Vignalta, alla scoperta dell’azienda con Lucio, uno dei soci fondatori – Arquà Petrarca (Padova)

Vignalta, azienda dei Colli Euganei che ha fatto e sta facendo la storia di questo territorio

21 Novembre 2020

Dopo averne assaggiato i vini più volte e ben conscio della storicità di questa azienda eccomi finalmente in visita a Vignalta.

Ad accoglierci (si spesso sono accompagnato nelle visite) è il gentile Luca che gestisce il punto vendita e degustazioni e la fortuna vuole che la nostra sia una guida d’eccellenza, uno dei soci fondatori. Lucio, che vive da trent’anni in California è rimasto bloccato in Italia, causa covid, dopo la vendemmia che segue regolarmente tutti gli anni in prima persona in azienda.
VignaltaIniziamo ad esplorare la struttura contenente le vasche d’acciaio dove avvengono le fermentazioni dei vini bianchi fino alla bottaia, il cuore della cantina, dove sono presenti centinaia di tonneau, unica tipologia di legno utilizzata. Le stanze che compongono la bottaia si estendono in un percorso sotterraneo che nell’ultimo anno è stato ampliato per portare la produzione di circa 240mila bottiglie annue a circa 300mila. Affascinante come in una parete volutamente lasciata scoperta dalla cementificazione si può scorgere la conformazione del sottosuolo di quella zona che conta circa dieci metri di carbonato di calcio.

Vignalta nasce dalla passione per il vino del papà di Lucio che acquistò tre ettari (con vigneti di Tocai, Schioppettino, Chardonnay) nei primi anni ’80 come impiego dopo il pensionamento. Il vino una volta veniva prodotto “alla buona” senza troppi strumenti e tecniche per un consumo personale. Solo dall’1986, annata in cui la troppa produzione non ha permesso tutto il consumo personale, si è cominciato a vendere le bottiglie. Nel corso degli anni, l’azienda ha avuto diversi mutamenti sia societari (dal 1987 fino ai primi anni 2000 uno dei protagonisti fu Franco Zanovello) sia nell’espansione territoriale.
VignaltaAd oggi Vignalta conta 35 ettari in produzione, che si estendono da Baone a Rovolon per quasi tutta l’espansione dei Colli Euganei, che si possono ammirare dal giardino della cantina. Ogni appezzamento è caratterizzato dal proprio sottosuolo che inficia sia nelle tecniche di lavorazione sia nelle caratteristiche di ogni vino.

Lucio ci racconta che stanno portando avanti la conversione al biologico e già da anni non vengono usati insetticidi, non si effettuano diserbi e da sempre è applicata la lotta integrata. Una curiosità è che nella vicina Teolo è presente la stazione meteo dell’ARPAV che trasmette in via diretta le previsioni: è così possibile impiegare i trattamenti in maniera scientifica a seconda delle mutazioni climatiche non inficiando inutilmente sulle piante e sul terreno. Scettico sulla biodinamica e sui lieviti indigeni, definiti entrambi come una fede, sposa più gli aspetti scientifici e inerenti alla ricerca.

VignaltaIn cantina si usano lieviti vivi selezionati, senza affidarsi al caso, prodotti di sintesi che si riproducono per gemmazione senza impatto di agenti chimici. Il freddo ed il tempo sono i due alleati maggiori per ottenere vini d’eccellenza senza effettuare alcune chiarifiche.

I Colli Euganei sono una delle zone più calde ed aride del Veneto ed è difficile produrre vini con un basso grado alcolico pur facendo vendemmie regolari e nessuna surmaturazione delle uve.

Ci spostiamo poi nel punto degustazioni, per una panoramica sulle più di venti etichette prodotte e raggiungiamo successivamente il piano superiore per provarne una parte.

Vignalta

Per iniziare una bolla sorprendente di Friularo, uva a bacca rossa autoctona, che riposa almeno cinque anni sui lieviti. Un Brut Nature senza l’aggiunta di liqueur e zuccheri al momento della sboccatura. Un vino prodotto con uve situate ai piedi della collina dall’ottima acidità, minerale e i sentori di piccoli frutti rossi, frutta secca, crosta di pane che restano anche in bocca. Definito da Lucio “l’anti-prosecco”, per un mercato di nicchia!

Manzoni Bianco “Agno Casto” che prende il nome da una vite antica di cinquecento anni presente nel giardino botanico di Padova, ahimè uccisa da alcuni lavori di ristrutturazione di un adiacente palazzo. Prodotto con uve provenienti da Faedo e vinificato con l’utilizzo di solo acciaio, si presenta come un vino fresco e di facile beva, dai sentori agrumati e tropicali, ricco di mineralità.

Vignalta

Moscato Secco dai vigneti di Cinto Euganeo prodotto per la prima volta negli anni ’90, Vignalta è stata la prima azienda a vinificare quest’uva lasciandola fermentare fino alla perdita di tutto il grado zuccherino. L’uva viene messa in pressa intera, senza pigiatura, per estrarre solo i sentori necessari e una piacevole cromia per rendere equilibrato e non esasperato il vino (anche qui il solo uso dell’acciaio per la vinificazione). Uva aromatica per eccellenza; nel bicchiere questo Moscato esprime profumi di rosa, salvia, erbe aromatiche, buccia d’arancia, albicocca, tropicale. Vino fresco e ben bilanciato con una chiusura sapida e minerale che accompagna una buona persistenza in bocca.

Chardonnay 2018, dopo averlo aspettato un po’ nel bicchiere, l’assaggio di questo vino bianco che affina dodici mesi in tonneau e dodici in bottiglia. Un vitigno internazionale per un vino dai sentori quasi eterei, di vaniglia, frutta matura, spezie; il legno fa la sua parte ma non vengono meno la mineralità e sapidità tipiche dei Colli per un gusto che persiste nei secondi successivi al sorso.

Saltiamo ai rossi con il Carmenere Riserva 2017 dalle uve allevate a Baone ed Arquà Petrarca, in terreni caratterizzati dalla scaglia rossa. Vino che riposa in tonneau per ventiquattro mesi e per almeno sei in bottiglia, sprigiona una piacevole spezia e frutta in marasca. Vino piacevole, quasi ruffiano, ben equilibrato e lungo in bocca.

Vignalta

Il simbolo di Vignalta è Gemola, dall’omonimo monte Gemola in cui l’azienda possiede 15 ettari di vigneto. Siamo a sud dei Colli Euganei in un terreno al 100% lavico, dove sono stati fatti diversi studi e si è constatato che sono presenti tutti i minerali della scala di Mendel e questi si riflettono nei sentori del vino. Un vino che trae ispirazione dai rossi prodotti nella colline adiacenti a Saint Emilion, vicino a Bordeaux, con un affinamento in legno per un tempo che non viene prestabilito ma determinato dal nettare stesso. Le uve sono al 70% Merlot e al 30% Cabernet Franc e producono il vino più elegante dell’azienda, senza mai essere il più corposo ed alcolico. Tripudio di ciliegie, frutti rossi, cacao, spezie, note tostate e mille altri profumi che con il tempo evolveranno sia al naso sia al palato; adesso pecca un po’ di gioventù.

Un assaggio di Merlot Riserva 2015, più etereo del precedente che spicca in acidità e tannino. Prevale un po’ di più il sentore di cioccolato rispetto ai frutti rossi. Anche in questo vino viene utilizzato legno di rovere francese da 500hl per un affinamento di 24 mesi.

Vignalta

Ultimo dei rossi il Pinot Nero 2015 che si ispira al Pinot Nero prodotto nella storica azienda Calera, oltreoceano precisamente nella Central Coast, nella quale viene prodotto un Pinot Nero in una ex cava tutto per gravità. A Vignalta si produce questo vino dal 2009 in sole 5/6mila bottiglie con uve pigiate con i piedi e fermentate in tonneau dove il vino viene affinato per 24 mesi.
Vignalta“Non siamo ancora arrivati al tartufo” esclama Lucio ma i sentori si avvicinano al fungo, sottobosco, terra, prugna disidratata. Caratterizzato da una buona freschezza ed equilibrio lascia anch’esso la sua nota sapida e minerale in chiusura, con un’interessante persistenza.

Tra una chiacchiera e l’altra sull’enologia americana, sviluppatasi dopo il periodo del proibizionismo, un dolce saluto con un assaggio di Passito di Moscato, dolce si ma non stucchevole.

Arrivederci Lucio, sui Colli Euganei o Oltre Oceano!

 

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