Arpepe, tra cantina, assaggi e scalata in vigna, Sondrio

Arpepe, in compagnia di Isabella alla scoperta della realtà fondata dal padre dopo una lunga esperienza di viticoltore; visita in cantina, assaggi e “arrampicata” tra le vigne

03 Dicembre 2021

Sveglia presto e in marcia verso la seconda tappa dell’avventura valtellinese, nella cantina forse da me più conosciuta, avendone degustato più volte i vini: Arpepe.

ArpepeUn’azienda famigliare, che si trova alle porte di Sondrio, guidata dai tre fratelli Isabella, Emanuele e Guido, che rappresentano la quinta generazione di una realtà che ha visto non pochi cambiamenti nel corso della sua storia.
Una storia che comincia nel 1860 e si evolve con il testimone che passa di padre in figlio, fino ad arrivare al nonno dei tre fratelli che, come molti contadini della zona, produceva una copiosa quantità di vino sfuso da vendere ai “grigioni” svizzeri, ottenuto da circa cinquanta ettari vitati. Quando il nonno si ammalò, la decisione del figlio Arturo Pelizzatti Perego fu quella di vendere il marchio dell’azienda, che al tempo si chiamava proprio Pelizzatti, oltre alla cantina e una parte delle vigne, conservando solo sei dei cinquanta ettari. Arturo restò nella nuova realtà a lavorare per un paio d’anni ma ne uscì presto perché non condivideva la nuova filosofia aziendale. Si dedicò ad altre attività, risparmiando di anno in anno per poter riacquistare una parte di quelle che erano le proprietà un tempo vendute, riuscendo così a riappropriarsi della cantina di famiglia e dando vita alla sua nuova realtà, Arpepe, dalle iniziali del nome e cognomi: Arturo Pelizzatti Perego.
Ufficialmente Arturo cominciò la sua attività nel 1983, con la sua prima vendemmia. Le prime bottiglie commercializzate furono nei primi anni ’90, facendo così capire chiaramente la filosofia aziendale di voler uscire con una Riserva coi giusti anni di affinamento, con non pochi sforzi sia economici sia nello stoccaggio di una copiosa quantità di bottiglie.

ArpepeOggi troviamo quindici ettari vitati divisi tra Sassella (nove ettari e mezzo), Grumello (quattro ettari e mezzo) e Inferno (un ettaro). Al timone ci sono i tre fratelli, con Isabella che è entrata in azienda dal 2001, dopo gli studi in scienze e tecnologie alimentari e un master in enologia, a supporto del padre, che, ahimè tre anni più tardi è venuto a mancare. Pur parlando di una cantina famigliare, dove i ruoli sono molto flessibili per ognuno, lei si occupa di promuovere nel mondo l’azienda e la Valtellina, seguendo in modo particolare tutto il mercato estero e le fiere di settore. Emanuele, geometra “convertito” all’enologia, si occupa della supervisione della cantina e dei giovani periti agrari che lavorano con Arpepe, oltre ai vari processi legati alle operazioni di vinificazione, con uno sguardo sempre all’innovazione e alle migliorie per ottenere dei risultati d’eccellenza; mentre l’architetto Guido, che vive a Milano, è più focalizzato negli aspetti di marketing e comunicazione.

ArpepeIsabella, che mi guida nella degustazione tiene a sottolineare come le decisioni vengano prese tutti assieme, unendosi nei momenti salienti per capire, per esempio, il decorso dell’affinamento dei vini, i momenti di imbottigliamento, o quando poter intraprendere una strada o meno.

Una piccola parentesi sulla conduzione dei vigneti, che avviene con l’ottica di un’agricoltura integrata, nella quale praticamente tutti i lavori sono manuali, con una media di millecinquecento ore di lavoro per ettaro in un anno. Non vengono fatti diserbi, si adotta la confusione sessuale e si cerca di trattare il necessario per favorire il corretto decorso delle piante e delle relative produzioni che, visti i terreni, è scontato dire che siano molto limitate.

ArpepeVisita al contrario rispetto a quelle più comuni, con gli assaggi dei vini dell’azienda Arpepe all’interno della cantina di vinificazione, cominciando dal Rosso di Valtellina 2020, un vino nato nel 2003, per avere un punto d’ingresso più fresco e tra virgolette semplice nel mondo dei vini Arpepe.

La macerazione è di sessantanove giorni, mentre l’affinamento, in questo caso, è breve, di soli cinque mesi tra tini da cinquanta ettolitri e cemento, al fine di trovare la corretta stabilizzazione prima dell’imbottigliamento.

Tutte le macerazioni e fermentazioni avvengono in tini troncoconici, innescate da lieviti autoctoni selezionati dai vigneti di proprietà Arpepe, grazie ad un lavoro di attenta ricerca iniziato da qualche anno. Un ingresso semplice, fruttato con piccoli frutti di bosco e tenue note floreali, delicato al palato e con un’ottima finezza nella beva, che può risultare semplice, ma non con accezione negativa. Elegante ed equilibrato nelle sue parti dure e morbidezze, con un tannino setoso, caratteristica di tutti i vini Arpepe.

ArpepeIl secondo vino “Il Pettirosso”, dedicato al papà Arturo (etichetta disegnata da Enrico, marito di Isabella), un Valtellina Superiore 2017, che affina dodici mesi in tini grandi dopo una macerazione di centosedici giorni e almeno un anno in bottiglia, blend di uve provenienti dalle zone centrali di Sassella e Grumello. Qui i frutti di bosco si concentrano ed emerge anche una nota speziata, oltre a sentori di liquirizia con una mineralità più importante, oltre ad una morbidezza maggiore del precedente, anche se non si può definire morbido, per le sue eleganti caratteristiche verticali. Più lungo al palato e con una beva che si mantiene fine ed elegante, altra caratteristica che è una costante in questi vini.

ArpepeSempre del 2017 il Grumello “Rocca de Piro”, ottenuto da uve dei vigneti della zona dominata del Castel Grumello, di proprietà della famiglia De Piro, fino al quattordicesimo secolo.

Un vino che affina in maniera simile al precedente con qualche giorno di macerazione in più e fa emergere in maniera più accentuata i sentori di ciliegia, liquirizia e la spezia dolce. Rispetto al precedente, più tondo e ben equilibrato, facendo notare ancor di più la setosità dei tannini.

ArpepeCambiamo zona con il SassellaStella Retica” 2017, che effettua un processo di affinamento simile ai due vini degustati poco prima, anche se la macerazione è di qualche giorno in più. Vino dedicato al fiore che tutti desideravano incontrare durante le camminate tra le montagne, la Stella Alpina.
Qui emerge una nota di sottobosco, che negli altri vini non era così netta, pur mantenendo i suoi caratteri fruttati, di tabacco dolce e spezie. Sempre verticale e fine, come i precedenti vini, con una gran beva che invita al secondo e terzo calice.

ArpepePassiamo alle riserve, che sono state prodotte solo in tre annate negli ultimi undici anni.
La prima riserva, è “Sesto Canto” 2013, chiaro richiamo all’inferno dantesco e alla sua zona di produzione, appunto Inferno. La macerazione è di settanta giorni, mentre l’affinamento tra botti grandi, acciaio e cemento, di trentanove mesi, per poi riposare in bottiglia.  Al naso spiccano note floreali, di fiori secchi, ma anche erbacee, con una buona speziatura e tabacco; per un palato avvolgente, tannino vigoroso, buon equilibrio e persistenza.

ArpepeInfine il GrumelloSant’Antonio” 2013, dalle vigne protette dalla chiesa di Sant’Antonio, a circa cinquecento metri sul livello del mare. La macerazione è di sessantotto giorni, mentre l’affinamento tra botti grandi, acciaio e cemento, di trentanove mesi, per poi riposare in bottiglia.  Vino dalle note balsamiche, con l’onnipresente frutta, ma anche spezie, tabacco dolce e fiori che tendono ad essere secchi.
In bocca spicca una maggior acidità e una nota più tannica del precedente, pur mantenendo un’ottima finezza nella beva.

ArpepeL’azienda Arpepe sposa l’idea di impattare il meno possibile sui sentori del vino, con l’utilizzo di legno grande principalmente, pur mantenendo alcuni piccoli formati per le eventuali eccedenze e credendo in un lungo affinamento anche in bottiglia.  L’uso di solforosa è ridotto al minimo e controllato il più possibile, grazie anche all’adozione di un nuovo tipo di tappo. Si punta sempre a migliorare al massimo quella che è la qualità del prodotto finale, adottando tecniche che i tempi moderni hanno introdotto, come a d esempio l’utilizzo della geotermia anziché fonti energetiche da combustibili fossili.

Oggi le bottiglie prodotte sono in media circa 110.000 (di cui il 65% viene venduto all’estero) ed a regime si vorrebbero raggiungere le 120/130.000 bottiglie, al fine di mantenere l’azienda di stampo famigliare, pur avvalendosi di qualche collaboratore.

ArpepeUno degli storici collaboratori è Mirco, che lavora in azienda da circa sedici anni, occupandosi sia di una parte commerciale, di manifestazioni, fiere e visite. E’ con lui che, prima di lasciare Arpepe, tocco con mano quelli che sono i terrazzamenti vitati vicini all’azienda dove, faticando a salire le scalinate, si arriva quasi al vertice del vigneto, che lascia immaginare l’estremo dispendio di energie nelle varie lavorazioni. Una parete quasi verticale, come molte che si estendono nella Valtellina, distribuite in una sorta di Risiko, distribuendo i singoli ettari in micro-appezzamenti.

ArpepeNel caso di Arpepe, la scelta è stata di mantenere le piante vecchie e innovare, razionalizzare le strutture di sostegno per mantere il patrimonio di biodiversità dei vigneti storici.

Uno sguardo più approfondito anche alla cantina, dove soggiornano vasche in acciaio, cemento, tini di grande formato e alcune botti più piccole. Affascinante vedere lo storico di bottiglie, ben conservate e dai racconti di Mirco ancora molto piacevoli da gustare in occasioni speciali.

ArpepeRitrovata Isabella, scambio di magliette Winetelling 116 per lei e quella dell’azienda Arpepe per me!

 

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