Vigna Lenuzza, toccata e fuga per un calice di Malvasia “Indigenously”

Vigna Lenuzza, in compagnia di Daniele, Tanika e il simpatico cane Luna per un calice di Malvasia “Indigenously”

24 Aprile 2021

A completare un’intensa giornata in territorio Friulano, un’ultima tappa nell’azienda Vigna Lenuzza, a Prepotto, il paese dello Schioppettino.

Ad accogliermi sono Gianpaolo, il figlio Daniele e la nuora Tanika, che assieme portano avanti la cantina; una realtà storica di cui Daniele, entrato nel 2010, rappresenta la terza generazione.

Vigna Lenuzza

Le tappe salienti dell’ultimo decennio, che hanno segnato Vigna Lenuzza, sono principalmente due: l’ottenimento della certificazione BIO nel 2012 e quella più radicale avvenuta nel 2014, quando da circa diecimila bottiglie prodotte ogni anno si è passati a cinquantamila. L’ingresso di Daniele, che dopo essersi laureato in enologia ha fatto diverse esperienze in tutto il mondo, ha cambiato la direzione aziendale creando due linee di vini.

Prima di passare al prodotto finale uno sguardo ai vigneti, i quali si dividono in otto appezzamenti che vanno dalla zona più alluvionale di Prepotto, alla terra rossa di Albana, Cividale e un altro terreno sopra alla cantina; gli ultimi due caratterizzati dalla tipica ponca friulana.
Le vinificazioni vengono effettuate in maniera separata per poi unire i vini in un blend che prende le caratteristiche ed identità di ogni territorio.

I trattamenti sono legati alle normative del biologico, non solo per un aspetto legale, ma per seguire una conduzione che possa rispettare le piante con una visione pratica e non raccontando storie mirabolanti al solo fine di apparire.

Vigna Lenuzza

In cantina si lavora rigorosame nte con temperature controllate, in riduzione per i vini bianchi, al fine di abbattere chiarifiche e l’utilizzo di solforosa, per cercare verticalità, tipicità ed aromaticità nei vini prodotti.
Affascinante la barricaia dove affina lo Schioppettino, dopo una macerazione di circa una settimana con costanti follature, tra barrique nuove ed usate.

Come anticipato, si è voluta creare una linea diversa da quella più tradizionale: “Indigenously”, vini prodotti con le vigne più vecchie, provenienti dai territori migliori. Quattro etichette, circa milleduecento bottiglie per ognuna: Malvasia, Ribolla Gialla, Friulano, Schioppettino che fanno una macerazione sulle bucce, fermentazione con lieviti indigeni, per poi affinare in vasi vinari, oggi in acciaio, che presto saranno sostituiti dal cemento. Un progetto nato per stupire, con vini di fascia alta per dare un’interpretazione diversa al territorio.

Vigna Lenuzza

Un assaggio di Malvasia che macera a freddo in acciaio per circa dodici giorni, per poi riposare “nell’uovo” in cemento da ventidue ettolitri.
Troviamo un vino balsamico, con note speziate, erbe aromatiche; al palato è fresco, pulito, ha un’ottima mineralità e sapidità e conclude con una buona ed avvolgente persistenza.

Gli altri vini prodotti, che sicuramente tornerò ad assaggiare, per la linea tradizionale sono: Friulano, Pinot Grigio, Sauvignon, Ribolla Gialla, Merlot, Cabernet, Schioppettino.

Nel futuro più imminente, entro la fine dell’anno, sono in arrivo due tini troco-conici in cemento per creare la cementaia dedicata ai vini della linea Indigenous.

Oltre alle novità strutturali, è in riposo sui lieviti anche un Metodo Classico di Pinot Nero e Ribolla Gialla, che dovrà affinare ancora qualche mese per raggiungere un minimo di ventiquattro mesi prima di essere sboccato.
A tendere l’obiettivo di Vigna Lenuzza è quello di puntare sempre più sulla linea Indigenous e sui prodotti autoctoni, riducendo via via i vini internazionali.

Vigna Lenuzza

In attesa della seconda puntata per assaggiare gli altri vini, maglietta numero 32 condivisa tra Tanika, Daniele e il cane Luna.

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