Sandro de Bruno, un pomeriggio alla scoperta di un’azienda che si divide principalmente tra Soave e Metodo Classico a base Durella
30 Settembre 2025
Pomeriggio in direzione Montecchia di Crosara, in provincia di Verona, dove si trova il cuore pulsante dell’azienda Sandro de Bruno. Ad accoglierci il responsabile commerciale Andrea, in azienda da inizio anno e Sandro, fondatore di questa realtà che si divide principalmente nella produzione di Soave e Metodo Classico a base Durella.
In compagnia anche del cane Mia andiamo, in prima battuta, ad esplorare la parte esterna dell’azienda, dove sono presenti gli strumenti principali per portare uva e mosto in cantina. Infatti, è proprio qui che si possono approfondire alcuni segreti utili per identificare i vini Sandro de Bruno.
L’uva, che per lo più è a bacca bianca, viene pigiadiraspata e trasferita nelle due presse sopraelevate, le quali hanno la caratteristica di lavorare entrambe sottovuoto e a temperatura controllata, così da non permettere alcun tipo di ossidazione, trasferendo un mosto limpido e già ad una bassa temperatura all’interno delle vasche d’acciaio, per gravità. In uno degli stabili principali sono presenti i serbatoi in acciaio di differenti dimensioni, dove vengono fermentate le diverse masse. Le fermentazioni possono avviarsi spontaneamente o essere indotte con alcuni lieviti, ma ciò che è importante è nutrire gli stessi lieviti mediante azoto prontamente assimilabile, così da alimentarne il lavoro. Nelle vinificazioni si evita di utilizzare prodotti esterni, se non un minimo di solforosa, quando necessaria. Le armi di cui si dispone sono sicuramente il freddo, ma anche le lunghe soste del vino base sulle proprie fecce fini, che vengono mantenute in sospensione anche per mesi, prima di effettuare limitati travasi.
Nella medesima struttura sono presenti anche alcuni giropalette, fondamentali per portare in punta le bottiglie di Metodo Classico, le quali coprono circa metà della produzione di Sandro de Bruno, che nelle annate migliori arriva alle circa novanta/cento mila bottiglie.
Oltre a questi preziosi strumenti è presente una parte di magazzino di stoccaggio, che si estende anche in altri stabili e nella cantina sotterranea, avendo uno stock di circa quattrocentomila bottiglie che riposano sui lieviti.
All’interno della cantina sotterranea, creata di mattoni a vista e grandi arcate si trovano due aree principali: la prima con tavoli e sedie per rappresentare l’anima goliardica di questa cantina, che punta ad accogliere appassionati di vino per far conoscere i propri prodotti, mentre la seconda è dedicata alla barricaia. Questa vede come protagoniste botti di diverso formato, dalle barrique, ai tonneau, a botti grandi, che verranno presto sostituite dal formato cinquecento litri.
Tutti i legni sono usati e il loro materiale si divide sia nel rovere americano sia in quello francese. Anche all’interno della barricaia è stata creata una stanza dove poter assaggiare i vini, le cui pareti ad arco sono state riempite da centinaia di bottiglie Metodo Classico, che riposano anch’esse sui propri lieviti.
Seduti in uno dei tavoli della grande sala accoglienza, dove non mancano alcuni particolari come il caminetto e l’affettatrice, scopriamo assieme a Sandro la sua storia e la storia della sua cantina. Sandro è nato nel paese di Terrossa di Roncà da una famiglia contadina e ha svolto parte dei suoi studi all’istituto enologico di Conegliano, tornando poi nelle terre natali per intraprendere in prima battuta l’attività di famiglia legata alla campagna. Da fine anni ’80 ha, però, iniziato un nuovo percorso che lo ha portato a creare una sua azienda tessile nel settore dell’abbigliamento, pur rimanendo sempre con un piede nel mondo agricolo. Mediante i risultati anche economici e agli sforzi della sua prima attività, è stato realizzato il progetto della rifondazione dell’azienda agricola di famiglia, questa volta legata al solo mondo del vino. Grazie ad alcuni terreni di proprietà e all’acquisto di nuovi appezzamenti è stata fondata la Sandro de Bruno, unione del suo nome a quello del padre Bruno.
C’è da sottolineare che la formazione di Sandro, oltre gli studi all’istituto superiore, sono stati gestiti in autonomia con “bancali di libri”, non essendoci un internet così diffuso quando ha cominciato questa avventura. Oltre a questa strada è stato a fianco di importanti enologi, da cui ha sicuramente imparato molto, ma ha anche capito che quello che voleva applicare nella sua azienda non era un protocollo standardizzato o una sorta di ricetta, ma qualcosa di personale che potesse essere il valore aggiunto per l’interpretazione del suo territorio e per creare un timbro unico nei suoi vini, rappresentando le diverse annate. Questo concetto viene da lui tradotto con la frase “sono uscito dal marasma dei protocolli!”.
Oggi l’azienda Sandro de Bruno conta ventitré ettari vitati, tra affitto e proprietà, tutti dislocati tra le colline di Soave e dei Monti Lessini, nelle province di Verona e Vicenza, fino ad arrivare agli ottocentoventi metri sul livello del mare. Le varietà coltivare sono per lo più a bacca bianca, come Garganega e Durella, ma sono presenti anche le internazionali Pinot Bianco, Pinot Grigio, Pinot Nero, Chardonnay.
Tutta l’area in cui sono piantati i vigneti si caratterizza per essere di matrice vulcanica, una peculiarità che dona ai vini una grande struttura, sapidità e longevità.
Per quanto riguarda i trattamenti, se è necessario, ad inizio stagione si utilizza l’intervento di una chimica moderata e preventiva, mentre durante il percorso di crescita della vigna e dell’uva si usano dosi limitate di rame e zolfo, in una conduzione definita “rispettosa”. Da anni non vengono fatti diserbi chimici e non si concima chimicamente, ma solo tramite pallettati organici o concime naturale.
Tutti i vini sono prodotti con uve che si coltivano in prima persona, anche quelle che talvolta vengono acquistate devono provenire da vigneti che seguono un determinato protocollo ed essere supervisionati da Sandro in persona.
“Delle mie bottiglie so vita, morte e miracoli”.
Parlando di etichette, la produzione Sandro de Bruno si attesta sulle quattordici referenze, di cui troviamo: cinque bollicine Metodo Classico, “Vulkano, Cuvée 2.1” a base Durella, Chardonnay e Pinot Bianco; due Lessini Durello DOC, rispettivamente trentasei e sessanta mesi sui lieviti, oltre al cento mesi che porta ancora il nome della vecchia denominazione Monte Lessini DOC Riserva ed infine il “Marinè Rosè” con uve 100% Pinot Nero e un affinamento di quarantotto mesi sui lieviti. Tra le fila dei bianchi, tre Soave, una sorta di “base” Soave DOC; il Soave “Colli Scaligeri” DOC e il “Monte San Piero” Soave Superiore DOCG, l’unico che vede il legno di formato tonneau sia in fermentazione che affinamento; ma anche l’internazionale “Bianco Fumo”, Sauvignon 100% vinificato ed affinato in acciaio. Prima dei rossi troviamo anche il “Grigio Fumo”, un Pinot Grigio le cui uve restano in criomacerazione per circa dodici ore prima della fermentazione e vinificazione in acciaio. Il mondo dei rossi si apre con “Rosso Fumo”, Pinot Nero che vede esclusivamente l’acciaio; “Rosso Fumo Barrique Limited Edition”, un secondo Pinot Nero che affina tre anni in tonneau usate, almeno diciotto mesi in acciaio e un ulteriore periodo in bottiglia e “Magmatico”, Cabernet Sauvignon da uve appassite in cassettine per circa due mesi fermentate in tini troncoconici dove, successivamente, il vino affina per diciotto mesi.
Non poteva mancare anche il Recioto di Soave DOCG.
I vini Sandro de Bruno si caratterizzano per i lunghi affinamenti sia successivamente alle fermentazioni, con un periodo molto lungo sulle proprie fecce fini, sia nel riposo in bottiglia. Un’altra peculiarità è che le basi dei Metodo Classico vengono imbottigliate dopo la vendemmia, nel mese di ottobre, per procedere alla seconda fermentazione e successiva sosta sui lieviti. Per completare il loro processo nella fase di ricolmatura, dopo la sboccatura, viene utilizzato lo stesso vino, non addizionandolo di alcuna liqueur.
Per completezza c’è da dire che, nel corso degli ultimi anni, è stata creata una nuova linea, denominata “Cold Skin”, che vede come protagoniste tre referenze: Garganega Pet Nat, Pinot Grigio Ramato fermo e una Corvina Pet Nat. Vini freschi, giovani, che possono essere consumati sia dopo pochi mesi dall’imbottigliamento, ma anche dopo una maggiore sosta in bottiglia, che viene rigorosamente tappata con tappo a vite.
Tra le chiacchiere, assaggiamo i tre diversi Soave, che si differenziano tra di loro, principalmente per il periodo di raccolta delle uve Garganega e per l’altitudine delle parcelle utilizzate per la produzione di ognuno.
Il primo Soave, “base”, annata 2022, si ottiene da uve Garganega situate alle pendici della collina, di media vendemmiate a fine settembre e si presenta con note di pesca gialla, agrume fresco, limone, gelsomino, tiglio, leggere note di erbe aromatiche, spunti salmastri e un richiamo sulfureo. In boca entra dritto, verticale, ricco in sapidità, mineralità, con una buona spalla acida e discreta persistenza.
Passiamo al Soave “Colli Scaligeri”, 2022 con uve raccolte dai vigneti che crescono attorno ai duecento metri d’altezza, vendemmiate nella prima decade di ottobre. Un vino che presenta sentori più carichi, con un agrume maturo, scorza d’arancia, una frutta talvolta disidratata, un tocco erbaceo di fieno, erbe aromatiche, salvia, leggera macchia mediterranea e un costante tocco fumè. In bocca entra più ricco, pieno, ma sempre con una buona beva, sostenuta dall’acidità, sapidità e mineralità e una maggiore persistenza.
Il terzo Soave è il “San Piero” 2021, ottenuto dalle vigne che crescono attorno ai trecento metri d’altitudine, vendemmiate dopo la metà di ottobre. Questo è l’unico dei tre che vede il legno, fermentando ed affinando in tonneau usate, sulle sue fecce fini per un anno, per poi passare in acciaio altri dodici mesi e sostare anche in bottiglia il giusto tempo, prima della commercializzazione. Qui si possono sentire note più concentrate, di frutta matura e surmatura, albicocca disidratata, ma anche sentori di pasticceria, di caramelle all’orzo, note di miele, leggera vaniglia, un costante tocco erbaceo, di macchia mediterranea, note ammandorlate spezie dolci, curry, sottofondo sulfureo e balsamico. In bocca è più pieno, ricco, morbido, ma sempre dritto e ben bilanciato dalle note dure, presentando un’ottima persistenza che avvolge il palato.
Il mondo delle bolle si apre con “Vulkano, Cuvée 2.1”, un Extra Brut ventiquattro mesi a base 50% Chardonnay, 25% Pinot Bianco e 25% Durella. Un vino che si presenta con sentori delicati, di agrume, gesso, note iodate, frutta secca a guscio, spunto sulfureo, per un sorso dritto, dalla bolla fine, buona acidità, sapido, minerale e con una discreta persistenza.
La seconda bolla è di Lessini Durello DOC Metodo Classico Riserva 36 mesi dosaggio zero, 100% Durella (prima del 2021 era presente anche un 10% di Pinot Bianco), che regala note salmastre al naso, spunti iodati ed erbacei, sentori tostati, ammandorlati, ma anche di agrume e delicate note floreali. In bocca entra dritto, teso, con una bolla leggermente più grossa ma non invadente, con una buona sapidità, minerale, generoso in acidità e persistente.
Concludiamo con il Pinot Nero “Marinè Rosè”, trentasei mesi sui lieviti, oltre ad aver svolto due anni di affinamento prima del tiraggio, il quale regala sentori di piccoli frutti rossi, fragolina di bosco, ribes, lampone, ma anche sanguinella, pepe rosa, un sottofondo iodato e marino, per un sorso fine e delicato, con una buona acidità, tensione, sapidità, mineralità e persistenza.
Piccola curiosità tra le battute finali, l’azienda Sandro de Bruno, come simbolo a rappresentanza aziendale, ha scelto una punta di lancia trovata tra le vicine colline vicine, risalente all’epoca della preistoria, al fine di creare un legame con le proprie radici, che affondando in migliaia di anni fa.
Un ringraziamento ad Andrea e Sandro per questo pomeriggio tra Durella, Soave e non solo.
Per loro maglietta numero 413!


