Corte Quaiara – San Giorgio in Salici, Sona (Verona)

Una mattinata in compagna di Giovanni Montresor titolare di Corte Quaiara

12 Dicembre 2020

Corte Quaiara, un’azienda conosciuta al Vinitaly 2019 nel padiglione dedicato al FiVi e, impressionati dalla realtà e dalla filosofia di Giovanni Montresor, in un’uggiosa mattina di dicembre decidiamo di andare a trovarlo a San Giorgio in Salici, in via Corte Quaiara.

Corte Quaiara

Giovanni ci accoglie nella sua azienda e, nonostante la pioggerellina ci addentriamo tra le vigne che ormai stanno riposando per l’inverno. Scortati dall’affamato gatto Bob che miagola incessantemente e contornati da alberi di cachi ancora ricchi di frutti scopriamo parte dei 13 ettari che compongono l’azienda. Ci troviamo nelle colline moreniche a pochi chilometri dal Lago di Garda con una conformazione prevalentemente calcarea; una volta in queste zone c’era prima il mare e poi un ghiacciaio il quale, sciogliendosi, ha dato origine al Lago e a questi territori ricchi di mineralità che si ritrova e contraddistingue i vini.

Corte Quaiara

Le piante che troviamo non sono le più tipiche e coltivate della zona e questo è uno dei caratteri che rende unica Corte Quaiara. I vigneti circostanti sono principalmente di Pinot Nero, Pinot Grigio, Goldtraminer, Oseleta (uva autoctona rivalutata negli ultimi decenni). La produzione media ettaro è di cinquanta quintali e i trattamenti sono limitati a rame e zolfo, senza diserbi chimici ma meccanici ed irrigazioni di soccorso (quest’anno per esempio non sono state necessarie).

Oltre ai numerosi cachi, con cui c’è l’obiettivo di produrre aceto di cachi, troviamo terreni coltivati a senape, ex vigneti espiantati che per tre anni saranno coltivati “ad altre piante per la pulizia dei terreni”.
Una curiosità sulle potature per le quali viene utilizzato il metodo “Simonit e Sirch” che consiste in una potatura ragionata, al fine di allungare la vita delle piante e diminuire i tagli, prendendo due direzioni, sinistra e destra, spostando il capofrutto e formando nel corso del tempo un fusto sempre più a forma di “T”.

Corte Quaiara

Lasciati i vigneti uno sguardo alla barricaia dove troviamo prevalentemente tonneau di primo, secondo e terzo passaggio, oltre ad alcune anfore di terracotta. Le uve vengono raccolte tutte a mano in cassette da 15 Kg, pigia-diraspate all’esterno per poi essere portate in cantina dove vengono pressate con una pressa soffice e dipendentemente dalla varietà fatte riposare in acciaio con il costante monitoraggio delle temperature.

Corte Quaiara

Prima di degustare le 8 etichette prodotte da Giovanni un po’ di storia di Corte Quaiara! Giovanni Montresor rappresenta la quarta generazione di una storica azienda vitivinicola italiana, che produce vini da più di 120 anni ma, dopo alcuni cambiamenti interni alla realtà di famiglia, ha deciso di concentrarsi in un progetto indipendente. Anche i genitori della madre producevano vino, più per passione, ma possedevano alcuni terreni vitati che conferivano l’uva. Da una prova di vinificazione di Pinot Nero, nel 2012, la voglia di Giovanni nel rivalutare questi vigneti poco contemplati e strutturare la sua azienda ex-novo. Non c’era assolutamente nulla e passo dopo passo, restaurando il pollaio, la stalla dei tori e fornendosi di tutta l’attrezzatura per le lavorazioni è stata creata Corte Quaiara. Un nome che proviene dal toponimo della zona in cui un tempo, grazie al clima favorevole, trovavano sosta le quaglie durante la migrazione. Quaglie che sono presenti nelle etichette delle bottiglie riprendendo la prima etichetta applicata dal nonno nel 1962 sulle bottiglie da 0.72 cl e non 0.75, com’era a quel tempo.

Corte Quaiara

Giovanni ci prepara gentilmente i calici ci approcciamo ad assaggiare con lui tutte le etichette che produce, tre bianchi, due bolle metodo classico e tre rossi.

Pinot Grigio 2019 un assemblaggio dello stesso pinot grigio che viene vinificato in due modalità: una parte in anfora con un contatto di 15/20 giorni sulle bucce e dieci mesi circa di riposo mentre l’altra parte con il solo utilizzo dell’acciaio. Dalla prima lavorazione emerge la struttura, il corpo, il tannino mentre dalla seconda gli aromi, la freschezza, mineralità e sapidità, tutte caratteristiche che si ritrovano in perfetta armonia nel bicchiere.
Intenso anche al naso con frutta matura e fiori d’acacia che la fanno da padroni.

Corte Quaiara

Garganega 2016 che riposa due anni sulle fecce fini in acciaio dai profumi freschi e delicati di fiori d’arancio, tiglio, frutta a pasta bianca per le ricorrenti caratteristiche minerali e sapide infuse dal terreno. In bocca si percepisce la pietra rotta di conformazione glaciale in un vino che sfata i vini bianchi d’annata con quattro anni sulle spalle e un potenziale da scoprire. “Campo al Salice” prende il nome dal paese San Giorgio in Salice ed una volta proprio davanti alla cantina sorgeva un salice, albero che Giovanni vorrebbe ripiantare.

Un blend di Pinot Grigio (70% ca.), Goldtraminer (25% ca.), Cortese (5% ca.) in cui spicca l’aromaticità al naso dai fiori di campo alla frutta esotica, con un ingresso secco in bocca che avvolge tutto il palato in perfetto equilibrio grazie all’acidità e sapidità donate dalle colline moreniche. Un 2013 che sfata ancora di più la diceria del consumo dei bianchi d’annata, supportato da un leggero e poco invadente passaggio in barrique per parte del vino di circa cinque mesi.

Corte Quaiara

Passando alle bolle, prodotte assieme al padre, ci troviamo davanti a due Metodo Classico che riposano 120 mesi sui lieviti rispettivamente Pinot Nero e Chardonnay.
La prima che assaggiamo è un 80 Pinot Nero e 20 Chardonnay non dosato dai sentori di crosta di pane che evolvono in un panettone, frutta candita che riporta alla pasticceria siciliana, frutta secca e richiami di cacao al grezzo e caffè nel finale. Il secondo ha un 40% di Chardonnay ed è sicuramente meno terziario, più fresco ed aperto, senza le note quasi tostate che si trovavano nel primo.
Entrambi sboccati nel 2019 sono caratterizzati da una bolla fine, avvolgente ed elegante ancora in perfetta forma con una buona acidità ed una chiusura sapida.

Corte Quaiara

Passando ai rossi assaggiamo il “PinuarPinot Nero 2016 che affina per circa un anno in tonneu di rovere francese per un terzo di primo passaggio, un terzo di secondo e il restante di terzo passaggio. Al naso note di frutta rossa, una leggera noce moscata, rabarbaro muschio, per un gusto delicato dai tannini setosi e l’imperterrita mineralità data dal terreno che si presta alla coltivazione di quest’uva delicata.

Corte Quaiara

L’autoctona Oseleta in purezza, un uva che è stata abbandonata negli anni ’70 per il suo elevato tannino, alta acidità e difficoltà a maturare. Rivalutata nel corso degli anni viene vendemmiata da Giovanni ad inizio ottobre per trovarne piena maturazione per poi farne riposare il prezioso liquido in tonneau e barrique per almeno 24 mesi e per altri 12 in bottiglia. Sentori di sottobosco e piccoli frutti a bacca, tra cui ribes, mirtilli, oltre alla percezione di macchia mediterranea e radice di liquirizia per un vino che spicca in acidità e tannini eleganti, sicuramente con ottime prospettive evolutive.

Finiamo con Obardi, un vino dedicato al contadino Antonio Obardi che ha lavorato per sessant’anni le terre dove ci troviamo e da cui Giovanni ha appreso molte tecniche vitivinicole considerandolo un mentore. 2013 con uve di Syrah, Petit Verdot, Teroldego, e Merlot tutte vinificate assieme anche se maturano in tempi diversi come nel caso del Syrah che viene lasciato in pianta a surmaturare per “aspettare” le altre uve.
Un vino dai sentori di marasca, spezia, prugna matura, ribes, vaniglia e tabacco acquisiti anche dall’affinamento in tonneau e barrique per 24 mesi. Anche in questo caso una buona acidità e tannini già abbastanza morbidi, sicuramente da scoprirne l’evoluzione nei prossimi anni!

Corte Quaiara

Prima di andare via ritorniamo in cantina per un piccolo furto dalle vasche, che ormai è diventato una tradizione, assaggiando la nuova garganega naturale che sta maturando in acciaio sulle proprie bucce da ottobre, prodotta con lieviti totalmente indigeni senza solfiti aggiunti.
Bisognerà sicuramente tornare ad assaggiare il risultato finale.

Scambio di magliette (Maglia numero 3) WinetellingCorte Quaiara e ci si rimette in cammino!

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