Con Marco ed Elena Fay nell’azienda Sandro Fay, San Giacomo (Sondrio)

Assieme a Marco Fay nell’azienda di famiglia Sandro Fay, che viene condotta assieme al padre e alla sorella Elena

05 Dicembre 2021

Sandro FayUltima tappa valtellinese nell’azienda Sandro Fay, che prende il nome da suo fondatore, il quale nel 1973, dopo essersi diplomato all’istituto agrario Cerletti di Conegliano Veneto, ha dato vita a questa realtà famigliare, tramandata ai figli Elena e Marco, quest’ultimo guida della mattinata.

Sandro FayL’incontro con Marco, scortato dal fedele cagnolino Bullo si apre con il racconto della storia del territorio valtellinese che ha visto un’evoluzione dalla copiosità di vino sfuso dedicato al mercato svizzero, alla creazione delle sottozone, ad un lavoro di segmentazione della produzione correlata alle altitudini dei vigneti. Un argomento che è trattato nell’articolo dedicato all’esperienza in Valtellina.

L’azienda Sandro Fay oggi conta quattordici ettari nella sottozona Valgella e uno in Sassella, riducendo a partire dagli anni 2000 quelli che erano gli appezzamenti vitati più distanti (due ettari in Sassella e i terreni in Inferno), concentrandosi su quelli più limitrofi alla cantina. Scoprendo le principali zone proprio della cantina Marco mi racconta che i lavori di restauro sono iniziati tre anni fa, creando un ufficio, la sala degustazioni e trasformando i principali ambienti di lavorazione, sia al piano superiore sia al piano inferiore, rendendoli più comodi alle lavorazioni. Una rivalutazione che ha chiamato “effetto domino” avendo ricreato gli spazi per vinificazione, imbottigliamento, appassimento, nella parte superiore, mentre affinamento e stoccaggio nella parte inferiore, ancora in fase di completamento.

Avendo ridotto negli anni la produzione troviamo degli spazi molto grandi (con una portata produttiva di circa trecentomila bottiglie) che d’altro canto permettono di lavorare in maniera sicuramente comoda al fine di produrre circa ottantamila bottiglie per anno; tranne nel caso della vendemmia 2021 che, a causa delle gelate nel corso dell’anno, si è raccolta il 30% dell’uva in meno.

Sandro FayEsplorando il piano più alto della cantina, si possono vedere vasche principalmente in acciaio, dove avvengono le fermentazioni, che sono avviate quasi tutte grazie a un pied de cuve, tranne per lo Sforzato dove si utilizzano lieviti selezionati.

Le macerazioni di media non sono lunghe e variano, dipendentemente dalle annate, tra i dieci e i dodici giorni per estrarre la parte più floreale e le acidità che si possono ottenere dalle uve. Il lavoro di cantina non prevede travasi, a meno che non siano necessari, e un uso molto limitato della solforosa.

In vigna il tema del biologico ad oggi viene considerato poco sostenibile, a causa delle conformazioni dei terrazzamenti, che richiedono un ingente impegno in termini soprattutto di tempo. Si sta effettuando qualche prova di trattamento con i droni “ma quando le cose sono nuove sono decisamente molto onerose”. C’è da considerare il tema che i vigneti non sono uniformi anche in termini di età, con piante che contano più di cinquant’anni ed alcune molto giovani a sostituzione delle fallanze; in questo caso i trattamenti dovrebbero essere molto mirati in base alla tipologia della pianta.

Sandro FayScendendo “ai piani bassi”, la barricaia, con botti che spaziando dai trenta ettolitri ai tonneau, ogni botte grande ha il suo tonneau corrispettivo, così da ottenere il giusto blend di legni nel prodotto finale. I tonneau vengono utilizzati per sette/otto passaggi e viene inserito circa un 10% di legno nuovo per anno.

Sandro FayUn po’ nascosta fa capolino anche una botte da venti ettolitri dedicata all’affinamento dello Chardonnay, il primo vino che assaggiamo durante la degustazione, spostandoci al primo piano.

Sandro FayChardonnay 2019 “Sotcastel” dalla vigna più alta piantata nel 2014 affinato per circa sei mesi in botte grande di rovere; vino che presenta sentori erbacei, di erbe aromatiche, pepe bianco, spezie, vaniglia, pietra bagnata. In bocca è avvolgente, sapido, minerale, con una discreta spalla acida e una buona persistenza.

Sandro FayPer quanto riguarda il mondo dei rossi parliamo di Chiavennasca e gli assaggi si aprono con “Costa Bassa” 2018, da uve provenienti dalla parte più bassa dei vigneti, fino ai quattrocentocinquanta metri sul livello del mare. Un affinamento di circa dodici mesi in botti grandi e tonneau lo identifica come il vino “base” dell’azienda Sandro Fay, caratterizzato da piccoli frutti rossi, una delicata spezia e un’ottima beva, non ricco in acidità, abbastanza minerale e con un tannino già fine e delicato.

Sandro Fay

Il secondo rosso è “Il Glicine” 2018, Sassella proveniente dall’unico ettaro presente nella sottozona, che segue lo stesso processo di affinamento del precedente. Vino che presenta note più legate ai piccoli frutti rossi, con sentori di spezie e sottobosco, una maggior acidità del precedente e leggermente meno minerale.

Sandro FayPassiamo al “Ca’ Morei” 2018, ottenuto da uve proveniente dai due ettari e mezzo della vigna dal nome, italianizzato, Casa Morelli, una proprietà di Mansueto Morelli, la cui figlia Emma, nel 1947 sposò Pietro Fay.
Anche in questo caso l’affinamento è simile ai precedenti e i sentori sono legati alla frutta rossa, note speziate, tabacco, cacao e un sottofondo floreale. In bocca entra fresco e delicato, con una discreta acidità, abbastanza minerale e persistente, con una trama tannica setosa, caratteristica costante per quasi tutti i vini dell’azienda Sandro Fay.

Sandro FayRiserva 2017 “Carteria” 2017, dai tre ettari di vigna, da sempre posseduti dalla famiglia; in questo caso il processo di affinamento si allunga in bottiglia per donare una Riserva dai sentori più legati alla marasca, tabacco dolce, spezie, chiodi di garofano, liquirizia, una buona acidità, abbastanza minerale, con un tannino morbido.

Infine il “Ronco del Picchio” 2018, lo Sforzato con uve provenienti dalla vigna di San Gervasio a settecentocinquanta metri sul livello del mare. Dopo un appassimento che dura dalla vendemmia (solitamente nella prima metà di ottobre) fino alla prima metà di dicembre, di media, e un affinamento in botti di rovere da venticinque ettolitri e tonneau per un anno, troviamo un vino con sentori di sottobosco, tabacco, liquirizia, cioccolato, per un palato fresco ed avvolgente, con una buona acidità, tannino che si fa sentire e buona persistenza.

Sandro FayDovendo rientrare nell’umidità della pianura padana, lascio Elena e Marco con la promessa di tornare a trovarli con più calma. Nel frattempo per loro maglietta numero 123 Winetelling!

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