Triacca, nella storica sede di Bianzone, La Gatta (Sondrio)

Triacca, alla scoperta di questa storica azienda nella sua sede storica, La Gatta, un ex monastero immerso nella Valtellina

05 Dicembre 2021

TriaccaL’ultima mattinata in Valtellina si apre alla scoperta di un’altra storica azienda, Triacca, nell’edificio principale, sede degli affinamenti ed ex monastero: La Gatta.

La mia guida è Sonia, ragazza che collabora ormai da più di qualche anno con questa realtà, occupandosi sia di una parte di accoglienza che come supporto alla linea commerciale.

Triacca nasce nel 1897 (sono già in atto i preparativi per festeggiare i 125 a settembre del 2022) come un’azienda famigliare, mantenendone questa identità fino ai giorni nostri.

TriaccaUn tuffo nella storia passeggiando tra le vigne con Sonia e godendo di una vista meravigliosa, pur essendo nella stagione del riposo delle piante. Ci troviamo a circa quattro chilometri dalla Svizzera ed è proprio dal paese confinante che proviene la famiglia di commercianti che ha fondato questa realtà, il cui capostipite è stato Domenico Triacca.

Nel 1922 diventò produttiva la prima vigna nel comune di Teglio, da cui si iniziò a produrre uno dei primi vini in bottiglia, con su scritto lo slogan “dalla mia vigna”.

TriaccaNegli anni sessanta, anni d’oro del vino sfuso che veniva importato in Svizzera, venne costruita la cantina di vinificazione poco distante da La Gatta, residenza storica abitata fino alla fine degli anni sessanta dalla famiglia Mascioni. A causa delle finanze non troppo floride di questa famiglia, fu deciso di vendere la villa e i terreni circostanti e l’imprenditore Gino Triacca, cugino di Domenico, nel 1969 ne divenne il possessore, utilizzandola come struttura di rappresentanza ed accoglienza degli ospiti provenienti da tutto il mondo.

Una piccola parentesi nella storia per mettere in evidenza l’origine de La Gatta, struttura nata come monastero domenicano nel sedicesimo secolo e passata di mano in mano più volte, con la confisca da parte dei Grigioni che imponevano il protestantesimo. Tornò ad essere di proprietà italiana nel diciottesimo secolo, con l’acquisto da parte della famiglia comasca De Gatti, che la utilizzava come residenza estiva, per poi essere venduta ai Mascioni, i quali già producevano vino. Dopo i primi lavori di restauro nel 1969 e l’utilizzo come palazzo di rappresentanza e cantina per l’affinamento, alcuni altri interventi sono stati effettuati dalla famiglia Triacca tra il 2007 e 2008.

TriaccaRitornando al 1969, quest’anno vide anche un altro investimento da parte di Gino Triacca, più meditato e meno improvvisato del precedente, con l’acquisto della Tenuta La Madonnina a Greve in Chianti, in Toscana; quattrocento ettari, di cui cento vitati e la villa che vi risiedeva, Villa Franchi.

Le acquisizioni si sono fermate negli anni ’90 con l’acquisto di Santa Venere, azienda situata tra Montepulciano e Pienza, fatta crescere da sei a trentasette ettari, atti a Sangiovese e Merlot.

Si ricorda Gino Triacca come “l’Imprenditore”, uomo elegante e di prestigio contornato da persone importanti.

Una figura di spicco dell’azienda è di sicuro stato il già citato cugino Domenico Triacca, che negli anni, assieme a Cosimiro Maule, il Conte Sertoli Salis, ha contribuito a far conoscere la Valtellina in Italia e nel Mondo.

TriaccaIl contributo di Domenico è stato fondamentale soprattutto nella gestione della vigna, convertendo i principali vigneti a giropoggio, in maniera parallela rispetto alla pendenza della vallata, per poter agevolare al meglio i lavori, meccanizzandoli ove possibile e risparmiando sui costi di produzione. Una rivoluzione per gli anni ’80, che ha fatto attribuire il nome di questa conversione a “Metodo Triacca”, pur avendo ripreso delle tecniche già note in altre zone di produzione vitivinicola.

Oggi sono presenti tutte e tre le realtà descritte nelle righe precedenti con una produzione di circa un milione di bottiglie per anno divise tra Toscana, circa settecentocinquantamila e Valtellina, circa trecentocinquantamila. Le aziende sono guidate sempre dalla famiglia Triacca, con i figli di Gino: Giovanni, che si occupa del mercato Svizzero e Luca, enologo, occupato nei processi di cantina, assieme al supporto di alcuni consulenti.

Triacca possiede quaranta ettari, di cui tredici sono a corpo, cosa unica per la Valtellina, mentre gli altri sono sparsi tra Sassella (circa nove ettari), una vigna a Tresenda e i restanti a Tirano. Oltre agli ettari di proprietà sono presenti diversi conferitori principalmente nelle zone di Inferno e Grumello con vigneti compresi tra i quattrocento e i seicentocinquanta metri sul livello del mare.

Nelle lavorazioni si cerca di fare più trattamenti preventivi ed evitare, ove possibile, l’apporto della chimica, eliminando anche diserbi e lavorando manualmente. La funicolare, che si intravede in vigna, aiuta la vendemmia ed è un chiaro esempio delle lavorazioni che vengono svolte a mano, con squadre di collaboratori che tra settembre e novembre arrivano anche a quaranta/cinquanta persone.

TriaccaA farla da padrona tra le uve è la Chiavennasca, ma sono presenti anche Prugnola, Rossola e Pignola Valtellinese (che si dice essere una lontana parente del Pinot Nero), oltre al Sauvignon Blanc ed alcuni filari di Moscato Rosa. Quest’ultima è stata piantata proprio sopra a La Gatta da Domenico Triacca e nell’anno della sua prima vinificazione, 2003, ne fu portata qualche bottiglia da abbinare al dolce in una cena con il presidente Carlo Azelio Ciampi, che, apprezzandone il suo contenuto ne chiese il nome, nome che non era ancora stato deciso dall’azienda. Da quel momento il vino fu battezzato “Il Vino del Presidente”.

TriaccaDopo aver esplorato il vigneto circostante entriamo ad ammirare le storiche sale della residenza, con diverse barrique che riposano e un angolo che balza all’occhio, contornato da alcune riproduzioni dei quadri del pittore Giovanni Segantini e i vini Triacca vestiti da speciali etichette. Dieci anni fa la nipote di Giovanni, Gioconda, ha trovato un quadernino del nonno, dove alcuni appunti parlavano del vino di Valtellina e così è nata questa collaborazione, producendo due bottiglie di vino con i quadri “Mezzogiorno sulle Alpi” e “La raccolta del Fieno” del pittore Segantini.

TriaccaScoprendo la varie sale ci si immerge nei fasti dell’epoca, ma anche nella vita rurale che impegnava i mezzadri e proprio per rendere tangibile questa immagine è stato ricreato un piccolo museo, con degli strumenti rappresentativi di un tempo. La vista dalle finestre dell’edificio è a centottanta gradi sui vigneti, oltre ad intravedere la chiesetta, ancora consacrata, adiacente a La Gatta.

TriaccaScendendo nel punto d’accoglienza e punto vendita assaggiamo alcune delle etichette prodotte da Triacca, concentrandoci sulla Chiavennasca e partendo dal Valtellina Superiore 2017, affinato per dodici mesi in botti grandi; dai profumi di piccoli frutti rossi, lampone, ciliegia, fiori rossi, leggera spezia. In bocca entra verticale, con una buona mineralità, discreta sapidità e persistenza.

Il secondo vino è la RiservaLa Gatta” 2016, affinata per due anni in botti grandi e piccole di rovere. Al naso presenta una frutta più matura, fiori rossi essiccati, spezie e sentori di vaniglia; mentre in bocca il tannino si fa sentire di più, emerge una buona acidità, mineralità e persistenza.

TriaccaUna conclusione con lo SforzatoPrestigio” 2016, prodotto dal 1983, per volere di Domenico Triacca, con un appassimento in pianta di circa trenta/quaranta giorni. Dopo un affinamento in barrique per almeno un anno e un ulteriore riposo in bottiglia troviamo al naso sentori di marasca, sottobosco, spezia dolce, liquirizia, note balsamiche e una leggera vaniglia, mentre l’ingresso in bocca è abbastanza morbido, succoso, con tannini setosi e un’ottima persistenza.

TriaccaUn ringraziamento alla mia guida Sonia, dalle origini venete; per lei maglietta numero 122 e un arrivederci, magari tra i suoi natali Colli Euganei.

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