Poco più a sud di Merano, nella neonata Weingut Mauslocher, assieme a Gerda che ha lasciato il precedente lavoro per dedicarsi alla viticultura e produzione di vino
23 Luglio 2022
A pochi chilometri da Merano, in località Cermes, ufficialmente nel 2018 è nata l’azienda Mauslocher, capitanata da una donna del vino, Gerda Kiem.
Una storia che però affonda le sue radici qualche secolo prima nello storico maso Mauslocher, che trova una prima testimonianza nel 1469, attestandone la proprietà a Niclas Mausloch. La famiglia di Gerda, da cinque generazioni ne possiede maso e terreni circostanti e, quest’ultima, lo ha ereditato nel 2006. La struttura si trova tra le colline, poco più a nord dell’attuale proprietà ed il nome, oltre essere l’estensione del cognome del primo proprietario si può tradurre dalla lingua tedesca come “buco di topo”, essendo il maso racchiuso tra gli alberi e circondato da una buona dose di vegetazione, quasi a farlo assomigliare ad una tana.
Maso Mauslocher un tempo era circondato da alberi di mele e qualche vigna, con cui si producevano alcuni ettolitri di vino per uso personale. Gerda si è appassionata al settore, abbandonando pian piano il suo primo lavoro di Controller e, da un semplice corso sommelier portato a termine nel 2006 ed alcuni corsi di formazione sull’allevamento della vigna, ha cominciato a strutturare la propria azienda. Curiosità che anche sua nonna, qualche anno prima, aveva provato a cimentarsi con questa passione, tentando di produrre il proprio vino, ma, ahimè, erano altri tempi e il progetto non decollò.
All’inizio di questa avventura Gerda si è concentrata su alcune microvinificazioni per poi conferire la restante parte delle uve, cercando di capire quale fosse la sua strada e che varietà mettere in bottiglia.
Dallo storico maso si è voluto spostare l’epicentro dell’azienda in una struttura più agevole e moderna, costruendo un nuovo edificio, futura abitazione della famiglia, che comprende anche la cantina e una sala degustazioni. Al di fuori della struttura si trova un piccolo vigneto di Moscato Giallo, con cui viene prodotto uno spumante secco Metodo Classico, oltre ad alcune piante di vecchie varietà a titolo dimostrativo e sperimentale, quali: Weisser Lagrein, Versoalen, Furner, Geschlafene, Brater, Blatterle, Weisser Terlaner, Fraueler, Heunisch.
Gli altri appezzamenti vitati si estendono in un’area vicina alla cantina e al vecchio maso, per un totale di circa due ettari in cui si trovano: Pinot Bianco, Sauvignon, Gewurztraminer, Moscato Giallo, Petit Manseng, Pinot Nero, Merlot, Lagrein, tutte comprese tra i trecentoventi e i cinquecento metri sul livello del mare.
I terreni sono molto diversificati anche negli stessi appezzamenti e da alcune foto si possono vedere colori che indicano più o meno presenza di roccia o di argilla, con una costante dolomia che talvolta affiora in superficie. In vigna si lavora in maniera accurata, con la filosofia di agire il meno possibile sul vino in cantina (per esempio la solforosa viene utilizzata in minima quantità solo in fase di imbottigliamento). I trattamenti, per quanto possibile, rispettano i parametri del biologico senza impattare troppo con il rame. “Lavoro molto in vigna per far respirare le uve, sfogliando le piante a mano quando necessario e evitando trattamenti; tratto le viti come i miei figli, che non hanno mai preso un antibiotico. E’ necessario limitare e preservare per rendere forte il proprio corpo!”.
Curiosando in cantina, situata sotto la sala degustazioni, si possono notare le cassette con cui si vendemmia, le quali contengono circa venti chili d’uva, facilmente maneggiabili da Gerda e sua figlia Katrin. Proprio la figlia si è appassionata negli ultimi due anni di enologia e viticultura; dopo la laurea in tecnologia alimentare ha continuato con un master a Vienna, che sta portando a termine, in viticoltura enologia e commercio del vino.
Tornando a parlare di cantina, che è stata finalizzata nel 2018, in un primo ambiente sono presenti le vasche d’acciaio, in cui si svolgono le fermentazioni grazie a dei lieviti selezionati (proprio per la giovane età della cantina e la scarsa contaminazione) e temperature rigorosamente controllate, oltre ad essere i vasi vinari di affinamento per i vini bianchi. Oltre ad un piccolo ed ordinato magazzino, la barricaia, in cui riposano principalmente barrique ed alcuni tonneau, botti, in questo caso, dedicate all’affinamento dei vini rossi, sperimentando ogni anno qual è il vaso vinario corretto per le varie tipologie di vino. Un esempio tangibile è l’introduzione di barrique francesi usate, provenienti dalla Borgogna, per l’affinamento del Pinot Nero.
Gli strumenti di lavoro di Mauslocher sono quelli essenziali e, molto orgogliosamente, Gerda mostra la sua prima piccola pompa per i travasi, oltre alle prime mini-vasche in acciaio per le microvinificazioni sperimentali.
Tornati nella sala degustazioni, con vista, assaggiamo tre delle etichette prodotte nella prima annata ufficiale dell’azienda, la 2020.
Il punto di partenza è un Pinot Bianco, che affina esclusivamente in acciaio e viene messo in bottiglia circa un anno e mezzo dopo la vendemmia. Al naso sentori delicati, di mela verde, albicocca, pietra bagnata, per un sorso verticale, ricco di mineralità, con una buona struttura, sapido, ricco in acidità e di buona persistenza.
Da notare il packaging sostenibile in capsula e tappi, con tanto di bottiglie leggere e un’etichetta che richiama la pietra nera che si trova nei terreni circostanti, oltre al logo con un doppio significato: il viso di un topolino e il simbolo della montagna con i chicchi dell’uva.
Il secondo vino Mauslocher è un Gewurztraminer che segue il processo di vinificazione del precedente vino e presenta sentori delicati che puntano più sulle note speziate che sulla spinta aromatica, con spunti fruttati e di miele. In bocca la mineralità la fa da padrona, con una buona sapidità, spalla acida, corpo e persistenza. Entrambi i vini possono riposare ancora qualche mese in bottiglia, per trovare la loro massima espressione ed equilibrio.
Nella retro etichetta Gerda ha deciso di dare alcune indicazioni sulle caratteristiche principali di ogni vino, così da indicare il consumatore su quale bottiglia prendere dalla cantina ed avere il corretto abbinamento con il cibo o per un semplice aperitivo.
Infine il Pinot Nero, ottenuto con le uve di un vigneto del 2018; vino che affina un anno in barrique e si presenta in bicchiere con un colore rosso lucente. Al naso una fresca ciliegia, fragolina di bosco, note ematiche, ferrose, spunti di sottobosco e un sottofondo polveroso, per un sorso fresco, con una buona acidità, mineralità, discreta sapidità, discreta persistenza e tannino che fa capolino ma senza essere invadente. Anche in questo caso sarà necessario l’assaggio tra qualche anno!
L’azienda nel 2020 ha prodotto circa novemila bottiglie e per il futuro ne prevede di produrre circa dodicimila.
Per Gerda maglietta numero 174, in attesa di riassaggiare i vini con qualche anno in più sulle spalle!


