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domenica, 29 gennaio, 2023

A casa Brunoro nella Cantina Varaschin, Valdobbiadene (Treviso)

All’interno della confraternita del Prosecco, assieme a Manuel, quarta generazione dell’azienda Varaschin

30 Novembre 2021

VaraschinUn martedì sera atipico mi porta a Valdobbiadene, nella cantina Varaschin, all’interno della quale sorge la Confraternita del Prosecco.

Ad accogliermi è Manuel, quarta generazione della famiglia per discendenza di madre, ma poi ci sarà modo di approfondire tutto l’albero genealogico.

Il corpo centrale della casa risale al 1750, mentre gli spazi adiacenti, come la sala degustazioni in cui ci troviamo, è stata costruita circa cento anni dopo. I proprietari erano i Brunoro, una ricca famiglia dell’allora comune di San Pietro di Barbozza, che possedeva terreni ed immobili in paese. Il capostipite dei Brunoro era Alabano, ma fu il figlio Isidoro, nel 1915 circa, a voler investire sulla ricerca e produzione del Prosecco, partendo proprio dagli studi sul terreno circostante e analizzando i risultati che dava l’uva in quel terroir.

Una passione che lo portò a creare, nel 1930, una cantina atta alla vinificazione del Prosecco, assieme a tre amici, Giuliano Bortolomiol, Umberto Bortolotti e Mario Geronazzo, i primi due enologi e il terzo distillatore.

VaraschinLa cantina si è poi ampliata nel 1931 ed oggi è l’attuale sede della Confraternita del Prosecco; all’interno si possono ancora notare i segni indelebili della ruggine, che sono stati lasciati dalle vecchie casse delle munizioni, un tempo posizionate una sopra l’altra sul pavimento per far riposare le bottiglie orizzontali di Prosecco in fermentazione, ad una temperatura costante di circa quindici gradi.

Concluso il dominio austriaco e il secondo conflitto mondiale le tecniche di vinificazione iniziarono ad affinarsi e l’intenzione di Brunoro fu quella di poter dare in affitto i campi vitati per insegnare a coltivare la vigna e produrre il Prosecco, che ha visto un primo slancio commerciale negli anni ’60.
L’anno successivo alla fine della guerra, 1946, fu anche l’anno della fondazione della Confraternita del Prosecco, creata dai quattro già citati e integrata da Foss Marai, Biasiotto, Nino Franco e Piero Berton, quest’ultimo oltre ad essere enologo era anche un poeta di Valdobbiadene, il quale scrisse almeno una poesia per ogni azienda del territorio.

VaraschinUna pausa nella storia con un po’ di modernità, degustando un Prosecco Extra Brut dell’azienda Varaschin dal nome “ RELUI’ “ (blend dei nomi di Renzo e Luigi, che troveremo nel corso della storia legata alla famiglia Varaschin). Un Prosecco dai sentori freschi e fruttati, con una mela verde, leggere note agrumate; per un palato, minerale e sapido come questo territorio sa offrire, bolla elegante ed avvolgente, con un sorso che invita al secondo e terzo.

VaraschinOggi si può accedere alla sala della Confraternita del Prosecco dalla sala degustazioni e, sopra alla porta che ne delimita la soglia, si trova una frase emblematica in latino: “Hac ad cellam vinariam descensus cave ne incertus ascendas”; una volta entrati in questa cella vinaria, l’uscita sarà incerta.

La frase si attribuisce a Mario Geronazzo e Piero Berton.

VaraschinEntrati nella sala, oltre alle bottiglie di Prosecco di diverse aziende posizionate ai lati, lo sguardo viene catturato dagli affreschi sulle arcate del soffitto. Sul lato sinistro viene raffigurato l’ingresso nella Confraternita di alcuni produttori, accettati dal Gran Maestro, in questo caso Isidoro Brunoro.
Le persone immortalate, in ordine verso il finire della sala, sono Nino Franco, Bortolomiol, Geronazzo (l’ultimo a mancare, nel 2017), Biasiotto, Bortolotti e il già citato Brunoro. Il dipinto si conclude con alcuni cavalieri, crociati dai tratti orientali, associati ai fondatori della Confraternita, nella loro crociata finalizzata a valorizzare il Prosecco.

VaraschinNel lato opposto alcuni spunti del territorio di Valdobbiadene, con l’arco del bacio, i sei cipressi presenti in quello che vuole essere il miglior appezzamento vitato “Riva del Bacio”, oltre ad una graziosa donna che aiuta il rude uomo contadino. VaraschinVerso la fine della stanza un immancabile Bacco, servito da Venere attorniati da scene di diversi periodi storici, tra cui il periodo dei romani, la scoperta dell’America, Rivoluzione Francese, l’epoca moderna con le automobili e il primo lancio nello spazio.

Tutti gli affreschi risalgono al 1966, per mano di Gigi Cappellin.

VaraschinOggi la Confraternita del Prosecco conta circa centocinquanta membri, per lo più produttori di Prosecco, enologi, enotecnici e persone che hanno fatto del bene per il territorio, con il Gran Maestro attuale Enrico Bortolomiol. Ogni anno vengono prodotte cinquemila bottiglie di Prosecco con l’etichetta della Confraternita, di cui le prime sono posizionate all’interno della sala, dietro al leggio. VaraschinLa valutazione di chi sarà l’azienda selezionata per la produzione della speciale etichetta avviene alla cieca, con un gruppo di confratelli molto ristretto e tutti di estrazione enologica o enotecnica.

Sono stati citati diversi personaggi, ma neanche uno che porta il cognome Varaschin. La famiglia che oggi troviamo, la quale ha dato il nome all’azienda, è entrata in possesso di alcuni appezzamenti e della residenza grazie ad un’eredità che ha visto la nonna di Renzo e Luigi Varaschin, cugina di Isidoro Brunoro, essere la beneficiaria.

VaraschinLa nonna Orsola era la mamma di Matteo Varaschin, il quale ebbe due figli, Renzo e Luigi e quest’ultimo è stato il creatore dell’azienda Varaschin per come la troviamo oggi. Azienda tramandata a due dei quattro figli Raffaella ed Orfeo (mancato qualche anno fa), oltre al nipote (figlio di Renzo) Andrea.

Finalmente troviamo Manuel, classe 2000, figlio di Raffaella e quarta generazione, che, dopo qualche esperienza come cuoco, sia negli studi sia come professione, ha iniziato l’esperienza alla conduzione della sala degustazioni dell’azienda di famiglia, prendendosi a cuore questo posto e la sua storia.

VaraschinOggi l’azienda conta circa tre ettari, principalmente posizionati tra San Pietro e Santo Stefano, ma la produzione è di circa trecento mila bottiglie, grazie ai conferitori storici di uva.

Le linee di Prosecco Varaschin sono principalmente due, quella più classica, con uve provenienti dai due territori, mentre la seconda solo con uve che arrivano da San Pietro, un Brut ed un Extra Dry dedicati a Brunoro.

VaraschinNella sala degustazioni, oltre alle vecchie botti, balza all’occhio una bottiglia di Rosè che porta l’anno 2007, pur non avendo l’etichetta. Un esperimento nato dallo zio Orfeo nel 2005, che creò un blend di Prosecco, con un’altra uva (lasciamo un alone di mistero), per dare vita ad uno dei primi Prosecco Rosè, lasciando molti colleghi e amici perplessi, ma non andando contro ad alcun disciplinare.

Un progetto che poi si arenò per più di una vicissitudine, ma vista l’attualità del tema, si può affermare che quindici anni fa ci aveva visto lungo.

La cantina di vinificazione è a qualche minuto dalla casa e sala degustazioni, ma sono presenti altri affascinanti ambienti che esploriamo, tra cui un piccolo museo con gli strumenti di un tempo sia per le lavorazioni della terra, sia per i processi di lavorazione delle uve e di vinificazione.

VaraschinNella sala adiacente un nuovo tuffo nella storia, con le vecchie annate dell’azienda Varaschin, una serie di bottiglie accatastate, ed è qui che preleviamo, con molta emozione, un Prosecco del 1980, “col fondo” a rifermentazioni in bottiglia, prodotto con le uve di Riva del Bacio.

Un’esperienza che riporta a quarant’anni fa, onorati di aprire un pezzo di storia e trovare un vino chiaramente ossidato, ma in maniera estremamente piacevole. Al naso a farla da padrona è la frutta secca, miele, note tostate, lievito, pane, ma anche fiori bianchi appassiti e vaniglia.

Varaschin

In bocca entra minerale, con una buona spalla acida, il perlage è ancora presente in maniera abbastanza fine e nel complesso il vino è ben equilibrato ed elegante, pur peccando un po’ di persistenza.

Ovviamente non ci si trova davanti al Prosecco a cui siamo abituati, quello di tutti i giorni, ma se la base è buona e le lavorazioni sono precise, possiamo godere di eccellenze anche dopo tutti questi anni e non professare che “il prosecco va bevuto entro un anno”.

Storia, cultura, assaggi e chiacchiere con il, seppur giovane Manuel, che trasmette la passione per questo territorio, questo mondo e la nicchia di famiglia che custodisce.

VaraschinPer lui maglietta 114, in attesa di tornare a fargli visita e stappare qualche altro pezzo di storia!

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