Tiberi, un attività di famiglia ribaltata da Federico e Alessia, Boschetto Vecchio (Perugia)

Tiberi: un’attività di famiglia ripresa in mano da Federico ed Alessia che ne hanno ribaltato le sorti e la filosofia di conduzione della vigna e produzione dei vini

03 Febbraio 2023

TiberiDall’altra parte del Lago di Pietrafitta, rispetto all’azienda precedentemente visitata, Casa dei Cini, in località Monte Petriolo si trova l’azienda Tiberi, Vini Artigianali, oggi condotta da Federico ed Alessia, che mi accolgono in un pomeriggio di sole, quasi primaverile.

TiberiLa coltivazione della vigna e la produzione di vino sono sempre state un’attività della famiglia Tiberi, con il trisnonno di Federico che vendeva qualche damigiana e cisterna sul mercato locale. Nel periodo dell’industrializzazione nonno Cesare e papà Piero conferivano le uve alla cantina sociale, con circa tre ettari vitati, principalmente allevati a Merlot e Chardonnay (internazionali piantate su consiglio della stessa cantina sociale). Nel 2005 si sono rifatti due dei tre ettari vitati e nel 2010 si è cominciata una piccola produzione di bottiglie, più che altro per consumo personale e per qualche amico.

TiberiUn episodio in particolare ha fatto cambiare marcia a Federico, quando nel 2013, durante una cena in un locale poco distante da casa, ha assaggiato alcuni vini, trovando più di qualche analogia con quelli da lui prodotti. Da li a poco un amico che frequentava da anni il mondo dei vini “naturali”, vedendo anche le vigne e il terroir che le contraddistinguevano ha incentivato i Tiberi e seguire questa filosofia artigianale e sostenibile sia sul campo che in cantina.

Da buoni umbri eravamo scettici, ma nel 2014 abbiamo prodotto le prime quattromila bottiglie, vendute tutte in quindici giorni”.

Oggi le bottiglie sono circa trentacinque/quarantamila per anno, che vengono prenotate prima ancora di essere imbottigliate. “Sapevo di fare un vino il più artigianale possibile, ma non sapevo che c’era un mondo dietro a questi concetti”.

TiberiScortati dal gatto Guido, ci inoltriamo nel vigneto/giardino che si estende, tutto in un unico corpo, dalla strada principale fino alla parte posteriore delle casse di Federico e della sorella Beatrice, che un tempo facevano parte di una sorta di villaggio di mezzadri, che lavoravano tutti per il Conte Rossi Scotti, la cui villa è situata a poche decine di metri.

Tra il 2016 e il 2018 sono stati nuovamente rifatti alcuni dei vigneti, riprendendo le marze delle vecchie vigne di Trebbiano, Verdicchio, Grechetto e Malvasia, per quanto riguarda le uve a bacca bianca e Gamay del Trasimeno, Canaiolo e Ciliegiolo, nel caso delle uve a bacca rossa. In tutto oggi Tiberi conta tre ettari e tre, esposti dall’alba al tramonto al sole, caratterizzati da un terreno che viene chiamato in dialetto “genga”, una marna calcarea ed arenaria uguale alla ponca friulana. Il grande problema di questa zona è lo stress idrico, pertanto si utilizza quasi ovunque l’impianto di irrigamento a goccia, principalmente per gli impianti più recenti.

TiberiI trattamenti sono limitati a rame e zolfo, più alcune tisane a base di ortica nelle annate più calde; nel 2022 i trattamenti sono stati solamente due. Il terreno viene lavorato dopo la vendemmia per poi “essere chiuso” tra fine aprile ed inizio maggio, alternando di anno in anno sovescio e concimazione a base di concime organico.

TiberiLe vigne più vecchie, da cui sono state recuperate le marze per dare vita ai nuovi impianti, sono situate nella parte più alta e la loro età si attesta tra i novanta e i cent’anni.

Oltre alla vigna si coltivano alcuni alberi di ulivo, per la produzione di olio utilizzato in famiglia.

Fino al 2020 le vinificazioni venivano effettuate sotto alla casa della sorella di Federico, ma con la produzione che è salita a venticinque mila bottiglie era pressocchè impossibile continuare in quegli spazi così limitati. Nel 2021 si sono conclusi i lavori della nuova cantina, una struttura in bioedilizia coibentata, dove a farla da padrone sono le vasche in acciaio e vetroresina. I processi di vinificazione sono stati quasi un automatismo per Federico che, fin da bambino, ha supportato il nonno in cantina. Le fermentazioni sono tutte spontanee, la temperatura non viene mai controllata, non si effettuano filtrazioni, né chiarifiche e la solforosa, se necessaria si utilizza solo per il travaso.

Quando hai la consapevolezza su ciò che fai in vigne, con un accurato controllo del terreno, non serve molto in cantina”.

TiberiSi è notato che nei contenitori di vetroresina il vino matura più velocemente che in quelli d’acciaio, pertanto si utilizzano per i vini di pronta beva, mentre per quelli che devono maturare di più viene usato l’acciaio. TiberiFanno da capolino anche due vecchie botti di legno, utilizzate sia dal nonno sia dal papà, ma acquistate addirittura ai tempi del bisnonno Alfredo.

TiberiRicapitolando le dieci etichette prodotte da Tiberi troviamo: tre rifermentati, “Tribulato”, 50% Trebbiano e 50% Verdicchio che nella prima annata ci hanno messo diverse ore prima di fermentare; “Il Musticcio”, 80% Gamay e 20% Ciliegiolo dedicato alla mamma, che è nata in Francia e suo padre la chiamava “moustique”, per il suo carattere dispettoso, che in francese significa zanzara; “Cri Crò”, 50% Sangiovese e 50% Ciliegiolo dedicato al figlio Cristian. Un bianco ed un rosso “base” rispettivamente con Trebbiano, Grechetto e Verdicchio e un 80% Gamay e 20% Ciliegiolo. “Pistarello” è un blend di 80% Trebbiano e 20% Verdicchio che macerano assieme per circa quindici/venti giorni; “La Torre Rosso” e “La Torre Bianco”, ottenuti con le uve delle vecchie vigne, rispettivamente Trebbiano, Grechetto e Malvasia (con una macerazione di due/tre giorni) per il bianco e Gamay del Trasimeno, Ciliegiolo e Canaiolo (con una macerazione di sette/dieci giorni), per il rosso. Infine i vini che riposano nelle vecchie botti di legno “Bianco di Cesare”, Grechetto e “Rosso di Cesare”, Merlot e Aleatico.

Infine, se le annate sono favorevoli si produce anche un Vin Santo, circa due damigiane. Negli ultimi anni si è prodotto nel 2014, 1018 e quindici litri nel 2022.

TiberiNon ci resta che brindare con un calice di bianco Tiberi. Vino che si apre con una leggera riduzione, la quale sparisce quasi immediatamente, dalle note agrumate, di pompelmo, frutta gialla, fieno e spunti erbacei; in bocca una buona sapidità e mineralità, buona anche l’acidità, fresco e di beva.

Per il futuro l’idea di Tiberi è quella di puntare sempre di più sull’accoglienza, con una nuova sala che è stata adibita a sala degustazioni, adiacente alla cantina, nella quale si accolgono gli ospiti sia con i vini, ma anche con prodotti locali, come salumi e ortaggi. L’obiettivo non è quello di ingrandire l’azienda e la produzione, ma si punta a lavorare sempre di più sulla qualità dei vini.

TiberiRingraziando la famiglia Tiberi, per loro maglietta numero 219!

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