Vie d’Alt, accolto e coccolato dalla famiglia Venica a Prepotto (Udine)

Vie d’Alt, in compagnia di Giulia e della sua famiglia nell’azienda che conducono in località Craoretto, a Prepotto

04 Giugno 2021

Un weekend che parte nel migliore dei modi, in compagnia di Giulia dell’azienda Vie d’Alt, a Prepotto.

Vie d'AltIl panorama è fantastico, con un porticato e una terrazza vista vigneti, di cui la maggior parte sono di proprietà dell’azienda. Quello situato nella parte più a destra, che si estende dalla cima al fondo della collina, è denominato Vie d’Alt, da cui l’azienda ne ha preso il nome.

Una realtà che Giulia mi spiega essere nata nel 1915, quando il suo bisnonno comprò i primi appezzamenti ed iniziò a coltivare la vigna per la produzione di vino sfuso, oltre ad avere campi di seminativi e diversi capi di bestiame. La conduzione dell’azienda è rimasta tale di generazione in generazione fino a quando dal 2002 è entrata prima una poi l’altra sorella di Giulia, rispettivamente Nadia e Mara, entrambe enotecniche. Un anno che ha rivoluzionato il modus operandi di Vie d’Alt cominciando ad imbottigliare il vino per venderlo prima nei paesi limitrofi e poi espandersi in tutta Italia e nel Mondo.

Vie d'Alt

Oggi l’azienda conta circa venti ettari e produce centomila bottiglia per anno, pur mantenendo una buona parte di vino da vendere sfuso, o nei bag in box. Gli appezzamenti sono dislocati nell’arco di pochi chilometri e si trovano tutti su terreni ricchi della tipica ponca friulana, in alcuni casi più mista ad argilla, in altri con più parte di scheletro, ma l’elemento distintivo è proprio la caratteristica pietra. La maggior parte degli impianti è stata fatta dal padre di Giulia, Bruno, sfidando i terrazzamenti e le pendenze, non rare in quei territori.

Il simbolo è un tulipano, “non perché vediamo anche fiori”, afferma la ragazza, ma è rappresentativo nei suoi petali di diversa grandezza, delle tre sorelle, quarta generazione e futuro di questa realtà.

La conduzione dei vigneti è passata negli ultimi dieci anni da metodologie convenzionali alla riduzione drastica di prodotti sistemici, agendo con rame e zolfo principalmente, eliminando i diserbi e gli insetticidi, oltre a lasciare un inerbimento interfilare. Un’attenzione anche nel riutilizzo delle materie di scarto delle viti; con i tralci, infatti, viene alimentato il riscaldamento della casa e della cantina, dopo essere stati accuratamente triturati da un apposito macchinario.

Le operazioni in vigna sono seguite dai cognati di Giulia, anche loro parte attiva di questa grande famiglia, oltre che dal padre Bruno, definito simpaticamente “mostro”, vista la sua energia e attività che non trova quasi mai riposo. Sulla stessa linea energica, anche alla mamma Paola è stato affibbiato un soprannome, che è quello di “vulcano”.

Vie d'Alt

Uno sguardo alla cantina, di recente costruzione, dopo la decisione di intraprendere la strada dell’imbottigliamento. Gli spazi sono divisi in quattro piani, con quello inferiore dedicato all’appassimento in cassetta delle uve dello Schioppettino, una tecnica iniziata dal nonno per avere un vino più amabile e dolciastro.

Proseguendo si trova la barricaia, con la prevalenza di barrique francesi, ma anche qualche tonneau e botte grande, vasche in acciaio per le fermentazioni ed affinamenti di alcuni vini e le autoclavi dedicate alla spumantizzazione della Ribolla Gialla, un vino introdotto nel 2007. L’anno successivo, invece, è stato fatto un investimento per rendere più ecosostenibile la struttura e l’abitazione adiacente, con i pannelli solari.

Per le fermentazioni si utilizzano in tutti i vini lieviti selezionati, al fine di avere il controllo su questo processo e non prendersi alcun rischio.

Dopo aver dato uno sguardo alle principali aree dell’azienda torniamo sotto al porticato, con vista, per assaggiare alcuni dei vini di Vie d’Alt. Alcuni poiché la linea completa conta più di quindici etichette.

Vie d'Alt

Siamo in buona compagnia, con i gatti Spritz, Benny e il neonato Gin, oltre al cagnolino Billy che supervisiona i battibecchi tra felini.

Vie d'AltPartiamo proprio con la Ribolla Gialla spumantizzata, un extra dry ottenuto da uve di vecchi impianti, undici grammi litro che resta in autoclave almeno tre mesi per la presa di spuma. Un ingresso nel mondo dei vini di Vie d’Alt fine ed elegante, con una frutta gialla al naso, sentori floreali e un sottofondo officinale. Un vino fresco anche al palato, con una bolla delicata, minerale e abbastanza lungo.

Vie d'Alt

Dopo la bolla, un vino bianco simbolo del territorio, il Friulano, affinato in solo acciaio, che esprime sentori fruttati e di erbe aromatiche, una su tutte la salvia, oltre ad un leggero e tipico profumo di mandorla che ritorna in bocca. Un palato sapido e minerale, infuso dal terreno, con una bassa acidità; può sicuramente riservare sorprese positive anche nel prossimo futuro.

Tra un calice e l’altro Giulia mi racconta che dopo la scuola alberghiera è entrata in azienda e si occupa della parte più amministrativa, oltre che dell’accoglienza, dei contatti commerciali e anche delle fiere. In una piccola realtà tutti hanno dei ruoli a più sfaccettature e in caso di necessità devono essere abili a dare una mano dove serve.

Vie d'Alt

Passiamo alla Malvasia 2018, immessa nel mercato nel 2020, dedicando l’etichetta ai 105 anni di storia dell’azienda. Solo 915 bottiglie prodotte, per ricordare la data della fondazione, 1915, di cui noi abbiamo assaggiato la numero 265. Anche il nome è correlato a questa ricorrenza “Aljere” in dialetto friulano significa “ieri” ed in ogni bottiglia è applicato un cartellino con la spiegazione del significato del progetto.

In realtà oltre al 90% di Malvasia, che affina per dodici mesi in barrique di rovere francese nuove, vi sono anche un 5% di Friulano e un restante 5% di Ribolla Gialla.

Vie d'Alt

I profumi sono principalmente di frutta gialla, ma emergono anche note balsamiche, di menta, rosmarino, erbe officinali e una spezia, probabilmente infusa dal legno. In bocca è corposo, minerale, quasi grasso, con una pienezza e lunghezza di beva. Da scoprire tra qualche mese la sua evoluzione e l’equilibrio che potrà raggiungere. Giulia mi fa vedere un pezzo di storia della cantina, il documento di compravendita originale dei terreni, datato 1915, nel quale è presente la firma del bisnonno. Un pezzo di storia decisamente emozionante!

Vie d'Alt

L’ingresso nel mondo dei rossi è con il vino più emblematico e territoriale, lo Schioppettino di Prepotto con i suoi sentori di frutti rossi e neri, dal lampone alla mora e la tipica spezia che delicatamente invade le narici.
Un affinamento di dodici mesi in barrique usate per un vino che al palato è morbido, delicato, ma con un buon corpo, freschezza e mineralità.

Due chiacchiere anche con la maggiore delle sorelle, Nadia, che ci raggiunge per un calice. All’attivo diciotto vendemmie e una passione per il mondo del vino che l’ha accompagnata fin da bambina, trovando la concretizzazione nei suoi studi di enotecnica. E’ lei che si occupa principalmente dei lavori di cantina e di “come fare il vino”, sempre con il papà Bruno al suo fianco, fonte di ispirazione e di informazioni.

Vie d’Alt è un’azienda che si è strutturata commercialmente grazie anche al passaparola e Nadia mi svela che una buona parte dei loro vini sono consumati in Veneto.

Vie d'Alt

Dopo aver assaggiato il passato, assaggiamo anche il futuro, il rosso “Alsarà”, letteralmente “quello che sarà”, un vino dedicato alla nuova generazione, alla figlia di Nadia e al figlio di Mara.
Un Merlot 100% che affina in barrique nuove di rovere francese, di cui ne sono state prodotte millecento bottiglie e noi assaggiamo la seicentodiciotto.
Al naso emerge principalmente la frutta rossa con note di liquirizia, vaniglia, spezie. In bocca è corposo, minerale, con una buona persistenza e un tannino che si fa sentire nella fase finale. Da riassaggiare sicuramente tra qualche anno!

Un altro rosso simbolo del Friuli è il Pignolo, etichetta di cui assaggiamo l’annata 2015. Affinato in botte grande per due anni, un anno in acciaio ed almeno un anno in bottiglia. Note di frutta rossa, confettura, pepe bianco, noce moscata la fanno da padrone per un boccato pieno ed avvolgente, una buona mineralità e un tannino che chiude il sorso.

Vie d'Alt

Una dolce conclusione con lo Schioppettino 2020, come lo faceva il nonno, appassendo per circa un mese le uve e un affinamento in solo acciaio. Un vino fresco, fragrante, con sentori di piccoli frutti rossi, spezie dolce, macedonia di frutti rossi, quasi a percepire la sua dolcezza, pur moderata, al naso. In bocca è pieno ed avvolgente, con un residuo zuccherino che si fa sentire, ma non invade. Una versione di Schioppettino piacevolmente ruffiano e piacione, che non avevo mai assaggiato.

Dopo una degustazione e cena in un locale nel centro di Prepotto, “da Mario”, che in carta tiene la maggior parte dei vini delle aziende limitrofe, il pernotto è in azienda. Vie d’Alt, infatti, ha la possibilità di accogliere gli ospiti, nel nuovo bed & breakfast adiacente alla cantina.

Un risveglio tra le vigne mette sempre il sorriso e fa cominciare la giornata in maniera positiva.
Vie d'AltColazione, due chiacchiere con Bruno sulle centinaia di lavori da fare ogni giorno in azienda, una visita alla stalla e ci si rimette in marcia!

Un grazie di cuore a Giulia e alla sua famiglia, che sfatano il “falso mito della chiusura friulana” e meritano la maglia numero 47!

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