Monteversa – Vo’ Euganeo (Padova)

Monteversa, in compagnia di Giovanni Bressanin alla scoperta di una delle poche aziende a corpo unico dei Colli Euganei

21 Novembre 2020

Un pomeriggio passato con Giovanni Bressanin, conosciuto qualche tempo prima al Vinitaly e da sempre con l’obiettivo di andare a trovarlo nell’azienda che gestisce sui Colli Euganei, Monteversa.
Dall’omonimo Monte Versa un colle all’interno del Parco dei Colli Euganei è l’unica azienda di questo territorio ad avere 25 ettari che si estendono in un unico corpo che circonda la struttura principale.
MonteversaGiovanni ci guida tra le vigne allevate a guyot e cordone speronato facendoci notare il terreno composto da scaglia sia rossa sia bianca il quale ha la caratteristica di drenare molta acqua. Oltre alla scaglia la conformazione del sottosuolo è caratterizzata principalmente da silice e marna euganea.

L’esposizione è estremamente favorevole poichè le vigne sono baciate dai raggi solari per tutto il giorno. Oltre agli ettari vitati sono presenti ulivi di varietà diversa, tra cui Leccino, Frantoio, Rasara, Pendolino, per la piccola produzione di olio.

Monteversa è certificata “bio” e i trattamenti sono limitati al minimo indispensabile per produrre un’uva sana per la produzione di circa 50/60mila bottiglie all’anno.
Una curiosità è che gli appezzamenti si dividono in due diversi comuni, di Vo’ e Cinto Euganeo!

Nella sala degustazioni ad accoglierci ci sono il caminetto e un piattino di salumi e formaggi per gustare al meglio i vini prodotti dall’azienda.

Monteversa

Cominciamo con “Saver“, un nome che proviene dal dialetto sapere e parola anagramma di Versa, da uve Glera di circa 50 anni rifermentato in bottiglia con l’aggiunta di mosto d’uva che ha fatto appassimento. Un vino “solare”, semplice, con una volatile che risulta piacevole, sentori agrumati, dalla bolla larga ma piacevole, minerale e sapido in chiusura.

PrimaversaMoscato Giallo secco rifermentato in bottiglia, con profumi delicati ed aromatici tipici del moscato tra cui fiori, frutti maturi, salvia, basilico, agrumi ed in bocca un’acidità che la fa da padrone (l’uva viene vendemmiata la prima settimana di agosto), con un pompelmo che invade tutta la cavità orale in contrasto con la delicatezza nel naso.
Sicuramente una piacevole sorpresa con due caratteri opposti tra naso e bocca, un dottor Jekyll e Mr Hyde del vino.

Versavo’ Bianco” blend di Manzoni Bianco, Chardonnay, Moscato Giallo e Glera annata 2017, ben equilibrato e fresco pur avendo tre anni, sfatando il pregiudizio dei vini bianchi di immediato consumo, grazie anche ad un alleato che la fa da padrone, il Manzoni Bianco.
Un viaggio di frutta più fresca, fino alla mandorla, passando per l’agrume e il ricordo di gelsomino, per un ottima beva con la caratteristica mineralità e sapidità che si ritrovano in tutti i vini Monteversa.

Monteversa

Due approcci al Manzoni Bianco, 2017 e 2015 che si identificano rispettivamente nella parte più fruttata e tropicale il primo e nell’evoluzione verso la mineralità con note di sulfuree e di idrocarburo il secondo. Interessante come dopo cinque anni ci sia una freschezza tale da pensare di poterne aprire una bottiglia tar altri 3/5 anni, sicuramente da provare!

Passando ai rossi “Versacinto” 2018, blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Solo un 10% delle uve vengono fatte affinare in botte di rovere di secondo passaggio. Una ciliegia quasi marasca, speziato ed erbaceo con un boccato fresco e dal tannino già abbastanza morbido.

Monteversa

Una chiusura con “Animaversa Rosso” 50% Merlot che affina 18 mesi in botte grande e 50% di Cabernet Sauvignon che affina 18 mesi in botti più piccole sia di primo sia di secondo passaggio. Abbiamo assaggiato due annate 2016 e 2015 caratterizzate da una nota più iodata, speziata, più robusto il primo, mentre il secondo più armonico con una nota di caffè e spezia per una maggior morbidezza.

Come si può notare tutti i nomi dei vini contengono la parola “Versa”, omaggiando sia l’azienda sia il monte da cui quest’ultima prende il nome.

Monteversa

Finita la degustazione e la piacevole chiacchierata con Giovanni, appassionato e allenatore di Rugby, uno sguardo allo “Chateu Garage”, la bottaia dove riposano i vini sia in barrique sia in vasche di cemento. Qualche piccolo furto per assaggiare il merlot ed il cabernet in affinamento e da una vasca il cabernet sauvignon in piena fermentazione malolattica.

Grazie di cuore a Giovanni, definito “il puro” da un grande campione del mondo del Rugby, uno sport di cui si apprezzano le qualità che fa sviluppare sia in campo sia nella vita!

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