Tanorè, nel cuore del Cartizze, Valdobbiadene (Treviso)

Tanorè, in compagnia di Vanessa, una giovane ragazza al timone di questa storica azienda

10 Aprile 2021

TanorèUn altro prezioso consiglio dell’amico Matteo di Riva dei Martin, mi porta in visita nell’azienda Tanorè, dove mi accoglie Vanessa, al timone di questa storica realtà dal 2019, anche se ne ha sempre fatto parte, essendo nata li.

Vanessa mi aveva avvertito che l’azienda che avrei trovato sarebbe stata un cantiere, visti i lavori di ampliamento che sono in corso. E’ prevista, infatti, la costruzione una cantina sotterranea, con una sala degustazioni panoramica all’ultimo piano e alcune stanze per accogliere gli ospiti e far loro vivere il territorio di Valdobbiadene.

Tanorè

Ci spostiamo subito sulla terrazza panoramica con una magnifica vista sui vigneti del Cartizze e cominciamo a chiacchierare. L’azienda Tanorè è stata fondata dal nonno Gaetano, soprannominato “Tano” il Re del Cartizze, un omone di circa due metri, con il cinquanta di piedi e sempre gentile con tutti. Ad oggi, tutta la famiglia è coinvolta in questa realtà, con dei ruoli ben definiti ma, come in tutte le piccole aziende, ognuno fa un po’ di tutto all’occorrenza. Lo zio Sergio si occupa principalmente del vigneto, il papà Renato si divide tra vigna e operazioni di cantina (supportato da un enologo), Vanessa è specializzata nella parte economica e di accoglienza (ruolo che sta trasmettendo anche alla cugina Sara) e suo fratello Gioele è prossimo alla laurea in enologia.

I vigneti sono tutti in collina, nelle Rive famose patrimonio dell’Unesco, e si dividono in un ettaro nella zona del Cartizze e altri nove tra San Pietro, Santo Stefano, Guia e il centro di Valdobbiadene.
Tutte le rive sono esposte a sud e risentono favorevolmente dell’areazione proveniente dal Monte Cesen, che previene muffe e malattie, garantendo la sanità nel vigneto.

Una produzione di circa ottantamila bottiglie all’anno, “ci interessa fare poco ma fatto bene!”
In vigna si cerca di fare il meglio per arrivare ad un’uva sana da lavorare, l’approccio è integrato con il minor impatto possibile per rispettare la natura.

Grazie agli scavi per la creazione della nuova struttura, si può vedere nel dettaglio il terreno, marno-argilloso, con la presenza di salis e grosse rocce ricche di fossili.

Tanorè

Spostandoci nella sala degustazioni, assaggiamo le quattro etichette prodotte; Vanessa ci tiene a specificare che peccano un po’ di gioventù essendo imbottigliate da un mese, al di fuori del Brut che è in bottiglia da gennaio.

Loghialti” è il primo, il vino Colfondo della tradizione che, dopo un po’ di timidezza al naso, si riscalda e si apre presentando profumi di pera matura, sentori erbacei e di leggera crosta di pane.

Passando al Brut, con sei grammi/litro di zucchero, la frutta diventa più verde passando ad una mela verde, oltre a leggere note agrumate e di erbe aromatiche come la salvia. Salendo con i grammi di zucchero, arriviamo ai quattordici dell’extra-dry in cui la mela diventa più gialla e matura, l’agrume meno intenso ed emerge qualche nota più floreale.

Tanorè

Dopo averlo aspettato un po’ nel calice, arriviamo al Cartizze, Dry per tradizione, con un dosaggio di ventiquattro grammi zucchero, dove ritornano i sentori di pera e mela gialla matura, con note di miele e fiori d’acacia. Un vino, sebbene dosato, che non stanca il palato, con un ottimo equilibrio e una spalla acida e minerale che sostiene gli zuccheri.

Tutti i vini Tanorè presentano una bolla fine e delicata, sentori più tenui al naso ma con un’ampiezza e persistenza in bocca, la mineralità è una delle peculiarità del territorio e l’acidità a sostegno è in equilibrio. Un altro punto in comune sono le uve, quasi al cento per cento Glera ma con alcune piccole parti di Verdiso, Bianchetta e Perera, a causa degli impianti misti di un tempo, con piante di queste varietà autoctone.

Vanessa mi racconta un aneddoto di qualche anno fa: in cantina era tutto pronto per l’imbottigliamento e, riunita la famiglia e alcuni collaboratori a supporto dei lavori, proprio quando stavano per iniziare con le attività, suo padre, assaggiando le basi e non convinto del prodotto finale, ha fermato il tutto e ha mandato tutti a casa.

Tanorè

Questo è il fascino delle piccole realtà e di chi mette cuore ed anima in ciò che fa, non guardando talvolta il risvolto e le perdite economiche.

Uno sguardo nella cantina che sarà, al termine dei lavori, trasferita nella nuova costruzione sotterranea, dove troviamo tutto il ciclo completo dalle vasche in acciaio, alle autoclavi fino alla linea di imbottigliamento. Curioso della base del vino destinato alla rifermentazione in bottiglia, facciamo un piccolo furto dalla vasca di un assaggio e di cinque litri da imbottigliare. Come da tradizione di alcuni clienti storici dell’azienda, riporterò una bottiglia in cantina tra un anno per capire la sua evoluzione (e se son riuscito ad imbottigliarla correttamente).

Parlando di commerciale e distribuzione, Vanessa mi racconta che principalmente i clienti sono privati che vanno direttamente in cantina a prendere il vino oppure se lo fanno spedire, oltre ad una parte di Ho.Re.Ca. in ascesa. La nuova costruzione e piccola struttura ricettiva è nata anche per trasmettere il duro lavoro che viene fatto nelle terrazze coltivate, per raccontare il territorio e farlo toccare con mano a vecchi e nuovi clienti.

Tanorè

Non solo nuove strutture, ma nel prossimo futuro è previsto anche un restyling delle etichette Tanorè, con tutte queste novità imminenti sarà d’obbligo tornare.

Ringraziando Vanessa per l’accoglienza e con la promessa di ritornare a vedere i risultati dei lavori in corso, maglietta numero 27!

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