Alla scoperta del progetto Serafica, tra vino e olio, in compagnia di Giuseppe, ultima generazione che ha lanciato questo nuovo brand sull’Etna
11 Ottobre 2024
Dopo una visita al centro di Catania, non poteva mancare uno sguardo ad una nuova cantina nella vicina mamma Etna e, dopo averne incontrato i protagonisti allo scorso Vinitaly, la scelta è ricaduta su Serafica.
Ci troviamo a pochi passi dal centro di Nicolosi, dove è presente lo storico fulcro aziendale e, proprio qui, incontriamo uno dei membri della quarta generazione della famiglia, Giuseppe.
Assieme a Giuseppe iniziamo un percorso di approfondimento sul territorio e sulla sua azienda, cominciando dalla scoperta dei vigneti, che fanno parte della proprietà vitata, che ad oggi è di diciassette ettari, compresi tra i settecento e i novecentocinquanta metri sul livello del mare.
La prima vigna che raggiungiamo, in auto, è la più storica ed emblematica, la quale prende il nome da uno dei numerosi conetti vulcanici che caratterizzano l’Etna, dal nome Montearso. Ci troviamo davanti ad un vigneto di oltre sessant’anni, che ben fa scoprire le pendenze del vulcano, che si attestano circa al 35% e non agevolano di certo le varie lavorazioni. Poco meno di un ettaro, che possiamo definire una “cassaforte ampelografica”, piantato un tempo con diverse varietà a bacca bianca tra cui: Carricante, Corinto Greco a bacca bianca, Coda di Volpe, Minnella, Inzolia, Bianchetta.
Il substrato è caratterizzato da un terreno vulcanico sciolto, frutto di un’eruzione di circa cinque/seicento anni fa, che conta la presenza di pietre laviche di diverse dimensioni, sia di colore nero sia rosse, con la peculiarità di essere molto drenante.
Questo comporta uno stress per la pianta, che deve andare a ricercare l’acqua in profondità; fattore che con la siccità di questi tempi si sta dimostrando essere una problematica, non essendo possibile portare l’acqua a quelle altitudini.
Da qui si ottengono due etichette della linea superiore di Serafica, “Versante Sud”, rispettivamente un vino bianco e un macerato, con uve che restano a contatto tra di loro poco meno di un mese in vetroresina. La missione, dal 2021, è quella di dare vita ad un versante poco conosciuto dell’Etna, puntando su vini ottenuti da uve a bacca bianca e sul Nerello Cappuccio che qui ha trovato un nuovo ed interessante racconto.
Tutti i vigneti Serafica si estendono nel comune di Nicolosi, una zona che può crescere in maniera esponenziale a livello di produzione vinicola. Il versante sud è meno conosciuto e l’attività viticola è stata negli anni abbandonata, facendo spostare le persone nella vicina Catania, in seguito all’industrializzazione.
Proprio all’interno del secondo appezzamento vitato possiamo vedere che un tempo le vigne erano disposte in più zone, oggi inglobate dalla natura, lasciando visibili segni dei terrazzamenti, o piante in stato di semi-abbandono. Questo appezzamento, a ottocentocinquanta metri sul livello del mare, è composto da dodici ettari vitati e prende il nome di Monpeluso. Negli anni Novanta sono state reimpiantate la maggior parte dei vigneti dando spazio a Carricante, Catarratto, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, piantando lo scorso anno un nuovo ettaro proprio di quest’ultima varietà. Il terreno cambia la sua conformazione, pur essendo ad una manciata di chilometri dal vigneto precedente, incontrando un substrato più scuro e sabbioso.
Da qui si ottengono le uve destinate alla linea “Mirantur”, un nome che sottolinea il fatto che le piante guardano mamma Etna. Due IGP Sicilia rispettivamente a base Nerello Cappuccio in purezza e Catarratto in purezza, vinificati in solo acciaio. L’azienda punta molto sul Nerello Cappuccio, un’uva che si può definire “internazionale”, facendo parte della grande famiglia dei Carignani, che in questo versante raggiunge la sua completa maturazione senza eccessive difficoltà e si esprime al meglio.
Sempre da questo appezzamento si ricavano la maggior parte delle uve dei tre Etna DOC: il rosso 80% Nerello Mascalese e 20% Nerello Cappuccio “Grotta del Gelo”; il bianco che fino al 2021 vedeva un 10% di Carricante e un 90% Catarratto, in seguito 100% della seconda varietà, “Grotta della Neve”; e il rosato “Grotta dei Lamponi” a base Nerello Mascalese.
Nella proprietà è presente una casetta, un tempo utilizzata come appoggio per i lavoratori, che probabilmente nei prossimi anni sarà destinata ad un restauro per destinarla all’accoglienza in vigna, vista anche la vicinanza con Catania e l’indotto di visitatori che questa storica città può portare.
Per completare il quadro degli appezzamenti troviamo un altro ettaro e mezzo piantato a Carricante dove si trova la cantina, in una zona chiamata Mompilieri, caratterizzata da un suolo giallastro, frutto di un’eruzione datata cinquecento anni Avanti Cristo.
Oltre ai vigneti si trovano anche quaranta ettari di uliveti, da cui si ottengono quattro tipologie di olio: una Nocellara Etnea in purezza da un’unica particella a mille metri sul livello del mare; un blend di 50% della prima varietà e 50% di Nocellara del Belice; una Nocellara Etnea Bio (l’unica certificata, da uliveti situati tra i quattrocento e gli ottocento metri sul livello del mare) ed infine “l’olio della tradizione” che nasce da un blend di cultivar di Nocellara Etnea, Carolea e Biancolilla.
L’azienda Serafica è certificata biologica, pur non esibendo il simbolo nelle etichette dei propri vini e utilizza quantità di solfiti ben al di sotto degli standard. I trattamenti sono frutto della conoscenza dei propri territori e si vuole impattare il meno possibile sia in vigna sia in cantina, comunicando questa filosofia al cliente finale, così che si possa creare una più trasparente fidelizzazione. Nel 2023 proprio per il rispetto dei trattamenti Bio e il minor impatto in vigne si è persa quasi la totalità della produzione e quella rimasta non ha raggiunto i canoni di qualità degna del brand Serafica. Di quell’annata si troveranno sul mercato solo alcune bottiglie della linea Mirantur, ma i vini premium non verranno nemmeno messi in bottiglia, dimostrando così il coraggio di saltare un’annata, nel rispetto dei propri canoni qualitativi.
C’è da sottolineare che un’alleata preziosa è la brezza marina, che impatta sulla sanità della vigna, che si trova a meno di dieci chilometri dal mare.
Addentrandoci nella storia di Serafica troviamo come primo protagonista il bisnonno Andrea, nato in America da una famiglia siciliana, che torna nella regione delle sue origini e all’inizio del ‘900 investe nel settore agricolo, acquistando i primi appezzamenti a Nicolosi. Nonno Antonino, detto Nino, ha portato avanti l’attività, in un’epoca favorevole all’agricoltura e all’attività vitivinicola, creando il primo palmento meccanizzato sul territorio e il primo frantoio oleario, che ancora oggi risulta essere l’unico della zona. Uno dei figli, Andrea, ha poi portato avanti quello che era stato costruito dal padre, sempre con lo scopo di vinificare le uve per vendere il prodotto finale a terzi. Il brand Serafica, che prende il nome dal cognome di famiglia, è nato per volontà del figlio Nino, che ha studiato agronomia e dei nipoti Giuseppe e Ausilia, scommettendo sulla produzione di vino in bottiglia, ricavato dalle uve coltivate nei diciassette ettari di proprietà, arrivando a circa settantamila bottiglie prodotte per anno. Ufficialmente l’azienda è nata nel 2018, con l’introduzione delle prima bottiglie sul mercato, anche se i cugini hanno iniziato ben prima le sperimentazioni di vinificazione.
Dopo aver scoperto la storia dell’azienda e toccato con mano le vigne, uno sguardo alla cantina, all’interno della quale troviamo principalmente vasche di acciaio e vetroresina, dove avvengono le fermentazioni, grazie all’inoculo di lieviti, oltre ad alcuni affinamenti. A tendere c’è l’idea di identificare, grazie ad un progetto con l’università di enologia, un ceppo di lieviti “autoctoni” dell’azienda.
Sono presenti anche alcune di legno usato, di medie dimensioni, all’interno delle quali avvengono gli affinamenti di una parte dei vini. Si può notare, inoltre, parte del palmento automatizzato da nonno Nino, ormai in disuso.
A poche decine di metri dalla cantina è stato ricavato lo shop e sala degustazioni, dove si possono fare diversi percorsi degustativi tra olio e vino, rinforzati da salumi, formaggi e confetture locali.
Cominciamo il nostro percorso con l’assaggio del Mirantur bianco 2022, che esprime sentori agrumati, di cedro, limone, un tocco di mentuccia, erbe aromatiche, una nota sulfurea, con un sorso caratterizzato dalla buona verticalità, beva fresca, delicata, con una buona sapidità, discreta acidità, equilibrio e persistenza.
Il secondo bianco è l’Etna DOC “Grotta della Neve” 2021, nella versione 90% Catarratto e 10% Carricante e un affinamento di una parte della massa in botte grande. Un vino più timido e composto al naso, dai sentori di ginestra, note iodate, di pietra bagnata e un sottofondo agrumato; da sottolineare l’ottima integrazione del legno, quasi impercettibile. In bocca entra più verticale, con le parti dure che si fanno sentire, ricco in sapidità, acidità, minerale, ma sempre ben equilibrato e più persistente.
Passiamo al vino che vuole essere il più rappresentativo di Serafica e quello che maggiormente vuole raccontare il territorio, il Versante Sud 2021. Le uve a bacca bianca vengono raccolte e vinificate tutte assieme, con un successivo affinamento in botte grande. Al naso si sprigiona una buona nota aromatica di frutta gialla, con una pesca matura, albicocca, tiglio, un tocco di zagara, timo, lavanda, uno spunto erbaceo, ma anche una leggera spezia, pepe bianco. Al palato è leggermente più tondo pur mantenendo una buona sapidità, mineralità, spalla acida e buon corpo, con un finale elegante e persistente.
Dalle stesse uve si ottiene il vino macerato, con un contatto di ventotto giorni e un affinamento in acciaio, con conseguente filtrazione, per mantenere un vino pulito. Al naso presenta sentori di albicocca disidratata, caco, mela cotogna, un tocco di zagara, arancia candita e una nota erbacea. Il suo ingresso in bocca è fresco, abbastanza delicato, con una buona sapidità, spalla acida, estrazione di un leggero tannino e discreta persistenza.
Della linea “Versante Sud” sono state prodotte rispettivamente 1483 bottiglie di bianco e 1132 bottiglie di macerato, nella prima annata 2021.
Piccola parentesi, nei prossimi mesi verrà proposto sul mercato anche un vino rosso a base Nerello Mascalese, per quanto riguarda la linea “Versante”; un vino ottenuto dalle migliori uve di un conetto chiamato Monticelli.
Prima dei rossi, un passaggio nella “Grotta dei Lamponi” 2022, Nerello Mascalese rosato che regala note di fragolina, lampone, leggero confetto, un tocco di erba aromatica, salvia, una nota iodata e uno spunto di macchia mediterranea. In bocca entra dritto, con un’ottima sapidità, buona spalla acida e mineralità, un corpo che si fa sentire ma è ben equilibrato e una buona persistenza.
Il mondo dei rossi si apre con il Mirantur 2021, Nerello Cappuccio che affina in solo acciaio e si esprime con note di fragola, confettura di frutti rossi, lampone, mirtillo, senza andare su sentori terziari e mantenendo una freschezza e fragranza che si ritrovano in bocca, dove entra con un’ottima beva, discreta sapidità, spalla acida, un buon equilibrio e tannino soffice. Un sorso invita al secondo e anche ad una temperatura di qualche grado in meno è sicuramente un ottimo e ben equilibrato calice.
Concludiamo gli assaggi con l’Etna DOC “Grotta del Gelo” 2019, a base di 80% Nerello Mascalese e 20% Nerello Cappuccio, affinato per un anno in botte grande e un altro anno in acciaio per poi riposare in bottiglia. Un vino che regala una frutta rossa più matura ed evoluta, un tocco di sottobosco, leggero inchiostro, note terrose, spunto di rabarbaro, cioccolato e foglia bagnata. In bocca un sorso più corposo, ma sempre sostenuto dalle parti dure, un tannino delicato e una buona persistenza.
Un ringraziamento a Giuseppe, in attesa di vedere le evoluzioni di questo giovane e neonato progetto!


