Due chiacchiere con Marcello Lunelli, vicepresidente e responsabile degli enologi di Cantine Ferrari
29 Settembre 2021
La visita alle Cantine Ferrari di Trento si è conclusa con un incontro assieme a Marcello Lunelli, uno dei cugini al timone dell’azienda.
Vice-presidente e direttore tecnico, Marcello mi ha accolto nel suo ufficio e, in compagnia di una bottiglia di Ferrari Perlè 2016, abbiamo iniziato un viaggio all’interno del backstage di Ferrari.
La storia di Marcello Lunelli ha visto un’ipotetica linea già tracciata, che è stata concretizzata con gli studi in agraria a San Michele all’Adige e la laurea in Scienze Agrarie, a pieni voti, presso l’Università di Milano.
Dopo gli studi, e prima di tornare tra i monti Trentini, alcune esperienze internazionali lo hanno portato in Germania, tra il nord e sud della California e in Sud Africa. Nel 1995 la sua prima vendemmia nell’azienda di famiglia, fino a ricoprire negli anni il ruolo di direttore tecnico e dal 2007 quello di vice-presidente.
Ci troviamo di fronte ad una realtà famigliare che oggi è guidata da quattro cugini: Marcello, Matteo, Camilla ed Alessandro, ognuno con un ruolo ben preciso: Matteo, il più social dei cugini, è l’amministratore delegato, Camilla la responsabile di Marketing, Comunicazione e relazioni con l’estero, mentre Alessandro, l’ingegnere, è il direttore delle operation.
La famiglia è accompagnata da un team che negli anni si è arricchito di protagonisti esperti dei principali settori, una scelta legata alla strutturazione dell’azienda in ottica manageriale, al fine di poter crescere con l’aiuto di una expertise esterna, arricchendosi delle migliori competenze disponibili sul mercato.
Uno dei segreti della crescita si può individuare nella pianificazione: per un’azienda che produce Metodo Classico lo sguardo deve essere tassativamente rivolto al futuro, partendo dal presupposto che il vino deve affinare in bottiglia diversi anni, almeno due per il Ferrari Brut, prima di essere immesso nel mercato. E’ necessario indovinare quello che può essere il futuro, tra tre, cinque e addirittura dieci anni, per concentrare le energie su una corretta produzione, necessitando di una stretta interconnessione tra i reparti, principalmente tra produzione stessa e commerciale, con un pizzico di marketing e comunicazione.
Una strada tutta in salita per ottenere l’affermazione di un brand, diventato parte della famiglia Lunelli nel 1952 e che ha visto negli anni tappe salienti che restano incise nella storia e nella memoria, come l’ingresso in GDO negli anni ’80, da molti colleghi vista come un nemico, ma motore fondamentale per una crescita incline alla diversificazione dei mercati.
Il presidio di Marcello è quello dell’area tecnica, coordinando un team di enologi ed agronomi che si occupano di monitorare i vari processi dalla terra alla bottiglia. L’azienda conta diverse centinaia di famiglie che collaborano conferendo l’uva in cantina, uva che proviene da tutto il Trentino, rispettando la volontà di essere i porta bandiera delle bollicine di montagna.
L’attenzione del team tecnico è rivolta ad un costante monitoraggio delle lavorazioni che i vari produttori seguono in vigna, offrendo una consulenza tecnica al fine di avere una gestione puntuale di tutti i processi che portano all’ottenimento di uve che rispettino il “protocollo Ferrari”.
Marcello Lunelli tiene a sottolineare che alla base delle scelte di vinificazione, c’è un’attenta considerazione delle caratteristiche principali di ogni uva, tra cui terreno, altitudine, ma anche una vera e propria categorizzazione della conduzione in vigna, che può seguire quattro filoni di gestione del vigneto: conduzione integrata; sostenibile (nella quale dei cinquanta, sono tollerati solo dodici principi attivi), biologica non certificata ed infine la più desiderata, la biologica certificata.
Viene richiesto uno sforzo sempre maggiore ai conferitori, per ottenere una base di partenza d’eccellenza che si ripercuote positivamente sulla qualità, rappresentatività e longevità del prodotto finale.
La partita si gioca in vigna, ma anche nei processi di cantina, dove l’uva viene lavorata in assenza di ossigeno, con l’aiuto dell’azoto al fine di non ossidare i futuri vini; la temperatura di fermentazione è rigorosamente controllata, le chiarifiche sono statiche in assenza di coadiuvanti esterni con l’ausilio del freddo. Un mondo dietro al podio della Formula 1, fatto di un solido backstage: dalla filiera articolata e minuziosamente presidiata, completata da una coerenza comunicativa e commerciale.
Le etichette che oggi sono sul mercato sono quindici e trovano spazio in una delle quattro macro-aree individuate per soddisfare i diversi tipi di clientela, sia in termini di gusto sia di accessibilità: Linea Classica, Maximum, Perlè e Riserva.
Sicuramente per arrivare alla definizione di queste linee gli esperimenti alla base sono stati numerosi e non smettono di esistere per poter offrire sempre qualcosa di nuovo al pubblico, anche se la fase attuale è più legata al consolidamento che all’introduzione di ulteriori etichette. Se non ci fosse stata una sperimentazione non si sarebbe mai arrivati a certi prodotti, come nell’esempio dell’introduzione del “bianco da nero”, nell’annata 2002; anni nei quali non erano infatti molti gli spumanti prodotti con Pinot Nero vinificato in bianco. L’evoluzione aziendale, che si percepisce anche nell’assaggio del nuovo Perlè annata 2016, ha portato ad avere negli anni una riduzione del grado zuccherino, incentivando la mineralità e l’acidità del vino, tipiche del territorio Trentino.
Un’azienda che ha sempre l’occhio rivolto verso al futuro e uno dei maggiori investimenti attuali, che mi svela Marcello Lunelli, è quello di aver piantato quindici ettari (ed altri otto in previsione) nelle Valli Giudicarie, a circa settecento metri sul livello del mare, in linea con il trend dettato dal cambiamento climatico e la conseguente possibilità di poter piantare sempre a quote più alte i vigneti.
Per il futuro, inoltre, lo sguardo è sempre più rivolto verso il mercato estero, che ad oggi ricopre un 20%, contro l’80% dell’Italia. L’idea è quella di incrementare questa percentuale, o almeno provarci, per capire di guadagnare un posto non solo di prestigio internazionale, ma anche di quantità e diffusione importanti, posizionando i vini al fianco dei colleghi Metodo Classico di altra provenienza.
L’attenzione, la cura e lo sguardo verso l’eccellenza sono una promessa fatta al consumatore finale, in una categoria merceologica, quella delle bollicine, che non consente margini d’errore.
“Non è forse vero che le celebrazioni più importanti avvengono con lo stappo di una bolla? Sarebbe sicuramente disastroso rovinare questi momenti di festeggiamento del consumatore, con una delusione per delle mancanze o degli errori produttivi.”
L’imperativo dell’azienda resta da anni invariato: far uscire bottiglie perfette dalla cantina, il resto è un di cui.
“Tutti dicono ciò che fanno, ma pochi fanno ciò che dicono, noi ci abbiamo messo centoventi anni, non due giorni, ma la solidità del nostro pensiero e i nostri valori ci hanno portato fin qui.”
Per Marcello Lunelli maglietta numero 86!
Abbiamo fatto diverse foto, ma mi vorrai sicuramente perdonare per quella che ho messo a corredo di questo articolo.


