Volcanalia, la storia di Rossella che ha lasciato il suo lavoro principale per dedicarsi alla produzione di vini naturali
17 Aprile 2021
Curve, tornanti, buche, una stradina sterrata, mi portano a Volcanalia, tra le colline di Gambellara, con una vista magnifica che permette di scorgere gli Appennini nelle giornate di sole.
Parcheggiata la macchina tra i “lavori in corso”, ad accogliermi è Rossella, la titolare ed artefice di questo progetto, la quale mi guida subito nella casetta provvisoria che funge da sala degustazioni.

La sua storia di vignaiola nasce poco più di qualche anno fa, quando ha deciso di prendere un paio di anni sabbatici dal suo lavoro principale e di girare il mondo.
Viaggi che l’hanno portata dalla Francia all’Argentina, dal Sud Africa alla Tasmania, nei quali ha potuto conoscere numerose persone e, da buona appassionata, assaggiare ottimi vini.
Al suo ritorno, la decisione di aprire uno shop online, progetto sfumato in partenza per lasciare posto alla produzione. Grazie ad un ettaro di vigneto che possedeva tra le colline di Gambellara e le amicizie nel mondo vitivinicolo, ha iniziato la sua avventura con la produzione di un Metodo Classico di Garganega nel 2014.
I più erano scettici e perplessi dalla produzione di un Metodo Classico con queste uve, suggerendo che la Durella fosse più affine al tipo di spumantizzazione, ma il risultato delle ottocento bottiglie prodotte è stato comunque molto interessante.
L’anno successivo sono stati acquistati altri tre ettari, tutti nelle vicinanze del primo terreno, e l’avvicinamento ai vini rifermentati, anche grazie alle cantine limitrofe che tendevano sempre più verso queste vinificazioni, l’hanno portata in questa direzione.

Nel 2015, l’azienda Volcanalia ha prodotto 3.400 bottiglie di “Ambarabà”, 2017, il secondo vino che assaggiamo, un rifermentato in bottiglia con il mosto del Recioto, dai sentori di frutta matura, albicocca, fiori gialli, fieno bagnato. In bocca è minerale e lungo, un vino della tradizione in veste moderna, dal colore giallo intenso, pur non facendo una macerazione sulle bucce. Il nome sottende la famosa filastrocca, quasi a voler sottolineare che tutta questa avventura è nata per gioco.
Il primo assaggio è stato di “Marameo”, 2017, dal tipico gesto con la mano, sempre Garganega dai sentori principalmente di frutta e fiori gialli, dalla ricca sapidità e mineralità.
L’ultimo assaggio prima di fare un giro tra le vigne è stato di “Battibaleno”, 2017, data la rapidità con cui si finisce la bottiglia, una Garganega che dopo una breve macerazione affina in legno da trentacinque ettolitri per un anno. Dai sentori più balsamici, erbe officinali, piante aromatiche, un sorso pieno e lungo con la classica e ricca mineralità infusa da queste colline.
Tre nomi simpatici, che si completano con altre tre etichette: “Patapum”, un frizzante da uve macerate, cugino di “Ambarabà”, il Metodo Classico trenta mesi sui lieviti 2015 “Mai Ferma” e il passito “Quatto Quatto”.
Tutti vini a base Garganega che effettuano fermentazioni spontanee con i soli lieviti indigenti e un utilizzo di solforosa estremamente limitato, solo in fase di imbottigliamento.

In vigna, Rossella viene supportata da alcuni collaboratori e la filosofia, oltre alla certificazione BIO, è quella di impattare il meno possibile con agenti esterni, utilizzando rame e zolfo in maniera limitata, con pratiche biodinamiche come l’uso del corno letame e sovescio tra i filari. Tutto il lavoro viene effettuato a mano nei terrazzamenti che ospitano vigne di più di cinquant’anni, tra le più vecchie di Gambellara. La sanità è favorita anche dalle colline vicine che permettono una ventilazione costante.
Il terreno è composto sia da basalto, ma anche da terra rossa, conformazione tipica di questa zona più alta rispetto ad altre conformate quasi nella totalità di roccia vulcanica.
Per il futuro, come si denota dal cantiere prima dei vigneti, è in costruzione una nuova struttura, che ospiterà Bed and Breakfast per permettere agli ospiti di pernottare e godere delle spettacolari colline vicentine.
Volcanalia vuole puntare molto sull’enoturismo, portando clienti e amici a toccare con mano l’essenza dell’azienda.
Il desiderio di Rossella è quello di far godere le meravigliose stellate notturne e di riunire gli ospiti davanti ad un falò, da accendere al posto della casetta in cui si siamo incontrati, per richiamare le tradizioni viste nei suoi viaggi.

Gli obiettivi dell’azienda sono, inoltre, quelli di acquistare qualche altro terreno, per arrivare a produrre tra le venti e le venticinquemila bottiglie per anno e di costruire una cantina adiacente al B&B, dove seguire tutti i processi fino all’imbottigliamento.
Sarà d’obbligo tornare per vedere la fine dei lavori ma, intanto, maglietta numero 29 per Rossella.


