Azienda Agricola Skerlj, assieme ai fratelli Kristina e Matej, Sales (Trieste)

Azienda Agricola Skerlj, in compagnia di Kristina e Matej Skerlj in località Sales, sul Carso triestino

13 Giugno 2021

Dopo la visita, degustazione e pranzo a base di Terrano con Beniamino Zidarich, ci dirigiamo verso Sgonico, precisamente in località Sales, dove è situato l’agriturismo e azienda vitivinicola Skerlj.

Skerlj Ad accoglierci è Kristina Skerlj, che assieme al fratello Matej conduce l’azienda, occupandosi principalmente dell’amministrazione e dell’accoglienza, gestendo i due appartamentini ricavati nella vecchia casa di famiglia.

La storia di questa realtà è una storia semplice, dettata dalla passione infusa dai nonni che facevano i contadini, a tutto tondo, con qualche ettaro dove veniva coltivata la vigna, seminativi, fiori ed ortaggi. Il nonno è nato nello stesso paese di Sales, a poche case di distanza da quella attuale, mentre la nonna era originaria di Corno Dolza.

Come molte famiglie del posto l’eccesso di produzione proveniente dall’agricoltura e dagli allevamenti veniva venduto in città, la più vicina in questo caso è Trieste. Il ricordo di Kristina è quello indelebile della nonna, la quale le raccontava che ogni mattina si recava nel capoluogo, in zona Barcola, per vendere il latte vaccino alle signore del paese.

Nel 1965 è stata creata l’Osmiza, tipica “cicchetteria” carsica dove un tempo la legge permetteva di vendere i prodotti in eccesso agli ospiti che si recavano lì per rifocillarsi, senza pagare le tasse; diventata agriturismo negli anni ’90.

Nei primi anni duemila la vecchia stalla e fienile sono stati ristrutturati e al loro posto è stata creata la casa di famiglia, lasciando spazio ai due appartamenti, nel corpo originario, per accogliere turisti in visita sul Carso.

Il vino, che è sempre stato una tradizione, dal 2004 ha preso una fetta sempre più importante delle attività, iniziando a sperimentare le prime macerazioni e imbottigliando quello che prima veniva venduto sfuso, principalmente nell’Osmiza, chiusa un paio d’anni prima.

Oggi l’azienda Skerlj conta circa tre ettari sparsi in dodici, tredici micro-appezzamenti situati in paese, con il più grande che è di un ettaro, cosa molto rara in queste zone.

La mattina del giorno seguente ci raggiunge Matej ed assieme a lui andiamo ad esplorare i vigneti.
I suoli sono caratterizzati principalmente da un sottile strato di terra rossa che nasconde una roccia calcarea estremamente dura. Alcune delle rocce estratte, oltre ad essere dedicate alla costruzione dei tipici muretti a secco, vengono lasciate di fianco agli appezzamenti e talvolta numerate dal catasto, apparentemente senza alcun motivo.

I trattamenti vengono effettuati con rame e zolfo e tra le vigne si utilizza un’erpice, o lama sfalcia ceppi, per lavorare il terreno al fine di evitare l’evaporazione immediata dell’acqua e prevenire lo stress idrico che può subire la pianta. Si cercano di limitare il più possibile i trattamenti di rame, con prodotti alternativi come ad esempio mediante estratti di buccia d’arancia, ma purtroppo l’unico sistema per limitare i danni è purtroppo questo metallo pesante. Oggi, rispetto ad un tempo si trovano impianti più densi, per avere una produzione inferiore di grappoli per pianta che possano donare successivamente al vino più struttura e meno grado alcolico, rispecchiando la tipicità del territorio.

Skerlj

La differenza di tecniche di allevamento si può notare palesemente tra due diversi appezzamenti che vediamo; il primo, misto tra pergola doppia e pergola su un lato, con elevati spazi tra i filari, dove un tempo venivano coltivati ortaggi e fiori, per coprire il fabbisogno alimentare della famiglia; lasciato così per mantenere la tipicità e tradizione degli anni passati. Il secondo, invece, molto più recente con un classico alberello a tre speroni, utilizzato principalmente per la Malvasia, mentre le piante di Vitovska sono miste tra guyot ed alberello. Come riconoscere le due varietà è semplice, la prima produce un grappolo più spargolo e la seconda, figlia di Malvasia e Glera, nel retro della foglia presenta una sorta di soffice pelo compatto.

Il lavoro in queste zone è estremo fin dall’inizio, da quando si crea l’impianto, dovendo spaccare la roccia sottostante per permettere alle piante di far attecchire le radici, compensando poi con uno strato di letame e la poca terra che si ricava dalle lavorazioni.
I tralci vengono piegati a favor di bora e di mare, verso sud e si lavora “dentro al filo”, ossia si inseriscono delicatamente i tralci all’interno di due fili di ferro, procedendo alla sfogliatura prima e alle cimature successivamente.

Skerlj

Dopo un tour delle vigne, passando anche in uno dei numerosi boschi carsici, ideale per le passeggiate, ritorniamo in cantina, ricavata tra la roccia, nella parte più inferiore della casa.

L’azienda Skerlj produce circa diecimila bottiglie per anno tra Malvasia, Vitovska e Terrano, oltre alla VitovskaKamen” che viene prodotta dal 2018 con macerazione ed affinamento in pietra di Aurisina.

I processi di vinificazione per i primi tre vini sono simili, con una leggera diraspatura e la fermentazione con le bucce, senza pigiatura, in tini di legno aperti per tre settimane circa, effettuando diverse follature quotidiane. I vini bianchi affinano in botti grandi da ventitrè, quindici e dieci ettolitri mentre il rosso in vecchie barrique.

Skerlj

Il Kamen dopo la macerazione in un contenitore di pietra, rispetto al collega Zidarich viene usato un vaso vinario chiuso per simulare l’effetto dell’anfora, rimane un anno in affinamento nello stesso contenitore, per poi riposare un secondo anno in botti grandi di legno.

Skerlj

Prima dei saluti un calice di Vitovska, il vino simbolo di questa cantina, assieme ai due fratelli Matej e Kristina. I sentori spaziando dalla frutta alle erbe aromatiche, con profumi di albicocca, scorza d’agrumi, ma anche miele e spezie, con una buona balsamicità. In bocca presenta tutta la mineralità del territorio, con un’ottima freschezza e piacevole persistenza.

Matej, sorseggiando la Vitovska, mi svela che ha piantato alcuni filari di Merlot, per uno sfizio personale, così da provare a vinificare questo vino come molti dei suoi colleghi e vederne i risultati, più per passione che per venderne le bottiglie.

Skerlj

Una curiosità è che il logo dell’azienda nel corso degli anni si è trasformato, da un torchio disegnato riprendendo le forme classiche dello strumento ad un torchio stilizzato, rappresentato in chiave moderna, con poche linee.

Un grazie ad entrambi per l’accoglienza ed ospitalità nella loro casa, facendoci vivere una, seppur troppo breve, esperienza carsica. Maglietta 53 e 54 ai fratelli Skerlj!

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