Buje, a nord dell’Istria per cominciare la giornata con Franco Kozlovic, Buje (Croazia)

Alla scoperta dell’azienda Kozlovic, in una piccola località di Buje, con una vista pazzesca sui vigneti e su un vecchio castello diroccato

23 Giugno 2022

KozlovicUn weekend istriano che comincia incontrando Franco Kozlovic, titolare dell’azienda che prende il nome dal cognome di famiglia. Ci troviamo a Momiano, frazione di Buje, a nord dell’Istria, attorniati da un panorama ricco dei vigneti dell’azienda e dal paesino che fa capolino proprio di fronte alla vallata, dove spuntano anche i resti di un vecchio castello del quattordicesimo o forse quindicesimo secolo appartenuto al patriarcato di Aquileia.

KozlovicFranco rappresenta la quarta generazione che risiede in questo terreno e da sempre qui si è prodotto vino, sia per autoconsumo sia per il conferimento delle uve alle cantine sociali. Un territorio che ha visto in un solo secolo dei cambiamenti socio-politici non indifferenti, basti pensare che suo nonno è nato quando vi era ancora l’impero Austro-Ungarico, ha vissuto parte della vita sotto bandiera italiana, parte sotto bandiera jugoslavia ed è morto in Croazia, senza mai cambiare indirizzo.

Lo sviluppo della viticoltura in Istria ha avuto diverse fasi, passando dai cinquantamila ettari vitati pre-fillossera ai tre/quattro mila attuali, con un interesse legato a questo settore, principalmente durante l’impero Austro-Ungarico.

KozlovicDa ricordare che alla fine del 1800 è stata fondata la scuola enologica di Parenzo, negli stessi anni in cui è nata la scuola di San Michele all’Adige a Trento, oltre alla nascita delle prime banche agricole.

Tra le due guerre e con l’avvento della Jugoslavia, che imponeva un sistema di grandi cantine sociali, governate ovviamente dal regime, l’interesse per questo settore è via via scemato, fino agli anni ’90.

Circa trent’anni dopo Friuli prima e Slovenia poi, anche in Croazia si cominciarono a muovere i primi passi verso un’enologia più moderna ed allineata ai paesi confinanti.

Franco Kozlovic, dopo aver studiato in una scuola ad indirizzo tecnologico (poiché nei pressi di Buje vi era un’industria all’avanguardia in questo settore, dove negli anni ’70 fu prodotto il primo calcolatore europeo, fortemente voluto dal partito comunista), iniziò a cimentarsi in quella che era la produzione del vino, prodotto che faceva sia il padre sia il nonno. Un apprendimento sul campo, cercando di emulare ed affinare le tecniche ispirandosi sia al Friuli, sia alla Slovenia, ma anche a Toscana e Austria. Negli anni successivi, quando era già un produttore affermato, ebbe la possibilità anche di finalizzare gli studi in enologia a Parenzo.

KozlovicUn percorso che indirizzò Franco a capire quali erano le potenziali “regole del gioco” per poter valorizzare le sue terre. Il risultato fu quello di orientarsi sulla produzione di vini ottenuti dalle uve autoctone, come MalvasiaTerrano e il Moscato di Momiano.

A favorire la crescita dell’azienda hanno influenzato sia l’aumento della tecnologia, in vigna ed in cantina, sia l’afflusso di turisti che hanno iniziato ad esplorare l’Istria, non solo per il mare, ma anche per scoprirne l’enogastronomia, con vino, tartufi, olio di oliva.

Fin dagli anni ’90 si è cercato di investire su vini che potessero soddisfare il mercato, da quello più vicino di Trieste a quello internazionale, lavorando in una modalità sostenibile economicamente per l’azienda. “Se si fa una cosa, è necessario farla bene, anche che abbia un senso economico; per fortuna o per sfortuna non siamo artisti e bisogna sia sopravvivere sia pagare i dipendenti!”.

KozlovicLa fortuna è sicuramente stata che nel corso della storia il mondo del vino di qualità in Istria era un “buco nero”, ma in poco più di dieci anni si è riusciti a centrare un focus, senza farsi mancare gli errori, al fine di potersi allineare con i trend mondiali, ottenendo anche importanti riconoscimenti. Kozlovic è stata sicuramente un traino anche per altre aziende emergenti, così da far crescere non solo la cantina, ma anche la regione stessa, facendo trovare ai propri prodotti un posto d’eccellenza nel panorama vitivinicolo.

KozlovicOggi l’azienda conta circa trenta ettari vitati di proprietà e una decina di ettari gestiti da alcuni collaboratori, avendo strutturato una vera e propria squadra di lavoro di qualità, sia in vigna sia in cantina.

I terreni sono principalmente in corpi compatti compresi entro i dieci chilometri dall’azienda, sei ettari a Valle, dove si trova il vigneto centenario di Malvasia e dove nel 2022 verrà piantato un nuovo vigneto con una “banca di cloni” di Malvasia; mentre un’altra parte della proprietà è situata a Santa Lucia, con vigne degli anni ’60, appartenute alla vecchia cooperativa di Buje-Umago. Qui sono state salvate diverse viti, ma molte altre sono arrivate al termine della loro storia e probabilmente verranno rimpiazzate a stretto giro.

Per quanto riguarda il substrato, a farla da padrona è la roccia, con una gran parte di calcare e il caratteristico ph alto, ma ci sono molte differenze tra i vari terreni, con diversi tipi di roccia e terre più chiare o più scure. E’ stato condotto uno studio poco tempo fa da un pedologo, di cui presto si avranno i risultati con la mappatura di tutti i terreni che appartengono a Kozlovic.

La filosofia che si applica è quella di un lavoro biologico, rispettando l’ecologia circostante, eliminando i diserbanti e utilizzando un approccio sincero a questo mestiere. Proprio legata a questa ultima affermazione la scelta di non ottenere il certificato o, ancora, di inserire alcuna etichetta in bottiglia.

Non è qualcosa che faccio per seguire un trend, per questo non sono certificato e non uso etichette; avrei avuto la possibilità di ottenere il certificato nel 2010, ma oltre alla burocrazia da affrontare, non mi sento di vincolarmi. Non voglio vedere etichette, ma punto alla clientela che sappia distinguere un vino più o meno buono e la soddisfazione è che tornano a riacquistarlo”.

Chi ha intenzione di avere un approccio sincero con il proprio mestiere, con la propria terra, con le persone che ci lavorano e con i consumatori finali, giocando a carte scoperte, ha più possibilità di avere un riconoscimento e una continuità nel tempo”.

Le vigne oggi sono tutte inerbite, ci vivono le api di un amico apicoltore e si pensa tre volte prima di fare un intervento”.

Lo sviluppo in ambito tecnologico è stato fondamentale per superare le condizioni di produzione rudimentale; alcuni esempi sono: l’introduzione della pressa pneumatica, le temperature controllare, le fermentazioni con lieviti selezionati.  Soprattutto quest’ultimo fattore è un tema che al giorno d’oggi viene sempre più citato e nominato, anche da non esperti del settore e secondo Franco Kozlovic viene talvolta utilizzato come tema di marketing, ghettizzando i lieviti selezionati, descrivendoli come qualcosa di negativo per il vino, al contrario delle fermentazioni spontanee che rendono i prodotti più “sinceri”.

KozlovicDopo un po’ di storia e filosofia aziendale uno sguardo anche agli ambienti dove si produce il vino, partendo dal piazzale di ricevimento delle uve, che, dopo un’accurata selezione, per caduta, arrivano alle vasche di fermentazione. Le uve a bacca bianca di media stanno a contatto per una notte, per poi iniziare il processo di fermentazione. Ogni contenitore è saturato con anidride carbonica, questo per evitare l’ossidazione del vino, ma anche per limitare le dosi di solforosa.

KozlovicTutto il processo si svolge in cantina e proprio durante l’incontro la linea di imbottigliamento era in piena attività, con l’utilizzo di tappi rigorosamente in sughero.

La cantina è stata costruita in diverse fasi e in ogni stanza visitata si trova la data della sua costruzione, partendo dal 2010 fino ad arrivare al 1904, stanza che oggi ha più la funzionalità simbolica che quella di cantina.

KozlovicPer quanto riguarda i vini definiti “selezione” la macerazione è un po’ più lunga, stessa cosa per i vini rossi ed in entrambi i casi l’affinamento prevedere anche un periodo in contenitori di legno di diverso formato: botti grandi, tonneau, barrique.

KozlovicLe bottiglie prodotte sono circa duecentocinquantamila per anno (ormai numero stabile da dieci anni) e per assaggiare un paio di Malvasia ci spostiamo nella sala degustazioni e shop Kozlovic, uno spazio ben curato ed accogliente, dedicato ai numerosi clienti che fanno visita all’azienda. Cominciamo con la Malvasia “d’annata” che ricopre il 75% della produzione aziendale: un vino del 2021, fresco, dai sentori di gelsomino, pesca bianca, albicocca, pietra bagnata, ma anche note di timo e rosmarino in sottofondo. Malvasia dall’ottima beva, sorso verticale, sapido, di ottima mineralità e discreta persistenza.

KozlovicLa seconda Malvasia assaggiata è la “Selekcija” 2019, un vino selezione proveniente dalle uve coltivate sulle terrazze vitate circostanti all’azienda. Questa segue lo stesso processo della precedente tranne che per la fermentazione che avviene in botti di legno grande. Qui emerge una frutta più matura, con note tropicali, mango, ma anche frutta secca, sentori di miele e una erba aromatica più smussata e meno impattante. In bocca entra più avvolgente, quasi “morbida” con una buona freschezza e il classico timbro minerale, l’acidità non è elevata e la persistenza è maggiore della precedente.

KozlovicUna curiosità rispetto al simbolo aziendale, il quale riprende la foto di due avi di Franco Kozlovic, intenti in lavori di campagna; un’immagine forse un po’ insolita per un’etichetta, ma estremamente rappresentativa dell’azienda e del messaggio famigliare che vuole dare al mondo.

KozlovicDovendo scappare per un secondo appuntamento, un saluto a Franco Kozlovic e maglietta numero 167 per lui.

 

 

 

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