Le Strie, con Stefano e Luciana nella piccola azienda che hanno fondato assieme ai soci Paolo e Marisa
04 Dicembre 2021
Le Strie, una piccolissima azienda valtellinese che trova il suo cuore nel centro del paese di Ponte in Valtellina.
E’ nella piazzetta davanti alla chiesa di Sant’Ignazio di Loyola che incontro Stefano e Luciana, marito e moglie, che assieme ad un’altra coppia di soci, Paolo e Marisa, hanno fondato questa realtà.
Stefano, romano d’origine e Paolo, mestrino, si sono ritrovati in Valtellina principalmente per lavoro e hanno acquisito un paio di ettari vitati, la cui produzione, fino al 2001, era destinata ad essere conferita a cantine più grandi della zona.
Entrambi laureati in agraria, nel 2002 hanno cominciato l’attività di vinificazione, con lo scopo di produrre vini di territorio. Una prima annata che ha visto milleseicento bottiglie, tutte di Valtellina Superiore.
La cantina sorge nella parte vecchia del paese e si divide in due principali ambienti, quello dedicato alle macerazioni, fermentazioni e vinificazioni in acciaio e il secondo per l’affinamento, con alcune botti da sette ettolitri e più. Le fermentazioni sono spontanee: avvengono, cioè mediante l’utilizzo esclusivo di lieviti indigeni presenti naturalmente sulle uve.
Unica eccezione per lo Sforzato (vino secco, da uve appassite) per il quale si usano lieviti selezionati adatti a resistere ad alte concentrazioni di alcool.
Si evitano le chiarifiche e, solo se necessarie, si effettuano delle filtrazioni molto blande, prima dell’imbottigliamento; inoltre, l’uso di solforosa è molto limitato.
I vigneti si estendono per due terzi nella zona della Sassella, mentre per la restante parte in Valgella.
Oggi gli ettari sono due, lavorati e gestiti in maniera diretta, con una produzione di diecimila bottiglie per anno, circa. Le rese sono molto basse (quando va bene si arriva a sessanta quintali ettaro) con lavorazioni che non seguono le regole dell’agricoltura integrata. Nel corso degli anni, avendo acquisito vecchie vigne, è stato condotto un lavoro di ripopolamento, ove necessario, ripristinando anche le vecchie vigne ed è per questo motivo che “ogni pianta ha una storia a sé” ed è fondamentale potersene prendere cura in maniera molto mirata.
Dalla cantina, per degustare i vini, ci si sposta all’interno dell’ex collegio dei Gesuiti e, più precisamente, negli ambienti dove erano ospitate le vecchie carceri del paese, attive fino agli anni ’20 del secolo scorso; carceri che hanno mantenuto uno stato fedele a quel tempo, con ancora l’insegna originale nella parte esterna, le sbarre alle finestre e i muri riportanti scritti e disegni degli “ospiti” che qui venivano rinchiusi.
Ambienti concessi dall’Amministrazione Comunale di Ponte in Valtellina e utilizzati da Le Strie come magazzino e piccola sala degustazioni.
Gli assaggi cominciano con “SassiFraga”, Terrazze Retiche di Sondrio IGT 2018, da uve per il 95% Chiavennasca e per il rimanente 5% Rossola, Pignola e Brugnola, autoctone Valtellinesi. Una veloce macerazione di sette giorni, con un paio di delestage al fine di estrarre un colore maggiore per poi affinare circa sette mesi in vasche d’acciaio.
Vino d’ingresso, semplice anche se non è il termine più corretto, poiché stiamo parlando sempre di un 2018; i principali sentori ricordano i piccoli frutti rossi, la ciliegia, fiori freschi. In bocca è fresco e verticale, con un’ottima beva, buona acidità e un discreto tannino.
Le etichette di Le Strie rappresentano un’illustrazione di un libro di fiabe, che a sua volta riprende un quadro di un artista ignoto, riferendosi palesemente al nome dell’azienda che in dialetto significa “Le Streghe”.
Passiamo poi al “Rosso di Valtellina” 2019, prodotto con uve simili al precedente e un affinamento che in questo caso avviene anche per sei mesi in botti di legno grande. I sentori sono più carichi di frutti rossi, emergono anche i frutti di bosco e una nota speziata. Al palato è fresco e con un’ottima beva, ben equilibrato, buona acidità, mineralità e trama tannica.
Il terzo vino Le Strie è il Valtellina Superiore 2009, quello da cui è nato tutto, al cui interno ci sono sia le uve dei vigneti in Sassella e Valgella. L’affinamento è di circa due anni in botte, per poi sostare qualche mese in acciaio e un lungo periodo in bottiglia, prima di essere immesso nel mercato.
Circa il 70% delle uve proviene dai vigneti nella sottozona Sassella, che per la quota dove sono situati e l’esposizione donano una più alta gradazione, mentre il restante 30% è di uve provenienti dalle vigne in Valgella, a 550 metri, dalle quali il vino si arricchisce di una spalla più acida. Le uve Valgella vengono vendemmiate prima delle uve di Sassella e vengono leggermente appassita in cassetta per circa trenta giorni.
In questo vino i sentori di frutta sono un po’ più carichi, con una frutta rossa matura, marasca, sottobosco, spezie, tabacco dolce e liquirizia. Il tannino si fa sentire in maniera vellutata, con un ottimo equilibrio, interessante spalla acida e freschezza; buona mineralità, sapidità e discreta persistenza.
La filosofia aziendale è indubbiamente quella di introdurre nel mercato un vino pronto, che abbia riposato per un lungo periodo in bottiglia.
Dopo questo blend di uve complementari lo Sforzato 2014, prodotto dai migliori grappoli delle due zone, che vengono fatti appassire in cassettine per circa tre mesi. I sentori di frutta sono ancora più spinti e si evolvono in frutta sotto spirito, uva passa, liquirizia, cioccolato; mentre in bocca entra sicuramente più intenso ma ben equilibrato, con una trama tannica più importante ma non invadente, morbidezze supportate da una buona spalla acida e minerale, con una persistenza maggiore rispetto agli altri vini.
Lo scorso anno è stato prodotto anche un Nebbiolo in versione Rosato, solo 130 bottiglie, in via sperimentale, che è stato apprezzato dai più e non ne rimane nemmeno una bottiglia disponibile.
Nel frattempo è calato l’imbrunire e le temperature sono scese fino a due gradi sopra lo zero, concludendo un’altra giornata in Valtellina regalando la maglia numero 121 a Stefano.


