Tortuosa e movimentata è poco per descrivere la storia di Marco Merli, Casa del Diavolo (Perugia)

Fine giornata in compagnia di Marco Merli tra i nuovi impianti vitati, cantina ed il suo percorso che lo ha portato a diventare vignaiolo

04 Febbraio 2023

Le ultime ore di luce del primo sabato di febbraio mi portano ad incontrare Marco Merli e toccare con mano la sua filosofia e il suo percorso, non poco travagliato, che lo ha portato a diventare vignaiolo.

Marco MerliPunto di partenza è la cantina situata a fianco alla casa di famiglia in località Casa del Diavolo, ampliata nel corso degli anni, anche a discapito del progetto della madre, di costruire una piscina. Sfruttando il tramonto andiamo a scoprire i nuovi appezzamenti vitati, situati alle pendici del borgo trecentesco di Civitella Bennazzone. Un terreno acquistato nel 2010 che è stato riconvertito a vigneto, con nuovi impianti, dal 2018, partendo da Malvasia Nera e Ciliegiolo da un lato, Trebbiano ToscanoMoscato BiancoVermentino dall’altro (nel 2019), Sangiovese piantato nel 2020 e un ultimo triangolo con Moscato Bianco, in una zona estremamente ventosa denominata “Picco del Vento”. In realtà lo scorso anno è stato piantato anche un vigneto di Aleatico ad alberello per un totale di circa tre ettari e mezzo vitati e un ettaro in attesa di essere popolato. Marco MerliTutti gli impianti sono stati creati con l’aiuto di papà Enzo, descritto come persona estremamente pragmatica e multitasking. Il suo lavoro principale, assieme alla moglie Patrizia, è stato nel settore della sartoria, ma le sue passioni lo hanno portato a fare anche lavori più disparati, dalla coltivazione della vigna, alla muratura, all’allevamento di qualche pecora, capra e gallina. È stato proprio Enzo che nei primi anni duemila ha acquistato un primo appezzamento vitato di circa cinque ettari e, assieme a Marco, ha deciso di piantare MerlotCabernet SauvignonSangiovese, seguendo il mito e l’ondata favorevole degli incombenti Supertuscan. “La mia scelta è che non avevo scelta; sono nato tra i rotoli di stoffa di mamma Patrizia, papà Enzo ha acquistato e intestato a me i terreni e, dopo aver vissuto qualche periodo negli Stati Uniti, essermi cimentato nel lancio di un brand di cashmere, mi sono ritrovato a fare il vignaiolo”.

Marco MerliNel 2005 la prima vendemmia e le prime vinificazioni, anche se molta dell’uva prodotta veniva venduta e quella restante veniva trasformata per la vendita dello sfuso. Una partenza con non pochi errori sia nella tecnica di vinificazione sia con qualche “incidente burocratico”, che ha portato Marco Merli prima del 2010 a vendere gli appezzamenti acquistati dal padre, principalmente perché avevano costruito un impianto fotovoltaico lì accanto (il più grande dell’Umbria) e ripartire praticamente da zero. Una ripartenza tutta in salita ricercando alcuni vigneti in affitto, puntando su varietà più locali e alcune piante più vecchie. Di questi oggi ne sono stati mantenuti quattro, dislocati a RancolfoResinaVilla Pitignano e Monte la Guardia (l’appezzamento più grande, di un ettaro), che si completano dei nuovi impianti, per un totale che a regime sarà di circa sette ettari.

I nuovi vigneti sono stati piantati tutti a ritocchino, non volendo stravolgere il terreno con terrazzamenti poco naturali, in un substrato che è caratterizzato da argilla, calcare, sabbia e parte di scheletro, eredità dei due grandi laghi che si sono ritirati circa cinquemila anni fa. L’unico terreno ad essere più sabbioso è quello di Rancolfo.

Parlando di conduzione della vigna Marco Merli ha abbracciato una filosofia che non viene a pieno rappresentata né dal biologico né dal biodinamico né da altre definizioni. Il suo lavoro è dettato dall’esperienza fatta in questi anni, che lo ha portato e lo sta portando a capire sempre di più quelle che sono le necessità della vigna e di ciò che può essere utile in un determinato appezzamento o singolo filare o addirittura per le piante stesse. Se è necessario fare un sovescio si fa, se è necessario concimare si concima con concime naturale, viene prodotto un compost che si sparge dove necessario e i trattamenti sono a base di rame, zolfo, zeolite e caolino, anche in questo caso con la massima oculatezza.

Marco MerliQualche anno fa è stata acquistata un’abitazione a cento metri dal vigneto dove si sono già cominciati i lavori di conversione in cantina, nel piano sottostante, e di casa di Marco nella parte superiore, con vista su tutta la vallata da un lato e sul borgo di Civitella Bennazzone alle spalle. L’obiettivo è quello di lavorare le uve prodotte nel 2023 nella nuova cantina e uno dei sogni di Marco è quello di aprire una sorta di cicchetteria dove trovare i suoi vini, qualche affettato e formaggio, così da rifocillare i vari ciclisti e podisti di passaggio e far parzialmente rivivere un borgo che è in una fase di spopolamento.

Marco MerliRitornati al punto di partenza, in località Casa del Diavolo, uno sguardo alla cantina, che negli anni ha preso il sopravvento rispetto al garage e anche a parte del giardino, arrivando al confine della proprietà di famiglia, “non vedono l’ora che mi trasferisca”. Nel corso degli anni, con non poca dose di “ingenuità produttiva”, sono state fatte innumerevoli vinificazioni e sperimentazioni per provare a mettere dei paletti agli obiettivi che si volevano ottenere, ma, talvolta, “le cose buone vengono fuori quando provi a seguire una determinata strada, ma perdi il controllo, è in quel caso che rimani stupito del risultato”. All’inizio di questa avventura non c’erano molti termini di paragone o aziende da prendere come esempio per produrre vini “naturali”, e “per anni ho fatto vini da lavarci i lavandini, che venivano acquistati da qualche amico o da alcuni locali, per il semplice fatto che ero capitano di tavola imbandita!”. La metodologia di produzione si è poi affinata, anche senza avere competenze tecniche, ottenendo così vini microbiologicamente corretti.

Marco MerliOggi in cantina si trovano vasche in cemento riconvertite, recuperate dalle campagne dove venivano utilizzate come raccoglitori di acque piovane, contenitori in acciaio di diverso formato e anche tonneau e botti da dieci ettolitri. Le bottiglie prodotte sono circa ventitremila per anno per un totale di dieci/undici etichette, che sono il frutto della valorizzazione sia di alcune monovarietà, ma soprattutto dei territori dove sono piantate le vigne, talvolta vinificate a sé stanti e poi valutare il risultato finale che può essere destinato ad un blend o ad essere imbottigliato singolarmente. Non c’è una ricetta standard, ma di anno in anno si presta attenzione al risultato ottenuto in vigna per poi capire l’andamento delle lavorazioni in cantina, dove si cerca di non esasperare le uve con lunghe macerazioni, o estrazioni troppo spinte, né tantomeno con l’aggiunta di solforosa che, ove possibile, viene evitata.

Marco MerliProprio in cantina iniziamo ad approfondire la filosofia delle lavorazioni di Marco Merli che presentano qualche punto in comune, pur non essendoci degli standard, come il lavoro in riduzione, o il basso impatto di interventi come travasi o utilizzo di solforosa, o ancora il lavoro in decantazione statica. Lo scopo è quello di ottenere vini rappresentativi delle varietà, che siano ben equilibrati, riducendo l’acidità, ma puntando ad avere “polpa, calore e rotondità”. Di anno in anno si segue quello che è il frutto della produzione, per poterne trarre i risultati più azzeccati e ben interpretati.

Marco MerliLe etichette prodotte sono circa una decina, tra cui troviamo Tristo Bianco e Tristo Rosso, a base rispettivamente di Trebbiano Toscano e un blend di Sangiovese e Merlot Cabernet Sauvignon in parti uguali. Tristo è il soprannome affibbiato a Marco Merli quando era giovane, per il suo carattere un po’ irruente e talvolta rissoso, soprattutto durante le partite di calcio, sport che ha praticato per quasi vent’anni. La natura ha poi fatto il suo decorso, placando questo aspetto caratteriale, una sorta di metafora che si può ritrovare nel vino, quando la stabilizzazione ed il tempo lo rendono più equilibrato e piacevole.

Vini che assaggiamo dalle vasche, trovando il Bianco già quasi pronto, dopo una macerazione di circa quindici giorni e pochi mesi di affinamento, con una grande nota vegetale e di pesca gialla matura; mentre il rosso, in cemento, ancora chiuso e con un gran sapore di liquirizia al palato.

Un assaggio anche “del sarà” Zero di Babo di Marco Merli, un rosato a base di tre diverse vinificazioni di tutte le uve a bacca rossa, con uve raccolte in due diversi periodi. Un salasso, una pigiatura soffice e una macerazione carbonica con l’aggiunta di una piccola percentuale di Moscato Bianco.

Da una delle botti un assaggio di un Grechetto che non è mai stato travasato e riposa dalla vendemmia sulle sue fecce, con alcuni periodici battonage. Vino che è ancora “dolcino”, con qualche grammo zucchero, che sicuramente diventerà secco con l’innalzamento delle temperature. “Una sfida sul mai travasato, vedremo che verrà fuori!”.

Un assaggio anche del Moscato 2022 vinificato in versione secca, al quale vengono infuse circa un 20% di bucce di Trebbiano e Malvasia. Il vino prenderà il nome di “Mosco” ed esprime già i profumi aromatici di quest’uva, senza essere troppo invadente e con un buon equilibrio già dalla vasca.

Veloce passaggio anche nel mondo dei vini rossi, con un Sangiovese della vendemmia 2022, che sta riposando in vasche d’acciaio e sarà destinato ad un ulteriore affinamento in legno, botti grandi, per circa un anno. “Questa è un’annata particolare e i vini sembrano già essere pronti per l’imbottigliamento”. Alla massa delle uve a bacca rossa viene aggiunto un 4/5% di uva a bacca bianca, Trebbiano nello specifico, per riprendere le vecchie tradizioni dove si vinificavano uve anche di diverso colore. Il suo nome, una volta imbottigliato sarà Janus.

Marco MerliDopo una lunga chiacchierata assieme a Marco Merli per lui maglietta 221 e direzione Perugia per una cena in compagnia al ristorante La Fame dove si possono assaggiare molti vini “naturali”, provenienti da tutte le regioni d’Italia e non solo.

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