Le vecchie annate di Gaspare Buscemi

Le vecchie annate di Gaspare Buscemi: Degustazione critica e propositiva di bottiglie del Collio e del Friuli Venezia Giulia, ma non solo, prodotte da Gaspare Buscemi a partire dal 1968

05 Giugno 2021

Un pomeriggio alla scoperta delle vecchie annate di Gaspare Buscemi, in un percorso nella storia del vino, dall’anno 1968, fino ai giorni d’oggi, per scoprire la filosofia di Gaspare e delle sue lavorazioni che hanno contato milioni di imbottigliamenti in cantine dal nord al sud della nostra penisola.

Il bello delle bottiglie è aprirle, facendosi emozionare anche da ciò che si può trovare al loro interno” è la frase di benvenuto di Gaspare. A questa aggiungo che il bello è anche condividerle con amici e appassionati di questo settore e posso affermare che ho avuto l’onere e l’onore di organizzare il team di assaggio composto da: Giulia Mascarin, Giulia @giulia79, Giacomo @thefoodteller, Angelo di Vinezza Blog, Valerio Bergamini, Laura Tozzato, Angela Mion di Intravino e qualche altro “amico del vino”.

Vecchie Annate di Gaspare Buscemi

Una giornata per scoprire il valore della storia che c’è dietro ad una bottiglia che arriva ad avere più di trenta, quaranta e addirittura cinquant’anni, e come è giunta ai giorni nostri, partendo da una base lavorata senza inutili interventi e focalizzandosi principalmente sul lavoro in vigna più che in cantina.

Un lavoro non interventista quello di Gaspare Buscemi che ha sempre voluto produrre “vini animali”, non che sprigionino sentori animali come vuole qualche moda transitoria, ma vini dotati di un’anima, dettati dalla naturalezza che deriva dall’uva lavorata il più velocemente ed il meno possibile per non alterarne le caratteristiche essenziali.

Solo in questo modo le vecchie annate di Gaspare Buscemi arrivano ai giorni d’oggi ancora con delle espressioni significative e qualcosa da apprezzare, raccontare e condividere.

Gaspare fin dall’inizio della sua carriera è stato un pioniere dell’enologia contadina, come natura vuole, contrario a quella industriale, che tra l’altro è l’unica che viene insegnata e a cui ha da sempre remato contro.

Per approfondire chi è Gaspare Buscemi vi rimando all’articolo del mio primo incontro con lui e la visita alla sua cantina al seguente LINK.

Vecchie Annate di Gaspare Buscemi

La degustazione si apre con una bollicina, “RiBolla” 1987 un bianco a base di Ribolla Gialla, rifermentato e sboccato nel 1990, la prima annata prodotta con questa metodologia colmando le bottiglie sboccate con altro vino e tappandole con il tappo di sughero, oltre quello a corona. Niente barrique in casa Buscemi, ma solo affinamento in bottiglia con un doppio tappo; il sughero che può cedere delle sostanze e quello a corona per simulare l’effetto che può avere la gomma-lacca, di sigillare la bottiglia.

Un vino dai sentori di frutta secca, disidratata, con note sulfuree che presagiscono una buona mineralità, la quale si ritrova in bocca, dove entra deciso e abbastanza sapido, con una leggera acidità e una bolla mantenuta negli anni.

Vecchie Annate di Gaspare BuscemiUn salto negli anni duemila, precisamente nel 2004 con “Perle d’Uva”, rifermentato di uve autoctone ed internazionali, sboccato nel 2020, dai sentori più fruttati, di frutta matura, oltre ad un’uva passita e una parte salmastra con un’ossidazione più marcata in sottofondo. Al palato è sempre minerale, con un retrogusto ammandorlato ed una bolla più tenue della precedente.

Vecchie Annate di Gaspare BuscemiBalzo indietro con un giovanotto che compie cinquant’anni di bottiglia, Pinot Bianco vendemmia 1970 ed imbottigliamento 1971. Un tappo che ormai si sbriciola, ma un contenuto che riporta alla magia della frase iniziale di Gaspare, l’emozione di trovare un vino così integro, con un’ossidazione presente, ma piacevole, sentori di arancia candita, spezie dolci, un vino “grasso”, intrigante sia al naso sia in bocca dove conserva una leggera acidità e mineralità.

Vecchie Annate di Gaspare Buscemi

Ancora in là negli anni, cambiando decennio, Merlot 1968, con uve provenienti dalla vicina Oslavia. Il livello non è calato di molto e il colore si è mantenuto vivido; profumi di spezie, tabacco bagnato, liquirizia, cuoio, etereo. Il sorso è abbastanza fresco ed avvolgente, con un leggero tannino finale. Un vino che mi porto quasi fino alla fine della degustazione per lasciarlo evolvere nei profumi e nel sorso che diventa sempre più equilibrato e piacevole.

Vecchie Annate di Gaspare BuscemiRitorniamo ai bianchi con un’Erbaluce del Canavese, “vino bianco da tavola” imbottigliato nel 1981. Impressionante per la sua freschezza e i profumi di frutta, che tendono alla frutta passita, disidratata e un agrume in sottofondo. Un vino che mantiene la sua spalla acida, mineralità e lunghezza al palato.

Vecchie Annate di Gaspare BuscemiLasciamo trascorrere dieci anni e assaggiamo l’Erbaluce di Caluso 1990, Colombaio di Candia, che presenta sentori simili e tende anche a note di caramello oltre ad un agrume più accentuato.

Entrambi fanno emozionare, sfatando ogni informazione errata sui bianchi d’annata, presentandosi come un trentenne ed un quarantenne in perfetta forma, che personalmente ho riassaggiato a degustazione finita, per avere il piacere di gustarmene un calice in totale relax.

Vecchie Annate di Gaspare BuscemiE’ il turno di un terzo vino bianco, le cui vigne ad oggi sono state espiantate da una grande azienda toscana. Sacrilegio! Trebbiano 1986 dell’azienda Le Maestrelle di Pietraia di Cortone, in provincia di Arezzo.

Oltre ai sentori di frutta matura, mallo di noce, note di idrocarburo, canditi e una freschezza, mineralità e persistenza in bocca, ciò che colpisce è l’etichetta, che riporta la seguente dicitura:

Vecchie Annate di Gaspare Buscemi

“Per un risultato fedele alla qualità raccolta non sono state apportate correzioni alla composizione del mosto e non sono state utilizzate tecnologie industriali, inevitabilmente caratterizzanti, ma sono stati adottati accorgimenti particolari di lavorazione per i quali è stato possibile ottenere un mosto di massima qualità ed assicurare condizioni ottimali alla sua trasformazione Proprio il risultato di questa lavorazione, tutt’oggi confermato e – come solo nei grandi vini – reso ancor più importante dal tempo, ci ha consentito di sviluppare l’enologia naturale con la quale sono ottenuti i vini d’artigianato, nella nostra cantina e in quella dei viticoltori seguiti.

Il vino non è mai stato in legno.”

Nessuno dei vini bianchi assaggiati, nel rispetto della mentalità e tecnica di vinificazione di Gaspare Buscemi, ha mai fatto un passaggio in contenitori di legno.

Di nuovo un balzo negli anni duemila con Montechiaro “Vino da Tavola” 2001, prodotto con uve bianche “quelle che c’erano”. Sentori più esplosivi, con frutta tropicale, frutta a polpa gialla, pesca, albicocca, pieno al palato e con buone acidità e mineralità.

Vecchie Annate di Gaspare BuscemiLa degustazione di vecchie annate continua con il Rosso “Esperienze del 1987” ottenuto ad uve Merlot principalmente e Cabernet Franc con la scritta in etichetta che balza subito all’occhio, recitando anche in questo caso: “Nessun Legno”.

Sempre in etichetta alcune informazioni preziose come l’indicazione della produzione di poco più di mille bottiglie sommerse da altre e riscoperte nel 2007. Viene sottolineato il rispetto della natura, il limitato utilizzo di solforosa, degli interventi di cantina e il concetto dei vini d’artigianato senza effettuare nessuna ricolmatura delle bottiglie, lasciando al tempo il suo decorso.

Vecchie Annate di Gaspare BuscemiAltri tre rossi dagli anni ottanta: Carema 1984, l’unico della giornata ad aver fatto un veloce passaggio in botte grande, “Esperienze del 1986” con uve del Carema, ed “Esperienze” del 1986 con uve del Chianti (Sangiovese). Gaspare Buscemi è stato uno dei maggiori ambasciatori e della zona di Carema, sia operativamente sia comunicando questo territorio.

Tripudio di sentori ancora ben definiti, che spaziano, dipendentemente dal vino, dalla frutta rossa, alla frutta a bacca nera, frutta sotto spirito, spezie, tabacco da pipa, liquirizia note di cacao e caffè. Affascinante scoprire come questi vini abbiamo mantenuto livello e colore, freschezza e persistenza, dopo trentacinque anni di riposo, conservate al buio e ad una temperatura favorevole al loro mantenimento.

Gli ultimi due vini, come il Trebbiano 1986, vini appartengono anch’essi alle “Esperienze” di Gaspare Buscemi; vini d’artigianato, non standard che sono nati per lo scopo di valutazione, ricerca e al fine di emozionare, come in questo caso, durante un’eventuale apertura con più di qualche anno alle spalle.

Vecchie Annate di Gaspare Buscemi

Ci avviciniamo alla conclusione facendo un paio di salti temporali tra il presente con “Alture Rosso 2014 e “Alture Bianco 2018 per poi balzare di nuovo agli anni duemila con “Montechiaro 2000, Colli Bolognesi, Fattorie di Montechiaro di Sasso Marconi con ottanta e concludere con “Ossidazione Estrema” 1988 da uve di Verduzzo Friulano.

Le Ossidazioni nelle vecchie annate di Gaspare Buscemi sono state per lui un motivo di vita, ossidazioni in cui il passare degli anni è stato l’agente principale, ma non ha reso i vini spiacevoli. Una vera e propria linea dedicata a questo tema, denominata “Le mie Ossidazioni”, dove “Mie” sottolinea il suo senso di appartenenza ad una lavorazione che a causa del tempo viene ossidata, ma senza perdere la qualità e il timbro di un grande prodotto finale.

Una parentesi anche su “Alture” che rappresenta un altro biglietto da visita di Gaspare, denominando i vini ottenuti con uve di collina con questo nome, a differenza della linea “Braide” i cui vini sono ottenuti con uve di pianura.

Seppur le degustazioni cominciano ad essere meno precise delle battute iniziali, con le papille gustative che sono state sollecitate da tutti questi tripudi del passato, il senso di questa avventura rimane indelebile, un’indelebile pietra miliare della storia del vino, che è stata resa possibile dal suo artefice, Gaspare Buscemi.

In totale sono state assaggiate sedici bottiglie, in un percorso tra gli anni più unico che raro, al fine di scoprire l’essenza della mentalità e filosofia di Gaspare e delle sue lavorazioni fuori dagli schemi dell’enologia insegnata.

In attesa di un altro incontro con il mitico Gaspare Buscemi ci godiamo il ricordo di questa magnifica esperienza.

Vecchie Annate di Gaspare Buscemi

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