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giovedì, 13 Giugno, 2024

Nella nuova cantina e frantoio Terre d’Arengo, Ascoli Piceno

Terre d’Arengo, assieme a Manuel in visita al nuovo frantoio e allo stabile che ospiterà la cantina, in cima ad una collina con vista sulle terre picene

28 Novembre 2023

Un incontro con Manuel che si apre nel cantiere che ad oggi ospita due stabili in fase avanzata di costruzione, i quali rappresentano i due cuori pulsanti di Terre d’Arengo, costruzione verde per il frantoio e costruzione rosso vinaccia per la cantina. In lontananza, oltre a godere delle colline ascolane, trovandoci a pochi chilometri dal capoluogo di provincia Ascoli Piceno, si può notare una terza struttura, in costruzione, che sarà dedicata al wine resort, con otto camere e piscina adiacente, pronta nel 2025.

Il primo ambiente esplorato è proprio quello dedicato all’olio, un extra vergine di oliva ottenuto da varietà Oliva Tenera Ascolana, molito a freddo, in assenza di ossigeno, grazie ad un modernissimo impianto del 2021. Gli ettari di oliveto sono una decina, con cinquemila piante circa, e una casetta rustica tra i vari alberi, che sarà anch’essa dedicata all’ospitalità.
Oltre all’olio, vengono prodotte anche le olive in salamoia; queste, dopo la raccolta restano otto ore sotto soda, al fine di eliminare la parte amara, tre giorni in acqua e riposano successivamente in barili sotto salamoia. Un connubio tra aromaticità e note amaricanti, per queste olive destinate alla vendita a ristoranti di alto livello, i quali ne ottengono prodotti essiccati o estratti per il condimento dei propri piatti.

Purtroppo la notte è già calata e non si riesce a godere a pieno della vista su vigneto e uliveto, che in lontananza lasciano spazio ai Monti Sibillini e al Gran Sasso.

Spostandoci nella cantina Terre d’Arengo si può vedere un secondo ambiente ancora in fase di completamento, diviso principalmente in quattro diverse aree: il wine shop con sala degustazioni, la sala degli acciai, uno spazio per gli affinamenti e la barricaia. Un luogo moderno, con particolari pavimenti in gel e luci che creano un’atmosfera soffusa e rilassante, il quale sarà ufficialmente operativo ed inaugurato a Pasqua 2024.
Parlando di storia di questa realtà troviamo come uno dei protagonisti principale Emidio Ciotti, papà di Anastasia, la compagna di Manuel, imprenditore in più settori da più di trent’anni, il quale ha voluto investire in un’attività che un tempo era quella del padre, legata alla coltivazione della terra e alla produzione di olio. Dall’idea di un piccolo frantoio, in collaborazione con il genero, è stata creata ex novo una realtà formata dalle diverse sfaccettature fin qui raccontate (ma non solo!). Manuel si è laureato in enologia e ha lavorato in alcune cantine, di cui una molto rinomata e famosa per le sue bollicine Trento DOC, per poi spaziare in attività legate al mondo del vino, dai tour di degustazione, alla collaborazione con un’azienda di progettazione di cantine.
Nel 2017 ha cominciato il suo progetto personale di produzione di vino, in una piccolissima cantina, più vicina ad un garage che ad un ambiente per le vinificazioni.
La sua idea si è sempre identificata nella produzione di vini da invecchiamento, sia bianchi sia rossi, ma anche bollicine, intraprendendo varie sperimentazioni di Metodo Classico, Ancestrali o vini affinati sui lieviti, non sboccati.
Grazie alla conoscenza con Anastasia, diventata poi la sua compagna, è stato sviluppato un progetto comune che ha portato alla realizzazione di spazi più grandi, con nuovi vigneti e una cantina che permette di sposare la mentalità dei lunghi affinamenti di Manuel. Nella sala dedicata al riposo del vino, si possono trovare già oggi alcune bottiglie di Metodo Classico, a base di Sangiovese, vendemmia 2017, in attesa della sboccatura.
Gli ettari vitati in totale sono otto, di cui quattro sono di proprietà, a corpo, con varietà sia autoctone sia internazionali sia il resistente Solaris; mentre altri quattro sono in affitto, poco distanti dalla nuova sede della cantina. La conduzione e biologica, con trattamenti a base di rame e zolfo, polvere di pietra e siero del latte, a copertura. Si utilizzano concimi organici e si adotta la tecnica del sovescio, dipendentemente dalle zone, con favino e veccia. Una volta raggiunto il corretto equilibrio tra le piante e la terra si lascerà tutto il sottosuolo inerbito, come se fosse un grande giardino, lavorando il terreno il meno possibile.
In queste aree il substrato è formato da argille di colore blu, che rendono difficile l’inizio della vita delle vigne, ma, dopo il loro insediamento e la creazione di un solido apparato radicale, non hanno grossi problemi.

La produzione di Terre d’Arengo è di circa ventimila bottiglie, con una buona metà che vengono vendute a bottiglia o alla mescita in centro ad Ascoli Piceno, dove è stato aperto un wine bar e bistrot nel palazzo di famiglia, Palazzo Ciotti, che ospita anche alcune camere. Oltre e a questa struttura, nei mesi estivi, è stato fondato il primo chalet sul fiume, dove i vini possono essere accompagnati da una grigliata o una pizza.
Per assaggiare i vini prodotti, ci spostiamo proprio all’interno del bistrot Agorà, gestito da Anastasia. Ad oggi le etichette sono sei e si dividono in: “Pecorante” e “Pecorante Rosè”, due bollicine Metodo Ancestrale a base di Pecorino e Sangiovese vinificato in bianco; “La Fèm”, blend di Chardonnay e Passerina; Offida Pecorino DOC; un Rosato ottenuto da uve di un vecchio vigneto di Montepulciano, ma con all’interno anche piante di Vermentino, “Aurosa” ed infine un Rosso Piceno DOP.

La degustazione non può che cominciare con la bollicina Metodo AncestralePecorante”, vendemmia 2021, che inizia il suo percorso di rifermentazione in autoclave, per due mesi, per poi terminarlo in bottiglia. Un vino dalle note agrumate, arancia sanguinella, buccia di limone, note di miele, leggero lievito, tiglio, per un sorso dalla bolla abbastanza fine, buona acidità, abbastanza sapido, verticale, fresco, di beva, con un sorso che invita ad un altro e un altro ancora.

La mentalità dell’azienda Terre d’Arengo è quella di affinare i vini per un lungo periodo, facendo uscire tutte le etichette almeno dopo un anno.
Gli assaggi sono accompagnati dai piatti tipici della tradizione ascolana, con le immancabili olive ascolane e un’altra specialità che sono i cremini, crema pasticcera fritta che si consuma abitualmente per aperitivo.

Il secondo vino assaggiato è il rosato “Aurora” 2021, dedicato alla nipotina, che ne ha disegnato anche l’etichetta con la lettera “a”. Un vino ottenuto da uve Montepulciano e qualche grappolo di Vermentino, poiché un tempo non si badava molto alla monovarietà degli impianti e le fallanze venivano rimpiazzate da piante disponibili. Al momento della raccolta l’uva a bacca bianca è surmatura, mentre il Montepulciano è leggermente più indietro rispetto al suo periodo ideale di maturazione. Circa mille litri di vino che affinano per una parte in barrique e per l’altra in acciaio, il quale si esprime al naso con sentori che via via si aprono nel tempo, ricordando il cambiamento di colori che ha l’aurora boreale.
Al naso si percepisce una nota fruttata che spazia tra agrume, albicocca, ma anche note officinali, uno spunto di miele, erbe aromatiche e una leggera nota di confetto. In bocca é comunque tondo, con una buona spalla acida, abbastanza sapido, abbastanza minerale, pieno, con un discreto corpo e discreta persistenza.

Un passaggio anche di un’altra bolla, non inclusa nella gamma delle etichette di Terre d’Arengo, il primo vino prodotto da Manuel, memore dalle esperienze trentine, Metodo Classico a base di Chardonnay, vendemmia 2018, il quale si presenta con un iniziale spunto di idrocarburo, che lascia poi spazio a sentori tropicali, di fieno, fiori gialli, un leggero spunto burroso. In bocca la bolla è fine, il sorso è pieno, corposo, non spicca in acidità; un vino tondo e di corpo, carente delle parti più dure che lo renderebbero probabilmente più equilibrato.

Continuiamo con un piatto di tagliolini ai funghi che vengono accompagnati dal Rosso Piceno 2021, affinato sei mesi in solo acciaio, con battonage continui. 50% Sangiovese e 50% Montepulciano per un vino dai sentori di frutti rossi, frutti di bosco, ciliegia, fragolone, senza puntare su note terziarie. Al palato ha un’ottima beva e freschezza, con una buona spalla acida, un corpo ben bilanciato dalle parti dure, tannino abbastanza delicato e non invadente, con una discreta persistenza.

Una dolce conclusione con un semifreddo al pistacchio, dal menu’ del bistrot che cambia a seconda della stagionalità dei prodotti.
In attesa di tornare a trovare Anastasia e Manuel per l’apertura ufficiale dell’azienda e magari anche del wine resort, per loro maglietta numero 295!

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