Dea Rivalta, degustazione guidata da Bepi Piovesan – Bigolino (Treviso)

Una mattinata di degustazione dei vini Dea Rivalta

28 Novembre 2020

Degustazione dei vini Dea Rivalta a cura di una pietra miliare del territorio del prosecco Bepi Piovesan, sommelier AIS “della destra Piave” da più di quarant’anni degustatore e conoscitore di prosecchi.

Ci troviamo a Bigolino, in provincia di Treviso dove è situata la cantina Dea Rivalta, anche se i sei ettari di vigneto sono posizionati a Collalto, in un substrato prevalentemente di marna, sabbia e argilla .
L’azienda DeA è stata fondata negli anni ’80 dal papà di Daniela Caldart, Alessio e da un secondo socio, prendendo il nome dalle iniziali di entrambi.
Ad oggi si producono circa centomila bottiglie utilizzando solo uve glera.

La Glera è un antico vitigno che si narri prendere il nome da Glaurum, nome romano della vicina cittadina di Giavera del Montello.

Dea Rivalta

Prima di addentrarci nella degustazione Bepi ci racconta un po’ di storia del territorio di Conegliano Valdobbiadene dal 2010 Patrimonio Unesco grazie al mosaico che viene composto dalle viti terrazzate. I comuni che fanno parte della DOCG sono 15 e vengono prodotte ogni anno circa 93 milioni di bottiglie.

Parlando di Cartizze e vedendone i terreni dalla finestra della cantina Bepi lo definisce l’unico Cru della zona dove sono presenti sabbia, silicio, marna ed affioramenti marini che permettono di ricevere e scaricare subito l’acqua mantenendo le piante sempre asciutte.
Altro protagonista fondamentale è il Monte Cesen che ripara questa zona e la mantiene ventilata eliminando l’umidità che si può formare tra le vigne.

Un tempo gli anziani vendemmiavano per ultima l’uva di questi appezzamenti dedicandosi prima alle uve situate in zone più difficili, permettendo ai grappoli di restare in pianta fino a metà/fine novembre e caricarsi di zuccheri.

Per quanto riguarda l’etimologia del nome ci sono tre versioni sulla provenienza:

da “Caorige” una strada bianca in mezzo ai vigneti dove passavano i carri già citata da Plinio il Vecchio al tempo dei Romani;
da “Cardus“: cardo selvatico, pianta che cresce in quella zona;
e la più probabile da “Cardiz“: graticci dove veniva fatta asciugare ulteriormente l’uva una volta vendemmiata.

Dopo essersi immersi nel territorio con le perle di saggezza di Bepi passiamo alla degustazione dei vini Dea Rivalta con:

Dea Rivalta

Extra Brut produzione del 2018 chiamato 1940, anno di nascita del papà di Daniela, un prosecco con 3 grammi zucchero, di color giallo paglierino scarico, bollicine finissime e molto presenti (riposa 60 giorni in autoclave).
I profumi sono di mela un po’ acerba, pera, glicine fiori di campo ed un leggero cedro al naso mentre in bocca emerge la pesca a discapito del floreale, con una buona acidità e mineralità oltre ad un’interessante persistenza.

Dea Rivalta

“Convivio” Brut 8 grammi zucchero dal perlage sempre fine ed elegante e il colore giallo paglierino scarico. Prevalgono anche qui mela golden e pera kaiser oltre al glicine ed ai fiori di campo. Più floreale in bocca con i fiori di campo a farla da padrone in equilibrio mineralità ed acidità (riposa 45 giorni in autoclave).

Dea Rivalta

“Incontri” Extra Dry 17 grammi zucchero dove la mela golden si intreccia con i glicini e narcisi selvatici. In bocca si ritrova anche la pesca e la frutta secca, per un vino più sapido dei primi due e un grado zuccherino ben bilanciato.

“Solitario” Millesimato Dry 26 grammi zucchero, in cui la mela viene meno e si fanno sentire più la pesca gialla, l’albicocca, il glicine e l’acacia.
Un buon equilibrio e piacevolezza in bocca senza essere stucchevole con un buon supporto minerale e sapido; si riesce a percepire la roccia bianca “biancone” tipico della zona.

Dea Rivalta

Si conclude con il “Nero” Brut 2017 5 g zucchero e 6 mesi di riposo in autoclave per uno charmat lungo che inizialmente avrebbe dovuto essere un uvaggio di glera e pinot nero (da qui il nome). Un esperimento nato nel 2013 e ben riuscito, sempre a base glera, in cui emergono sentori più agrumati e meno floreali, tendente alla crosta di pane e ricordo di carruba. Come anche gli altri vini le bolle sono eleganti e fini per una buona persistenza e mineralità.

Bepi prima di salutarci ci delizia con una chicca:
il vino fa bene all’87%…e allora cos’è che fa male?
Beh…quel 13% circa di alcol!

 

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