Soprano di Sindaro, tra le colline della DOC Faro a Rodia (Messina)

Soprano di Sindaro, una giovane e piccola realtà portata avanti dalla passione di Aldo e della sua famiglia

01 Settembre 2025

Soprano di SindaroUna mattina che ci porta in provincia di Messina, dalla parte opposta della cittadina, tra le colline che si affacciano sul mare di Rodia, per scoprire una giovane e piccola azienda: Soprano di Sindaro.
Soprano di SindaroDopo una seppur breve ma impervia stradina di curve in salita arriviamo a destinazione, dove ci aspettano Aldo e la compagna Margot, che ha sposato a pieno il progetto e “supportando e sopportando” il fidanzato, oltre a qualche maltese: Tilli, Potti, Mia e una coppia di gattini nati da non troppi giorni.

Coccolati dalla brezza che arriva dal vicino mare approfondiamo il racconto di questa realtà, che trova il suo anno di nascita con l’acquisto della tenuta da parte della famiglia di Aldo, nel 2002. Soprano di SindaroUn tempo la proprietà era appartenuta alla famiglia Moncada, di origine spagnola, i quali abbandonarono terre e casa padronale a cavallo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Dopo più di sessant’anni di abbandono possiamo solo immaginare il lavoro della natura, basti pensare che la ringhiera davanti alla casa è stata ritrovata dopo circa un anno di lavoro di disboscamento dei numerosi rovi ed alberi.
I lavori di ripristino, essendo Aldo ancora piccolo ai tempi, sono stati svolti da papà Paolo, (che ammette le sue origini vicentine, grazie a suo nonno), impegnato nel settore edile e da mamma Antonella, con un grande sforzo ed investimento di energie.
Così, nel 2003, la famiglia che prima abitava a Messina, si è trasferita su queste colline, continuando i lavori di bonifica dell’area e piantando l’anno successivo un vigneto, quasi per gioco, pur seguendo le varietà del disciplinare della DOC di appartenenza, la DOC Faro.

Soprano di SindaroPiccola parentesi storica, questa zona, oltre agli incendi subiti è stata teatro di numerose battaglie, principalmente aeree durante i due conflitti bellici del 1900, portando ancora le cicatrici dei vari proiettili o bombe, come testimoniano alcuni degli alberi sopravvissuti o alcuni cimeli in ferro ritrovati.

Soprano di SindaroToccando con mano la vigna dietro casa, possiamo vedere la sua estensione di poco meno di quattromila metri, nello specifico tremilaottocento metri, circondata da vigneti e uliveti di varietà Oliarola Messinese, rispettando quella che era la conformazione originaria di queste terre, che nel ‘900 vedevano come protagonisti proprio vigna e ulivi. Le varietà d’uva messe a dimora sono Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Nocera, Sangiovese e Nero d’Avola.

Soprano di SindaroParlando con Aldo di vigna, ammette la sua ossessione per la campagna e la volontà di presidiare il più possibile le piante, cercando, visti gli spazi limitati, di conoscerne una per una. Dopo la laurea in Scienze Agrarie a Firenze, dove ha conosciuto Margot, e la specialistica in Scienze Viticole Enologiche ad Asti, il ritorno nelle sue terre natali per inseguire il suo progetto personale, avendo comunque vissuto fin da bambino questo ambiente rurale. Curiosità è che la prima vendemmia è stata fatta a dieci/undici anni e Aldo porta ancora la cicatrice di quell’esperienza, con un taglio a forma di “V” sulla mano.
Soprano di SindaroUn mestiere che si è incarnato in tutti i sensi e si è trasformato in una grande passione che ha portato alla creazione dell’azienda agricola Soprano di Sindaro. Un nome legato alla cittadina di Rodia, che un tempo si chiamava Sindaro di Marina. La posizione collinare dell’azienda, con uno sguardo al mare e alle Isole Eolie, ha fatto si che si associasse all’antico nome di Rodia un termine che richiamasse l’altitudine di questa tenuta. Il simbolo scelto per rappresentarla è una delle mantovane che compongono la cornice del tetto, una particolarità bizzarra per una famiglia spagnola che ha costruito una casa in Sicilia sul finire del 1800.

Soprano di SindaroLe duemilaquattrocento piante sono supportate al fine di avere una qualità ottimale d’uva, senza puntare sulla quantità. Non si utilizza la chimica, né nelle concimazioni né per i trattamenti, avvalendosi di solo rame, zolfo e zeolite come corroborante naturale. In azienda non è presente nemmeno un trattore e i lavori si svolgono rigorosamente a mano. Talvolta si effettua il sovescio e si utilizzano alcune spore avverse per combattere principalmente oidio e tignole.

Vivo la vigna come una sorta di malattia, ma la cosa più soddisfacente è ritagliarsi le prime ore della mattina per viverla a pieno”.

Soprano di SindaroParlando di substrato, in quest’area troviamo un terreno a medio impasto con una leggera prevalenza sabbiosa e grande profondità, con radici che affondano più di un metro per trovare uno strato di limo e argilla.

Soprano di SindaroLe prime vinificazioni sono state fatte a partire dal 2006, in via del tutto sperimentale, all’interno di quella che oggi è diventata la piccola cantina di Soprano di Sindaro. In un’area dell’abitazione, di circa trentacinque metri quadrati, possiamo toccare con mano un’area ove sono presenti piccole vasche in acciaio e qualche barrique rigenerata. Un ambiente che permette la produzione di circa duemila bottiglie per anno divise in tre diverse etichette.
Soprano di SindaroIl primo vino prodotto è stato il “Cinquerossi”: un blend di tutte e cinque le varietà allevate, vinificate tutte assieme in solo acciaio, per ottenere un vino che si possa consumare facilmente anche d’estate, con una buona beva, da servire anche a qualche grado di temperatura in meno e in abbinamento anche con pietanze di mare.
Il secondo vino è il Faro DOC13”, un nome che sottolinea il fatto che Soprano di Sindaro è stata la tredicesima azienda ad entrare in questa DOC, pur non amato da tutti per il suo richiamo alla sfortuna. Per il momento si ottiene dalle stesse uve che vengono vendemmiate più mature e restano in macerazione per più tempo, con un affinamento in acciaio e almeno quattordici mesi in rovere francese usato, per poi sostare altri sei mesi in bottiglia.
Soprano di SindaroInfine, l’ultimo nato “Evolo”, un vino ottenuto da una vendemmia anticipata delle uve, stanchi di sprecare grappoli a causa delle vendemmie verdi atte a ridurre la produzione. Dopo una prova di vinificazione nel 2022, il suo anno di nascita ufficiale è stato il 2023 con centoventi bottiglie. Il suo nome richiama le Isole Eolie che svettano di fronte all’azienda e le uve di Nerello Mascalese, Cappuccio e Nocera con cui è prodotto vengono pressate direttamente per poi lasciare il vino in solo acciaio e bottiglia ad affinare.

Riassumendo la filosofia di cantina, le fermentazioni sono avviate con lieviti selezionati, pur avendo l’intenzione di fare qualche prova e sperimentazione con pied de cuve. Gli affinamenti non vogliono essere impattanti e si cerca sempre di uscire quando il vino è pronto, senza nessun pressing per accelerare i tempi anche di riposo in vetro. Tutto il processo, fino all’imbottigliamento, si svolge all’interno della cantina, avendo acquistato una piccola imbottigliatrice, più che sufficiente per il numero di bottiglie prodotto.

Le sperimentazioni non mancano e si possono scorgere alcune bottiglie di Metodo Classico che riposano qua e là e la volontà dei prossimi anni è quella di concentrarsi anche sulle bollicine, partendo però da un Ancestrale che, visti gli spazi, potrebbe essere la soluzione più semplice per ottenere un frizzante.
L’obiettivo per il futuro più prossimo è anche quello di costruire una cantina un po’ più grande, avendo già individuato uno spazio sottostante alla parte frontale dell’abitazione, non con lo scopo di aumentare eccessivamente la produzione, ma per essere un po’ più comodi nei vari processi e movimentazioni.

Soprano di SindaroSoprano di Sindaro negli anni ha investito anche sulla ricettività, ricavando un appartamento e una camera, oltre ad avere un’altra camera in fase di sistemazione. All’interno di una delle stanze si possono notare alcuni particolari che richiamano l’attaccamento di Aldo alle sue vigne, ricavando, da alcuni tralci espiantati, dettagli come il lampadario, un supporto per l’armadio o una parte di specchio.
Soprano di SindaroDa sottolineare ancora una volta che tutti i lavori di restauro, anche per quanto riguarda gli immobili, sono stati fatti in famiglia, grazie all’esperienza di papà Paolo nel settore edile e con il supporto di mamma Antonella e la sorella Giorgia, complice del progetto, appassionata del settore, con tanto di laurea in Scienze Gastronomiche e Scienze della Nutrizione.
L’idea aziendale è quella di far conoscere i propri vini, ma anche filosofia e valori, direttamente ad un pubblico finale e più diretto. Per questo motivo e per la scarsità di bottiglie prodotte non vengono commercializzati vini al di fuori dell’azienda, ma si organizzano numerose degustazioni accompagnate dai piatti preparati da mamma Antonella.

Soprano di SindaroIn attesa di godere dei vini Soprano di Sindaro una volta tornati disponibili e accompagnandoli ai manicaretti di Antonella, un saluto ad Aldo e Margot ringraziandoli per averci fatto scoprire una delle più piccole aziende della DOC Faro, meritando la maglietta numero 403.

Torna in alto