia ad un grappolo con i suoi chicchi rappresentati dalle lampadine. RitterhofQui scopriamo anche l’origine del nome Ritterhof, notando alcune armature ai lati della stanza, poiché etimologicamente significa “Tenuta del Cavaliere”, nome già presente con la vecchia proprietà.
RitterhofIl muro è volutamente dipinto di tre colori: marrone a simboleggiare la terra e il colore della vigna nella sua fase di riposo; il verde, colore di cui l’occhio umano nota maggiormente le sue sfumature e differenze, immagine dei vigneti nel loro periodo di fogliatura; ed infine il blu, un colore raro in natura e simbolo di prestigio, che vuole rappresentare il colore del chicco a bacca rossa, che in realtà è tendente al blu.

Una triade di colori che anticipa anche quelle che sono le tre linee dei vini Ritterhof, con una produzione che si attesta sulle circa trecentottanta mila bottiglie per anno. La prima linea, identificata nel marrone, è “Terra” al cui interno sono presenti: Pinot Bianco; Pinot Grigio; Gewürtztraminer; Chardonnay; Sauvignon; Müller Thurgau; Moscato Giallo; “Kalerersee” a base Schiava; Santa Maddalena, sempre a base Schiava; Pinot Nero; Lagrein; il blend “Lenz”, con uve Moscato Giallo, Chardonnay e Müller Thurgau; un Rosè, blend di uve rosse ed infine un Moscato Rosa.
Il verde, invece, rappresenta la linea “Collis”, racchiudendo il Pinot BiancoVerus”; Pinot GrigioOpes”; GewürtztraminerAuratus”; SauvignonParatus”, il PiWi Souvignier GrisNatus”; il blend di Merlot, Schiava e LagreinPerlhofer”; LagreinLatus”; MerlotMollis”; Cabernet SauvignonGratus”; il blend Merlot, Cabernet SauvignonRamus”; Pinot NeroDignus” e la SchiavaKalterersee” “Novis”.
Infine, la linea “Rarus”, identificata nel prestigioso colore blu, presenta solamente tre vini, prodotti solo nelle annate migliori: il LagreinManus”; Gewürtztraminer passito “Sonus” e in un’unica annata, con seicentocinquanta bottiglie il Pinot Nero RiservaDatus”.

Tendenzialmente tutte le etichette di queste ultime due linee portano un nome latino, che possa rappresentare il carattere del vino al loro interno.

La filosofia di produzione dei vini Ritterhof vuole marcare beva ed equilibrio, in una sorta di curva esperienziale che deve essere un percorso parabolico per chi li assaggia, facendo venir voglia di portare al naso ed alla bocca un secondo o terzo calice.

C’è da sottolineare che l’enologo Hannes Bernard lavora da trentadue anni nell’azienda, ancor prima che venisse acquistata dalla famiglia e oltre ad Eva è presente anche papà Ludwig, responsabile per vent’anni di questa realtà, il quale ha ancora un costante presidio soprattutto nell’assaggio dei vini, al fine di valutarne la qualità, prima dei vari imbottigliamenti. Eva è subentrata alla guida di Ritterhof cinque anni fa, sottolineando che non c’è stato alcun pressing o obbligo da parte della sua famiglia. Intatti, dopo la laurea in economia a Milano, si è cimentata in tutt’altra professione, lavorando in una birreria a Monaco, per poi specializzarsi con un master in turismo ad Oxford e ritornare tra le terre natali con una visione più ampia, per prendere le redini dell’azienda.
Sebbene la tenuta vitivinicola e la distilleria siano due progetti ben distinti e condotti da diversi membri della famiglia, che si intersecano nel consiglio di amministrazione, si cerca di riunirsi il più possibile per godere di piacevoli momenti assieme, sia per discutere di lavoro, ma anche per ritrovarsi e semplicemente bere un calice.

RitterhofTornati allo shop e sala degustazioni, diventata negli anni anche luogo di incontro e di apertura di bottiglie dell’azienda, iniziamo il nostro percorso di assaggi, cominciando con il “Lenz”, uno dei vini più prodotti, comprendo un terzo della produzione, e venduti dell’azienda. Blend di Moscato Giallo, Chardonnay e Müller Thurgau, il suo nome riprende una parola antica che significa “primavera”, e si presenta come un vino semplice, profumato con sentori di pesca, agrume, melone bianco un tocco di zagara, fiori gialli, per un sorso di estrema beva, fresco, delicato, con una leggera sapidità e mineralità e moderata persistenza.

RitterhofContinuiamo con il Pinot GrigioOpes”, 2023, di cui una parte della massa affina per sette mesi in barrique, usate fino a cinque passaggi. Vino dai sentori di pera, note erbacee, spezia, pepe bianco, leggero confetto e un tocco di vaniglia, il quale regala maggiore sapidità, una buona larghezza e corpo, dal sorso pieno e persistente.

RitterhofPassiamo al SauvignonParatus”, 2023 il cui nome deriva dalla frase “è parat”, che in dialetto significa “è pronto”. Affinato in acciaio, ad eccezione di una sola botte che viene integrata nell’assemblaggio, al naso si esprime con note di frutta matura, mela verde, litchi, note verdi ed erbacee, peperone e un tocco di peperoncino, per un sorso fresco, dove aumenta l’acidità e le note più citrine, pur essendo equilibrato, con una buona sapidità, tocco minerale e discreta persistenza.

RitterhofConcludiamo gli assaggi in bianco con il PiWi Souvignier GrisNatus” 2022, di cui il 10% affina in barrique, il quale presenta un profumo più generoso al naso, con note di agrume maturo, cedro, piacevoli note di miele, tiglio, e un sottofondo balsamico, di pino mugo, per un sorso con un buon corpo, ben bilanciato dalla spalla acida, buona mineralità, sapidità e persistenza.

RitterhofÈ il momento della SchiavaNovis” 2024, una nuova interpretazione delle vecchie piante di questa varietà che affina per una parte in legno grande e regala note fresche, di lampone, ribes, fragoline di bosco, fiori rossi, un tocco ematico e un sottofondo speziato. Il sorso è fresco, con una grande beva, nella sua semplicità, tannino delicato, tocco sapido e moderata persistenza.

RitterhofConfrontiamo due Pinot Nero, il 2024 che affina principalmente in acciaio, oltre ad un veloce passaggio in botte grande, e il “Dignus” 2021, con i suoi quindici mesi di barrique. Un primo vino che possiamo definire quotidiano, che regala note di frutta fresca, ciliegia, fragola, per un sorso dritto, delicato, con un tannino setoso e moderata persistenza. Il secondo vino si sposta su note più complesse e concentrate con una rosa rossa, ciliegia nera, maraschino, cioccolato, ma anche rabarbaro, vaniglia, spezie dolci, per un sorso più ricco, pieno, ma comunque bilanciato, con una discreta acidità, buona sapidità, tannino sempre molto discreto e persistenza.

RitterhofAbbiamo l’onore di aprire ed assaggiare una delle seicentocinquanta bottiglie di “Datus” 2018, precisamente la numero quattroocentottantasette. Un vino prodotto con uve intere, a causa della rottura della diraspatrice, avendo una qualità eccezionale dei grappoli, vinificati in una sola annata, con un affinamento di due anni e mezzo in barrique. Pinot Nero che regala note di frutta matura, frutti neri, tabacco dolce, tocco di liquirizia, note fumè, di grafite, ma anche incenso, noce moscata e un sottofondo balsamico. Il tannino si fa sentire, ma è ben integrato, buona la spalla acida, mineralità presente, moderata sapidità e ricca la persistenza.

RitterhofNon poteva mancare il LagreinManus”, che si produce, fortunatamente, più spesso degli altri vini “Rarus”, e, nell’annata 2022, con i suoi diciotto mesi di barrique regala note di confettura di frutti di bosco, bastone di liquirizia, foglia bagnata, note vinose, di inchiostro e un tocco ferroso, per un sorso pieno, ma ricco in acidità, con una buona trama tannica e persistenza.

RitterhofLa conclusione dolce ma non stucchevole con il passito “Sonus”, 2024, le cui uve, da quest’annata vengono appassite in cassetta. Il nome è un chiaro richiamo alla musicalità, essendo quasi tutta la famiglia coinvolta nella banda del paese, nello specifico Eva, al clarinetto. Una vinificazione ed affinamento in acciaio, oltre ad una botte da trecento litri, per un vino che regala note di agrume maturo, quasi candito, gocce d’oro, fiori di gelsomino, per un sorso dove la dolcezza si percepisce, ma viene sostenuta dalle sue parti dure in un finale sapido e persistente.

RitterhofDopo la consegna della maglia numero 431 ad Eva, la mattina si è conclusa nel migliore dei modi, all’interno nel ristorante di proprietà, dall’altro lato della Tenuta, dove abbiamo potuto assaggiare alcuni manicaretti, tra cui del carpaccio di cervo con insalata di cappuccio rosso marinato, pere e noci e un risotto ai peperoni bruciati, polvere di salame piccante e pesto di pomodori secchi.

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